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Il dibattito tra Volta e Galvani e l’invenzione della pila di Volta

Tesina per il corso di Storia della Tecnologia dell’informazione

Elena Crepaldi 1136533

Il dibattito tra Volta e Galvani e l’invenzione della pila di Volta

Alla fine del diciottesimo secolo, il tema dell’elettricità affascinava e stimolava l’interesse di molti scienziati: Ben Franklin nel 1752 aveva condotto il suo famoso esperimento con l'aquilone, traendo elettricità dal fulmine; l’esperimento di Kleist et al. del 1746 ha portato alla realizzazione della bottiglia di Leida, uno strumento che conobbe una notevole diffusione all’epoca, simile ad un condensatore, veniva utilizzata per immagazzinare elettricità pronta per la scarica. Tuttavia, ricerche più accurate riguardo elettromagnetismo e applicazioni pratiche dell'elettricità richiedevano una fonte di corrente continua, che non fu disponibile fino al 1800, quando Alessandro Volta inventò la prima pila elettrica, precorritrice della moderna batteria.

L’elettricità animale e gli esperimenti di Galvani

Nel ‘700 destava particolare interesse il fenomeno della cosiddetta elettricità animale, ed è in questo settore che Luigi Aloisio Galvani (1737-1798), medico e anatomista all’Università di Pavia, sviluppò i suoi esperimenti, i cui risultati vennero successivamente pubblicati nel De viribus electricitatis in motu muscolari commentarius, nel 1791, denominato nel seguito semplicemente “Dissertazione”.

Questi aveva scoperto che le zampe delle rane, separate dal resto del corpo, scuoiate in modo da mostrare le strutture nervose e l’apparato muscolare degli arti e unite per i nervi crurali - i nervi a livello del femore - tramite un metallo conduttore si contraggono in seguito allo scocco di una scintilla in una macchina elettrica posta in prossimità della rana. Le contrazioni apparivano anche quando muscoli e nervi erano messi in comunicazione per mezzo di una struttura metallica formata da due metalli diversi.

Galvani sviluppò dunque l’ipotesi che il cervello della rana fosse in grado di produrre una specie di elettricità, denominata da lui stesso “elettricità animale”, un fluido che scorrendo attraverso i nervi va ad accumularsi nelle fibre muscolari. Secondo questa ipotesi, i conduttori metallici avevano un ruolo esclusivamente passivo, limitandosi a consentire il passaggio dell’elettricità, mentre nella zampa di rana ogni singola fibra muscolare corrisponderebbe a una piccola bottiglia di Leida, con la fibra nervosa che penetrando al suo interno permetterebbe il flusso di elettricità tra interno ed esterno in modo simile a quello che si verifica appunto nella bottiglia di Leida, con il conduttore che penetra nella bottiglia e stabilisce la connessione con l’armatura interna.

L’intervento di Volta

Intervenne a questo punto Alessandro Giuseppe Antonio Anastasio Volta (1745-1827), all’epoca professore all’Università di Pavia, il quale già nel 1769 aveva fatto il proprio ingresso nella scienza dell’elettricità grazie alla stesura di un trattato, De vita attractiva ignis electris ac phaenomenis inde pedentibus, ossia “Sulle forze di attrazione del fuoco elettrico", in cui reinterpretò le supposizioni di Franklin e di Beccaria ed avanzò una teoria dei fenomeni elettrici analizzando alcuni esperimenti che coinvolgono due piastre con elettrizzazioni tra loro contrarie.

In caso di contatto, la fenomenologia elettrica scompariva per ripresentarsi non appena le piastre erano nuovamente separate. Da questi primi studi Volta ricava il cosiddetto elettroforo perpetuo, o elettroforo di Volta, che rappresenta una prima rudimentale macchina elettrostatica a induzione in grado di accumulare e separare cariche elettriche, e di trasferire la carica ad altri oggetti, senza bisogno di un continuo strofinio tra elementi come vetro e seta o ceralacca e flanella come avveniva nelle macchine elettrostatiche comunemente in uso a quel tempo.

La memoria a Tiberio Cavallo

Inizialmente Volta rimase affascinato dagli esperimenti di Galvani, tanto da sottolinearne l’importanza in una memoria indirizzata a Tiberio Cavallo, celebre studioso di origini italiane poi trasferitosi in Inghilterra:

“La Dissertazione [...] contiene una delle scoperte più belle e più sorprendenti, che ne ha originate numerose altre." 1

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