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Esercitazioni domande antropologia

Lezione 1: Cosa studia l'antropologia?

L'antropologia è la scienza che studia i tipi e gli aspetti umani soprattutto dal punto di vista morfologico, fisiologico, psicologico. Di conseguenza, l’antropologo è un professionista che studia l’uomo dal punto di vista sociale, culturale (antropologia culturale) e fisico (antropologia fisica), osservando la sua evoluzione, le caratteristiche del suo comportamento, la mentalità dei diversi gruppi sociali e delle differenti comunità etniche.

Lezione 2: Esporre il pensiero di Frazer

Frazer è l’autore de “Il ramo d’oro, Studio sulla magia e la religione”, un’opera che collega il pensiero magico con quello religioso e questo con il pensiero scientifico, nell’idea che magia, religione e scienza siano le tappe del progressivo sviluppo della razionalità umana.

Frazer studiò la magia simpatica, in quanto basata sulla partecipazione secondo i due principi di similarità e contatto:

  • La magia omeopatica o per similarità cerca di produrre degli effetti per imitazione, ad esempio cerca di evocare la pioggia versando dell’acqua, secondo un nesso di causazione simbolico (il simile produce il simile e l’effetto assomiglia alla causa).
  • La magia contagiosa o per contatto si basa sull’idea che le parti in contatto, anche quando vengono separate, rimangono legate e possano agire le une sulle altre. Questo spiega i feticci vudù, o l’uso di bruciare i capelli del nemico per ucciderlo, o l’idea che la lancia dell’eroe sia migliore perché conserva le proprietà di chi l’ha usata. Cessato il contatto fisico rimane un’interazione a distanza.

Frazer rintraccia nella magia una logica basata su un’applicazione erronea del principio di associazione delle idee: l’associazione per similarità dà vita alla magia omeopatica, mentre quella per contiguità fonda la magia contagiosa. L’errore sta nel postulare che le cose che si somigliano siano le stesse o che le cose in contatto mantengano per sempre un legame.

Lezione 3: Commentare il concetto di cultura di Tylor

Cultura o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualunque altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro di una società” (La cultura primitiva, 1871). Se la definizione classica di cultura privilegiava l’idea di erudizione, di acquisizione di un sapere “elevato”, espresso per lo più in forma scritta, da parte di un’élite, la definizione di Tylor estende la cultura a tutta l’umanità. La cultura consiste nell’insieme dei saperi, delle pratiche, delle abitudini che ogni uomo acquisisce in quanto membro di una particolare società.

Lezione 4: Parlare del pensiero di Darwin

Con le teoria dell'evoluzionismo, basata sulla selezione naturale, rivoluzionò la concezione tradizionale dell’origine delle specie viventi. Egli sosteneva che tra i vari individui vi sia una continua lotta per la sopravvivenza, e che in questa lotta prevalgono i più adatti alle condizioni di vita in cui si trovano, trasmettendo i loro caratteri ai discendenti.

Il pensiero scientifico di Darwin poggia su due teorie. La prima è relativa alla lotta per l’esistenza: in natura non c’è posto per tutti e le risorse naturali non sono sufficienti a garantire l’esistenza degli esseri che si moltiplicano in una crescita vertiginosa. Essi devono, quindi, sostenere una guerra perenne gli uni contro gli altri per guadagnarsi uno spazio vitale e adeguati mezzi di sussistenza. La seconda teoria è quella che riguarda la selezione naturale: nella lotta per la vita, infatti, soltanto i più adatti sopravvivono, trasmettendo poi ereditariamente le loro qualità. In questo modo si tramandano solo le specie più resistenti, mentre quelle che presentano particolarità inadatte a reggere la lotta sono necessariamente destinate a scomparire.

Lezione 5: Parlare del darwinismo sociale

Il darwinismo sociale è una teoria nata negli anni 1870-80, secondo la quale ogni comunità funziona in base alle leggi naturali descritte da Charles Darwin nella sua teoria dell'evoluzione: anche nella società umana, cioè, i più capaci avrebbero la meglio sui meno capaci. Nella lotta per la sopravvivenza, vincerebbe anche qui il più forte, secondo il darwiniano Survival of the Fittest. Un'idea estesa anche alla rivalità fra Stati nazionali. Il fatto che nella lotta per la sopravvivenza delle nazioni alla fine vincessero quelle più potenti fu sfruttato dall'imperialismo come una sorta di legittimazione biologistica. Il darwinismo sociale allargava la darwiniana lotta per l'esistenza a un più ampio programma eugenico, che considerava necessario e giustificava il declino dei soggetti meno capaci, socialmente inferiori. Gli ideologi del darwinismo sociale si opponevano al sostegno statale per gli strati più poveri della popolazione, poiché questo impediva la selezione naturale. Contemporaneamente chiedevano che si vietasse agli individui ereditariamente "inferiori" di riprodursi, affinché la popolazione non degenerasse con il succedersi delle generazioni.

Lezione 6: Parlare del colonialismo

Il colonialismo è definito come l’estensione della sovranità di una nazione sui territori e popoli all’esterno dei suoi confini, indica anche il dominio coloniale mantenuto da diversi Stati europei su altri territori extraeuropei lungo l’età moderna e indica quindi il corrispettivo periodo storico, cominciato nel XVI secolo, contemporaneamente alle esplorazioni geografiche europee e formalmente conclusosi nella seconda metà del XX secolo. Le grandi scoperte geografiche ebbero enormi conseguenze. Dal punto di vista geografico, le scoperte segnarono il passo decisivo verso l’unificazione del mondo. I primi imperi coloniali furono quelli del Portogallo e della Spagna: il Portogallo sviluppò soprattutto una rete commerciale in Africa, in Asia, mentre la Spagna diede vita in America Centrale e Meridionale a un impero amministrato da un governo centralizzato, con una struttura burocratica e un esercito.

Lezione 7: Parlare del razzismo

Il razzismo è una dottrina e movimento che porta alla concezione della superiorità di una razza sulle altre. La scienza biologica nega la superiorità o l’inferiorità intellettuale di una razza rispetto alle altre poiché nessuna razza è rimasta con le caratteristiche originarie. Il razzismo è creato dal colore della pelle, dalla religione, da minoranze etniche, ed all’emigrazione. Fanno parte del razzismo del passato la tratta dei negri e le persecuzioni degli ebrei. Il razzismo è un fenomeno antico, che conosce alla fine del XX secolo una preoccupante ripresa. Il nuovo razzismo esplode nelle aree geografiche dell’Europa occidentale, interessate dalle migrazioni da est e da sud del mondo ma anche grazie al rinascente nazionalismo. Una particolare forma di razzismo è l’antisemitismo, cioè il razzismo verso gli ebrei. Nel corso di questo secolo l’inizio del colonialismo europeo in Africa aprì la strada a manifestazioni di razzismo da parte delle popolazioni colonizzatrici nei confronti degli indigeni di colore.

Lezione 8: Parlare del pensiero di Cesare Lombroso

Cesare Lombroso (1835-1909) è lo studioso poliedrico che fondò l’antropologia criminale e la criminologia. L’antropologia criminale, che da molti è considerato il padre della criminologia, non è altro che l’applicazione della fisionomica e della frenologia alla criminologia, compiuta a partire dagli anni ottanta dell’Ottocento da Lombroso. Il medico di origini veronesi, figlio di un secolo pervaso da un profondo scientismo, è un esponente della scuola positiva e un promotore del determinismo biologico. Lombroso ravvisa nelle caratteristiche psicofisiche degli autori di reato le cause ultime della delinquenza e sostiene che il delinquente che è tale poiché ha subìto un arresto nello sviluppo ontogenetico e, di conseguenza, presenta gli istinti degli uomini primitivi è fatalmente spinto al delitto dalla sua natura arretrata e ferina. Trattandosi di una tendenza congenita, Lombroso parla di delinquente nato.

Lezione 10: Bronislaw Malinowski e il metodo di studio dell'antropologia

Malinowski riveste un ruolo centrale nello sviluppo dell'antropologia moderna in quanto è stato l'iniziatore di un nuovo genere che si imporrà come un modello a cui si rifaranno tutti gli antropologi dopo Malinowski: la monografia etnografica. La monografia etnografica è uno studio esclusivo che si pone come obiettivo quello di fornire in modo esaustivo un quadro di tutti gli aspetti di una determinata cultura. La ratio che sta alla base di una monografia etnografica tuttavia non vede questo lavoro come un qualche cosa di conclusivo ma un punto fermo da cui sviluppare poi successivi lavori; lo stesso Malinowski dopo avere pubblicato Argonauti del Pacifico occidentale, approfondirà in successivi lavori tutta una serie di aspetti della cultura degli abitanti delle isole Trobriand, da qui la concezione che il lavoro dell'antropologo non si conclude con la ricerca sul campo ma continua con l'elaborazione teorica e con l'approfondimento di quanto osservato. La via iniziata da Malinowski è stata presa a modello per almeno mezzo secolo dalle più importanti correnti dell'antropologia contemporanea; per un periodo che va dal 1920 al 1970 era imprescindibile per un antropologo partire da luoghi molto lontani, trascorrere in quei luoghi un periodo di tempo più o meno lungo, scrivere appunti, fare interviste, ricostruire tutte le relazioni sociali e la vita dell'individuo nella sua routine quotidiana e una volta conclusa questa fase tornare alla base per elaborare opere aderenti allo schema della monografia etnografica. Un'altra idea che stava alla base del metodo indicato da Malinowski riguardava la missione dell'antropologia che doveva avere come compito precipuo quello di cercare di conservare il più possibile aspetti di culture tradizionali minacciate dalla civiltà incombente. L'antropologo pertanto non era solo colui che studiava una cultura ma era anche una sorta di missionario che salvava ciò che era inevitabilmente destinato a scomparire. Inoltre, ultimo ma non meno importante, è l'aspetto che riguarda la irripetibilità della ricerca sul campo; secondo Malinowski non si può ripetere una ricerca nello stesso luogo in quanto il rischio sarebbe quello di arrivare a conclusioni differenti. Dal punto di vista storico i dati provenienti da più ricerche sono una ricchezza che può essere utilizzata per fare delle comparazioni e per rilevare delle correlazioni, ciò non esclude però il fatto che anche tale metodo presenta molti aspetti critici, primo fra tutti quello della validità dei criteri interpretativi adottati.

Lezione 10: Parlare del rito del Kula

È uno scambio simbolico di doni effettuato nell’arcipelago delle isole Trobriand, a est della Nuova Guinea, e studiato nel 1922 dall’antropologo Bronislaw Malinowski. Da oltre 2000 anni esiste in questo arcipelago un rituale basato sullo scambio di monili fatti di conchiglie. Da isola a isola, lungo una circonferenza di parecchie centinaia di chilometri, si osserva una continua circolazione di collane di conchiglie rosse in senso orario e di braccialetti di conchiglie bianche in senso antiorario. Coloro che possiedono questi monili possono organizzare una spedizione di canoe a un’isola vicina, per portarli in dono agli ospiti, i quali con cerimonie particolari ne doneranno in cambio del tipo diverso. Per un certo periodo, il braccialetto o la collana rimarrà presso il nuovo possessore, che potrà ammirarla e esibirla, fino a quando con una nuova spedizione rituale la trasferirà su un’isola successiva dell’anello, e così via. Un giorno lontano, compiuto un intero giro, il monile comparirà di nuovo nell’isola da dove era partito. Attraverso il Kula si mantengono i rapporti fra popolazioni distanti, confermando un’appartenenza culturale comune. C’è poi anche un altro aspetto “economico” importante: la cerimonia amichevole e disinteressata crea condizioni di fiducia reciproca per il commercio vero e proprio di altri beni non cerimoniali. Nei due o tre giorni in cui una spedizione è ospite su un’altra isola, si barattano infatti generi alimentari, vasellame, canoe e altri beni nella produzione dei quali sono specializzati gli abitanti di isole diverse.

Lezione 11: Bronislaw Malinowski e l'osservazione partecipante

L’osservazione partecipante è un principio che si è soliti attribuire all’antropologo polacco Bronislaw Malinowski, teorizzato e sperimentato inizialmente attorno agli anni 20 del ‘900, e che critica duramente la tradizione antropologica figlia dell’800 e l’approccio antropologico evoluzionista. L’osservazione partecipante è di fondamentale importanza per la ricerca etnografica in quanto permette all’antropologo/etnografo di trascorrere un lungo periodo di tempo a contatto diretto e costante con la comunità studiata e di partecipare quindi alle attività quotidiane del gruppo oggetto di studio direttamente sul campo. L’osservazione partecipante permette in questo modo di conoscere e comprendere direttamente la comunità studiata attraverso la prospettiva emica, ovvero la cultura comprensibile solamente dal suo interno e non dall’osservazione esterna e distaccata. Inoltre l’osservazione partecipante è un metodo che permette all’etnografo di riportare all’interno dello studio e della ricerca non solamente il proprio punto di vista e le proprie considerazioni, bensì rendere anche il punto di vista della cultura, della comunità o dei soggetti studiati. E questo processo è possibile solamente attraverso la creazione di legami e relazioni tutt’altro che superficiali tra osservatore e intervistato, tra antropologo e oggetto della ricerca. Tuttavia, pur sottolineando l’estrema importanza della ricerca sul campo come punto centrale della pratica etnografica, è impensabile per l’antropologo attuare una completa immedesimazione all’interno del campo di ricerca. Attraverso la pratica dell’osservazione partecipante quindi cessa anche la separazione tra osservatore e oggetto osservato, poiché in questo modo i due soggetti interagiscono, instaurano una relazione, partendo entrambi dal legame che hanno con il proprio specifico universo culturale e di riconoscimento.

Lezione 11: Parlare di Franz Boas

Franz Boas è considerato il caposcuola dell’antropologia americana. Egli aveva origini tedesche, studiò in Germania e si avvicinò alle scienze umane solo dopo aver partecipato a una spedizione in Canada. A fine Ottocento si trasferì negli Stati Uniti dove studiò principalmente i Pueblos, gli indiani della costa Nord-Ovest. Boas operò in merito alle lingue dei nativi, delle quali ne parlava molte, e raccolse e poi pubblicò le regole grammaticali, di circa una decina di popolazioni. Boas è il rappresentante del Metodo induttivo.

Le sue ricerche erano ispirate a quelle delle scienze naturali attraverso tre punti fondamentali:

  • Osservazione diretta di fatti concreti
  • Raccolta e analisi dei dati
  • Elaborazione di teorie e leggi

Boas studiò le società degli individui dell’America Nord-ovest, sotto i vari aspetti, egli infatti identificò nel Potlatch, una cerimonia tipica, significati sia economici che sociali. Secondo Boas ogni cultura ha caratteristiche proprie che non possono essere sintetizzate nei vari stati evolutivi. Questa visione è detta particolarismo culturale, un punto di vista secondo cui ogni cultura deve essere considerata singolarmente e studiata in base all’ambiente nel quale si sviluppa, e alle esigenze da affrontare. Da questa concezione, definita particolarista culturale, subentra il “Relativismo culturale”.

Lezione 12: Franz Boas e il rito del Potlatch

L’antropologo tedesco-statunitense Franz Boas fu il primo, attraverso il suo saggio “L’organizzazione Sociale e le Società Segrete degli indiani Kwakiutl”, a studiare ed analizzare la cerimonia rituale conosciuta con il nome “Potlatch” tipica delle popolazioni indigene stanziate sulla costa nord-ovest degli Stati Uniti e del Canada. Questa cerimonia si svolgeva presso le tribù Kwakiutl, Haida e Tinglit e popoli affini culturalmente fino al 1884, anno in cui il governo canadese e quello statunitense proibirono la celebrazione del Potlatch, rendendolo illegale poiché ritenuto non solo una abitudine culturale inutile, ma anche contraria ai valori etici della società civile americana e canadese. Questa premessa è stata utile per presentare l’argomento su cui mi concentrerò, ovvero il Potlatch, analizzando i vari significati culturali, economici e politici ad esso connessi. Potlatch, in lingua Chinook, una lingua franca utilizzata per gli scambi commerciali tra nativi e colonizzatori insediati nella zona della costa nord-ovest dell’America settentrionale, significa letteralmente “dare”, era una cerimonia rituale svolta ed organizzata durante i mesi invernali da un individuo della comunità che durante l’anno, era riuscito ad accumulare e mettere da parte un surplus di beni materiali e risorse alimentari proprio in occasione di questo evento.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SVFriz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Pesce Mario.
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