Paniere risposte alle domande aperte economia politica
Prof. Guido Iannaccone e-Campus Maggio 2022
Cosa si intende per leadership di prezzo?
Un’altra forma di collusione tacita è la leadership di prezzo, che consiste in un accordo con cui gli oligopolisti possono coordinare i prezzi senza stringere veri e propri accordi. Si verifica una situazione in cui un’impresa dominante cambia per prima il proprio prezzo e tutte le altre seguono automaticamente il leader.
Di solito il leader di prezzo osserva queste tattiche:
- Variazioni sporadiche di prezzo, il prezzo viene modificato solo quando le condizioni di costo o di domanda sono alterate in modo significativo.
- Comunicazione, spesso il leader di prezzo comunica le imminenti variazioni del prezzo alle altre imprese della medesima industria.
- Evitare il rischio di guerre di prezzo, per non compromettere il profitto dell’intera industria.
Come si presenta l'elasticità della domanda in concorrenza monopolistica
La curva di domanda con cui si confronta un’impresa in concorrenza monopolistica è molto elastica, ma non perfettamente elastica e decrescente. La curva di domanda con cui si confronta l’impresa è più elastica di quella vista nel monopolio puro, perché comunque esistono imprese concorrenti che producono beni sostituti.
Nonostante questo, non è perfettamente elastica come nel caso di concorrenza perfetta, perché gli operatori in concorrenza monopolistica sono in numero minore, ed esiste una differenziazione del prodotto. L’elasticità della domanda rispetto al prezzo, in concorrenza monopolistica, dipende dal numero di concorrenti e dal grado di differenziazione del prodotto. Al crescere del numero dei concorrenti, e all’indebolirsi della differenziazione aumenterà l’elasticità della domanda, avvicinandosi alla concorrenza perfetta.
Quali elementi possono ostacolare gli accordi collusivi?
Normalmente gli accordi collusivi sono difficili da realizzare e da mantenere, data l’esistenza di notevoli ostacoli. Quando gli oligopolisti si confrontano con diverse curve di costo e di domanda, è difficile trovare un accordo sul prezzo, soprattutto se i prodotti sono differenziati.
Inoltre, a parità di altre condizioni, al crescere del numero di imprese diventa più difficile costituire un cartello, o altre forme di collusione. Non dimentichiamo poi che i governi spesso dichiarano guerre aperte agli accordi di collusione, sanzionandoli.
Come si calcola il PIL nominale e quali sono le sue problematiche
Il calcolo della crescita del PIL può essere sfalsato dalla presenza di inflazione, in quanto non ci si rende conto se la crescita è dovuta ai prezzi o alle quantità. Per comprendere meglio l’importanza di questa problematica basti pensare che se si va a valutare una variazione del PIL pari al 3% e si ha in quel periodo un’inflazione pari al 7%, allora l’illusione della crescita nasconde invece un periodo di crisi con una riduzione della quantità prodotta pari al 4%.
Per ovviare a questo problema si introduce il concetto di PIL nominale e reale. Il PIL nominale è quello calcolato guardando alle quantità di oggi per i prezzi di oggi, quindi la produzione valutata a prezzi correnti ed è questo tipo di PIL che crea il problema suddetto.
Come si calcola il PIL reale e quali sono le sue problematiche
Il PIL reale è quello calcolato guardando alle quantità di oggi per i prezzi di un anno base. Quindi tenendo costanti i prezzi e variando solo le quantità un eventuale calcolo della crescita usando questo PIL non considererà la variazione dei prezzi. La problematica nasce in relazione alla valutazione del PIL reale. Il suo valore è determinato dall’anno base considerato.
Per capire questo basti pensare ad un PIL valutato a prezzi ante euro e post euro. Quindi nonostante nel concetto di variazione il fattore inflazione è stato eliminato, il problema rimane. Dato che in un’economia non esiste solo un bene e quindi non si può semplicemente prendere il prezzo dello stesso per il calcolo, si deve capire come definire i prezzi per il calcolo. Il PIL reale deve essere considerato come una media ponderata della produzione di tutti i beni finali, quindi devono essere definiti i pesi da utilizzare. Per questo motivo si pensa ai prezzi relativi, cioè al rapporto tra i prezzi.
Definire la curva di domanda e determinare i fattori che ne determinano un aumento
La domanda è una funzione o una curva che mostra le diverse quantità di un bene che i consumatori sarebbero disposti ad acquistare per ognuno dei molteplici prezzi possibili nel corso di un determinato periodo di tempo, considerati tutti gli altri vincoli.
I fattori che ne determinano un aumento sono:
- Aumento del reddito o della ricchezza.
- Aumento del prezzo di un bene sostituto.
- Aumento della popolazione.
- Aumento del prezzo atteso.
- Aumento delle preferenze su quel bene.
- Riduzione di un bene complementare.
Quale effetto ha sull'offerta di un bene un'innovazione tecnologica?
L’offerta è la relazione diretta tra la quantità di un bene o servizio che i venditori sono disposti a vendere e il prezzo del bene o del servizio. Vi sono dei fattori che al loro variare possono comportare un cambiamento dell’offerta. Uno di questi riguarda l’innovazione tecnologica.
Il progresso tecnologico pone le aziende nella condizione di poter produrre quantità di output sempre maggiori con il minor impiego di risorse e ciò con positivi riflessi sui costi di produzione. Pertanto, un progresso tecnologico che consente un risparmio sui costi aumenta l’offerta di un bene, spostando la curva verso destra.
Quale effetto ha sull'offerta di un bene un incremento nei costi di produzione?
L’offerta è la relazione diretta tra la quantità di un bene o servizio che i venditori sono disposti a vendere e il prezzo del bene o del servizio. Vi sono dei fattori che al loro variare possono comportare un cambiamento dell’offerta. Uno di questi riguarda l’incremento dei costi di produzione.
I prezzi delle risorse impiegate nel processo produttivo contribuiscono a determinare il costo di produzione sopportato dalle imprese. Se le risorse hanno prezzi elevati e crescenti, le imprese dovranno far fronte ad un costante aumento dei costi, e quindi, per ogni livello di prezzo, vedranno contrarsi i profitti. Questo riduce la quantità che l’impresa è disposta ad offrire per ogni livello di prezzo. Quindi, un aumento del prezzo di un fattore produttivo provocherà una diminuzione dell’offerta e uno spostamento della curva verso sinistra.
Quali sono le determinanti dell’offerta?
Le determinanti dell’offerta sono: prezzi delle risorse, innovazione tecnologica, tasse e sussidi, prezzi degli altri prodotti alternativi, prezzi attesi, numerosità dei venditori. I prezzi delle risorse impiegate nel processo produttivo contribuiscono a determinare il costo di produzione sopportato dalle imprese. Se le risorse hanno prezzi elevati e crescenti, le imprese dovranno far fronte ad un costante aumento dei costi.
Il progresso tecnologico pone le aziende nella condizione di poter produrre quantità di output sempre maggiori con il minor impiego di risorse e ciò con positivi riflessi sui costi di produzione. Le imprese considerano la tassazione come un costo: quindi un aumento delle tasse o imposte farà aumentare i costi di produzione e ridurrà l’offerta.
Le imprese che producono un determinato bene possono servirsi dei propri impianti anche per produrre beni affini. Un aumento del prezzo dei beni alternativi potrebbe indurre i produttori a convertire la produzione e indirizzarla verso questi beni. Le variazioni sulle aspettative sul prezzo futuro del prodotto potrebbero influire sulla volontà dei produttori di immetterlo sul mercato. Infine, tanto maggiore è il numero di produttori, tanto maggiore è l’offerta di mercato.
Definire il breve periodo e il lungo periodo
Può essere relativamente semplice modificare l’impiego di materie prime e di forza lavoro, ma non lo è altrettanto ridurre, o aumentare, la capacità degli impianti. Per questo motivo in economia si distingue il breve dal lungo periodo.
Il breve periodo è un periodo troppo limitato perché l’impresa riesca a modificare la capacità dei propri impianti produttivi. Il lungo periodo, invece, è un periodo tale da consentire all’impresa di modificare le quantità impiegate di tutte le risorse di cui si serve, inclusa la capacità produttiva dell’impianto.
Definire l'utilità marginale e totale di un bene e descriverne l'andamento
L’utilità è soggettiva, cioè varia da persona a persona, ed è molto difficile da quantificare. L’utilità marginale è la soddisfazione ulteriore che un consumatore realizza con un’unità addizionale del bene. L’utilità marginale rimane positiva fino al punto di massimo dell’utilità totale, e poi diventa negativa. Possiamo definire l’utilità marginale come la variazione che subisce l’utilità totale per effetto del consumo aggiuntivo di una unità.
L’utilità totale misura l’ammontare complessivo di soddisfazione che un soggetto trae dal consumo di una particolare quantità. Studiando il grafico noteremo come essa raggiunge un massimo, per poi iniziare a decrescere.
Definire il prodotto totale, marginale e medio
Un’impresa è un’organizzazione che impiega risorse per la produzione di beni e/o servizi per ricavarne un profitto, ossia combinano gli input per ottenere gli output. La funzione di produzione, per ogni combinazione di input, definisce la quantità massima di prodotto che l’impresa può realizzare in un determinato arco di tempo. Al riguardo il prodotto si divide in: totale, marginale e medio.
Il prodotto totale è la quantità complessiva di un particolare bene o servizio che si può realizzare con una determinata combinazione di input. Il prodotto marginale è la produzione aggiuntiva che si ottiene incrementando di un’unità l’impiego del fattore variabile. Il prodotto medio è la quantità di prodotto ottenuta per ogni unità di input impiegata.
L’utilizzo di maggiori quantità di input di prodotto marginale prima aumenta e poi diminuisce. Quando il prodotto marginale di un input cresce all’aumentare delle unità impiegate di quell’input, parleremo di rendimenti marginali crescenti di quel fattore. Quando il prodotto marginale di un input diminuisce diciamo che ci sono rendimenti marginali decrescenti di quel fattore. La quantità di prodotto totale aumenta con l’introduzione di un nuovo input, ma l’incremento è sempre minore.
Definire la PPF, frontiera delle possibilità di produzione, e spiegarne l’andamento
La PPF, ossia Frontiera delle Possibilità di Produzione PPF, Production Possibilities Frontier, è una curva e indica le diverse combinazioni di beni che si possono produrre avendo a disposizione un quantitativo definito di risorse e tecnologia.
Ogni punto sulla frontiera rappresenta una combinazione limite tra due prodotti, che può ottenersi se si occupano in modo efficiente tutte le risorse. L’andamento della curva ci mostra un costo opportunità crescente: più bene x decidiamo di produrre, maggiore è la rinuncia ad ‘altri beni’ che si deve fare. Dato l’andamento crescente del costo opportunità, la curva in esame è concava, cioè diventa sempre più ripida spostandosi verso destra. Poiché il costo opportunità aumenta spostandoci a destra, an
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