Domande compitino – esercitazione
1. Esperimento di Pasteur
Pasteur risolse efficacemente la disputa tra biogenesi e abiogenesi: difatti, il suo esperimento effettuato utilizzando le beute a collo di cigno (che fungono da trappola gravitazionale) permise di osservare come l’aria riuscisse a entrare all’interno della beuta ma che le microparticelle diffuse nell’aria non riuscissero a farlo. Ovviamente le microparticelle nell’aria erano anche microrganismi.
Si osserva come il brodo all’interno della beuta con collo a cigno non ospiti crescita batterica, ma se il collo viene rotto e quindi è permesso l’ingresso di piccole particelle e quindi microrganismi, allora il brodo risulta contaminato. Questo permise di capire come l’aria fosse portatrice di microrganismi che potevano aderire e infettare le superfici.
Esperimento di Spallanzani
Anche Spallanzani tentò di confutare le teorie che strizzavano l’occhio alla biogenesi. Fece bollire del brodo nutritivo posto in contenitori chiusi ermeticamente per ore. Notò anche che se i contenitori venivano bolliti per poco tempo, non bolliti affatto, o chiusi male, sviluppavano microrganismi.
Tuttavia, l’assenza di ossigeno non convinse i vitalisti, che ritennero che la forza vitale fosse stata uccisa dall’elevata temperatura raggiunta in ebollizione. Fu necessario quindi Pasteur, che implicò nel suo esperimento anche l’ossigeno. Solo con Tyndall poi si scoprì che l’elevata temperatura non è efficace a sterilizzare in presenza di spore, ma che servisse un riscaldamento frazionato o temperature ancora più elevate.
Postulati di Koch
Koch, tramite i suoi postulati, vuole definire come un determinato microbo sia l’agente eziologico di una determinata malattia. I postulati sono:
- 1 - Il microbo sospettato di essere agente eziologico della malattia è presente nell’individuo affetto da tale malattia. Il microbo sospettato di essere agente eziologico di una data malattia non è presente nell’individuo sano.
- 2 - Il microbo sospettato di essere agente eziologico deve poter essere messo in coltura e, una volta messo in coltura, deve sapersi replicare.
- 3 - Se inoculato in un individuo sano, tale microbo causa nell’individuo la malattia di cui è sospettato essere agente eziologico.
- 4 - Il microbo sospettato deve poter essere isolato; nel re-isolamento deve presentare le medesime caratteristiche che presentava prima dell’inoculazione, cioè quando era stato isolato originariamente.
2. Caratteristiche della parete degli archea
4 tipi di parete:
- 1 - Pseudo mureina – Composta da catene glicaniche, alternate di 2 zuccheri, NAG e NAT, invece di NAM che è presente in mureina. Le catene glicaniche sono connesse tramite legame glicosidico beta 1-3, che rende tale parete immune all’azione del lisozima.
- 2 - S-layer - Autoassemblaggio di subunità proteiche, possiedono code lipofiliche che vanno a inserirsi nel doppio strato fosfolipidico. Lo strato S può essere l’unica componente con funzione di parete negli archea, tuttavia può anche essere associato a parete di pseudomureina e ancorarsi ad essa. Lo strato S funge non solo da esoscheletro ma anche come barriera protettiva verso agenti chimico-fisici.
- 3 - Polisaccaridica – Fornisce un supporto strutturale che permette alle cellule di aggregarsi in comparti rigidi che proteggono le cellule da stress osmotici e fisici.
- 4 - Glicoproteica - Queste proteine sono composte da AA acidi, glutammato, acido aspartico. La stabilità di questa parete è dovuta anche alla presenza di ioni sodio Na+. Se la salinità scende, le cariche negative presenti si vanno a respingere con quelle positive che sono scese e quindi la cellula va incontro a lisi.
- 5 - Parete G+ . I batteri G+ si dicono Monodermi. Difatti, possiedono una sola membrana, quella interna. Più esternamente, troviamo il peptidoglicano, che costituisce il 90% della parete. I monomeri di peptidoglicano sono legati tra loro con ponti peptidici, un esempio sono i ponti di glicina, in S. aureus abbiamo ponti di pentaglicina. Ad attraversare il peptidoglicano troviamo gli acidi teicoici: sono polimeri di glicerolo o ribitolo legati covalentemente al peptidoglicano. Conferiscono carica negativa alla superficie cellulare, fungendo da protezione. E gli acidi lipoteicoici, che sono simili ai precedenti ma legati ai lipidi di membrana, conferendo struttura e adesione per l’intera parete. I