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II prova scritta di scienza delle finanze - Domande tipo 1)

1) Fini fiscali ed extrafiscali delle imposte

Le imposte servono innanzitutto a coprire le spese che lo Stato sostiene per fornire beni e servizi alla collettività. Oltre a questa funzione primaria, il prelievo fiscale svolge anche altri ruoli importanti. Tra questi, uno dei più rilevanti è quello redistributivo: attraverso un sistema impositivo progressivo, lo Stato può intervenire sulla distribuzione del reddito.

Proprio perché le imposte hanno anche uno scopo redistributivo, è necessario ripartirne il carico in modo differenziato, facendo sì che ricchi e poveri contribuiscano in misura diversa.

Esistono inoltre ulteriori finalità extrafiscali che lo Stato persegue tramite la tassazione, tra cui:

  • Stabilizzazione economica: gli strumenti fiscali possono essere utilizzati per attenuare nel tempo le oscillazioni delle principali variabili macroeconomiche, influenzando così la capacità produttiva complessiva del sistema.
  • Incentivazione economica: attraverso agevolazioni, bonus e misure fiscali mirate, lo Stato può favorire comportamenti o attività ritenuti utili allo sviluppo tecnologico e al miglioramento generale dell’economia.
  • Correzione delle distorsioni: alcune imposte, come quelle di tipo pigouviano, servono a contrastare esternalità negative o altre inefficienze presenti nel mercato.

La pluralità di obiettivi e funzioni attribuiti al sistema fiscale spiega perché, nei moderni sistemi tributari, non si ricorra ad un’unica imposta, ma ad un insieme articolato di tributi.

2) Approcci normativi alla politica tributaria. Il costituzionalismo fiscale

In un’ottica politologica, si sostiene che la classe politica tenda a perseguire innanzitutto i propri interessi, più che il benessere collettivo: è la logica del self-interest. Proprio per evitare che chi governa utilizzi il potere a proprio vantaggio, diventa necessario introdurre regole di rango costituzionale che orientino l’azione politica verso la tutela dei cittadini e non verso benefici privati.

Tra i fenomeni che il costituzionalismo fiscale cerca di contrastare c’è la cosiddetta illusione finanziaria, cioè la scarsa trasparenza con cui talvolta vengono presentati i prelievi fiscali. Ad esempio, la presenza di molte imposte diverse può rendere complesso per i contribuenti comprendere quanto stiano davvero pagando, se ciò sia proporzionato al loro reddito e in che modo le risorse vengano poi utilizzate.

Secondo questa prospettiva, sarebbe auspicabile che il sistema impositivo rispecchiasse il criterio del beneficio, chiamando ciascun cittadino a contribuire in funzione dei servizi e dei vantaggi ricevuti. In questa logica si inseriscono anche le imposte di scopo, il cui gettito è vincolato fin dall’inizio ad una destinazione specifica e ad un preciso arco temporale.

A completare il quadro, va ricordato l’articolo 53 della Costituzione, che stabilisce il principio per cui tutti devono partecipare alla spesa pubblica in base alla propria capacità contributiva.

3) Il fenomeno dell’“illusione finanziaria”

L’illusione finanziaria si riferisce alla percezione distorta che la collettività ha riguardo agli obiettivi, ai benefici e agli effetti della spesa pubblica, così come del peso effettivo del prelievo fiscale. In altre parole, i cittadini tendono a sottostimare il reale carico tributario, permettendo ai governanti di introdurre aumenti di pressione fiscale senza incontrare una vera opposizione. Questo meccanismo può manifestarsi in qualunque forma di governo e finisce per influenzare non solo il comportamento dei contribuenti, ma anche quello dei decisori politici, spesso orientati al proprio interesse (self-interest).

Il concetto, formulato originariamente dall’economista Amilcare Puviani, aiuta a spiegare perché un governo possa adottare politiche fiscali che verrebbero contestate se i cittadini disponessero di informazioni chiare e complete. L’illusione nasce soprattutto quando manca trasparenza nei conti pubblici: bilanci molto articolati e difficili da interpretare rendono complicata la comprensione dell’ammontare reale delle entrate e delle uscite dello Stato.

Esistono anche aspetti considerati “positivi” da alcuni osservatori, poiché l’illusione finanziaria rende possibili prelievi che sarebbero difficili da introdurre all’interno di sistemi completamente trasparenti. Un esempio tipico è quello delle imposte indirette, come l’IVA, incorporate nel prezzo dei beni: il contribuente le paga senza percepire immediatamente il peso fiscale che esse comportano.

4) Criteri distributivi delle imposte: principio della capacità contributiva vs. principio del beneficio

I criteri utilizzati per distribuire il carico delle imposte sono essenzialmente due: il principio del beneficio e il principio della capacità contributiva.

Secondo il principio del beneficio, ciò che conta non è la situazione economica del contribuente, ma il vantaggio che egli ottiene dai beni e servizi pubblici. L’imposta quindi dovrebbe essere proporzionata all’utilità ricevuta, e la sua funzione si limita a coprire i costi di produzione dei servizi offerti dallo Stato. In questa logica, l’equità consiste in uno scambio: si paga un prezzo in relazione al beneficio ottenuto.

Tuttavia, questo criterio presenta alcuni limiti significativi. In primo luogo, risulta difficilmente applicabile ai beni pubblici puri, che sono non rivali e non escludibili. Inoltre, spesso lo Stato finanzia servizi i cui effetti positivi ricadono anche su persone che non li richiedono direttamente. In questi casi viene meno la volontarietà dello scambio e il principio del beneficio non può essere applicato in modo coerente.

Il secondo criterio, quello della capacità contributiva, attribuisce alle imposte non solo la funzione di finanziare lo Stato, ma anche quella di redistribuire il reddito e la ricchezza. L’equità è assicurata quando l’imposta è proporzionata alla reale possibilità economica dei contribuenti. Tale capacità può essere misurata attraverso diversi indicatori, come il reddito, il patrimonio o i consumi.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maltuzzz05 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Andrighetto Luca.

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