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La comunità possibile

Parte prima

Raffaello Ciucci

Le volontà e le relazioni sociali

Per Tonnies il vivere “associato”, il rapporto sociale, può essere concepito come “vita reale e organica” (comunità) o come “formazione ideale e meccanica” (società). La comunità è “ogni convivenza confidenziale, intima, esclusiva”; la società è “il pubblico, è il mondo”. “In comunità con i suoi una persona si trova dalla nascita, legata ad essi nel bene e nel male, mentre si va in società come in terra straniera”. La perfetta unità delle volontà umane come stato originario o naturale è la premessa alla teoria della comunità, mentre la separazione delle volontà individuali costituisce il presupposto della teoria della società.

1. Parentela, vicinato, amicizia

La comunità di sangue si sviluppa e si differenzia nella comunità di luogo, che ha la sua espressione nella coabitazione; e, questa, a sua volta nella comunità di spirito, come semplice cooperare e disporre nella stessa direzione. Le forme originarie di convivenza sono rappresentate dalla parentela, dal vicinato, dall’amicizia.

Quest’ultimo legame costituisce la forma più umana ed elevata di comunità, che incontra le condizioni più favorevoli nella città. La comprensione è “un modo di sentire comune e reciproco” che rappresenta la “forza” e la “simpatia sociale” della comunità. Essa ha nella lingua il suo fondamentale strumento. La forma complessiva della volontà comunitaria è rappresentata dalla concordia, che riassume ed esprime una molteplicità di comprensioni.

La vita comunitaria è caratterizzata dal possesso e dal godimento di beni comuni, in spirito di reciprocità. La casa rappresenta la dimensione economica della vita comunitaria. Il villaggio può anch’esso essere considerato una forma di possesso e godimento comunitario. La cultura del villaggio esprime e organizza l’idea della “distribuzione naturale” (perciò giusta e necessaria) dei beni, che la tradizione riproduce e custodisce.

La città, al pari delle altre forme comunitarie, è “una economia domestica autosufficiente, un organismo che vive comunitariamente”. Nella città si verifica il processo della purificazione della religione. In tal modo nella città viene a compiersi l’idea della religione, che si fa più necessaria a fronte dell’indebolimento dei vincoli di parentela e di vicinato.

2. Scambio e valore

La “società” è un tipo positivo di relazioni tra gli uomini, i quali “vivono ed abitano pacificamente uno accanto all’altro”. Qui si fa qualcosa per un altro solo se si ottiene in cambio una prestazione ritenuta equivalente. Lo scambio tra equivalenti presuppone che un “bene sia tale per tutti”. Tale problema può essere risolto solo attraverso una “finzione” di equivalenza dei beni, che presuppone soggetti e volontà comuni a cui riferire “valori” comuni.

L’attribuzione di uguale valore a beni diversi è concepibile in base ad un computo dei costi: gli oggetti si differenziano per la quantità di lavoro medio. E il concetto di denaro riceve qui il suo significato in quanto strumento di scambio sociale. La volontà concorde presente in ogni scambio si chiama contratto, risultante dall’incontro di due volontà individuali divergenti.

La società come totalità governata da un superiore “sistema convenzionale di regole” è in linea ideale illimitata: si afferma una socialità convenzionale, la cui regola suprema è la cortesia. Il mercato segnala significativamente il trapasso da una generale economia domestica ad una generale economia commerciale.

3. Wesenwille e Kurwille

Alla base delle due forme di relazione stanno due tipi di volontà. La volontà essenziale (Wesenwille) è l’equivalente psicologico del corpo umano, cioè il principio dell’unità della vita. La volontà arbitraria (Kurwille) è una formazione del pensiero che possiede una vera e propria realtà soltanto in relazione al soggetto del pensiero.

La volontà essenziale contiene il pensiero, mentre la volontà arbitraria è contenuta dal pensiero. Tonnies afferma che la volontà essenziale reca in sé le condizioni della comunità, mentre la volontà arbitraria produce la società. La materia con cui si foggiano le volontà è la libertà.

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Nella volontà essenziale la libertà è una possibilità reale; nella volontà arbitraria la volontà è una possibilità ideale. La volontà arbitraria foggia un individuo che vede i suoi simili come mezzi e strumenti per i suoi scopi.

4. Associazione e alleanza

Tonnies, dopo aver illustrato i tipi di relazione alla base delle quali stanno determinati tipi di volontà, si applica alla descrizione dello sviluppo storico della Gemeinschaft e della Gesellschaft. Per far ciò egli si riferisce alle due forme fondamentali dell’esistenza sociale: l’associazione e l’alleanza. La comunità trapassa dall’associazione all’alleanza; la società procede invece dall’alleanza all’associazione.

Le associazioni di comunità trovano nella famiglia il tipo che le esprime compiutamente. Le alleanze della comunità vengono interpretate dall’amicizia, intesa come comunità di spirito, alla cui base vi è un’opera, una professione, una fede comune. Le alleanze e le associazioni della società rivelano uno stretto legame con i motivi dell’agire arbitrario individuale, al di fuori dunque dei modelli della parentela e dell’amicizia. Le più importanti associazioni di questo tipo sono quelle del patrimonio (usura, commercio, produzione).

Secondo Tonnies un “diritto razionale, scientifico, libero fu possibile soltanto in virtù dell’emancipazione attuale degli individui da tutti i legami della famiglia, della terra e della città, della superstizione e della fede, delle forme tradizionali ereditarie, dell’abitudine e del dovere. E questa emancipazione segnò il tramonto dell’economia domestica comunitaria, produttrice e consumatrice, nel villaggio e nella città, il tramonto del comune agricolo e dell’arte cittadina in forma artigianale, consociativa, patriottico-religiosa”.

Nei grandi processi di sviluppo culturale, un’età della società segue ad un’età della comunità. Le forme esteriori della convivenza determinate dalla volontà essenziale e dalla comunità sono la casa, il villaggio, la città. La città perde gli originali caratteri “familiari” allorché si sviluppa in grande città (metropoli), divenendo così la forma tipica della società.

Se nella grande città l’istituto della famiglia decade insieme alle altre potenze della comunità, tuttavia subentrano le potenze della società, le quali si elevano sulle persone libere. La convenzione tende a sostituire la posizione prima occupata dal costume e dalla religione. A conclusione del suo studio, Tonnies ripropone uno schema di classificazione delle forme della convivenza esteriore, basate su particolari forme della volontà:

A. Comunità

  • Vita familiare fondata sulla concordia. Il soggetto è il popolo
  • Vita di villaggio fondata sul costume. Il soggetto è la collettività
  • Vita di città fondata sulla religione. Il soggetto è la chiesa

B. Società

  • Vita di metropoli fondata sulla convenzione. Il soggetto è la società in generale
  • Vita nazionale fondata sulla politica. Il soggetto è lo Stato
  • Vita cosmopolitica fondata sull’opinione pubblica. Il soggetto è la repubblica dei dotti

Il primato “morale”

1. Solidarietà e morale

Secondo Tonnies la volontà è il fondamento della vita sociale, mentre in Durkheim ciò che è “sociale” sta alla base delle forme della volontà e della coscienza individuale. Inoltre, mentre Tonnies tratteggia la società secondo i canoni della teoria utilitaristica (basata sullo scambio), Durkheim si impegna in una definizione della solidarietà che nega validità alle dottrine contrattualistiche.

La coesione sociale non è il risultato delle utilità e dei vantaggi reciproci nello scambio bensì deriva da un riferimento “esterno” comune agli individui coinvolti nelle transizioni economiche e societarie. Non i rapporti contrattuali danno origine al contratto, ma quest’ultimo costituisce la condizione necessaria di ogni transazione.

Nell’opera “La divisione del lavoro sociale” Durkheim distingue la solidarietà meccanica come legame sociale “senza nessun intermediario”, dalla solidarietà organica, come stretta e necessaria dipendenza dell’individuo dalle “parti” di cui la società è composta e a cui sono assegnate differenti e specifiche “funzioni”.

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Nella solidarietà meccanica la coesione che ne deriva è un prodotto delle più essenziali uniformità sociali. Quando agisce questa solidarietà la nostra personalità scompare; infatti noi non siamo più noi stessi, ma l’essere collettivo. La solidarietà organica è prodotta della divisione del lavoro. Qui le volontà individuali sono differenziate; la coscienza collettiva lascia scoperta una parte della coscienza individuale.

I vincoli sociali che risultano dalla uniformità si allentano progressivamente, sostituiti dai vincoli derivanti dalla divisione del lavoro, che svolgerà sempre più il ruolo assoluto un tempo dalla coscienza comune. Alla base di ogni fatto sociale e della coesione sociale non troviamo lo sviluppo della divisione del lavoro, ma la coscienza collettiva e l’autorità morale. Così l’integrazione, la coesione e l’ordine costituiscono dei problemi “morali”, dipendono cioè dall’adesione dei singoli membri alle norme sociali.

2. La disciplina, il gruppo, l’intelligenza della morale

Gli elementi della morale che Durkheim individua sono la “disciplina”, “il gruppo” e l’autonomia delle volontà: essi rinviano alla comunità. La morale è dunque un sistema di regole d’azione che predetermina la condotta. Il concetto di disciplina congloba l’aspetto consuetudinario e la virtù imperativa della norma: esso esprime un’autorità regolare e deve considerarsi il primo elemento della morale. L’uso disciplinato della norma, in quanto capacità di autoregolamentazione, diviene fondamento della libertà.

Solo la società, “essere sui generis”, distinto dai suoi membri può svolgere la funzione morale che è preclusa all’individuo: la società è dunque un essere morale, gli uomini sono “essere morali” nella misura in cui sono “esseri sociali”. Come la disciplina è alla base dell’obbedienza dell’uomo agli imperativi morali della società, così “l’attaccamento al gruppo” rappresenta l’ideale collettivo da cui discende il dovere per eccellenza, e come quella è condizione di libertà, così questo è il necessario riferimento affinché l’uomo sia veramente se stesso.

Secondo Durkheim l’esteriorità della società non dà luogo ad un insanabile conflitto con l’individuo, ma al contrario lo pone, attraverso la morale, in condizione di uscire da se stesso e di realizzare pienamente la sua umanità. La società mette in noi radici forti e profonde attraverso molteplici gruppi. La famiglia, la patria, l’umanità sono i più importanti e possono coesistere e sovrapporsi senza escludersi, in quanto rispondono a bisogni morali diversi.

La dedizione all’altro, il dono, la carità tra individui rivelano come la presenza della società in ciascun individuo si manifesti spesso concretamente nel riversare il sentimento di attaccamento sui singoli membri del gruppo. L’azione morale non si fonda solo sul rispetto della disciplina e sul sentimento di attaccamento al gruppo, ma richiede la più chiara coscienza e la più completa possibile delle ragioni della nostra condotta.

Dall’intelligenza della morale deriva che l’osservanza della norma e la solidarietà comunitaria divengono accettazione consapevole, libera scelta. È dunque legittimo affermare, che la morale è razionale. Il gruppo, nel cui seno si costituisce un “sistema di regole”, che diviene obbligatorio per la condotta sulla base dell’autorità, è in grado di opporsi all’anomia.

La vita del gruppo “attraente” e “coercitiva” dà luogo ad una comunità di idee, sentimenti e di interessi particolarmente stretta. Questi caratteri, un tempo presenti esclusivamente nella famiglia, dovranno trovare posto in nuovi gruppi secondari per rispondere ai problemi posti dalla differenziazione, che ha sensibilmente ridotto l’efficacia del gruppo primario familiare.

La vita di gruppo, che è vita comunitaria, va scomparendo, ma dovrà essere sostituita da equivalenti organizzazioni sociali. Una fitta rete di gruppi secondari intermedi fra individuo e Stato, vicini agli individui e dunque in grado di attirarli entro forme collettive di vita. L’attuale pluralità e diversità di gruppi secondari, la moltiplicazione delle identità collettive parziali contribuiscono a modificare profondamente l’esercizio del controllo sociale, rispetto al modello elaborato da Durkheim.

Secondo l’autore, tuttavia la società resta fondamentalmente “l’unità dell’essere reale”. Il rischio più grave delle società differenziate è la caduta dell’energia morale: essa deve essere destata, sviluppata e coltivata nei gruppi che rappresentano il rimedio efficace all’anomia. Non ci sono, secondo Durkheim, conflitti insanabili nella vita sociale. Anche l’antagonismo tra individuo e società è superato dalla trascendenza della

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società sull’essere individuale: essa vive e agisce in noi. L’autore conferma che l’uomo si realizza allorché ha come riferimento del suo agire gli imperativi della società, a lui esteriori e superiori. Lo sviluppo e l’affermazione della scienza favoriranno un’adesione consapevole alla morale, superando così atteggiamenti di passiva rassegnazione. Si può così affermare che la scienza e la razionalità divengono intelligenza della morale e della socialità.

3. Cose sociali e costrutti concettuali

Durkheim non accetta che Comunità e Società siano due tipi di esistenza della stessa “entità” che è la società. Per Durkheim Comunità e Società sono “cose sociali”, fatti e oggetti da studiare induttivamente, attraverso

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia delle Comunità locali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Farro Luigi.
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