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Vite d’autore

Letteratura di inizio Novecento

  • Nel primo decennio del XX secolo sono ancora in scena i grandi rappresentanti della grande generazione nata nell’Ottocento: Mihály Babits, Gyula Juhász, Dezső Kosztolányi, Zsigmond Móricz, Gyula Krúdy, ecc. Tra i più anziani, l’arte di e si consolida --> si tratta dei grandi autori a cui guardare ed aspirare;
  • Subito dietro i “giganti”, compaiono i nuovi talenti, i nati alla fine del secolo scorso, oppure nei primissimi anni del XX: Milán Füst, Jenő Tersánszky Józsi, Lajos Nagy, Frigyes Karinthy, Antal Szerb, ecc.;
  • La vita letteraria viene galvanizzata dalla raccolta ‘Versi nuovi’ di Endre Ady, Új versek (1905), segnale di qualcosa di nuovo e diverso, ma questo volume in realtà può ancora essere considerato una continuazione del tardo Romanticismo ottocentesco;
  • Avvio della ‘Occidente’, Nyugat, la rivista letteraria (1908);
  • Pubblicazione dell’antologia ‘Il Domani’, A Holnap (1908).

Antal Szerb (1901-1945)

  • Uno degli scrittori più talentuosi della letteratura ungherese ed europea del primo Novecento. Egli è senza dubbio tra gli autori di narrativa più ammirati del periodo interbellico, e molte delle sue opere sono ancora oggi alcune delle letture più apprezzate dagli ungheresi;
  • 1945: ebreo, egli vive una breve vita, morendo tragicamente. In questo periodo in Ungheria vi sono molti personaggi, sia nell’economia che nella cultura, ebrei. Il loro numero significativo, soprattutto nella capitale, è dovuto al fatto che in questo periodo l’Ungheria è un Paese molto aperto nei confronti della diversità, dando spazio agli ebrei, che hanno in Ungheria la possibilità di crescere sia dal punto di vista economico che dal punto di vista culturale, dando a loro volta un grande contributo sia all’economia che alla cultura degli ungheresi. Tuttavia, sopravviene anche in Ungheria l’antisemitismo, il che fa sì che Szerb, al pari di molti altri, vada incontro ad una fine tragica;
  • Si definisce: ‘camaleonte letterario’, irodalmi kaméleon, ‘uomo di libri’, könyvember, ‘filologo eterno’, örök bölcsész, ‘uomo che non può vivere senza i libri’.

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“Il mondo ha un disperato bisogno di un po’ di bontà e chi ama i libri non può essere una persona cattiva.”

“A világnak égető szüksége van egy kis jóságra - és aki a könyveket szereti, rossz ember nem lehet.”

Questo pensiero di Antal Szerb è forse più attuale che mai.

  • Recentemente è stata pubblicata una monografia per mano di József Havasréti, critico letterario che si occupa da diverso tempo di Antal Szerb: “Szerb è una figura importante e simbolo della cultura letteraria ungherese.”

“Szerb fontos alakja és szimbóluma a magyar irodalmi kultúrának.”

  • Racconta di lui anche Ágnes Nemes Nagy, amica ed contemporanea che fu anche allieva di Antal Szerb, appartenente alla cerchia della rivista letteraria Nyugat. Si narra che ella non osava inizialmente spedire le proprie poesie alla redazione della rivista Nyugat, ma aveva letto le opere di Szerb, che le pareva così simpatico e alla mano, tanto da iniziare ad inviare a lui i propri scritti per ricevere un riscontro. Ebbe così inizio un’amicizia che durò tutta la vita di Antal Szerb e fu proprio Ágnes Nemes Nagy che cercò di salvarlo, assieme ai suoi amici e ai suoi colleghi, dopo la condanna ai lavori forzati nel periodo dell’antisemitismo:

“... era come un ragazzino onnisciente con gli occhiali, buono, e nello stesso tempo pieno di ingegno e di fascino.”

“... olyan volt, mint egy szemüveges, mindentudó kisfiú, jó, de ezenkivül csak úgy áradt belőle a szellemesség, a báj.”

Dalle due citazioni emergono due opposti lati di Antal Szerb. Questi due aspetti sembrerebbero contraddittori: da una parte egli è uno studioso, una persona di grandissima cultura ed enormi conoscenze, un uomo timido che non ne ha mai abbastanza di leggere e conoscere, e, dall’altra parte, nella quotidianità, con i propri amici, una persona ironica, giocosa, simpatica e anche di un certo fascino.

La vita

  • Appartenente ad una famiglia di intellettuali (il padre è un medico e professore di medicina, appassionato di letteratura), si distingue già da piccolo per la grande intelligenza e l’insaziabile curiosità coltivata mediante la lettura e la continua ricerca. A casa si trova un’ampia biblioteca e il piccolo Antal ben presto impara l’amore e il rispetto per le arti e anche per le scienze: “Non ero sobrio, vivevo nel fascino bibliofilo.” --> si può dire che Szerb concepisca ed interpreti i problemi e le situazioni della vita quotidiana attraverso le sue letture. Szerb voleva diventare uno scrittore fin da piccolissimo ma, allo stesso tempo, non considerava la scrittura come un vero e proprio lavoro => pensava quindi di doversi dedicare alla scrittura come hobby ed al contempo avere un impiego, nonché occuparsi anche di ricerca scientifica;
  • 1907: di origine ebrea, insieme a suo padre, si converte alla religione cattolica --> da quel momento Szerb viene educato in questa fede: ciò è tanto più drammatico se si pensa che a soli 43 anni egli viene ucciso in

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un campo di concentramento per le sue origini ebree, nonostante si fosse convertito e fosse, tra l’altro, un sincero credente cattolico;

  • 1911: iscrizione al ginnasio dei piaristi:
    • Sándor Sík, professore di lingua e letteratura ungherese, sostenitore delle sue ambizioni da scrittore;
    • Parallelismo con il poeta Miklós Radnóti (1909-1944) [vd. diario di Fanni Gyarmati, moglie di Radnóti]: anche per lui, che ha più o meno la stessa età e che va incontro allo stesso destino di Szerb, Sándor Sík, ai cui corsi il poeta si iscrive privatamente, è un importante punto di riferimento;
  • 1921: iscrizione alla Facoltà di Lettere dell’Università di Pest;
  • 1924: laurea;

Conoscenze universitarie determinanti

  • Gábor Halász: scrittore (ma anche critico letterario, che scrive sulle pagine di Nyugat anche critiche sulle opere dello stesso Antal Szerb);
  • György Sárközi: poeta;
  • Lőrinc Szabó: poeta;
  • Károly Kerényi (filologo, storico della religione e professore universitario, membro dell’Accademia delle scienze ungherese ma anche di altre accademie scientifiche di tutta Europa, dalla Norvegia a Francoforte, nonché membro dell’Istituto di studi etruschi di Firenze);

Maestro d’elezione

  • Mihály Babits (appartenente alla generazione immediatamente precedente rispetto a Szerb);
  • Circolo letterario ‘Barabba’, Barabások;
  • Per un certo periodo lavora come regista al ‘Teatro Belvárosi Színház del Centro’;
  • Fino al suo ritiro forzato (divieto del servizio pubblico per gli ebrei nei primi anni Quaranta), Antal Szerb insegna letterature e lingue inglese e tedesca presso la scuola superiore in via Vas, Felsőkereskedelmi Iskola, a Budapest;
  • Dal 1921 pubblica in poi in Nyugat, Napkelet e Minerva (è interessante vedere come gli autori di questo periodo non siano sempre legati ad un’unica rivista, ma collaborino con testate di vario genere) => nel numero Nyugat di febbraio del 1921 pubblica addirittura 6 sue poesie, ed in seguito anche novelle, racconti e pezzi di critica letteraria; la rivista Nyugat è, come la sede del modernismo, mentre Napkelet, come suggerisce già il nome inverso, si collega all’orientamento esattamente opposto, essendo rappresentativa della precedente cultura aristocratica. Tra l’altro, nel 1926 pubblica la dissertazione di dottorato di Antal Szerb nella Minerva, nella sua integrità, la quale tratta del grande poeta di inizio Ottocento Ferenc Kölcsey (scrittore dell’inno ungherese);
  • La carriera di Antal Szerb inizia quindi in modo brillante: egli è ampiamente riconosciuto come uno scrittore e studioso di spicco fin da quando ha ventisei anni. Inizia come poeta all’età di vent’anni per poi abbandonare la lirica e realizzarsi nella prosa: questa diventa il suo vero ambito di scrittura, poiché nella narrativa riesce ad esternare la sua cultura ad ampio raggio, la sua intelligenza brillante, ma anche il suo umorismo sottile. Scrive instancabilmente e incessantemente;

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  • Soggiorni più o meno lunghi all’estero (Inghilterra, Francia e Italia): hanno un grande impatto sui suoi lavori;
  • Anni ‘30: si occupa principalmente di letteratura anglosassone e teoria del romanzo. Scrive inoltre le due grandi opere fondamentali di sintesi: la prima è la Storia della letteratura mondiale, che si basa sul lavoro di Mihály Babits, Storia della letteratura europea: come Babits, anche Szerb considera la letteratura mondiale come un processo in cui gli scrittori e le loro opere si fertilizzano a vicenda trascendendo le epoche storiche e i confini nazionali. A tal proposito Antal Szerb scrive che vorrebbe consegnare al pubblico qualcosa di quella bellezza, quella gioia e quella passione che egli stesso percepisce mentre si dedica alla lettura. L’altra è la Storia della letteratura ungherese. In ambedue i casi va sottolineato che per la stesura di queste opere è necessaria un’ampia conoscenza --> ci aspettiamo un’opera dall’impostazione strutturata, elemento che caratterizza gli scritti sulle storie delle letterature: tale elemento sicuramente non manca, poiché Antal Szerb è forse la persona più colta in assoluto nella letteratura ungherese (aveva condotto studi umanistici ma si interessava anche di scienze). Egli godeva di grande considerazione e rispetto da parte dei contemporanei, ma era allo stesso tempo anche una persona molto umile nella vita di tutti i giorni, e ciò si riflette anche nelle sue opere: egli ci parla in un linguaggio semplice, molto comprensibile => il modo in cui gli autori vengono trattati fa sì che essi vengano tolti dal piedistallo su cui siamo soliti porli; Szerb li racconta invece come esseri umani, come amici. Ciò è però possibile solo se si possiedono delle conoscenze approfondite sui vari personaggi. Il modo di scrivere di Antal Szerb diede però modo di criticarlo: se da un lato si deve riconoscere la sua ampia conoscenza, che è in grado di trasmettere in modo immediato ai lettori, non solo accademici, e quindi vi è una buona parte di critici che vedono in questa capacità di Antal Szerb una cosa grande e positiva, dall’altro lato, i critici dell’epoca, ma soprattutto del periodo comunista, lo contestano e criticano negativamente, proprio per via del medesimo motivo del linguaggio che egli utilizza nei confronti dei grandi della letteratura, linguaggio affatto abituale.
  • Come detto, i suoi contemporanei ne parlano con il massimo rispetto, riconoscendolo come scrittore erudito, scrittore filosofo. Tuttavia si individua nella personalità di Szerb una certa contraddittorietà: egli aveva un fascino quasi adolescenziale, quasi infantile, che si manifestava nel fatto che si gettasse in ogni cosa con un entusiasmo esagerato, in particolare per quanto riguardava le scienze, e non vi era campo scientifico per cui non nutrisse interesse. I suoi campi d’elezione erano però la storia, la filosofia e la teologia. Tuttavia, per contrastare sia la grande cultura che sprigionava sia il suo grande entusiasmo, Szerb ricorreva sempre all’ironia, ed addirittura all’autoironia => in tutte le sue opere possiamo notare la ricerca riuscita di un equilibrio tra alta letteratura, da una parte, e cultura popolare, dall’altra. Per Szerb era importante scrivere in modo comprensibile e semplice, divulgando l’alta letteratura in modo che fosse accessibile e digeribile anche per un ampio pubblico;

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  • Inoltre, viene descritto dai suoi contemporanei come un personaggio particolare, diverso rispetto alla media, vivendo una vita meno sregolata rispetto agli artisti dell’epoca; metodico, regolare e costante;

Vita amorosa

  • 1925: a Budapest sposa Amalia Irene Lakner, dalla quale divorzia nel 1928 per risposarla nel 1932 e divorziare da lei definitivamente nel 1933;
  • 1938: sposa Klára Bálint, figlia di un suo amico, critico della rivista Nyugat. Szerb ha 37 anni e Klára è già divorziata anch’ella. I pochi anni che i due trascorrono insieme prima della morte dell’autore sono idilliaci: i due hanno infatti molte cose in comune, condividendo Klára con il marito la passione per il trascorrere delle ore in biblioteca (lei è una storica della letteratura). In seguito scrive un diario in cui ricorda i tempi del suo matrimonio.

Szerb Antalné sul metodo di lavoro dello scrittore

“Lavorava molto duramente, mantenendo un programma di lavoro severo quasi da impiegato. Soffriva d’insonnia e ne era felice, per quanto grottesco possa sembrare! Quando si svegliava di notte, si preparava un tè con una teiera incorporata in uno degli scaffali della libreria. Durante le ore notturne insonni leggeva e prendeva appunti. Con una certa autoironia, una volta disse “Devo la mia meravigliosa cultura alla mia insonnia.”. Preparavo io i suoi taccuini per appunti con fogli numerati utilizzando le pagine rimaste bianche dei quaderni per i compiti dei suoi studenti. Dopo un breve sonno mattutino partiva per la sua passeggiata quotidiana o per tenere le sue lezioni. Durante le ore di buco visitava le biblioteche, la Biblioteca universitaria, la Biblioteca Széchenyi; o incontrava qualche amico in un caffè vicino alla scuola. Pranzava a casa e poi, per recuperare il debito di sonno notturno, seguiva un breve sonno pomeridiano. Al risveglio beveva un paio di tazze di tè - quasi mai caffè - e si metteva subito a scrivere. E poiché batteva a macchina in modo eccellente, sia che fosse impegnato in un lavoro suo o che facesse una traduzione, batteva tutto a macchina. Lasciava un terzo dei suoi fogli manoscritti in bianco per le correzioni. Quando finiva un lavoro me lo leggeva sempre.”

“Igen keményen dolgozott, szinte hivatalnoki szigorral megtartott munkarenddel. Nagyon rossz alvó volt, s ennek, bármily groteszkül hangzik is, örült! Ha éjjel fölébredt, az egyik könyvespolcba épített teafőzőn teát készített magának. Az álmatlanul töltött éjszakai órákban olvasott és jegyzetelt. Némi öniróniával mondta egyszer: “Csodálatos műveltségemet álmatlanságomnak köszönhetem.”. Sorszámokkal ellátott jegyzetfüzeteit én készítettem, tanítványai dolgozatfüzeteinek üresen maradt lapjaiból. Rövid hajnali alvás után indult napi sétájára, vagy iskolai óráit megtartani. A lyukasórák alatt megjárta a könyvtárakat, az Egyetemi könyvtárt, a Széchényi Könyvtárt; vagy egy-egy barátjával találkozott valamelyik, az iskolához közel eső kávéházban. Otthon ebédelt, majd pótlandó az éjszakai ébrenlétet, rövid délutáni alvás következett. Ébredéskor egy két csésze teát ivott – kávét jóformán soha – s már leült írni. És mert kitűnően gépelt, akár saját munkán

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dolgozott, akár fordított, mindent géppel írt. Kéziratpapírjainak egyharmadát hagyta üresen, az utólagos javítások beírására. Amivel elkészült, azt mindenkor felolvasta nekem.”

Anni Trenta

  • Gli anni più impegnativi:
    • 1933: eletto presidente della Società delle scienze letterarie ungherese (Magyar Irodalomtudományi Társaság);
    • 1935 e 1937: Premio Baumgarten;
    • Tiene conferenze alla radio ungherese, scrive e traduce;
    • I suoi lavori sono caratterizzati principalmente da acutezza, da un tono conviviale, dall’umorismo e da considerazioni di filosofia metafisica.

Opere

  • Storia della letteratura ungherese (Magyar irodalomtörténet), 1932-34;
  • La leggenda di Pendragon (A Pendragon legenda), 1934;
  • Guida di Budapest per marziani (Budapesti kalauz marslakók számára), 1935;
  • La terza torre (A harmadik torony), 1936;
  • Il viaggiatore e il chiaro di luna (Utas és holdvilág), 1937;
  • Storia della le
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/19 Filologia ugro-finnica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saraluigiatomassetti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura ungherese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Rózsavölgyi Edit.
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