Concetti Chiave
- Il Settecento rappresenta un periodo di trasformazioni significative in Italia, caratterizzato dal dominio austriaco e dall'emergere delle idee illuministiche di ragione ed uguaglianza.
- L'Accademia dell'Arcadia, fondata nel 1690, fu fondamentale per il rinnovamento letterario italiano, opponendosi al barocco e richiamandosi alla tradizione classica.
- Giambattista Vico, attraverso la sua filosofia del verum ipsum factum, propone una visione della conoscenza umana basata sull'azione, in contrasto con il razionalismo cartesiano.
- La "Scienza Nuova" di Vico è considerata il suo capolavoro, con un linguaggio complesso e una raccolta di assiomi che analizzano l'esperienza umana e i processi storici.
- Il sonetto di Zappi, esemplificazione della poesia galante del Settecento, affronta il tema della gelosia del cicisbeo nei confronti del cagnolino della dama, con uno stile sdolcinato e critico.
Cambiamenti del Settecento
Il Settecento fu un secolo di profondi cambiamenti sociali, economici e culturali, nel quale anche l’arte, figurativa e letteraria, trovò nuovi stimoli. La prima svolta determinante si verificò nel 1713 con la pace di Utrecht, che consegnò parte dell’Italia al dominio austriaco. I nuovi sovrani risanarono i guasti economico-sociali del malgoverno spagnolo e, guidati da una mentalità nuova, produssero condizioni più favorevoli allo sviluppo della cultura. Il Settecento fu infatti il cosiddetto “secolo dei lumi”, il tempo dell’“assolutismo illuminato”, l’epoca - insomma - in cui si affermarono e si diffusero le idee illuministiche di ragione ed uguaglianza.
Qual è il rinnovamento letterario in Italia?
Se però in Italia le condizioni di vita migliorarono, fu soprattutto merito della borghesia, che affermò il proprio peso economico e culturale approfittando dell’atteggiamento più permissivo dei regnanti. Al contrario, i ceti privilegiati della nobiltà e del clero s’indebolirono, e persero la conduzione delle attività artistiche. In campo letterario s’innescò un processo di rinnovamento in risposta al decadente barocco seicentesco; la prima e forse più significativa reazione fu rappresentata dall’Accademia dell’Arcadia.
L’Arcadia nacque a Roma, nel 1690, da un gruppo di letterati, e rifece il suo nome all’omonima provincia greca che fu patria di illustri pastori e poeti. L’Accademia si prefisse lo scopo di cancellare l’onta del barocco seicentesco, riferendosi nuovamente alla letteratura classica ed ai maggiori modelli del “buon gusto” umanistico e medievale. Ebbe il merito di raccogliere attorno al proprio simbolo i maggiori letterati d’Italia, compresi i più celebri Giuseppe Parini e Niccolò Vittorio Alfieri.
Giambattista Vico e la sua filosofia
Napoletano, figlio di un modesto libraio, Giambattista Vico condusse gli studi presso l’Università di Napoli, dove in seguito insegnò Eloquenza e Retorica per parecchi anni. Dalla sua attività di docente nacquero le sette Orazioni inaugurali, scritte per l’apertura degli anni accademici, l’ultima delle quali (De nostri temporis studiorum ratione) fu il primo rilevante lavoro filosofico dell’autore. In quest’opera egli dichiarò la propria avversione alla filosofia razionalista di Cartesio, che voleva l’uomo nella piena conoscenza della natura, e non solo interprete, attraverso la fisica, di alcuni suoi concetti. Vico sostenne, invece, la filosofia del verum ipsum factum (la verità è nello stesso fare), secondo cui l’uomo conosce quel che produce, mentre a Dio soltanto spetta la piena conoscenza del mondo naturale. Dio, dunque, è per Vico la verità fondamentale da cui hanno luogo le diverse realtà accessibili all’uomo, diversamente dalla filosofia cartesiano del cogito ergo sum, che poneva le capacità razionali all’origine di ogni possibilità di conoscenza.
La Scienza Nuova di Vico
Dal 1710 Vico ampliò la sua filosofia in senso metafisico, nell’opera De antiquissima italorum sapientia. Attratto dalla prestigiosa cattedra di Diritto elaborò anche opere di carattere giuridico (Sinopsi del diritto universale, De uno universi juris principio et fine uno e De constantia philologiae), dalle quali scaturì la cosiddetta Scienza Nuova, o Principi d’una scienza nuova d’intorno alla natura delle nazioni. Considerata il suo capolavoro, la Scienza Nuova fu successivamente perfezionata in una seconda e in una terza edizione; per quanto complessa nel linguaggio e nella sintassi l’opera trasse giovamento dalla raccolta di assiomi (“degnità”) posta quasi all’inizio, nella quale Vico collezionò gli elementi fondamentali della trattazione. Da qui trapela il disegno vichiano delle tre età: l’età degli dei, cioè l’infanzia dell’uomo ove prevalgono le sensazioni; l’età degli eroi, il tempo delle civiltà antiche e la giovinezza umana della fantasia; l’età degli uomini, ossia la cultura classica evoluta e moderna, nonché la maturità dell’uomo adulto che affonda le radici nella ragione già coltivata. Con l’autobiografia Vita di Giambattista Vico scritta da se medesimo, il filosofo riconobbe in Platone, Tacito, Bacone (l’inglese Francis Bacon) e Ugo Grozio i principali maestri del modello ideale dell’uomo.
Vico e le "degnità"
Le 114 degnità (latinizzazione di “assioma”, dal greco axiòs, “degno”) con cui Vico apre il trattato della Scienza Nuova sono l’insieme dei postulati, tratti dai più diversi campi del sapere, su cui egli basa la sua opera. Con ciò Vico segue il modello della geometria euclidea (già del metodo applicato da Galileo Galilei al mondo della fisica), secondo il quale l’individuazione e l’enunciazione delle verità fondamentali precede logicamente la costruzione dei teoremi. Naturalmente il principio è qui applicato ai fini di una trattazione insieme storiografica, filosofica e scientifica, che mira alla definizione dell’esperienza umana attraverso l’analisi metodica dei fatti storici.
Vastità della Scienza Nuova
L’elemento che più emerge dalla Scienza Nuova di Vico è la vastità della realtà da lui presa in considerazione, entro la quale si accostano campi disciplinari molto lontani. Dopo aver considerato le caratteristiche dei processi conoscitivi dell’uomo, Vico passa, infatti, a trattare le fonti della conoscenza, le condizioni dell’uomo primitivo e le regole che presiedono allo sviluppo delle istituzioni civili. Il tutto è visto sotto più aspetti e nella dimensione dinamica dei processi di trasformazione della civiltà. Lo stile è comprensibilmente epigrafico (stringato), poiché ogni “degnità” è costruita su antitesi e sul rapporto di causa ed effetto.
ch’io fossi trasformato in cagnoletto;
sognai ch’al collo vago laccio aveva;
e una striscia di neve in mezzo al petto.
Era in un fraticello, ove sedea
Clori, di ninfe in un bel coro eletto;
io d’ella, ella di me prendeàn diletto;
dicea: «Corri Lesbino»: ed io correa.
Seguìa. «Dove lasciasti, ove sen gìo,
Tirsi mio, Tirsi tuo, che fa, che fai?»
Io gìa latrando, e volea dir: «Son io».
M’accolse in grembo, in due piedi m’alzai,
inchinò il suo bel labbro al labbro mio,
quando volea baciarmi io mi svegliai.
Sonetto e poesia galante
Il sonetto nasce, probabilmente, dall’osservazione di una scena reale. Il cicisbeo è, secondo il costume settecentesco, corteggiatore galante delle dame e custode dei loro preziosi animaletti. Egli qui deve assistere alle effusioni d’affetto rivolte da lei al suo cagnolino, e roso d’invidia desidera e immagina di sostituirglisi. Infine, però, il giovanotto ritorna alla realtà, dov’egli è distante “in due piedi” e il cagnolino “in grembo”.
Il tema del sonetto ben esemplifica la poesia galante, sdolcinata e quasi leziosa dell’arcade Zappi (tra i fondatori della scuola d’Arcadia), favorito per questo dalla nobiltà, soprattutto femminile, del suo tempo. Il carattere melenso dei suoi scritti lo espone a parodie e a critiche da parte di altri letterati, che vedono nei suoi versi l’amore come cantato da Tetrarca e smancerie eccessivamente profuse.
Domande da interrogazione
- Quali furono i principali cambiamenti sociali e culturali del Settecento in Italia?
- Qual è il ruolo dell'Accademia dell'Arcadia nel rinnovamento letterario italiano?
- Qual è la filosofia di Giambattista Vico e come si differenzia da quella di Cartesio?
- Cosa rappresenta la "Scienza Nuova" di Vico e quali sono le sue caratteristiche principali?
- Come si manifesta il tema della poesia galante nel sonetto di Zappi?
Il Settecento in Italia vide profondi cambiamenti sociali ed economici, con l'affermazione delle idee illuministiche e il risanamento delle condizioni culturali grazie al dominio austriaco, che favorì lo sviluppo della cultura e dell'arte.
L'Accademia dell'Arcadia, fondata nel 1690, si oppose al barocco seicentesco, richiamandosi alla letteratura classica e raccogliendo importanti letterati italiani, contribuendo così al rinnovamento letterario del Settecento.
Giambattista Vico sostenne la filosofia del verum ipsum factum, affermando che l'uomo conosce ciò che produce, in contrapposizione alla filosofia razionalista di Cartesio, che poneva la ragione come base della conoscenza.
La "Scienza Nuova" è considerata il capolavoro di Vico, caratterizzata da una vasta analisi della realtà umana e dalla raccolta di 114 "degnità", che fungono da postulati per la sua trattazione storiografica e filosofica.
Nel sonetto di Zappi, il tema della poesia galante si esprime attraverso la figura del cicisbeo, che prova invidia per l'affetto della dama verso il suo cagnolino, riflettendo il carattere sdolcinato e lezioso della poesia dell'epoca.