Concetti Chiave
- L'Alfieri è considerato una figura atipica del Settecento, con una storia che si discosta dai modelli intellettuali comuni dell'epoca.
- Il contesto torinese, sotto il dominio dei Savoia, era caratterizzato da un'atmosfera di chiusura e illiberale assolutismo monarchico.
- Alfieri ha dovuto affrontare sfide significative per affermare la propria libertà, inclusa una ribellione violenta contro il suo ambiente sociale.
- La sua esperienza si inserisce nel secondo Settecento, un periodo che ha visto emergere movimenti come il sensismo e il pensiero di autori come Diderot e Rousseau.
- Alfieri ha dovuto "spiemontizzarsi", rompendo i legami con una società che limitava la libertà individuale e i diritti della nobiltà.
L'Alfieri e il Settecento
Si comprende facilmente come la storia, interiore ed esteriore, possa parere tutta estranea al suo tempo, tanto che si è parlato dell’Alfieri come di una figura atipica dei Settecento italiano ed europeo, una specie quasi di errore della natura che lo avrebbe fatto nascere in anticipo a confondere le idee ai critici. In realtà, quella storia si iscrive tutta nell’ambito del secondo Settecento italiano e europeo, a meno che non si voglia avvilire quell’età in uno schema scolastico, riducendola ad un gretto e arido intellettualismo e dimenticando fenomeni quali il sensismo, Diderot, Rousseau, lo Sturm un Drang, l’ossianismo.
Qual è il ruolo di Torino nella ribellione di Alfieri?
Uno del Settecento fu l’Alfieri, ma nei modi che gli erano concessi dalla sua nascita, dalle sue vicende di vita, dal suo carattere. Torino –la chiusa, gretta Torino dei Savoia- non era la Milano degli Asburgo o la Napoli dei Borboni; e se a Milano un Conte Verri e un marchese Beccaria potevano inserirsi nella vita pubblica – ma dopo quante lotte con sé e con la famiglia, e fra quali contrasti interiori!-, a Torino un conte come Alfieri, avviato da fanciullo alla carriera delle armi, non poteva ritrovare se stesso se non con una ribellione violenta che lo mettesse in urto aperto co tutto il suo mondo. Perciò, ad acquisire la propria libertà, egli dovette “spiemontizzarsi”, tagliando tutti i ponti con un paese chiuso e asfittico di illiberale assolutismo monarchico in cui la nobiltà stessa era esautorata, e un nobile non poteva nemmeno viaggiare fuori dal regno senza il permesso del re.
Domande da interrogazione
- Perché Alfieri è considerato una figura atipica del Settecento italiano ed europeo?
- Quali erano le differenze tra Torino e altre città italiane del Settecento, come Milano e Napoli, per Alfieri?
- Cosa significava "spiemontizzarsi" per Alfieri e quale impatto aveva sulla sua vita?
Alfieri è visto come un'anomalia del suo tempo, poiché la sua storia interiore ed esteriore sembra estranea al contesto del Settecento, un periodo caratterizzato da fenomeni come il sensismo e il pensiero di Diderot e Rousseau, che non possono essere ignorati (si veda il testo).
Torino, descritta come una città chiusa e gretta sotto i Savoia, non offriva le stesse opportunità di partecipazione pubblica che si trovavano a Milano o Napoli, costringendo Alfieri a una ribellione violenta per affermare la propria libertà (come indicato nel testo).
"Spiemontizzarsi" significava per Alfieri tagliare i legami con un ambiente asfittico e illiberale, necessario per acquisire la propria libertà in un contesto dove la nobiltà era esautorata e i viaggi all'estero erano limitati (come descritto nel testo).