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L'Italia dopo la prima guerra mondiale

Dopo la prima guerra mondiale, oltre alle perdite, si aggiungevano delle difficoltà economiche e un malessere sociale generale.

In questo periodo l'Italia attua una conversione produttiva, passando da un'economia di guerra a un'economia di pace.

In questo periodo molti trust fallirono, come l'Ansaldo e l'Ilva; la produzione agricola, a sua volta, era crollata e gli ex soldati rivendicavano le terre promessegli per la guerra, creando folti scioperi.

In questo clima si vennero a creare alcuni partiti, come il partito popolare di Luigi Sturzo, e il partito socialista si divise in varie correnti, tra cui quella massimalista, riformista e dell'Ordine Nuovo.

Dallo stato di confusione politica, Benito Mussolini fondò i Fasci di combattimento, formati da nazionalisti, ex combattenti e media borghesia.

Le idee dei Fasci di combattimento erano l'esaltazione individuale e della violenza, il nazionalismo, l'antiparlamentarismo e la volontà di imporsi con saccheggi, come l'incendio della sede dell'Avanti.

In questo contesto, a peggiorare la situazione fu la presa del mito della vittoria mutilata, in cui l'Italia, alla conferenza di Parigi, non aveva partecipato alla spartizione delle colonie tedesche.

A farsi portavoce della vittoria mutilata fu Gabriele D'Annunzio, il quale occupò Fiume, instaurando un governo provvisorio sotto il nome di Reggenza del Carnaro e annettendo Fiume all'Italia.

Questa vittoria mutilata causò una successione di vari governi, tra cui Sonnino e Nitti, e Vittorio Emanuele III nominò al governo Giolitti, il quale deve far fronte a scioperi di operai a causa delle difficoltà lavorative e delle diminuzioni salariali. Questo periodo venne chiamato biennio rosso.

Giolitti poi dovette risolvere anche il problema della città di Fiume attraverso il trattato di Rapallo con la Iugoslavia e dette ordine all'esercito di muoversi contro Fiume.

Giolitti poi attuò anche una riforma per risanare il bilancio dello Stato, aumentando la pressione fiscale sui ceti abbienti, ed è questa una delle cause dell'ascesa del fascismo.

Decise di sciogliere le Camere, credendo di indebolire i socialisti, e creò un blocco nazionale con i fascisti. Nelle nuove elezioni decade il governo giolittiano e sale al governo prima Ivanoe Bonomi e poi Luigi Facta.

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