Valutazione d’azienda
Sapienza Università di Roma - Prof. Stefano Fontana
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Valutazione d’Azienda 2014/2015
Lezione 1 - 24.09.2014
Analisi di bilancio
L’analisi di bilancio riguarda i documenti principali: SP e CE. L’analisi di bilancio può essere effettuata secondo una moltitudine di approcci. Perché fare un’analisi di bilancio? Si tratta di dare una serie di documenti in cui vengono sintetizzati determinati valori per avere informazioni più rapide; l’analisi di bilancio è uno strumento volto a dare una sintesi per interpretare i dati.
L’analisi di bilancio nasce negli Stati Uniti nell’ambito delle banche commerciali. Le banche, dovendo concedere prestiti, vogliono avere informazioni più dettagliate circa il soggetto affidatario, a cui devono prestare il denaro, ed iniziano così ad analizzare il bilancio per avere queste informazioni.
L’analisi di bilancio ha un incremento notevole verso la metà dell’800 negli Stati Uniti quando iniziano ad istituirsi le imprese di trasporto ferroviario che collegano l’est con l’ovest degli USA, richiedendo ingenti investimenti di denaro. Ciò porta le banche ad affinare gli strumenti per poter vedere se le aziende a cui prestano i soldi si trovano in una situazione di rischio di fallimento o sopravvivenza.
I soggetti interessati all’analisi di bilancio sono gli stakeholder (portatori d’interesse), che possono essere esterni o interni. In base ai soggetti possiamo dividere le informazioni in interne ed esterne.
I soggetti interni possono essere: insider, e hanno informazioni.
- Il management: hanno info dall’interno. Sono i cosiddetti superiori a chi è esterno all’impresa. Anche loro fanno analisi per confrontare l’andamento della loro azienda nei confronti dei loro concorrenti.
- I dipendenti: sono interessati ad avere info sulla situazione aziendale, se questa è in difficoltà o meno poiché rischiano il posto.
I soggetti esterni possono essere:
- I clienti
- I fornitori
- Azionisti
- I finanziatori
- Lo Stato
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Sono tutti soggetti interessati ad avere informazioni, e per i soggetti esterni è molto importante avere tali informazioni. Infatti il bilancio, specialmente per le società quotate e quindi sottoposte ai principi contabili internazionali (IAS/IFRS), è un volume che sfiora le 500 pagine quindi difficilmente comprensibile. L’analisi di bilancio permette di sintetizzare gli elementi più importanti.
I clienti e i fornitori vogliono avere informazioni sulla salute dell’azienda.
Gli azionisti anche loro vogliono avere info sulla salute aziendale in quanto apportano capitale proprio, capitale di rischio.
I finanziatori intesi come banche, finanziano l’azienda a titolo di credito. Anche loro hanno interesse ad avere informazione circa la salute dell’azienda.
Lo Stato è interessato a sapere se l’azienda potrebbe trovarsi in situazioni di difficoltà, in quanto è lo stesso Stato che deve sostenere, molto spesso, spese come la cassa integrazione.
Le analisi di bilanci possono essere effettuate sotto vari aspetti:
- Temporale: (In base al tempo) su dati attesi futuri, quindi su stime. Analisi prospettive: analisi retrospettive: sono info su dati storici, quindi reali.
- Analisi in base ai soggetti: Analisi interne: per soggetti interni. Analisi esterne: per soggetti esterni sotto tre aspetti, ma nessuna può.
- Analisi riferite in base alla gestione, A B effettuata prescindere dall’altra: relazione costi e ricavi (analisi flusso) economico; relazione entrate ed uscite di cassa (analisi flusso) finanziario; relazione tra CP e CC. (analisi stock) patrimoniale.
L’analisi di bilancio consta di una “riclassificazione” dello Stato Patrimoniale e del Conto Economico.
Riclassificazione dello Stato patriamoniale
Per riclassificare lo S.P. ci rifaremo ad una sola tecnica: quella della liquidità, o della realizzabilità, detto criterio finanziario.
L’art. 2424 c.c. impone uno schema di bilancio molto rigido. Il criterio di redazione previsto viene detto “in base alla destinazione” e divide le poste di bilancio da quelle che sono legate durevolmente all’impresa. Impone uno schema che si basa su delle macroaree. In riferimento all’attivo dello S.P.:
- Crediti vs soci per versamenti ancora dovuti
- Immobilizzazioni
- Attivo circolante
- Ratei e risconti
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Il criterio che invece noi utilizziamo è il criterio finanziario, che si basa sull’analisi per quanto riguarda l’attivo:
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Poste che si trasformeranno in denaro entro l’esercizio.
Poste che si trasformeranno in denaro in un periodo oltre l’esercizio.
Utilizziamo questo criterio poiché il sistema che viene utilizzato per redigere il bilancio è uno schema rigido. Come vediamo, infatti, per i crediti (voce II della macroclasse C, nell’attivo dello S.P.), ci sono 2 colonne che ci dice che sono entro o oltre l’esercizio. I crediti verso clienti ricadono nell’attivo circolante con separata indicazione se ricadono entro o oltre l’esercizio. A noi invece interessa andare a vedere quei crediti che si trasformeranno entro o oltre l’esercizio, poiché quelli che si trasformeranno oltre l’esercizio per noi verranno classificati non più nell’attivo circolante, ma nelle immobilizzazioni.
Il criterio finanziario è detto anche criterio finanziario a “liquidità crescente” poiché inseriamo i dati dai meno liquidi ai più liquidi. Il criterio finanziario ci impone di dividere lo SP, nel momento della riclassificazione dell’attivo in 2 aree:
Le voci che si trasformano in denaro in un periodo superiore ai 12 mesi vanno collocate nelle Immobilizzazioni, le voci che si trasformeranno in denaro in un periodo inferiore ai 12 mesi, vanno collocate in attivo circolante. Le voci che si realizzeranno oltre l’esercizio.
- Immobilizzazioni o attivo fisso: in cui andranno tutte le voci che si realizzeranno oltre l’esercizio. Per essere più precisi faremo un’ulteriore ripartizione: poiché sono meno liquidabili.
- Immobilizzazioni immateriali: meno liquida (es. avviamento, “liquidabili” di un macchinario).
- Immobilizzazioni materiali (strutture, impianti).
- Immobilizzazioni finanziarie: sono le più “liquidabili” (partecipazioni).
- Attivo corrente o attivo circolante: dove andranno tutte le voci che si realizzeranno nell’esercizio.
- Magazzino/scorte: dove andrà tutto ciò che è assibilabile alle scorte di magazzino.
- Liquidità differite: dove andrà tutto ciò che è considerato credito a B/T.
- Liquidità immediata: dove andrà cassa/banca/valori bollati.
- I titoli di stato BOT: Buoni ordinari del tesoro, scadenza entro 12 mesi, vanno in LIQ.DIFF.
- I titoli di stato BTP: Buoni Tesoro Pluriennali, scadenza superiore 12 mesi, possono essere venduti sul mercato perché hanno un’alta negoziabilità, e vanno in LIQ.DIFF.
Nota Bene: i ratei e i risconti li inseriremo tra le liquidità differite, ma se non riesco a recuperare la liquidità entro l’anno (e ciò lo andiamo a scoprire nella nota integrativa,) dovrò imputarli ad immobilizzazioni finanziarie.
In merito al passivo parleremo di poste che richiederanno denaro entro o oltre l’esercizio. Viene riclassificato con tripartizione: tre macroaree.
- Patrimonio netto (PN) o capitale netto (CN) o capitale proprio (CP), sono le voci che rappresentano il finanziamento dei soci a lunga scadenza;
- Capitale sociale
- Riserve: riserva da utile e riserve di capitale
- Utile/perdite
- Passività consolidate o redimibilità: voci che rappresentano rapporti con terzi di natura passiva superiori a 12 mesi.
- Passività oltre l’esercizio
- Passività correnti o esigibilità: voci che rappresentano rapporti con terzi di natura passiva inferiori a 12 mesi (passività che richiedono denaro entro l’anno).
- Passività entro l’esercizio
- Ratei e risconti passivi (se non specificato diversamente)
Un mutuo passivo dove lo andremo ad inserire? Sono debiti a lungo termine. Il mutuo passivo andrà inserito nelle passività consolidate, ma se scade nell’anno andrà inserito nelle passività correnti. Questo vale anche per i Debiti v/banche, li inseriremo nelle passività consolidate se li liquideremo oltre l’esercizio o nelle passività correnti se li liquideremo nell’esercizio. I debiti v/fornitori (come i crediti v/clienti sono considerate liquidità differite) vanno solitamente nelle passività correnti a meno che non è specificato diversamente. Quindi se non viene specificato queste sono voci che solitamente sono considerate debiti a B/T. Ratei e risconti passivi vanno inseriti nelle passività correnti a meno che non è specificato diversamente. Ratei attivi (credito presunto) vanno inseriti nell’ATT.CORR.. Debiti vs obbligazionisti, debiti di natura L/T, vanno inserite nelle PASS.CONS..
Dopo aver fatto questi schemi, possiamo ora vedere come le singole zone incidono sul totale, facendo la parte diviso il tutto ho una percentuale che esprime qualche cosa. Ricordiamo che il totale passivo deve essere uguale al totale attivo. Possiamo cominciare a costruire degli indicatori che ci danno delle informazioni.
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Facciamo un’analisi di struttura: dal lato dell’attivo possiamo vedere se un’impresa è rigida o elastica.
- Se ho TOT IMMOBILIZZAZIONI>TOT ATTIVO CORRENTE l’azienda è rigida poiché in caso di difficoltà di natura economica finanziaria, se dobbiamo andare a liquidare queste poste avremo molta difficoltà a liquidare le immobilizzazioni rispetto alle posizione a breve (che sono più facilmente liquidabili).
- Se ho TOT IMMOBILIZZAZIONI<TOT ATTIVO CORRENTE l’azienda sarà elastica poiché la maggior parte delle poste è di natura di breve termine e quindi tendenzialmente più liquidabile.
Attenzione: queste sono linee generali e non dogmi. Come vedremo ci sono molte eccezioni. Ad esempio: per quanto riguarda le scorte di magazzino, abbiamo detto che sono le poste meno liquidabili delle attività correnti, ma ci sono delle situazioni in cui le scorte sono considerate delle vere immobilizzazioni. Infatti se pensiamo ad aziende che non possono arrestare mai il ciclo di produzione, hanno bisogno di una scorta fissa e quella scorta fissa (scorte di ferro) non può essere identificata come una scorta a breve (ATT.CORR), ma va necessariamente inserita tra le immobilizzazioni. Ogni azienda ha una sua peculiarità.
Sempre in riferimento all’analisi di struttura, dal lato del passivo possiamo vedere se un’impresa è patrimonializzata o sotto patrimonializzata:
- Se CP>CC (CC=PASS CONS+PASS CORR) in questo caso è un’azienda patrimonializzata, è quindi un’azienda robusta, azienda esposta in percentuale inferiore a soggetti esterni.
Ricordiamo che il totale attivo viene detto totale impieghi, e il totale passivo viene detto totale fonti di finanziamento.
- Se CP<PASS CONS+PASS CORR in questo caso è sotto-patrimonializzata; sono tutte fonti di finanziamento esterno. Già riesco ad avere un quadro di quella che può essere lo stato patrimoniale dell’azienda.
Esercizio
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Riclassifichiamo l’attivo (criterio finanziario a liquidità crescente)
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I Crediti v/banche vanno compresi tra le immobilizzazioni finanziarie perché si riferiscono al lungo termine.
Posso fare un’analisi percentuale della parte rispetto al tutto.
56100/170650=32.78%
51400/170650=30.12%
Il totale delle immobilizzazioni pesa il 62.99%, l’azienda è rigida.
ATTIVO CIRCOLATE < IMMOBILIZZAZIONI = AZIENDA RIGIDA: l’analisi non può però prescindere dall’attività settoriale.
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Lezione 2 - 25/09/2014
Abbiamo visto ieri la riclassificazione dello Stato Patrimoniale secondo il criterio finanziario. Ribadiamo il concetto che in questa materia possono essere vari approcci alla riclassificazione e per motivi di tempo abbiamo focalizzato la nostra attenzione esclusivamente sul criterio finanziario, ossia che vanno a destinare le poste dell'attivo e del passivo nella loro capacità nell'attivo di trasformarsi in denaro in un periodo superiore o inferiore all'anno, e invece per quanto riguarda le poste del passivo nella loro capacità di richiedere denaro in un periodo superiore o inferiore all'anno.
Quindi abbiamo visto la riclassificazione dello Stato Patrimoniale così effettuata: abbiamo due zone per quanto riguarda l'attivo, le immobilizzazioni e l'attivo corrente o circolante, per quanto riguarda invece il passivo abbiamo tre macroaree, ossia capitale proprio, passività consolidate e passività correnti o esigibilità.
Abbiamo visto ieri che già dalla riclassificazione dello Stato Patrimoniale e rapportando i valori ricavati dalle varie zone riclassificate possiamo già avere delle informazioni, ad esempio quanto pesa l'attivo delle immobilizzazioni immateriali, quanto pesa il totale immobilizzazioni sul totale, basta rapportare ogni valore rispetto al totale e questo valore in percentuale ci permette di poter avere una visione molto più rapida di ciò che sta avvenendo all'interno dell'azienda oggetto di esame.
Ora facciamo un passo in avanti e vediamo altri indicatori che ci possono esserci utili al fine di raffinare ulteriormente la nostra analisi. Di ogni indicatore voi dovrete avere l'indice e il relativo margine, l'indice è rappresentato da un rapporto e il margine da una differenza.
Indicatori di solidità patrimoniale
In base al nostro Stato Patrimoniale riclassificato abbiamo.
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Questo indicatore mette a raffronto quali aree riclassificate dello Stato Patrimoniale? Il Capitale Proprio con le Immobilizzazioni Totali. Secondo voi qual è il fine di mettere a rapporto il Capitale Proprio con il totale delle Immobilizzazioni. Secondo voi che capacità informativa mi dà questo indicatore?
A: quanta parte di immobilizzazioni sono state finanziate con capitale proprio e quante con capitale terzo.
Questo indicatore, come dice il vostro collega, mi dice come vengono impiegate le fonti di finanziamento. Perciò vi ricordate quando ieri ho parlato che il totale attivo viene chiamato totale impieghi o totale investimenti, e il totale passivo invece viene chiamato totale fonti di finanziamento.
Questo indicatore mi dà l'indicazione di come le Immobilizzazioni sono state finanziate. A questo punto un indicatore ideale dovrebbe essere maggiore o minore di uno? Maggiore, perché significa che le Immobilizzazioni sono state finanziate esclusivamente utilizzando capitale proprio, quindi la struttura più rigida dell'impresa è completamente finanziata da forze interne dell'azienda, da fonti di finanziamento interne, quindi non ho chiesto soldi all'esterno per finanziare questa parte dell'attivo. E quindi logicamente l'indicatore ideale è un indicatore maggiore di 1. Logicamente nella relativa differenza il valore ideale sarà maggiore di 0.
Qual è la differenza di utilizzare l'indice o il margine? O per voi sono indifferenti? Qual è l'utilità di utilizzare uno piuttosto che un altro? O per voi è indifferente l'utilizzo dell'uno e dell'altro? Cioè se io mi calcolo il margine ha senso calcolarmi l'indice? O viceversa?
A: l'indice mi permette di fare un confronto tra aziende.
Benissimo l'indice mi consente di fare un confronto tra aziende, perché logicamente aziende dello stesso settore non è detto che siano aziende tutte uguali per quanto riguarda il totale dell'attivo, quindi andare a paragonare aziende mediante soltanto differenze la nostra capacità informativa si perde; invece il rapporto ci permette di poter effettuare un confronto.
Questo indicatore ci dice come le fonti di finanziamento interne all'impresa finanziano totalmente o parzialmente questa parte dell'attivo. Logicamente può capitare molto spesso che il capitale proprio non sia sufficiente a finanziare tutto l'attivo immobilizzato e quindi ricorriamo ad un secondo indicatore.
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La differenza rispetto al primo è che aggiungo le Passività Consolidate al Capitale Proprio. Questo indicatore ci dice che se il Capitale Netto non riesce a coprire tutte le Immobilizzazioni, vediamo quanta parte di queste è finanziata utilizzando anche le Passività Consolidate.
A questo punto secondo voi se la somma di CN e Passività Consolidate non sia superiore al Totale Immobilizzazioni, secondo voi che succede? Che stiamo coprendo l'attivo fisso anche con Passività a breve. E il fatto che stiamo coprendo investimenti a lungo termini con investimenti a breve è una cosa corretta o meno? Sbagliatissima. Perché nel momento in cui ci troviamo in una situazione di crisi gli investimenti che hanno una lunga gestazione affinché possa
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