Concetti Chiave
- Gli anticorpi nel paziente diabetico sono marcatori dell’autoimmunità contro le cellule beta, utilizzati per confermare la diagnosi di diabete di tipo 1.
- Un numero maggiore di anticorpi positivi aumenta significativamente la probabilità di sviluppare il diabete, con picchi fino all'80% per chi ha tre anticorpi positivi.
- La malattia può iniziare prima della diagnosi, con gli anticorpi che possono apparire fino a 8 anni prima dell'esordio clinico del diabete.
- La storia naturale del diabete di tipo 1 comprende quattro fasi: predisposizione genetica, eventi autoimmunitari, alterazione della secrezione beta, e fase di iperglicemia.
- Dopo la diagnosi, può verificarsi un "periodo della luna di miele", durante il quale la funzione beta cellulare può temporaneamente recuperare, riducendo la necessità di insulina.
Anticorpi nel diabete
Nel paziente diabetico si ha una risposta umorale; vi sono infatti degli anticorpi che possono essere misurati e fungere da marcatori dell’autoimmunità contro le cellule beta. Vengono ricercati nei sospetti DM1 per confermare la diagnosi. Si menzionano:
• Anticorpi anti-insula (ANTI-ICA): molto generici, i primi ad essere stati identificati.
• Anticorpi anti-GAD (decarbossilasi dell’acido glutammico)
• Anticorpi anti-insulina
• Anticorpi anti-IA2
• Anticorpi anti-ZnT8 (trasportatore dello zinco espresso a livello delle beta cellule)
Valutazione del rischio
L’ideale sarebbe misurane 3 o 4 per valutare i pazienti che si ritengono a rischio: maggiore è il numero di anticorpi positivi maggiore sarà la probabilità di malattia. Si ha un’importante differenza di probabilità di malattia che passa dal 12 al 60%, in base al fatto che ci sia la positività per uno o due anticorpi. Chi ha 3 anticorpi positivi avrà una probabilità di malattia dell’80%.
Caso clinico e monitoraggio
Caso clinico: un ragazzo si presenta in ambulatorio successivamente a riscontro casuale di glicemia a digiuno superiore a 110 mg/dL. Questi valori non rappresentano la normalità, si tratta di una situazione di impaired fasting glucose.
A questo punto è utile valutare gli anticorpi: se si riscontra positività si può pensare a una maggiore probabilità di sviluppo di diabete negli anni successivi, nonostante la glicemia sia ancora pressoché normale. La malattia in questo paziente, infatti, è già cominciata; si dà al paziente qualche consiglio circa lo stile di vita e lo si monitora strettamente cercando di evitare complicanze acute (come la chetoacidosi).
Progressione della malattia
Gli anticorpi compaiono in media 8 anni prima dell’esordio clinico di malattia. Più del 90% dei pazienti al momento della diagnosi presenta una positività; con il tempo, però, gli anticorpi tendono a ridursi fino a scomparire: questo perchè con la distruzione di tutte le cellule l’antigene sparisce e perciò sparisce anche l’anticorpo.
Fasi della patologia
Storia naturale della patologia
Si possono individuare quattro fasi:
1. Predisposizione genetica
2. Eventi autoimmunitari. Si creano degli anticorpi in seguito a infezioni virali, non necessariamente legati a un unico evento, ma possono essere anche conseguenti a più episodi.
3. Alterazione nella secrezione beta cellulare. La secrezione insulinica perde la sua pulsatilità. A seguito dello stimolo con glucosio si perde il picco precoce di secrezione (è una fase ancora asintomatica).
4. Fase dell’iperglicemia. Quando la massa beta cellulare si riduce al di sotto del 20%, si perde la capacità di compenso (fase sintomatica).
A seguito di un evento stressante si può avere un aggravamento della condizione; si vede la comparsa di un’iperglicemia rilevante a causa della cospicua perdita di funzione beta cellulare collegata a un aumento degli ormoni dello stress (iperglicemizzanti).
Successivamente alla diagnosi, il paziente inizierà la terapia insulinica ed è possibile ci sia un certo recupero della funzione beta cellulare (a seguito dell’eliminazione del fattore stressante) con quello che viene chiamato “periodo della luna di miele”, dove la somministrazione di insulina deve essere ridotta, in alcuni casi anche sospesa, in quanto il paziente sarebbe predisposto a ipoglicemie. Il paziente non è guarito, nell’arco di tempo ritornerà necessaria la terapia.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo degli anticorpi nel diabete di tipo 1?
- Come influisce il numero di anticorpi positivi sulla probabilità di sviluppare il diabete?
- Quali sono le fasi della patologia diabetica?
- Cosa accade agli anticorpi nel tempo dopo la diagnosi di diabete?
- Che cos'è il "periodo della luna di miele" nel trattamento del diabete?
Gli anticorpi nel paziente diabetico fungono da marcatori dell’autoimmunità contro le cellule beta e vengono ricercati per confermare la diagnosi di diabete di tipo 1 (DM1).
Maggiore è il numero di anticorpi positivi, maggiore è la probabilità di malattia; ad esempio, chi ha 3 anticorpi positivi ha un’80% di probabilità di sviluppare il diabete.
Le fasi della patologia includono predisposizione genetica, eventi autoimmunitari, alterazione nella secrezione beta cellulare e fase dell’iperglicemia, con sintomi che si manifestano quando la massa beta cellulare è ridotta.
Dopo la diagnosi, gli anticorpi tendono a ridursi fino a scomparire, poiché con la distruzione delle cellule beta, anche l’antigene e l’anticorpo scompaiono.
Il "periodo della luna di miele" è una fase dopo l'inizio della terapia insulinica in cui si può osservare un recupero temporaneo della funzione beta cellulare, portando a una riduzione o sospensione della somministrazione di insulina.