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Metodo della progettazione strategica

La tecnica è usata a partire dagli anni '60 per utilizzo economico e poi dagli anni '80 per adozioni dall'urbanistica, e individua obiettivi da raggiungere, quali:

  • Quadro obiettivi generali (si deve trovare uno slogan per il progetto);
  • Condividere obiettivi con i diretti interessati;
  • Individuare azioni da intraprendere;
  • Progettare interventi;
  • Valutare i risultati.

Pianificazione strategica: analisi SWOT

Aspetti interni

  • Punti di forza controllabile
  • Punti di debolezza

Strength Weakness

Analisi SWOT non controllabile

  • Opportunità
  • Minacce

Opportunities Threats

Aspetti esterni dell'ambiente

  • Endogeni: variabili su cui si interviene integrando il sistema
  • Esogeni: variabili esterne al sistema che può condizionarlo, non si può intervenire direttamente ma si può valorizzare per trovare cose positive o negative.

Scenari alternativi

Scopo: sviluppare area territoriale valorizzando elementi di forza e contenendo le debolezze. Bisogna fare l’analisi degli scenari dello sviluppo. La tecnica degli SWOT è usata per capire quali sono le operazioni strategiche rispetto ad altre. La tecnica è nata dagli anni '60 usandola esclusivamente per questioni economiche, poi dagli anni '80 venne utilizzata anche con fini politici e in questo campo usata per coinvolgere la popolazione interessata nelle decisioni dei progettisti.

Un programma complesso di rigenerazione urbana per l'area Tiburtina

Per fare un programma del genere, innanzitutto si deve essere critici riguardo l’esistente. Il progetto è composto da vari fattori, tra cui:

  • Parte creativa, consiste nel disegnare gli spazi urbani nella maglia del sistema relazionale;
  • Fattibilità economica;
  • Strumenti legislativi e urbanistici, che a loro volta si dividono in:
    • Piani attuativi convenzionali, quello che abbiamo usato per il quartiere di San Basilio;
    • Piano complesso, quello che andremo ad analizzare.

Il piano complesso

Nel PRG 2008, la città di Roma è definita come una "Città per Parti" e se ne distinguono all’interno le "Microcittà" nella città. I cittadini ne hanno riconosciute 200. Le parti vicino a San Basilio hanno vari settori: il produttivo, il terziario, vi sono residenze abusive, palazzine nuove, centri televisivi (come telespazio). Dalla tavola della Rete Ecologica appare che il torrente blocca la Tiburtina esondando perché non ha abbastanza spazio. Nella tavola dei Sistemi e delle Regole possiamo individuare varie tipologie di città:

  • Città storica (in rosso)
  • Città consolidata (arancio), opere compiute;
  • Città da ristrutturare (in rosa), i tessuti abusivi;
  • Città da ristrutturare (in viola), i tessuti per attività (di carattere produttivo).

Il comprensorio 08L1, chiamato Tiburtina Valley, è diviso in città consolidata e città da ristrutturare. Nella città consolidata sono individuati i tessuti e il verde privato, nella città consolidata invece appaiono tessuti prevalentemente residenziali, per attività, programmi integrati, spazi da riqualificare, proposte dei programmi di recupero, l’individuazione di nuclei dell’edificazione ex abusiva da recuperare.

Roma e la sua struttura

Roma è costituita da 3 teste:

  • Centro Storico;
  • EUR: fascismo;
  • Sistema direzionale Orientale (ORG '60) situato nella zona di Monti Tiburtini.

Roma è caratterizzata da policentrismo, le qualità spaziali devono essere distribuite in modo equilibrato. Vi è quindi una gerarchizzazione:

  • Centro Metropolitano: dove sono concentrate l’università, i contenitori commerciali e direzionali. Come per esempio Roma Ostiense (Eataly e Roma 3), Porta di Roma Nord, Monti Tiburtini-Pietralata, Roma Est-Ponte di Nona, Osteria delle Capannacce-Tecnopolo.
  • Centralità di rango urbano a Ponte Mammolo.
  • Centralità locali (piazze), limitate ai tessuti attorno a cui gravitano.

Piani regolatori e trasformazione urbana

Nel PRG '62 di Roma, risulta che avrebbero dovuto fare un sistema direzionale di grattacieli (Kenzo Dong) attorno all’autostrada nella zona di Centocelle, Tiburtina. L’industrializzazione terziaria è localizzata in zona Tiburtina e Tor Sapienza (viola). La zona doveva essere produttiva (08L1) ma si è determinato un mix di contenitori diversificati.

Nella zona 08L1 le residenze non hanno servizi standard vicino al produttivo, commerciale (Las Vegas), residenziale, terziario. Viene utilizzato il programma integrato prima usato per "scassinare" il PRG poiché le Norme Tecniche di Attuazione sono molto complesse. Il PRG non definisce l’indice di trasformazione ma una forchetta di indice di utilizzazione fondiaria per capitali di rigenerazione urbana usando i privati per interventi pubblici. Sul tavolo di concentrazione è posto il programma integrato: il Comune chiede al privato i fondi, in cambio il privato fa cubature sulla base delle regole del Comune. L’obiettivo del privato è di massimizzare il profitto e quello del comune è di migliorare la qualità.

Il PRINT

Il PRINT permette di porre in alto la contrattazione tra pubblico e privato. Le NTDA non vanno bene per voi, il PRG prevede attrezzature produttive, il contenitore residenziale, ed è limitante, poiché non prevede che possano cambiare le esigenze. Roma ha tanto terziario inutilizzato e per questo motivo si ha la necessità di creare l’Accordo di Programma e il Programma Integrato per modificare il PRG quando si fa vecchio. I Programmi Complessi prevedono l’Accordo di Programma per contrastare il PRG.

Il PRINT viene introdotto dalla Legge n 179/92 art. 16.

Iniziativa privata e pubblica

  • Emanazione bando, confronto concorrenziale (con Programma Preliminare);
  • Il Comune pubblica il Programma Preliminare e definisce i termini e le modalità per la presentazione delle proposte;
  • Proposte di intervento presentate al Comune dai diversi operatori (per esempio l’imprenditore dell’area dismessa che vuole costruirci).
  • Valutazione comunale (do ut des equilibrato)
  • Il Comune provvede alla redazione e all’approvazione del programma definitivo: coordinamento.

Conferenza dei servizi

Nella legge 142/90 "Sull’ordinamento delle autonomie locali" vengono introdotti la Conferenza dei Servizi e l’Accordo di Programma.

Patrick Geddes (1854-1893): analisi di campo e survey

Egli nasce nel 1854 ed era biologo, sociologo, storico e geografo, urbanista. Il suo insegnamento è ancora valido. Egli ha contratto malattia agli occhi in Amazzonia e proietta il suo approccio scientifico in ambito urbanistico, considerato da lui organismo vivente. Sarà un planner, ovvero persona incaricata di fare piani urbanistici (in India). È considerato uno dei padri fondatori della pianificazione urbana e regionale. Non si interessa solo dell’urbs (città fisica), ma anche della civitas (abitanti). Siamo in un periodo in cui il positivismo è ancora una filosofia importante. Egli scrisse molti libri e inventa la parola "civics", come insieme della compagine sociale e fisica con osservazione applicata dei casi di studio. Le tecniche del sopralluogo fanno riferimento a lui.

Libro tradotto nel 70: Cities in evolution.

Egli afferma che:

  • La città apparentemente stabile, si trasforma;
  • Le trasformazioni non rispondono al dispiegarsi lineare di una legge scientifica;
  • L’evoluzione è un intreccio nel tempo di innovazione e memoria, trasformazione e conservazione;
  • La città, deposito di tradizione e fonte di innovazione, è il luogo dell’osservazione dell’evoluzione sociale.
  • Il piano (usato per la prima volta) è un grande processo sociale di autoeducazione collettiva, in cui il destino della città è il risultato degli sforzi cooperanti dei suoi cittadini;
  • Bisogna risvegliare nel cittadino la meraviglia dello sguardo assieme alla consapevolezza dei problemi e delle potenzialità della città (saper guardare con interesse);
  • Saper leggere la città, strato su strato, significa attingere alla storia come fonte inesauribile e sempre attuale di educazione dei cittadini, guardare quindi al passato come fonte di conoscenza;
  • La città è come un palinsesto, essa è continuamente scritta, cancellata e inscritta dalle generazioni che si susseguono. Le tracce rimangono. Il passato non si cancella per preparare un futuro migliore, né va considerato necessariamente solo come un residuo preparatorio ai successi moderni. Ci troviamo nel periodo del Positivismo.

Camminare, guardare, ascoltare: la survey

La Survey è l’arte di guardare la città:

  • Sguardo istantaneo dall’alto che in un colpo d’occhio abbraccia il suo soggetto (con cartografia);
  • Sguardo successivo e itinerante che vi cammina dentro, mi dà una conoscenza più realistica.

I due approcci si alternano e mescolano continuamente. Il fondamento metodologico della survey si fonda sull’esperienza e sullo sguardo quotidiano. La conoscenza della città non è soltanto un’attività professionale urbanistica, ma anche soprattutto un grande processo collettivo, uno sguardo capace di cogliere lo spirito e la bellezza nascosta. Lo sguardo deve andare al di là delle apparenze: ottimismo.

È un’analisi di campo condotta sui fattori geografici e storici della vita della città, della sua topografia, degli aspetti economici e sociali, culturali. Implica la capacità di cogliere il dettaglio senza perdere di vista l’insieme. Richiede l’attitudine a riconoscere e utilizzare i vari punti di vista. Bisogna andare a studiare le storie dei posti situati nel luogo di progetto:

  • Rilievo delle condizioni fisiche;
  • Viaggio nel tempo e nella storia;
  • Osservazione empirica di fatti sociali e azioni quotidiane.

Strumenti di lavoro

  • Cartografie (restituzione zenitale in scala di uno spazio), foto e vedute (vedute prospettiche, visione dall’alto ma non in scala) storiche e mappe storiche;
  • Dati statistici (archivi ISTAT) e ricerche bibliografiche;
  • Indagini di campo e sopralluogo.

Lista dei temi

  • Ubicazione, topografia e condizioni naturali; (come ci si arriva)
  • Geologia, clima, risorse idriche
    • Composizione del suolo, vegetazione, vita animale
    • Riserve idriche, fiumi, mari
    • Possibilità di accessi alla natura.
  • Mezzi di comunicazione per via di terra e per via d’acqua; (come ci si muove)
  • Industrie, manifatture e commercio; (chi ci lavora e abita)
  • Popolazione:
    • Spostamenti e occupazione
    • Salute pubblica
    • Densità
    • Distribuzione del benessere, condizioni familiari e sanitarie (riprese da Cerdà)
    • Istruzione
    • Esigenze previste
  • Ambiente urbano;
  • Pianificazione urbanistica: suggerimenti e progetti:
    • Esempi di altre città grandi e piccole, anche straniere;
    • Contributi e suggerimenti ai fini del progetto di piano regolatore.

Geddes come planner

Geddes fa il planner in India e parla del Naturalismo che per lui è un’attitudine allo sguardo… "ma lo sguardo del naturalista non è quello che riduce il mondo ad una collezione di oggetti da classificare, bensì quello capace di risalire, al di là dell’attualità dei fenomeni, il fiume del tempo." Devo conoscere il passato per capire il presente.

Lo sguardo da naturalista è un’attività che oscilla continuamente tra l’approccio del biologo, distaccato dal suo soggetto, e quello dell’attore, immerso nei conflitti dell’interazione sociale ... è un’oscillazione continua tra osservare e ascoltare, sia dall’interno che dall’esterno.

Il guardare è un’arte che procede con emozioni. Non solo devo osservare lo spazio fisico ma osservando quello sociale devo preoccuparmi anche delle condizioni di vita. È ascolto paziente delle persone presenti e nello stesso tempo è sforzo di dare voce anche a chi, dal passato, porta ancora il suo contributo alla vita della città. La pratica del walking è un modo per addentrarsi nel labirinto della città. È un’immersione totale e impegnativa in cui l’attenzione al dettaglio diventa sempre più acuta. Un suggerimento metodico e un invito morale a non trascurare nessuna delle tracce che le trasformazioni umane hanno lasciato.

Analisi percettiva: l'immagine della città di Kevin Lynch, 1960

Lynch è uno dei più importanti urbanisti della seconda metà dell'800, allievo di Wright e poi insegnante al Massachusetts Institute of Technology. Ha avuto una borsa di studio per studiare a Venezia, Firenze e Roma. Negli anni '50 si propone in modo rivoluzionario, negli anni '60 si hanno dei problemi dal punto di vista sociale. Prima si ha il problema di ricostruire dopo i bombardamenti della guerra e ora si hanno problemi con la gestione della crescita usando i fabbisogni minimi: fornire risposte in tempi rapidi.

Egli introduce il concetto di pensare la città non come una forma astratta ma come uno spazio fisico percepito, vissuto e sperimentato da cittadini, City user e visitatori. Lui introduce i City user (pendolari) e i visitatori (turisti) come categoria di utenti che usufruiscono della città oltre gli abitanti.

Lynch insegna nel MIT situato nell’Area metropolitana di Boston che negli anni '50 conosce dei drammatici cambiamenti. Non sono solo gli europei a subire le conseguenze della Seconda guerra mondiale, ma anche gli americani ne risentono perché prima vivevano di industria bellica e che non ne ha più bisogno l’Europa, sono in recessione. Quindi Lynch fa un progetto di rinnovo urbano. La Città di Boston è stata fondata nel 1600 da coloni inglesi. Era il primo porto Nordamericano che accoglieva gli immigrati dall'Europa (italiani e irlandesi).

Il Rinnovo urbano consistette nel demolire e ricostruire. Riguarda interi quartieri e prevede il cambiamento totale dell'impianto urbano, demolendo aree degradate e creando nuovi quartieri cambiando tipi di popolazione. La città viene ridisegnata creando grande autostrada urbana dentro la città. Prima Boston era molto vitale e tessuto storico che poi diventano macro isolati con edifici molto alti e imponenti.

Lynch comincia a fare una considerazione su come influisce la forma della città sugli abitanti. Conduce studi in università appoggiandosi a riviste di carattere storico e di campo con questionari. Per lui la città va studiata con approccio psico-percettivo in antitesi ad un approccio scientifico e deterministico. Ragiona sugli abitanti che diventano protagonisti e non pedine, ovvero oggetto politico. Mentre Geddes ascoltava solo, qui Lynch introduce la partecipazione della popolazione.

Schema concettuale

Pur riconoscendo il valore degli studi critici e storiografici, Lynch ne critica la profonda astrazione intellettuale e l’incapacità di tradursi in successivi argomenti di lavoro. Egli rifiuta di separare l'interpretazione estetica dall’esperienza pratica. I luoghi devono essere significativi per l'uomo. Il movimento comporta memorizzazione di sequenze e quindi l’attenzione del progettista si deve focalizzare sul processo di percezione. La scena urbana che si presenta all’osservatore come una configurazione, è una struttura percettiva. In questo processo Lynch coglie il significato per l’elaborazione della forma della città. Il muoversi implica più scelte che devono essere multimodali, per dare più scelte, e le scelte dipendono da ciò che si trova camminando, dal contesto.

Il compito dell’urbanista è la creazione della forma urbana secondo un disegno cosciente. La consapevolezza delle caratteristiche e del meccanismo di questo processo è indispensabile per il disegno e per il progetto.

Un metodo di lavoro empirico

  • Interviste fatte su un campione di cittadini di tre diverse città americane (Boston, New Jersey, Los Angeles)
  • Compilazione di un questionario a risposte aperte
  • Descrizione delle sensazioni durante una passeggiata anche con disegni.
  • Confronto delle risposte e confronto delle descrizioni sui medesimi luoghi fatte da osservatori esperti (ricercatori urbanisti).

Egli trova delle ricorrenze. Boston è una città universitaria con molto verde e si cammina a piedi e ottima rete trasporti pubblici e ha parti riconoscibili. Common primo verde del mondo. I Backbay sono isolati di case basse.

Le indagini sono fatte per

  • Raccogliere e interpretare testimonianze di chi vive la realtà urbana
  • Confrontare le configurazioni percettive degli abitanti per individuare le invarianti e riconoscere elementi di base e di qualità.

Di una città le prime cose che notiamo sono le strade principali, i punti di interesse, aree o punti considerati come centro, elementi naturali come i fiumi. Lynch dice che chi usa e su muove per la città elabora mappe mentali e si fanno delle scelte, delle elaborazioni relative all’uso e al funzionamento dello spazio fisico e lo sviluppo di sentimenti ed emozioni nei confronti dell’ambiente percepito. Una mappa mentale è il risultato della correlazione tra l’osservatore e il contesto dalla quale deriva l’ideazione di immagini ambientali. Percorrendo la città l’osservatore seleziona, organizza e attribuisce significato a ciò che vede.

Le cinque invarianti

  • Le invarianti fanno costruire un’immagine mentale
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Ingegneria civile e Architettura ICAR/21 Urbanistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiaannaf di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di urbanistica e pianificazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Mattogno Claudia.
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