Le origini delle università

Corporazioni del tutto peculiari, sperimentate a Bologna e a Parigi fra il XII e il XIII secolo, furono le università:

associazioni di studenti (nel caso di Bologna) o di maestri (nel caso di Parigi), dedite a organizzare gli studi superiori (studia) e a ottenere, dalle pubbliche autorità, le migliori condizioni materiali.

L'evoluzione dell'istruzione medievale

Nell’Alto Medioevo, in gran parte d’Europa l’istruzione di più alto livello era stata impartita da scuole istituite presso cattedrali e monasteri. Sebbene fossero aperte anche a studenti laici, interessati a carriere non clericali, la finalità principale di tali scuole era formare la dirigenza del clero regolare e secolare.

Questo sistema di trasmissione culturale non poté più rispondere ai bisogni di

un’età di generale espansione che portava con sé una domanda crescente di istruzione. Singoli docenti, con il permesso del vescovo, cominciarono dunque a fare scuola nelle proprie case o in stanze appositamente affittate: avviavano un’impresa, remunerati dagli studenti che riuscivano a reclutare. La comunanza d’interessi li portò ad associarsi in corporazioni, dette universitates, e a rivendicare una sempre maggiore autonomia dal controllo della Chiesa locale.

Privilegi e conflitti universitari

Gradualmente le università acquisirono una serie di privilegi. Docenti e studenti godevano di una condizione clericale, perciò, come i membri del clero a quell’epoca, erano esentati dal fisco e immuni dalla giustizia ordinaria: per il cosiddetto «privilegio di foro», in caso di reati o di contenziosi avevano la facoltà di essere giudicati solo dai propri superiori.

Questa condizione privilegiata generò numerosi dissapori, anche scontri fisici tra le università e altre componenti della società urbana, ma il prestigio e il giro d’affari legati alla presenza di uno studium (questo era il nome generico per indicare le sedi universitarie) compensavano gli svantaggi: gli universitari prendevano stanze in affitto, consumavano pasti, compravano codici, assoldavano copisti e così via.

Struttura e materie di studio

Coloro che completavano con successo gli studi potevano diventare docenti oppure trovare incarichi ben remunerati presso

amministrazioni civili ed ecclesiastiche.

I titoli rilasciati erano di tre livelli crescenti: il baccalaureato, la licenza e il dottorato.

Le materie di studio, insegnate tutte in latino, erano le medesime delle scuole

altomedievali. Dopo aver passato un certo numero di anni sulle arti liberali

(grammatica, dialettica, retorica, matematica, geometria, astronomia e musica),

lo studente aveva accesso a una delle tre facoltà avanzate (diritto, medicina e

teologia).

Un approccio intellettuale rigoroso e sistematico riguardò tutte le discipline. La maggiore novità metodologiche furono le dispute, dove una determinata asserzione, detta tesi, veniva argomentata e criticata in forma dialogica, davanti al pubblico degli interessati.

Riscoperta del diritto romano

Le università furono anche il centro della riscoperta del diritto romano, all’origine di vaste conseguenze culturali e pratiche.

La legislazione romana era stata raccolta al tempo dell’imperatore Giustiniano

(VI secolo), assieme ai pareri dei giuristi: ne era nata una grande opera, il Corpus iuris civilis. Nell’Europa occidentale dell’Alto Medioevo, specialmente in Italia, rimasero tracce delle leggi romane, sebbene prevalessero ovunque il diritto di

origine germanica, le consuetudini e il diritto feudale; cadde nell’oblio, invece, la giurisprudenza romana, ovverosia i pareri contenuti nel Digesto, la seconda e più corposa parte del Corpus iuris civilis.

Nell’XI secolo alcuni giuristi bolognesi, di cui furono capifila Pepone e Irnerio, ripresero a studiare il Digesto e a commentarlo. La cultura occidentale riacquistò confidenza con un pensiero giuridico incentrato sulla distinzione tra pubblico e privato e sulla legge scritta come espressione, razionalmente organizzata, della volontà politica del monarca.

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