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Concetti Chiave

  • L'Umanesimo, che inizia nel Quattrocento, segna la rinascita dell'interesse per l'antichità e la riscoperta dei classici, promuovendo una nuova visione culturale.
  • La corte diventa il fulcro della cultura, dove intellettuali e artisti creano opere per esaltare i principi, in cambio di protezione e sostentamento.
  • Si sviluppa una concezione antropocentrica del mondo, spostando l'attenzione dall'idea teocentrica medievale a una visione ottimista dell'uomo.
  • La riscoperta dei classici è fondamentale per l'insegnamento umanistico, con un predominio del latino classico e l'imitazione degli antichi in vari ambiti.
  • Verso la metà del secolo, il volgare riemerge come lingua di cultura, con importanti autori sia in latino che in volgare, come Lorenzo de' Medici e Poggio Bracciolini.

L'inizio dell'Umanesimo

Dopo il Medioevo, nel Quattrocento, inizia la fase dell’Umanesimo, consistente nella rinascita dell’interesse per l’antichità, della riscoperta dei classici, della filologia, degli studia humanitatis e dell’imitazione.

La civiltà di corte

Il centro per eccellenza di elaborazione della cultura è la corte, dove gentiluomini, funzionari, intellettuali, artisti e scienziati si raccoglievano attorno al signore.

Nacque quindi nel Quattrocento una vera civiltà di corte, fondata sul culto della raffinatezza spirituale, del gusto estetico e delle maniere eleganti. Fu preso come modello il principato augusteo, che anch’esso dava largo spazio alla cultura.

Le opere venivano solitamente commissionate dai principi, i quali ordinavano agli intellettuali di comporre opere letterarie che esaltassero il signore e il suo casato, in cambio di protezione e di mantenimento.

La corte era un luogo chiuso, dove si produceva e al tempo stesso si consumava cultura.

Intellettuali e cortigiani

Esistevano diversi tipi di intellettuali cortigiani: potevano infatti provenire da una famiglia aristocratica (Boiardo), essere il signore della città (Lorenzo de’ Medici), oppure – più comunemente – persone alle dipendenze del signore, ricevendo in cambio dei loro servizi mantenimento e protezione.

Chi però non voleva subordinarsi al potere, poteva optare per la condizione clericale, che offriva notevoli vantaggi materiali e permetteva il godimento dei benefici ecclesiastici. In questo caso non era necessario prendere gli ordini sacerdotali, ma soltanto gli ordini minori (obbligo del celibato), così come fecero Petrarca e Boccaccio.

Nel Quattrocento le lettere godono di grande considerazione: si ritiene infatti che solo chi ha cultura letteraria abbia i requisiti per partecipare alla vita sociale.

Mobilità e concezione del mondo

Un’altra caratteristica dei letterati di questo periodo è la loro mobilità nello spazio: essi infatti si spostavano nelle varie corti italiane quali Milano, Mantova, Ferrara, Firenze, Venezia, Urbino, Roma e Napoli.

Durante il periodo dell’Umanesimo si sviluppa anche una nuova concezione del mondo. A differenza della concezione di tipo teocentrico dove Dio era posto al centro dell’universo affermatasi nel Medioevo, ora – agli inizi del Quattrocento, prende parte una nuova visione antropocentrica, in cui l’uomo pone se stesso al centro della realtà e abbiamo una visione ottimistica dell’uomo.

Questo mutamento è possibile in quanto fino al Medioevo l’uomo era visto come una creatura fragile ed effimera, contaminata dal peccato originale.

Si afferma quindi una concezione laica, che non implica però il rifiuto del sentimento religioso cristiano, ma anzi mira ad una purezza originaria del messaggio cristiano. (si crede ancora in Dio)

Si afferma in questo periodo anche il principio di imitazione: vengono infatti seguiti gli antichi in ogni campo, perfino nella lingua e nel costume.

Riscoperta dei classici

La riscoperta dell’essenza autentica dei classici è il presupposto indispensabile per poter mettere a frutto il loro insegnamento. Nel Quattrocento vengono infatti gli studi delle lettere classiche come studia humanitatis, quelli cioè che formano l’uomo nella sua interezza.

Il culto umanistico dei classici determina nuovamente il predominio del latino, che non è più ovviamente quello medievale, ma il latino classico nella sua purezza.

Gli umanisti si rifanno ai modelli di Petrarca, Cicerone, Virgilio, Orazio e Ovidio.

Si continua comunque a scrivere in volgare, ma i componimenti sono legati a radici popolari e presentano caratteri più arcaici.

Lingua e autori dell'Umanesimo

Verso la metà del secolo, però, si ha una nuova inversione di tendenza: il volgare comincia a riprendere piede – così come era stato nel Medioevo – come lingua di cultura.

Fra i principali autori dell’Umanesimo latino possiamo ricordare: Poggio Bracciolini, Coluccio Salutati, Lorenzo Valla, Pico della Mirandola.

Gli autori principali dell’Umanesimo volgare sono invece Lorenzo de’ Medici (Trionfo di Bacco e Arianna), Leon Battista Alberti, Boiardo (l’Orlando Innamorato), Iacopo Sannazzaro.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato dell'Umanesimo nel contesto storico del Quattrocento?
  2. L'Umanesimo rappresenta la rinascita dell'interesse per l'antichità e la riscoperta dei classici, segnando una transizione dal Medioevo a una nuova era culturale, caratterizzata da un'attenzione per la filologia e gli studia humanitatis.

  3. Qual è il ruolo della corte nella diffusione della cultura durante l'Umanesimo?
  4. La corte fungeva da centro di elaborazione culturale, dove intellettuali e artisti si riunivano attorno al signore, commissionando opere che esaltavano il potere e il casato, creando così una civiltà di corte raffinata e colta.

  5. Come si differenziavano gli intellettuali cortigiani nel Quattrocento?
  6. Gli intellettuali cortigiani potevano provenire da famiglie aristocratiche, essere signori o dipendenti del signore, e chi non voleva subordinarsi al potere poteva scegliere la condizione clericale, che offriva vantaggi materiali senza necessità di ordini sacerdotali.

  7. Qual è la nuova concezione del mondo che emerge durante l'Umanesimo?
  8. Si sviluppa una visione antropocentrica, in cui l'uomo è posto al centro della realtà, sostituendo la precedente concezione teocentrica, e si afferma una visione ottimistica dell'uomo, pur mantenendo un legame con il sentimento religioso cristiano.

  9. Qual è l'importanza della riscoperta dei classici per gli umanisti?
  10. La riscoperta dei classici è fondamentale per l'insegnamento e la formazione dell'uomo, portando a un predominio del latino classico e a un culto umanistico che valorizza le opere di autori come Petrarca, Cicerone e Virgilio, pur continuando a scrivere in volgare.

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