Concetti Chiave
- Il meccanismo della trombosi venosa si basa su tre fattori principali: danno endoteliale, ipercoagulabilità e stasi ematica, che insieme portano alla formazione di trombi.
- La mortalità a 30 giorni per trombosi venosa è del 6,5%, ma un quarto dei pazienti può morire a causa delle conseguenze a lungo termine dell'evento acuto.
- Il rischio di sviluppare trombosi venosa dopo i 45 anni è dell'8%, evidenziando l'importanza della sorveglianza in questa fascia di età.
- La relazione tra trombosi e cancro è critica, con pazienti oncologici che hanno 8-10 volte più probabilità di morire per embolia polmonare rispetto a quelli senza cancro.
- La sopravvivenza a un anno per i pazienti con trombosi e cancro è del 47%, rispetto al 93% per quelli senza cancro, sottolineando l'importanza di valutare eventuali neoplasie in caso di trombosi inspiegabile.
Meccanismo della trombosi venosa
Il meccanismo fisiopatologico della trombosi venosa è rimasto praticamente quello descritto da Rudolf Virchow nel 1856: (1) danno endoteliale che si sovrappone a (2) ipercoagulabilità che si sovrappone a (3) stasi ematica (in questo caso venosa perché parliamo di trombosi venosa)¬. La combinazione di questi tre fattori dà trombosi. Tutti i fattori di rischio del tromboembolismo venoso rientrano quindi in almeno uno di essi: l’intervento chirurgico, ad esempio, dà danno endoteliale (si taglia l’endotelio), stasi (il paziente è sul lettino operatorio) e ipercoagulabilità (le cellule endoteliali tagliate liberano il TF che attiva la coagulazione).
Epidemiologia e rischio di trombosi
L’epidemiologia delle VTE rispetto a quella delle trombosi arteriosa dell’infarto acuto del miocardio è molto inferiore, ma è comunque alta: la morte di 3 pazienti su 10 è dovuta a embolia polmonare.
Il rischio lungo tutta la vita (lifetime risk) dall’età di 45 anni in poi di fare trombosi venosa è dell’8% (1 su 12).
Mortalità e gestione della trombosi
La mortalità a 30 giorni non è elevatissima (6,5%). Il vero problema sta in ciò che segue l’evento acuto: un quarto di questi pazienti morirà. Ci si preoccupa comunque molto della gestione in acuta del paziente (6-7% muore, e negli altri ci sono comunque delle conseguenze irrevocabili ).
Un trombo venoso, quando è piccolo, è lungo dai 5 ai 10 cm, ma in altri casi raggiungono le decine di centimetri (il prof. cita il caso di una paziente con trombosi venosa bilaterale il cui tronco si estendeva dalla caviglia all’arteria iliaca: aveva circa 70 cm di trombo per gamba).
Trombosi e cancro: un legame pericoloso
La mortalità a un anno è del 23%: questo valore è cumulativo vi incide certamente l’effetto dell’embolia polmonare, ma soprattutto il fatto che tutti i fattori di rischio dell’embolia polmonare possono di per sé essere letali, es. cancro. Un paziente col cancro ha 8-10 volte di possibilità in più di morire di embolia polmonare rispetto a un paziente senza cancro. Per questi motivi, nonostante la trombosi sia di per sé parzialmente responsabile della mortalità, sono molto rilevanti anche le cause sottostanti alla VTE. Ciò è dimostrato dal fatto che la sopravvivenza a un anno dei pazienti che hanno trombosi e cancro è del 47%, mentre quella di coloro che non hanno il cancro è del 93%. È consigliato fare una TAC a chi ha trombosi idiopatica e la cui ecografia degli arti inferiori non mostrava presenza di trombi: si è poi scoperto che avesse metastasi al fegato ed è morta di cancro nel giro di tre mesi. Si ribadisce quindi che il decorso di trombosi e cancro è molto legato: se un paziente ha una trombosi inspiegabile e indici di attivazione della coagulazione inspiegabilmente elevati, bisogna valutare la presenza di un cancro.
Domande da interrogazione
- Quali sono i tre fattori principali che contribuiscono alla trombosi venosa secondo il meccanismo di Virchow?
- Qual è il rischio di trombosi venosa a partire dai 45 anni?
- Qual è la mortalità a un anno per i pazienti con trombosi venosa e cancro?
- Perché è importante valutare la presenza di cancro in pazienti con trombosi inspiegabile?
I tre fattori principali sono il danno endoteliale, l'ipercoagulabilità e la stasi ematica. La combinazione di questi fattori porta alla formazione di trombosi venosa.
Il rischio di sviluppare trombosi venosa nella vita, a partire dai 45 anni, è dell'8%, ovvero 1 su 12.
La mortalità a un anno per i pazienti con trombosi venosa e cancro è del 23%, evidenziando il legame pericoloso tra trombosi e cancro.
È fondamentale valutare la presenza di cancro in pazienti con trombosi inspiegabile perché questi pazienti hanno un rischio significativamente maggiore di mortalità, e la sopravvivenza a un anno è molto più bassa rispetto a quelli senza cancro.