Concetti Chiave
- Tiberio Gracco propose una legge nel 133 a.C. per limitare la proprietà di agro pubblico a 500 iugeri, con l'obiettivo di ridistribuire terre alla plebe.
- Il suo discorso toccante a favore dei nullatenenti evidenziava la miseria del popolo romano, costretto a combattere per il lusso dei pochi.
- La richiesta di Tiberio per un secondo anno di tribunato scatenò l'opposizione dei ricchi, che lo accusarono di tirannide e lo uccisero nel 132 a.C.
- Caio Gracco, nel 123 a.C., propose riforme radicali, inclusa la distribuzione di grano a basso prezzo e la concessione di cittadinanza agli Italici.
- Le riforme dei Gracchi fallirono a causa dell'egoismo delle classi abbienti e della plebe che aspirava a sussidi, portando a squilibri sociali e conflitti interni.
Le riforme di Tiberio Gracco
Cercarono di migliorare le condizioni del popolo Tiberio e Caio Gracco. Tiberio, eletto tribuno nel 133 a. Cr., propose una legge che vietava ai cittadini di possedere più di 500 iugeri di agro pubblico. Le terre, che sarebbero così tornate allo Stato, dovevano essere divise in piccoli poderi di 30 iugeri e distribuite alla plebe. Egli sperava di dar vita nuova alla piccola proprietà. Memorabile rimase ai Romani un suo discorso in favore dei nullatenenti: “Le fiere hanno nelle selve un covile, ma coloro che muoiono in difesa dell’Italia non hanno che aria e luce. Essi errano qua e là, con la moglie e i figli, senza casa, né tetto. Quando i capitani, prima del combattimento, li incitano a combattere per le tombe degli antenati e per i Lari domestici, mentono spudoratamente, perché nessuno di loro possiede queste cose. Il popolo romano viene chiamato signore del mondo, ma deve morire per il lusso di pochi uomini e non possiede neppure una zolla di terra…”.
Gli avversari – coloro che prevedevano di essere danneggiati dalle sue riforme – erano, però, pronti a colpirlo. Avendo Tiberio chiesto il tribunato per un secondo anno, lo accusarono di aspirare alla tirannide e lo uccisero in un tumulto (132 a. Cr.).
Le proposte di Caio Gracco
Dieci anni dopo, nel 123 a. Cr., il fratello Caio, eletto tribuno, propose un piano di riforme radicali: doveva essere attuata la riforma agraria progettata da Tiberio; lo Stato doveva distribuire ai poveri grano a basso prezzo e mandare molti plebei disoccupati, che in Roma vivevano di sussidi e di elemosine, nelle province a lavorare le terre di pubblica proprietà; il Senato doveva rinunciare ad alcune sue facoltà e funzioni, che passavano ai Comizi; la cittadinanza romana doveva essere concessa a tutti gli Italici.
Ma anch’egli incontrò l’opposizione dei ricchi. La lotta politica degenerò in un sanguinoso conflitto. Caio, per non cadere nelle mani dei suoi persecutori, si fece uccidere da uno schiavo (121 a. Cr.).
Il fallimento delle riforme
Le riforme progettate dai Gracchi fallirono per l’egoismo delle classi abbienti e per la pusillanimità di una plebe ormai assuefatta all’ozio, che aspirava soprattutto a distribuzioni gratuite di generi alimentari ed aveva rinunciato, in effetti, alla propria libertà. La situazione politica interna era ormai compromessa: gli squilibri sociali minacciavano le strutture stesse dello Stato: era l’avvio a tutta una serie di agitazioni e di guerre interne.
Domande da interrogazione
- Qual era l'obiettivo principale delle riforme proposte da Tiberio Gracco?
- Quali furono le conseguenze della richiesta di Tiberio Gracco di un secondo mandato?
- Quali riforme radicali propose Caio Gracco e quali erano i suoi obiettivi?
- Perché le riforme dei Gracchi fallirono?
Tiberio Gracco mirava a migliorare le condizioni del popolo, proponendo una legge che limitava la proprietà terriera a 500 iugeri e distribuendo le terre allo Stato in piccoli poderi per la plebe, con l'intento di rinvigorire la piccola proprietà.
La richiesta di Tiberio di essere rieletto come tribuno portò alla sua accusa di aspirare alla tirannide e alla sua morte in un tumulto nel 132 a.C., evidenziando l'opposizione dei suoi avversari.
Caio Gracco propose di attuare la riforma agraria di Tiberio, distribuire grano a basso prezzo ai poveri e inviare plebei disoccupati a lavorare le terre pubbliche, oltre a concedere la cittadinanza romana agli Italici, ma affrontò una forte opposizione.
Le riforme fallirono a causa dell'egoismo delle classi abbienti e della passività di una plebe che preferiva ricevere aiuti gratuiti piuttosto che lottare per la propria libertà, contribuendo a un deterioramento della situazione politica e sociale.