Indice

  1. Menedemo:il pentimento di un padre autoritario (Heautontimorùmenos, vv. 53-160)
  2. Un dialogo protatico
  3. La via tradizionale
  4. La proposta di Terenzio
  5. I princìpi filosofici della pedagogia terenziana
  6. La pedagogia nella commedia greca e nel teatro di Terenzio

Menedemo:il pentimento di un padre autoritario (Heautontimorùmenos, vv. 53-160)

Il brano presenta la figura del senex Menedemo, introducendo la questione attorno a cui ruota anche l’Heautontimorùmenos (vedi anche T4): l’educazione rigida imposta da Menedemo al figlio Clinia, a causa della quale il giovane si è allontanato da casa. Tre mesi dopo la partenza del figlio, il padre è pentito e infligge a sé stesso una dura punizione: lavorare nel suo campo come uno schiavo, senza sosta. Cremete, un suo vicino, gliene chiede ragione, spinto non da curiosità ma da sincera sollecitudine e umana solidarietà: è sua l’espressione famosa homo sum: humani nihil a me alienum puto (v. 77).

Un dialogo protatico

Avendo scelto di destinare il prologo a questioni di critica letteraria, Terenzio deve escogitare un modo nuovo per illustrare al pubblico i personaggi e l’antefatto dell’azione teatrale; in questa commedia, il compito di introdurre i fatti è affidato al dialogo tra Menedemo e Cremete, posto in apertura della rappresentazione. Dalle parole di Cremete, così, il pubblico apprende che Menedemo è in età ormai avanzata e può godere di una situazione economica agiata, ma ciò nonostante lavora in campagna senza mai fermarsi; la replica di Menedemo, dopo una certa reticenza, informa invece sul rapporto conflittuale tra quest’ultimo e il figlio, sulla partenza del giovane, e sui ripensamenti che da allora il padre ha avuto. Il dialogo tra i due amici, così, ha un valore che possiamo definire protatico: pur essendo all’interno dell’azione drammatica vera e propria, questo scambio di battute offre al pubblico le informazioni che saranno indispensabili per comprendere gli sviluppi futuri, e pone immediatamente in primo piano il tema fondamentale di questa commedia, ovvero il modello educativo scelto da Menedemo.

La via tradizionale

A dare avvio all’azione drammatica è stata una scelta pedagogica di Menedemo. Quest’ultimo ha commesso quello che nell’ottica di Terenzio è un errore: ha proposto sé stesso come modello da imitare, instillando nel giovane quel desiderio di emulazione che lo ha spinto a partire alla volta dell’Asia per imitare le gesta paterne. Al patetico racconto di Menedemo, fa seguito la replica di Cremete, i cui ammonimenti adombrano i princìpi della pedagogia terenziana: Menedemo ha rinunciato ad avere confidenza con il figlio e ha seguito ciecamente i modelli dell’educazione tradizionale e autoritaria.

La proposta di Terenzio

L’adesione terenziana a un metodo educativo non repressivo e le sue critiche verso il metodo conservatore non celano aspirazioni eversive dell’ordine tradizionale della società romana: Terenzio non mette in discussione il ruolo dei padri come primi educatori dei figli, né la patria potestas e l’istituto della familia. La nuova impostazione pedagogica si basa piuttosto sulla convinzione che soltanto un’educazione veramente libera consenta l’equilibrata formazione di una personalità matura e di un uomo dalla salda coscienza morale e affettiva.

I princìpi filosofici della pedagogia terenziana

Due sono i princìpi filosofici che ispirano questa nuova concezione: il primo è che la natura umana è essenzialmente buona e, se lasciata libera, si orienta da sé verso il bene; il secondo è che non esistono norme universalmente valide per tutti, ma ciascuna deve essere rapportata all’individualità della persona. Il modello pedagogico tradizionale non aiuta invece il giovane perché lo spinge necessariamente a reagire in senso opposto a quello auspicato dal suo educatore. Così, dunque, anche Menedemo ha soffocato in Clinia la capacità di discernimento e la libertà di giudizio, portandolo a prendere decisioni estreme.

La pedagogia nella commedia greca e nel teatro di Terenzio

Le questioni pedagogiche non sono mai state estranee alla tradizione comica classica. Già nell’Atene del V secolo a.C. Aristofane aveva dedicato una sua opera, le Nuvole, proprio al tema dell’educazione; ma è solo con Menandro, tra il IV e il III secolo, che il problema pedagogico si focalizza sull’ambito familiare. Nel mondo greco, però, il ruolo più significativo di educatore non era affidato al padre, ma al maestro (il paidagogòs). È dunque Terenzio il primo commediografo ad aver esplorato da un punto di vista strettamente pedagogico il campo così complesso del rapporto padri e figli.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il tema centrale della commedia "Heautontimorùmenos" di Terenzio?
  2. Il tema centrale è il modello educativo autoritario scelto da Menedemo, che porta al conflitto con il figlio Clinia e al successivo pentimento del padre.

  3. Come viene introdotto il pubblico ai personaggi e all'antefatto nella commedia di Terenzio?
  4. Terenzio utilizza un dialogo protatico tra Menedemo e Cremete per fornire al pubblico le informazioni necessarie sui personaggi e sull'antefatto dell'azione teatrale.

  5. Qual è la critica di Terenzio al metodo educativo tradizionale?
  6. Terenzio critica il metodo educativo tradizionale per essere autoritario e repressivo, sostenendo che soffoca la capacità di discernimento e la libertà di giudizio nei giovani.

  7. Quali sono i princìpi filosofici alla base della pedagogia terenziana?
  8. La pedagogia terenziana si basa su due princìpi: la natura umana è essenzialmente buona e si orienta verso il bene se lasciata libera, e le norme educative devono essere adattate all'individualità della persona.

  9. In che modo Terenzio si distingue nella tradizione comica classica riguardo al tema dell'educazione?
  10. Terenzio è il primo commediografo a esplorare il rapporto tra padri e figli da un punto di vista strettamente pedagogico, a differenza della tradizione greca che affidava il ruolo di educatore al maestro.

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