Tassazione, efficienza e benessere
Prima parte
01/03/2022
L'individuo ottiene il suo reddito principalmente attraverso la sua attività lavorativa, reddito individuale. Il reddito o lo consuma o lo risparmia. Quando lo risparmia, ottiene un ulteriore reddito, il reddito da capitale, ovvero si astiene dal consumarlo, e quel risparmio prende la forma di capitale immobiliare, mobiliare o finanziario e da questo risparmio ottengo un reddito. Un reddito che non avrò oggi, ma domani, che mi servirà per finanziare il consumo futuro.
Dove sono le imposte?
I tributi sono prelievi di ricchezza individuale effettuati dallo stato (ma anche enti pubblici) a prescindere dalla volontà dell'individuo. Servono a finanziare la spesa pubblica, le attività dello stato e degli enti pubblici. Il sistema tributario, quindi i tributi, è normalmente di due tipi:
- Imposte: sono commisurate alla capacità contributiva del soggetto. Il loro ammontare è legato a quanto il soggetto può contribuire e pagare.
- Tasse: sono controprestazioni richieste all'individuo in cambio di servizi forniti dallo stato.
Tutte e due sono prelievi coattivi. La differenza è che le imposte non hanno un legame diretto con una specifica spesa (io pago l'imposta e lo stato accumula e le usa per la sanità, istruzione...). Nel caso della tassa, essa è una controprestazione, cioè corrispettivo per una prestazione. Esempio: vado in un ufficio, chiedo la registrazione di un atto e quello che io pago deve contribuire al costo che lo stato sostiene per erogare quella prestazione.
Oggi è una distinzione poco rilevante, perché la maggior parte dei tributi sono imposte. La controprestazione è legata su pochissime cose, come la tassa sui rifiuti (in teoria questa tassa è calcolata in modo da misurare il costo che ciascun individuo comporta per la collettività per smaltire i suoi rifiuti). Noi ci focalizziamo sulle imposte, prelievi coattivi, tributi basati sulla capacità contributiva del soggetto e che servono a finanziare la spesa pubblica nel suo insieme.
Le due categorie di imposte principali sono:
- Imposte sul consumo: consumo attuale e consumo futuro.
- Imposte sul reddito: sia sul reddito individuale (ottenuto dal suo lavoro), sia il reddito da capitale (ottenuto dal risparmio).
Quali sono i problemi fondamentali per l'imposta sul reddito individuale?
Ci dobbiamo chiedere cosa tassare e come tassare il reddito individuale? Le risposte sono diverse...
Cosa tassare?
- Tutto il reddito individuale: questa risposta coincide con il concetto reddito–entrata, ovvero il reddito comprensivo che è entrato nella disponibilità dell'individuo a prescindere da come è entrato e che utilizzo ne ha fatto l'individuo.
- Solo il reddito derivante dall’impiego dei fattori produttivi: reddito da lavoro e una parte del reddito da capitale (= reddito prodotto, parte riconducibile all’impiego del capitale). La differenza è che il reddito da capitale, sotto forma di interessi e dividendo ottenuto da un individuo, è direttamente derivante dall’impiego del capitale e quindi andrebbe tassato, invece l’aumento di valore nel tempo del capitale, siccome non dipende direttamente dall’individuo, non rientrerebbe nella base imponibile. Esempio: se compro un pacchetto di azioni e la società eroga un dividendo, quella è la remunerazione del mio risparmio quindi rientrerebbe. Se il mio pacchetto di azioni aumentasse nel tempo, quella differenza di valore non rientrerebbe in questa base imponibile.
- Solo il reddito consumato e solo quando viene consumato: questo perché il reddito da capitale è il reddito che ottengo perché rinuncio a consumare una parte del reddito, ma quindi se tasso tutto il reddito individuale, è come se la parte risparmiata la tassassi due volte, perché la tasso sia quando non è ancora speso sia quando la investo. Allora bisognerebbe tassarla solo quando viene consumata.
Come tassare?
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Efficienza:
- Minimizzare le distorsioni: ogni imposta distorce il comportamento individuale, ovvero genera delle scelte che sono diverse da quelle che l’individuo avrebbe preso se l’imposta non ci fosse stata. Quali scelte? Quanto lavorare, quanto dichiarare, quanto consumare/risparmiare oggi. Perché diciamo distorsione e quindi gli diamo un significato negativo? L’analisi microeconomica dice che: in presenza di diverse condizioni, gli individui sono in grado di compiere le proprie scelte in modo da massimizzare l’utilità e, a certe condizioni, quando l’individuo persegue il proprio interesse in realtà sta contribuendo al benessere collettivo. Quindi, se si prende come termine di paragone quello che l’individuo farebbe se non ci fossero le imposte, allora è chiaro che ogni deviazione da questo comportamento è una distorsione. Ma non è detto che si verifichino quelle condizioni, per cui la scelta individuale è ottimale per la società, e poi perché lo stesso concetto di efficienza è un concetto particolare, efficienza paretiana. Ogni volta che studiamo l’imposta ci dobbiamo chiedere come reagiscono gli individui.
- Minimizzare i costi di amministrazione e di adempimento. Per costi non si intende l’ammontare delle imposte, l’imposta come un flusso che va dagli individui allo stato, alla collettività, che supponiamo che abbia senso perché ciò a cui gli individui rinunciano sia meno importante di quello che lo stato può generare. Stiamo parlando dei costi che la collettività e il singolo devono sostenere per riuscire a far in modo che le tasse vengano pagate. I costi di amministrazione sono costi che lo stato deve sostenere per scrivere le leggi, applicarle, ricevere le dichiarazioni, ricevere tutti i dati…, sono costi per la collettività, una parte del gettito tributario serve per ottenere il gettito tributario. È ovvio che quello che vogliamo fare per avere un sistema efficiente è cercare di ottenere quanto più gettito possibile con quanti minori costi di amministrazione possibili. Poi ci sono i costi di adempimento, anche detti costi di compliance, che sostiene l’individuo per riuscire a pagare le tasse. Quindi non solo ho il sacrificio del fatto che devo pagare l’imposta, ma devo anche impiegare del tempo e del denaro per riuscire a pagare le imposte. Quanto più i sistemi tributari sono complessi tanto maggiore saranno i costi di amministrazione e adempimenti.
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Equità:
- Verticale: di fronte a due contribuenti che hanno una diversa capacità contributiva, uno maggiore e l’altro inferiore, un’imposta rispetta il principio di equità verticale se fa pagare diversamente l’imposta a questi due individui. Quindi trattamento diverso per i diversi. Diversa come? Intuitivamente quello che ha maggiore capacità pagherà di più del secondo. Quanto di più? Concetto di progressività: erroneamente viene detto che il ricco deve pagare di più del povero, questo è sbagliato e insufficiente per dire che rispettiamo questo concetto. La nozione di progressività non si basa sull’ammontare assoluto dell’imposta, ma sull’ammontare relativo, guarda a quanto ciascun individuo paga rispetto al suo reddito, in quota di reddito, e la progressività vuole che il ricco paghi una quota del suo reddito rispetto alla quota pagata dal povero. Esempio: se ho un individuo che ha 100 mila euro di reddito e chiedo di pagare il 10%, chiedo di pagare 10 mila euro. Un altro individuo che ha 10 mila euro chiedo di pagare il 10% e quindi 1000 euro. Il ricco sta pagando di più? Sì, perché paga 10 mila e il povero mille, ma in termini di quota di reddito il ricco sta destinando una quota maggiore? No, il 10% tutte e due. Quindi se la quota è la stessa per individui che hanno diversa capacità, la progressività non è rispettata.
- Orizzontale: due contribuenti con la stessa capacità devono pagare la stessa imposta. Quindi è trattamento uguale per gli uguali. Nel concreto non è semplice. Una delle principali ragioni è che gli individui non vivono da soli, vivono in contesti familiari e questo cambia il modo in cui viene valutata la capacità contributiva. Esempio: prendo un individuo senza carichi familiari che ha 30 mila euro e poi prendo un altro con carichi familiari che ha 30 mila euro di reddito. Potrei dire che questi individui hanno la stessa capacità perché hanno lo stesso reddito, ma potrei dire anche che il secondo individuo deve mantenere i figli con quel reddito. Come faccio a tener conto anche di questa dimensione?
- Vincolo di gettito: quanto gettito vuole ottenere lo stato da quell’imposta. Il legislatore fiscale dovrebbe in teoria cercare di avere un’imposta efficiente, ma anche garantire un certo gettito perché ne ha bisogno per finanziare i beni pubblici. Tanto più il vincolo è stringente e quindi più gettito voglio ottenere, tanto più è difficile risolvere questi problemi e mettere d’accordo efficienza e equità.
Le condizioni fondamentali delle imposte sui consumi
Le imposte sui consumi sono un’imposta che va a effettuare un prelievo di ricchezza nella fase di acquisto da parte del consumatore. Ma chi deve pagare l’imposta: chi vende o chi acquista? Per un’economista questa frase è finta!
Tema dell’elasticità nella distribuzione dell’onere dell’imposta
Alla fine quello che conta su chi effettivamente paga l’imposta sul consumo non è chi formalmente la deve pagare, ma che tipo di mercato c’è e che elasticità c’è? Cioè come reagiscono al cambiamento del prezzo i consumatori e i venditori.
Esempio: immaginiamo che metto un’imposta sulla benzina, l’accisa, che formalmente viene pagata dai produttori. Normalmente i produttori si mettono d’accordo e dicono che la girano sul consumatore aumentando il prezzo finale in misura uguale all’imposta. In questo caso esiste un unico prezzo a cui sono disposti ad accettare lo scambio di vendere benzina e quindi ogni aumento dei prezzi sarà sempre a carico dei consumatori. La legge prevede che materialmente l’imposta venga versata dai produttori, ma economicamente viene sostenuta dai consumatori. Ma è possibile anche il caso opposto, per esempio l’IVA è di fatto un’imposta che viene pagata dal consumatore finale, non incide su coloro che producono il bene; tuttavia, è possibile che in alcune condizioni i prezzi vengano cambiati e una parte dell’onere dell’IVA ricada sul produttore. Quindi la definiamo ‘finta alternativa’ perché non è la legge che determina chi paga l’imposta, ma è il mercato.
Come tassare?
La domanda è se l’aliquota deve essere uguale per tutti i consumi o deve essere differenziata in base al tipo di consumo. Esempio: l’IVA deve essere uguale tra una macchina di lusso e il pane? Il pane è un bene necessario e quindi rappresenterà una quota rilevante dei consumi dei poveri. Se ragioniamo in termini di quota, non dovrei trattare nello stesso modo i beni più consumati dai poveri e quelli consumati dai ricchi. Anche qui c’è un tema di efficienza che può andare in senso opposto all’analisi di equità. Facciamo un’analisi più completa di quello che abbiamo appena detto. Non ci sono solo le imposte, non ci sono solo gli individui e non tutti pagano le imposte che dovrebbero pagare. Quando mettiamo questi elementi di realtà il quadro cambia.
Quando valutiamo come tassare il reddito individuale dobbiamo considerare anche il fatto che negli stati moderni esiste un sistema di welfare, cioè un sistema che interviene, attraverso integrazioni di reddito e servizi, a favore degli individui che sono in condizioni di bisogno. D’altra parte, c’è il reddito che esce, il reddito evaso. Evasione = l’atto deliberato e intenzionale di un individuo che non dichiara completamente il proprio reddito, o il proprio consumo, e/o non paga tutte le imposte dovute. Poi c’è il tema del fatto che gli individui non vivono da soli e quindi hanno dei familiari a carico che incidono sul loro consumo e anche di questo dovremmo tener conto. Poi c’è il tema legato al fatto che il risparmio, spesso, prende delle forme particolari e viene canalizzato da dei soggetti che dal punto di vista giuridico hanno una loro autonoma personalità giuridica (le società di capitali). Poiché il diritto tributario ragiona individuando i vari soggetti sulla base dell’esistenza di una personalità giuridica, se c’è una società allora diventa un soggetto rilevante per il fisco. Esempio: compro delle azioni e ricevo un reddito come dividendo che viene dagli utili della società. Se la società è tassata e poi pago di nuovo l’imposta come individuo, quel reddito viene tassato due volte, prima come utile societario e poi quando si trasforma in dividendo = problema dell’integrazione, del coordinamento, tra i sistemi delle imposte sul reddito individuale e sul reddito della società.
Oltre all’evasione esistono anche forme di elusione. Evasione = atto deliberato, atto contro la legge. Elusione = comportamento formalmente lecito che però persegue un obiettivo illecito, cioè il non pagamento delle imposte. Eludere le imposte significa riuscirle a non pagarle, formalmente comportandosi correttamente, ma quei comportamenti hanno il solo obiettivo di non pagare le imposte. Per un giurista il fatto che nell’evasione ci sia violazione formale della legge e nell’elusione no, fa la differenza. Dal punto di vista sostanziale il fatto che io riesco a non pagare le imposte per una serie di comportamenti formalmente legali, o semplicemente perché non rispetto la legge, non fa differenza. Il tema di elusione è legato alle grandi multinazionali, soggetti che grazie al fatto che operano in più paesi riescono a sfruttare una serie di meccanismi e vantaggi che offrono diversi paesi per non pagare le imposte.
Dal quadro più completo non possiamo parlare solo di sistema tributario, non abbiamo solo le imposte, ma abbiamo anche gli strumenti di welfare e il finanziamento degli strumenti di welfare che non avviene tramite imposte, ma tramite contributi (es contributi pensionistici). Quindi quando parliamo di sistema fiscale, non ci limitiamo alle imposte, ma in senso letterario il termine ‘fiscale’ fa riferimento a tutto l’insieme delle imposte e anche i benefici, quindi di tutte le forme di spesa pubblica a favore degli individui. Dove il termine tax significa imposte, ma anche contributi. Infatti, la pressione fiscale è il rapporto tra imposte + contributi sul PIL.
Si complica il nostro quadro anche perché abbiamo redditi da capitali e quindi la problematica delle imposte sul reddito societario e anche le imposte patrimoniali, perché un sistema tributario può decidere di tassare il risparmio, non solo sulla base del reddito che quel risparmio genera (reddito da capitale), ma anche sulla base del valore del risparmio. Esempio: Posso decidere che i risparmi bancari siano tassati attraverso la tassazione degli interessi oppure sulla base del loro valore.
Ulteriori questioni che sorgono oltre al come e quanto tassare:
- Come fare a ridurre l’evasione fiscale?
- Come si possono coordinare le imposte sul reddito individuale con le imposte sul reddito societario e con le imposte patrimoniali?
- Il welfare individuale/familiare può usare gli strumenti tipici del sistema tributario? Esempio: per tener conto del fatto che gli individui vivono in famiglia, gli concedo delle detrazioni (riduzioni di imposta) oppure posso scegliere di erogare direttamente denaro alle famiglie (assegno universale).
- Cosa può fare il sistema fiscale nazionale per contrastare l’elusione, considerando che è molto favorita dall’integrazione dei mercati dei capitali.
Sistemi tributari: modelli di riferimento e nozioni di base
Reddito individuale
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Reddito da lavoro:
- Da lavoro dipendente (e pensione)
- Da lavoro autonomo: compensi ottenuti per la prestazione di servizi o d’opera svolta in autonomia.
- Da attività dell’imprenditore individuale (nel TIUR lo troveremo nel reddito da impresa), ma dal punto di vista economico questa attività è assimilabile all’attività lavorativa.
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Reddito da capitale:
- Derivante dall’impiego del capitale:
- Interessi: sui conti correnti o altre forme di risparmio bancarie (cap. finanziari)
- Rendite: diversamente dagli interessi si riferiscono a più periodi e tendono a rimanere costanti nel tempo (sia capitali immobiliari che mobiliari e finanziari)
- Dividendi: remunerazione del capitale investito in azioni o quote di società (cap. finanziari)
- Canoni di locazione e di affitto (di terreni): esclusivamente immobiliare
- Derivante dalla variazione di valore del capitale nel tempo:
- Plusvalenze = guadagni di capitale
- Minusvalenze = perdite di capitale
- Altri redditi (vincite al gioco, premi, etc.)
Ruolo delle imposte sui redditi e sui consumi
Fondamentale distinzione tra i redditi da lavoro (e gli altri redditi) e i redditi da capitale. Redditi da lavoro e gli altri redditi possono essere destinati sia al consumo che al risparmio. Posso destinarli subito al consumo, oppure se non lo faccio ottengo ulteriori redditi che daranno origine a...
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