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Concetti Chiave

  • L'integrazione tra filosofia e religione mira a combinare la riflessione filosofica con le pratiche religiose, creando un dialogo profondo tra le due dimensioni.
  • Parmenide offre un'interpretazione teologica del dialogo platonico, distinguendo tra l'Uno trascendente e la pluralità delle classi divine che agiscono nel mondo.
  • La gerarchia divina proposta dal pensiero procliano include l'Uno al vertice, con vari livelli di divinità che media tra il trascendente e il molteplice.
  • Le ènadi divine rappresentano una mediazione essenziale tra l'Uno e il molteplice, mantenendo la continuità e l'immutabilità dell'Uno stesso.
  • Il pensiero procliano si distacca dal platonismo enfatizzando la trascendenza del primo principio e rifiutando l'identificazione tra materia e male, considerato un effetto collaterale della mancanza di bene.

Qual è l'integrazione tra filosofia e religione?

Sua preoccupazione è combinare la vita da “professore” di filosofia con quella da cultore di pratiche religiose. Quindi integrare la componente religiosa nel cuore stesso della sua riflessione filosofica.

Interpretazione teologica del dialogo platonico

Al dialogo platonico Parmenide dà quindi un’interpretazione “teologica” (come fatto dal suo maestro Siriano), riguardo le sue due ipotesi principali e le “risolve”:

a. Negativa: l’Uno è solo Uno, ovvero non è --> l’Uno nella sua assoluta permanenza e trascendenza

b. Positiva: L’Uno è ciò che procede all’Uno, ovvero alla pluralità delle classi divine, che esercitano a loro volta un’attività creatrice e provvidenziale nei confronti del mondo.

Gerarchia divina e mediazioni

Ne risulta una gerarchia, che vede al vertice l’Uno (o primo dio) e in basso le anime degli uomini, quelle degli animali, i corpi e la materia. In mezzo vari stadi di divinità, universalità, intelligenza, intelligibilità. La ragione di questa moltiplicazione di classi divine è dovuta alla necessità di integrare nel discorso propriamente filosofico tutti gli dèi dei culti pagani, e aumentare le mediazioni tra l’Uno trascendente e il molteplice.

Funzione delle ènadi divine

Una classe su cui è interessante soffermarsi è quella (seconda per importanza) delle ènadi divine (“unità” divine). Sono le prime mediazione tra l’Uno e il molteplice, ovvero le singole “unità” che derivano immediatamente dall’Uno e condividono con questo i caratteri dell’immaterialità, dell’immutabilità, dell’inconoscibilità e dell’ineffabilità. La loro funzione metafisica è quella di garantire la continuità tra l’Uno e il molteplice, evitando al tempo stesso che quest’ultimo si trovi ad essere immediatamente in contatto con il primo. Sono la mediazione dinamica attraverso cui l’Uno comunica l’unità a tutto ciò che segue, permanendo assolutamente inalterabile e trascendente in sé.

Principi del pensiero procliano

Il pensiero procliano si articola in modo concatenato:

a. Ogni causa produce ciò che segue permanendo in sé stessa e senza perdere nulla di sé stessa (in virtù della sua perfezione e sovrabbondanza)

b. La causalità ha un andamento in qualche modo circolare, scandito di momenti della permanenza, della processione e del ritorno

c. Tutto sta in tutto, ma nel modo che gli è proprio

d. Tutto, nella gerarchia del reale, partecipa di ciò che è superiore, si pure attraverso le opportune mediazioni.

i. Partecipanti (ciò che partecipa)

ii. Forme partecipate (moltiplicate secondo i partecipanti)

iii. Forme non partecipate (esprimono in modo unitario e indiviso ciò che viene partecipato dagli inferiori)

Differenze rispetto al platonismo

Rispetto al platonismo, ci sono dei temi che si sviluppano in modo differente:

1. Viene accentuata la trascendenza e ineffabilità del primo principio. Anche l’approccio negativo è in sé inadeguato: se anche le negazioni non vengono negate, darebbero comunque una definizione oggettiva di ciò che è invece del tutto inoggettivabile

2. Si va contro la dottrina dell’anima “indiscesa”. Come è possibile che una parte di noi sia perfettamente integra e felice, in perenne contatto con gli intelligibili, e noi stessi non ce ne accorgiamo? E come mai allora sbagliamo? Si ripristina una netta distinzione tra sfera dell’intelletto e quella dell’anima, almeno per quel che riguarda le anime individuali. Due implicazioni:

a. Gnoseologica: l’anima non contempla direttamente gli intelligibili, ma le immagini degli intelligibili che possiede in sé

b. Etica: se la nostra anima è scesa interamente nel mondo del divenire, non è immune dalla possibilità di errare, ed è responsabile di tutti i suoi atti

3. Si contesta l’identificazione tra materia e male. La materia è infatti generata dai principi superiori, cioè direttamente dal livello inferiore dell’anima, e remotamente dall’Uno. Come può qualcosa di buono generare qualcosa di malvagio? Si rompe allora la coincidenza tra materia prima e male, mostrando che l’una è prodotto, l’altra no. Il male non ha un’esistenza reale, ma “collaterale”, una “quasi esistenza”. Non ha una sola causa diretta, ma è il risultato di più cause. Una produzione accidentale, un effetto collaterale: ciò che risulta dal mancato raggiungimento di altri fini. Il male si produce solo dove gli agenti (che di per sé tendono al bene) sono talvolta incapaci di produrre il fine (il bene) che si propongono. Ciò accade solo per gli agenti più deboli, anima individuale e corpo: si verifica un’assenza di bene.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'obiettivo principale dell'integrazione tra filosofia e religione nel pensiero procliano?
  2. L'obiettivo è combinare la vita filosofica con quella religiosa, integrando la componente religiosa nel cuore della riflessione filosofica.

  3. Come viene interpretato il dialogo platonico da Parmenide secondo la teologia procliana?
  4. Parmenide offre un'interpretazione teologica delle due ipotesi principali, risolvendo l'Uno come assoluta trascendenza e come principio che genera la pluralità delle classi divine.

  5. Qual è la struttura gerarchica proposta nel pensiero procliano?
  6. La gerarchia vede al vertice l'Uno, seguito da vari stadi di divinità, anime e materia, con l'intento di integrare gli dèi dei culti pagani e aumentare le mediazioni tra l'Uno e il molteplice.

  7. Qual è la funzione delle ènadi divine nel pensiero procliano?
  8. Le ènadi divine sono le prime mediazioni tra l'Uno e il molteplice, garantendo la continuità e comunicando l'unità senza compromettere la trascendenza dell'Uno.

  9. In che modo il pensiero procliano si differenzia dal platonismo riguardo alla materia e al male?
  10. Il pensiero procliano contesta l'identificazione tra materia e male, affermando che la materia è generata da principi superiori e che il male è una produzione accidentale, non una realtà esistente in sé.

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