Estratto del documento

a) L’informazione politica assume una serie di proprietà peculiari;

1- Introduzione

b) Tali proprietà determinano un insieme di vincoli ed opportunità nella gestione e La comunicazione è un elemento importante nei processi politici ed è divenuta distribuzione dell’informazione politica;

c) Emergono strutture ed organizzazioni politiche caratteristiche che si adattano a tali vincoli ed opportunità.

La comunicazione politica è il risultato dell’interazione e della competizione dei principali attori nello spazio pubblico medializzato, cioè l’area di intersezione tra sistema politico, sistema dei media e cittadini-elettori dentro tale spazio. La webpolitica è invece l’ambito di interscambio fra nuovi media, sistema politico e cittadinanza che si definisce all’interno dello spazio pubblico medializzato.

Sempre secondo Bimber sono quattro le rivoluzioni dell’informazione che hanno caratterizzato la storia degli Stati Uniti, e sono state causate da:

  • La creazione di un servizio postale nazionale e lo sviluppo di una industria della carta stampata;
  • La rivoluzione industriale;
  • La comunicazione broadcast;
  • La comunicazione narrowcast.

Tre dimensioni della politica online

  • Il contesto politico: il sistema politico italiano rientra nella tradizione “esclusiva” degli stati del sud Europa. I paesi con una strategia orientata alla repressione dei conflitti sociali definiscono relazioni antagoniste con gli sfidanti del sistema politico provocando una radicalizzazione degli stessi e un’escalation delle forme di protesta. I paesi con una strategia più inclusiva, mostrano una maggiore apertura nei confronti degli attori esterni al sistema istituzionale per cui il conflitto si manifesta in forme più moderate e pacifiche. Il sistema politico europeo è chiuso.
  • Il contesto mediatico: l’Italia presenta un sistema mediale definito “pluralismo polarizzato”, caratterizzato da una circolazione limitata dei mezzi a stampa, da un elevato grado di parallelismo politico, scarsa indipendenza e debole professionalizzazione giornalistica e da un deciso intervento del governo. In Italia la principale fonte di informazione è rappresentata dalla tv. Per la diffusione di internet il nostro paese si colloca in tassi di penetrazione medio-bassi. La crescita di utenti internet è costante come la diffusione dei cellulari, questo riduce il gap che separa l’Italia dagli altri paesi più avanzati.
  • Il contesto della cittadinanza: il rapporto tra i cittadini e la politica si caratterizza per una crescente disaffezione nei confronti delle istituzioni rappresentative e degli attori politici tradizionali. È un fenomeno non solo italiano che nel nostro paese ha avuto come turning point la delegittimazione della sfera politica istituzionale seguita alle inchieste sulla corruzione politica dei primi anni ‘90.

Oggi i media digitali offrono a ogni individuo gradi di libertà e possibilità di espressione creativa che in passato erano inimmaginabili. Un tempo quello che veniva identificato col concetto di netizen è incarnato in quello che Toffler per primo ha chiamato prosumer.

Secondo Bimber le rivoluzioni dell’informazione sono determinate da sviluppi tecnologici, cambiamenti istituzionali o innovazioni economiche che producono cambiamenti drastici nella struttura o nell’accessibilità dell’informazione e della comunicazione.

Le rivoluzioni dell’informazione hanno generato nuovi “regimi informativi” che hanno le seguenti caratteristiche: accessibilità mediante software dedicati (w3c ss validation service e w3c markup validation service).

2- Comunicazione istituzionale e nuovi media: un’analisi comparativa dei siti web delle regioni italiane

Negli Stati Uniti dalla seconda metà degli anni Novanta internet era uno dei luoghi privilegiati della competizione politica prima, durante e dopo le campagne elettorali; sembrava anche essere diventato lo strumento per ravvicinare cittadini disillusi e apatici alla politica e alla cosa pubblica, il mezzo per ripensare gli stili dell’agire burocratico e per governare la complessità, favorendo il passaggio dall’government alla governance.

Solo di recente la politica in internet è entrata a far parte delle agende di ricerca nostrane, con un focus prioritario sulla competizione online dei partiti politici nel corso delle campagne elettorali. Dai primi anni 2000 ha cominciato a definirsi una politica del governo elettronico che in Italia vede un forte ruolo del centro politico temperato però da un margine di manovra significativo da parte dei governi regionali.

Le regioni italiane si caratterizzano oggi come istituzioni guida del sistema di governance territoriale e sempre meno come amministrazioni periferiche dello stato. Occorre indagare l’uso delle nuove tecnologie da parte dei governi regionali nel comunicare con i cittadini del proprio territorio. Il focus dell’analisi sarà ristretto ai siti web delle regioni, domandandosi come vengono utilizzati per informare i cittadini sulle decisioni politiche che li riguardano, sul modo in cui vengono spese le risorse derivanti dall’imposizione fiscale, per semplificare la fruizione dei servizi e coinvolgere i destinatari delle politiche nelle principali scelte del governo regionale. Segue una valutazione della comunicazione istituzionale delle regioni italiane attraverso il web.

Le principali dimensioni dell’analisi

Le principali dimensioni su cui si è focalizzata l’analisi sono le seguenti: a) offerta di informazione; b) trasparenza; c) offerta di servizi ai cittadini; d) usabilità e accessibilità; e) networking (uso del sito per il collegamento con altri attori); f) interattività (strumenti di coinvolgimento dei cittadini online).

a) La dimensione è stata misurata dai seguenti indicatori: informazioni relative al servizio sanitario regionale; informazioni relative a scuole, istruzione e cultura; informazioni relative alle offerte di lavoro; banca dati delle opportunità di formazione professionale; guida ai tributi regionali; informazioni relative ai trasporti pubblici e mobilità; informazioni relative ad urbanistica/casa/edilizia/territorio; informazioni su politiche e finanziamenti dell’Unione Europea; presenza di altri portali dedicati.

b) La dimensione è stata misurata dai seguenti indicatori: informazioni circa l’organizzazione amministrativa regionale; informazioni circa la giunta; informazioni circa il consiglio; pubblicazione del bilancio dell’ente; pubblicazione delle delibere di giunta pubblicazione di banca dati consulenze; nomi e compensi degli amministratori nominati dalla giunta nelle società partecipate dalla regione; informazioni sugli appalti pubblici (bandi, esiti gara etc.).

c) La dimensione è stata misurata dai seguenti indicatori: informazioni sull’URP; informazioni sul difensore civico; contatto diretto con la regione mediante numero verde o call center; registro regionale online delle persone giuridiche private (fondazioni e associazioni e altre istituzioni di carattere privato); modulistica; informazioni relative a bandi e concorsi pubblici; informazioni relative al CUP (centro unico prenotazioni); spazio web per associazioni di cittadini originari della regione del mondo; informazioni su servizi online degli enti locali per cittadini e imprese; esistenza di procedure di registrazione/profilazione dell’utente.

d) La dimensione è stata misurata dai seguenti indicatori: presenza di strumenti per l’orientamento dell’utente; strutturazione sistematica dei contenuti del sito per una veloce consultazione; riconoscibilità dell’URL e uniformità rispetto a istituzioni analoghe; validità dei link che partono dall’home page, valutazione sulla

e) La dimensione è stata misurata dai seguenti indicatori: collegamenti a siti di istituzioni europee; della pubblica amministrazione centrale; delle provincie della regione; dei comuni della regione; delle strutture sanitarie regionali; delle università della regione; delle camere di commercio regionali.

f) La dimensione è stata misurata dai seguenti indicatori: possibilità di effettuare reclami online; erogazione di servizi online; numero di newsletter a cui è possibile iscriversi; numero di mailing-list/chat/forum/blog attivati sul sito regionale; numero di sondaggi/consultazioni online; numero di strumenti che consentono di esprimere la propria opinione e/o proporre soluzioni su un determinato problema/delibera/legge; possibilità di seguire i lavori del consiglio via web.

L’analisi quantitativa è stata affiancata da altri 2 test per valutare i tempi di risposta ai cittadini da parte delle strutture burocratiche del governo regionale.

Le politiche pubbliche che avevano come oggetto il governo elettronico hanno avuto scarsa rilevanza in Italia fino alla fine degli anni Novanta. Le politiche italiane del governo elettronico cominciano a definirsi parallelamente all’iniziativa E-Europe varata alla fine del 1999 dalla commissione europea e approvata dal consiglio europeo di Lisbona. Visto che il governo elettronico è diventato uno degli obiettivi principali del programma europeo della società dell’informazione, in Italia è emerso un consenso bi-partisan rispetto alla necessità di innovare l’azione di governo mediante l’uso delle nuove tecnologie. Le politiche italiane del governo elettronico sono state descritte come un intreccio tra politiche costitutive, politiche distributive e politiche simboliche. L’aspetto simbolico è riscontrabile nell’uso retorico della parola “elettronico” per richiamare le virtù del buon governo venturo cioè trasparenza, efficienza, e coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali. La dimensione costitutiva si riscontra nell’emergere di nuovi assetti istituzionali e organizzativi e nell’influenza esperita da tali politiche sui processi di formazione delle decisioni. L’aspetto distributivo è evidente come a questa politica sia stata associata una notevole capacità di spesa e allocazione di risorse.

Nel comparare la via americana all’e-government con quella europea, alcuni studi hanno messo a confronto il modello comunitario (bottom-up) della prima con quello più spiccatamente statalista e centralista (top-down) della seconda. Lo studio dei processi di policy evidenzia come il timone della politica del governo elettronico risieda nelle mani della presidenza del consiglio. L’elemento di discontinuità si registra soprattutto nella 14° legislatura quando il premier Berlusconi nomina l’ex manager dell’IBM Lucio Stanca ministro per l’innovazione e le tecnologie. Il processo di creazione e istituzionalizzazione del Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione (CNIPA) determina un ritorno delle politiche del governo elettronico nell’orbita governativa. Con l’insediamento del governo Prodi e del nuovo ministro per le riforme e l’innovazione nella pubblica amministrazione Luigi Nicolais nel maggio del 2006 il ruolo del CNIPA viene ridimensionato. Il successivo governo Berlusconi e il ministro Renato Brunetta, individuano un nuovo ruolo per il CNIPA, e rinominato DigitPA.

Sia le linee strategiche per l’e-government elaborate dal ministro Nicolais nel 2007 sia il piano eGov 2012 presentato dal ministro Brunetta nel 2009 non sono intervenuti il problema di ricomporre ad unità e dotare di una regia unica una pletora di ministeri, enti locali, società, aziende speciali e programmi speciali che si occupano di modernizzazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione in Italia. In altri paesi europei il sistema dell’innovazione ha una direzione chiara e lineare che ha evitato la frammentazione prodottasi in poco più di un decennio di politiche di e-government.

Se il cuore del governo elettronico pulsa nel petto dello stato, il ruolo giocato da regioni ed enti locali non può essere ignorato. Le politiche di e-government hanno prodotto il sorgere di strutture territoriali dedicate: 1- Centri Regionali di Competenza per l’e-government e la società dell’informazione (CRC); 2- i Centri Servizi Territoriali (CST).

I primi furono istituiti tra il 2002 e il 2003 ed erano chiamati a svolgere una funzione di supporto agli enti locali nelle fasi di definizione e attuazione di programmi e progetti per la diffusione dell’e-government; inoltre avevano il compito di diffondere i risultati generati dalle politiche regionali e nazionali per lo sviluppo della società dell’informazione, nonché di individuare e socializzare conoscenze, risorse e buone pratiche scaturite dai processi di innovazione in atto nei sistemi territoriali regionali.

I CRC hanno incontrato più ostacoli nel percorso dell’istituzionalizzazione.

La creazione dei CST è stata incentivata dal 2003, e serviva per gestire risorse finanziarie destinate dal governo nazionale ai comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti per la realizzazione di servizi di e-government. Si trattava di strutture sovra-comunali di diversa ampiezza capaci di soddisfare le esigenze di più realtà territoriali riducendo i rischi di un divario digitale territoriale dovuto a carenza di risorse finanziarie, scarsità di personale e mancanza di infrastrutture di connettività adeguate.

Sia i CRC che i CST, costituiti sotto il governo di centro-destra, vengono ridefiniti sia nel loro ruolo che nella loro mission sotto il successivo governo di centro-sinistra. La rete dei CRC ha partire dal 2006 ha attraversato una situazione di stallo, inerzia e indeterminatezza. I CST vennero ribattezzati da Nicolais ALI (Alleanze

Uno studio dell’e-government al livello regionale realizzato del Formez nei primi anni del 2000 evidenziava come l’informatica fosse stata introdotta nelle amministrazioni regionali a partire dagli anni 70 e come alcune differenziazioni tra regioni fossero evidenti già tra la seconda metà degli anni 80 e la prima metà degli anni 90. Elemento che occorre considerare per riflettere sullo sviluppo della società dell’informazione riguarda il divario digitale ovvero la diversa dotazione di infrastrutture tecnologiche disponibile a livello regionale e i differenti livelli di accesso a Internet nei diversi contesti regionali. La riduzione del divario regionale è stato uno dei principali obiettivi delle politiche del governo elettronico per garantire una partecipazione universale ed egualitaria alla società dell’informazione. Le regioni italiane sono intervenute in misura diversa per cercare di affrontare il problema. La distanza tra Nord-Ovest, Nord-Est, Centro-Nord e Centro è limitata e prossima a valori medi; un divario considerevole caratterizza le regioni del sud.

Oltre alla precedente valutazione è utile tenere in considerazione anche in che misura i diversi territori si sono mossi per accedere ai co-finanziamenti messi a disposizione dal governo nazionale per lo sviluppo della società dell’informazione sul territorio regionale. Per questo si può prendere in considerazione l’esito della prima e della seconda fase del piano nazionale di e-government che ha messo in campo ingenti risorse nel quinquennio 1001-2006 per progetti indirizzati alla realizzazione di servizi online ai cittadini, alle imprese e di infrastrutture telematiche per gli enti locali.

Se si considerano i finanziamenti erogati dal governo nazionale nell’ambito della prima fase di attuazione del piano e-government, lo squilibrio territoriale precedentemente rilevato sembra trovare parziale conferma.

Se si considerano poi i finanziamenti stanziati dal governo nazionale nell’ambito della seconda fase di attuazione del piano

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Liston93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche dei nuovi media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Magaraggia Sveva.
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