Sunto “Letteratura italiana”, prof. Simonetti, libro consigliato “Settanta”, Marco Belpoliti
Lezione 28.04.16 – Analogie e differenze
Calvino contraddice uno dei valori lineari: non c'è intreccio né unità di tempo-luogo-azione aristotelico.
Il romanzo di solito soddisfa un vasto pubblico e paga il desiderio “come va a finire”.
Per il lettore di Calvino invece non è così. La trama si accende e si spegne ad intermittenza.
“Il nome della rosa” di Umberto Eco invece è in un presente indefinito e diventa bestseller perché soddisfa il pubblico.
Analogie
- Tema del libro perduto sia nell'uno che nell'altro romanzo.
- “Il nome della rosa” è horror, giallo o rosa, il romanzo di Calvino contiene in sé dieci tipi di libro: horror, noir, rosa, giallo, erotico giapponese, realismo magico.
- Al centro della trama c'è il complotto: falsi autori o autori sbagliati, apocrifi.
- Entrambi sono romanzi metaletterari, che si interrogano su se stessi: Eco sulla storiografia e Calvino sulla letteratura, “come si fa un libro”.
- Attività di copista: Adso nello scriptorium, postmodernismo, traduttori o falsi traduttori in Calvino e biblioteca dei lettori, come nel Nome della rosa.
Finti racconti di Calvino sono più di dieci: “rete di linee che si allacciano e rete di linee che si intersecano”. Flannery è il doppio di Calvino.
Scrittore “era una notte buia e tempestosa”, uno dei suoi incipit, come “la marchesa si alza alle cinque”. Snoopy invece è aspirante pilota e aspirante scrittore.
Relazione tra il mondo reale e scritto: per Calvino sono due mondi correlati e paralleli.
Lo scrittore in crisi si apre su una pagina bianca: si concentra sugli incipit, è in crisi, non sa concludere. È emblema della sua stessa condizione.
Figura retorica: mise en abyme
Letteralmente significa “messo nell'abisso” ed è in realtà la parte centrale di uno stemma araldico, simboli delle famiglie nobili.
Consiste, come figura retorica, di mettere nel romanzo una minima riproduzione al suo interno, come una matrioska.
“Le mille e una notte” è la storia di racconti che salvano la vita, concezione molto elevata della letteratura.
“Fiabe italiane” – negli anni 50 raccolta di racconti.
Flannery, Calvino stesso, si identifica col copista, come Eco con Adso nel Nome della rosa. Aspirazione a convergere nello scrittore copista.
Avanguardia: ricerca di una originalità assoluta. Postmodernismo: angoscia della pagina bianca, scrivere e smontare ciò che è stato fatto. Di questa corrente fanno parte Mallarmé, Flaubert, libro sul nulla.
Il lettore è assillato da coincidenze misteriose, in entrambi, ma il libro di Calvino si interrompe ai colpi di scena. Il lettore, frustrato, legge solo gli incipit e poi va a ricomprare un altro romanzo.
Idea metaletteraria: legge e scrive lo stesso romanzo che scrive.
Lettore: caccia il libro perduto, si rivolge a lui con il “tu”, accumulazione di storie su storie.
Poetica: voglia di raccontare, propria del romanzo.
Pasolini invece è analitico, e dice come stanno le cose per lui. Ideologico, come del resto la Morante, in “Aracoeli” e pure Sciascia.
Parise è meno ideologico ma ci dice cosa pensa della vita, tempo, uomo, ha una visione del mondo. Anche Calvino ce l'ha, ma è piuttosto scettica, senza alcuna risposta.
Dalla somma delle dieci cornici abbiamo un'idea di come la veda Calvino.
Stanchezza delle analisi intellettuali, stanchezza del moderno, di tutti i suoi problemi e sensi di colpa. Voglia di farla finita con le narrazioni forti e le analisi.
Vorrebbe solo il piacere delle storie.
Eco invece vuole scrivere un romanzo d'intreccio.
Crisi della neoavanguardia, stanchezza dell'impegno e delle analisi intellettuali.
Calvino non approda al best seller ma a romanzi che siano macchine narrative.
Nel '50 Calvino comincia a scrivere romanzi simbolici, allegorici, di impianto realista.
Marcovaldo parla dell'ambiente, Il barone rampante, Il visconte dimezzato, dalla “Cosmicomiche”.
Poi però a partire dal romanzo metaletterario e ideale, è più fantascientifico. Interseca le storie, è combinatorio.
Libro cornice “Le mille e una notte” e Il milione di Marco Polo, da cornici alle sue “Città invisibili”. Visioni di città immaginarie.
Ogni città ha una storia a sé.
Combinatorio è anche “Il castello dei destini incrociati”, libro con storie che si intersecano, sui tarocchi; lontanissimo dal romanzo di consumo, laboratorio di storie, differenza con Eco.
Gusto del racconto per il racconto, visione del mondo frammentato, relativistico, marginale. Anche Eco contiene altre storie.
Calvino storia con storie, Eco invece è lineare come trama.
Nel Nome della rosa c'è il fascino delle citazioni, mentre Calvino interseca storie su frammenti di altre storie e frammenti di citazioni.
Calvino dice che l'autore ad un certo punto diventa scomodo: “come scrivere bene se non ci fossi”. Calvino dice che “ciò che scrivo limita ciò che è mio” mentre Pasolini è esibizionista e sbandierato.
Calvino vorrebbe annullare se stesso nello scrivere, mano mozza.
La materia delle storie già c'è, non serve l'intellettuale scrittore.
La realtà è ciò che è scritto.
Secondo la Morante lo scrittore si interessa a tutto tranne che alla letteratura.
Approdo di una navigazione, cap. XI di Calvino, c'è una apostrofe, un topos, la lettura come un navigare.
Porto-biblioteca come immagine del mondo, Borges, Eco.
La biblioteca è un labirinto, repertorio del passato.
Topos moderno: la biblioteca.
Luogo romanzesco che si incrocia col labirinto.
Adso ha solo tracce della cultura passata, nomi, è un labirinto da cui non esce, grande deposito di cultura.
La biblioteca è un labirinto e il labirinto una biblioteca, accessibile in maniera assoluta o inaccessibile. Lettura senza oggetto o senza se stesso, il libro un pretesto, immaginario postmoderno.
Nell'ultima pagina il lettore dice la sua: storie in sospeso, che si perdono per strada. Lettore smarrito.
Letteratura – vita
Pastiche: forma particolare di citazione ma riproduce lo stile dell'autore, pastiche de “Le mille e una notte”. Irriducibilità della citazione, ormai tutto è stato scritto già.
Toponomastica lirica e riferimenti fiabeschi.
II. La fine dell'Arcadia cristiana
C'era una volta l'intellettuale
Pasolini nel 1964 tiene una conferenza su marxismo e cristianesimo. Ha da poco proiettato il film “Il Vangelo secondo Matteo”, pur non essendo credente. Come mai?
Ha sempre avuto una ispirazione religiosa, una vocazione irrazionale sia nella sua vita personale che nella carriera.
“La religione del mio tempo”, problema preso di petto.
Tra il 60 e il 64, dopo i suoi romanzi e la chiusura di “Officina”, aveva programmato altre storie romane, es. Storia burina, mai conclusa.
Crisi della intera cultura italiana.
Egli ha antenne sensibili a cogliere i cambiamenti in corso. Crisi profonda, significativa.
In crisi è la ricerca di tipo razionalistico e ideologico, la stessa idea di impegno è passata di moda.
Avanguardie letterarie sono diverse da quelle del primo Novecento. Crisi letteraria non si spiega mai nell'ambito della letteratura. La crisi generale e personale spinge Pasolini verso il cinema con “La commare secca” e “L'Accattone”.
Lui ha dato del romanzo uno strumento per esporre delle tesi, ma occorre qualcosa di più potente della narrazione.
A Brescia comincia a parlare della crisi del marxismo, polemista com'è ne parla in maniera asistematica. Già in Officina e Vie nuove, periodico, nel 60.
Solitudine esistenziale ed intellettuale, cerca di guidare le nuove generazioni comuniste. Rassicura, blandisce, polemizza. Scrive su censura, aborto, neofascismo, Cina, cattolicesimo, alienazione.
Finisce il miracolo economico. Crisi dell'intellettuale e del suo atteggiamento maieutico. Sconfitta dell'impegno: metodo socratico fondato sul dialogo non funziona. Contrapposizione tra razionalismo occidentale, marxismo, e pensiero selvaggio, III mondo, in Uccellacci e uccellini, 1963.
1949: PCI scaccia Pasolini per omosessualità ma poi legami di nuovo negli anni 70.
Egli al 68 arriva come battitore libero, come profeta, voce nel deserto. Figura solitaria, né intellettuale né impegnato né tradizionale. L'anno degli studenti, dice Rossana Rossanda. Intellettuale o dannato o integrato. Poesia merce non consumabile e valore iperstorico.
Ottone e Barbellini Amidei invitano Pasolini a scrivere sul Corriere della Sera, un giornale borghese. Inizia con l'articolo “Contro i capelli lunghi”, quasi una requisitoria contro la gioventù che si è fatta crescere i capelli, anticipazione e compendio di tante polemiche che lo scrittore svilupperà, gioventù brutta.
Parise e Natalia Ginzburg anche scrivono sul Corriere. Parise scrive “Il borghese ideale” che è una lode alla povertà; dice che i poveri hanno sempre ragione. Tiene una rubrica “Parise risponde”. Sono molto vicini, ma Pasolini è apocalittico.
Pasolini e Parise
Pasolini è del 22 e ha sette anni in più di Parise. È attivo e prende parte a molte discussioni culturali e letterarie. In Poesie a Casarsa Pasolini parla di un bambino defunto come in “Il ragazzo morto e le comete” di Parise. È una coincidenza.
Tema di morte e di Narciso. I morti prolungano la loro vita oltre la morte e continuano ad indossare il corpo aggirandosi negli stessi luoghi frequentati dai vivi.
Morte leitmotiv di entrambi. Parise macabro, visionario e grottesco, amaro, ironico.
È un incubo ricorrente, quello di Pasolini e sarà profetico.
Un altro aspetto in comune è il doppio. Per Pasolini è triplice: Narciso, Demonio e Giovane morto. Desiderio spinge verso l'altro ma la coscienza è dolorosa perché se ne rimane separati. Anche in Petrolio: maschio/femmina, maschile/femminile.
Simbolismo di Parise, poetica barocca e tardo romantica. Barocchismo di entrambi: nulla è costante tranne la instabilità stessa.
Ricerca di sé ma non ci si trova mai, quindi finisce di adempiersi in questa ricerca.
Estetismo di entrambi e comune matrice simbolista, esperienza psichica simile a quella delle droghe, Zanzotto.
Diversità: per Pasolini era la sua omosessualità, per Parise lo stigma di figlio illegittimo.
Individualisti entrambi, anche se in maniera diversa. Moravia: la ragione cancella l'individuo, o Calvino, che si cancella di fronte alla letteratura.
Parise umorismo nero che cancella la letteratura.
Zanzotto dice che Parise in “Arsenico” dice molto di sé: stando nella morte non si può parlare della morte né della vita stando nella vita.
Pasolini ha un rapporto sacrificale con la morte, capro espiatorio.
Unica alternativa è il sesso. Morte “L'odore del sangue”.
Il sesso è un tema comune ad entrambi, associato alla “L'odore del sangue” di Parise, come fa notare Arbasino.
All'inizio tra Parise e Pasolini vi fu antipatia, vi fu una certa incomprensione all'inizio. Parise su “Il PCI ai giovani” di Pasolini viene visto polemicamente.
Parise giudica negativa la poesia, definisce Pasolini “nevrastenico pedagogo”. Decadentista che converge solo in autobiografia. Parise 1976: la vita è disordine, vita casuale, ed elogia questo disordine, anche Calvino lo fa. La vitalità non può essere confinata in una forma.
Per Pasolini è componente del significante.
Auroralità infantile che sente ancora la passione, ma non riesce a sgrovigliare l'una dall'altra, ne tartaglia e ne improvvisa i nomi, li sillaba.
Malinconia del secondo sillabario.
I sillabario 1971 “antipatia”: voce di Parise e Pasolini, che gli chiede aiuto per fuggiaschi spagnoli contro Franco. Ma antipatia ed ostilità è proiezione di se stessi.
Aggressività espressiva e graziosa, non è omicida e prevaricatrice come quella sessuale. È graziosa ed erotica.
Anche Garboli parla della decadenza dell'intellettuale e del Gruppo 63, Sanguineti, Balestrini.
Americanizzazione della società italiana.
Calvino nelle Cosmicomiche: segni e premonizioni delle trasformazioni in corso nella società italiana. Poi il fenomeno fu chiamato postmodernismo.
Garboli: nube tossica. Arbasino invece fende la nube tossica.
Quando discesero i barbari
Pasolini sul settimanale Il Tempo recensisce dei libri, tra il 72 e il 75. Spesso sono ragionamenti ben più ampi di semplici recensioni. Critica militante di Pasolini.
Definisce “Fratelli d'Italia” di Arbasino un libro straordinario, che non ha risentito della discesa dei barbari. Arbasino è chiamato caro pazzo. Invece il realismo di Parise è ritenuto isterico. Per Parise i Sillabari sono belli sottoposti ad una severa ed inflessibile depauperizzazione dei dati della realtà.
Comisso panico, sensuale, vitalistico.
Parise sguardi gettati come quelli di Buster Keaton, con umorismo. Parise cerca una lingua naturale non predeterminante, non riflessiva che li conduce ad una forma, una maniera più semplice e meno elaborata per Parise. Pasolini dice che Parise riesce ad immobilizzare porzioni di realtà. Un istante, un congedo, una sillaba?
Neanche Parise cede ai ricatti ideologici, ma lo fa in maniera privata non pubblica.
Aforisma: la letteratura è di destra ma non politica.
Leggerezza e artificio straordinari in “Il fiore delle mille e una notte”.
Inoltre recensisce Parise dicendo che i suoi Sillabari sono poesia e Calvino de “Le città invisibili” sono racconti anomalie del destino.
Povertà
Eco ne parla nel suo romanzo.
Pasolini è molto complesso, spesso nel Corriere della Sera si rivolge direttamente agli intellettuali. Parise no, è meno apocalittico, meno provocatorio, è piano e semplice.
Ma al di là della furia ideologica di Pasolini c'è disperazione ed è sempre alla ricerca di una forma espressiva.
Lo stile di Parise è un punto d'arrivo. Atteggiamento a volte medianico nei confronti della scrittura: poesia, racconto, fumetto, romanzo, cinema, teatro, intervista.
Tema molto importante è quello della povertà, il sesso e la Chiesa cattolica.
Godere dei beni minimi e necessari è la via di salvezza.
Storia ha mutato il volto del nostro paese, anche per Parise speculazioni edilizie sulle Alpi vicentine.
Fine dell'Arcadia cristiana: paesaggio muore, anche quello interiore.
Tutto ciò che è scomparso con l'avvento del consumismo e del neocapitalismo.
Citati in merito a Pasolini e alla poesia di Pasolini parlava di adorazione del mondo che era anche autoadorazione per Pasolini.
Tutto diventa laido e pervaso da un senso di colpa. Rettitudine e innocenza anche nelle avventure coi ragazzi. Perdita anche della bellezza.
Parise scrive “Chiesa al governo” e “Gesù commerciale”, dice di volere una alternativa pura, fuori dalle regole del commercio, dentro quelle del cuore.
Parise dice di essere contrario al divorzio ma anche al matrimonio, in quanto amore e sesso non rientrano in contratti e istituzioni. Sublimazione della sessualità tentata dal cattolicesimo ma questo fa concentrare e fissare su amore fisico.
Fine della morale cristiana e della Chiesa. Fatti molto gravi per Parise.
Parise non è disperato per la scomparsa delle lucciole di Pasolini, la sessualità non corrisponde a un preciso genere per Parise che, come Comisso, è un elemento panico, naturale, che associa piante animali e uomini.
Americanizzazione è stata inevitabile, spreco/energia per Parise.
Aborto e omosessualità
Pasolini nel gennaio 75 scrive che è contro l'aborto. Dice che è una comodità per la maggioranza eterosessuale, che ci sarà coito libero, che diventa un dovere sociale, un obbligo, una convenzione, la libertà sessuale.
Forza politica e sessuale non estrinsecata da Pasolini ma compresa da Parise, credeva nella forza delle cose, nella fatalità ed energia per questo non poteva condividere l'aborto.
Secolarizzazione della società ma anche del sesso e della femminilità.
Sillabari e L'odore del sangue sono intrisi di sesso.
Chiave interpretativa del sesso come aggressività.
Calma disperata che è rimedio, rimedio dei perdenti, romanzo vitalistico che lancia una sfida alla società, al mondo, alla letteratura stessa. Parise fa propri i temi di Pasolini: sesso, Chiesa, americanizzazione.
Moro è il fantasma linguistico di Parise, che in quegli anni tace.
Reportage su Cina e Vietnam, scrive del bello e del brutto.
La decapitazione dei capi
III libro di antropologia, Calvino.
Calvino nel 68 vive l'occupazione alla Sorbona, era inebriato da quella atmosfera di liberazione.
Romanzo di Calvino “La decapitazione dei capi”, con una nuova società, senza la classe dirigente. Decapitazione rituale dei capi e poi sostituzione? 4 capitoli e rinvia ultimo ad &l
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