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Riassunto letteratura italiana

Coordinate storiche e culturali (XI e XII)

Anche dopo la fine dell'Impero romano, la lingua di cultura era il latino: ciò significa che non era usata per la lingua quotidiana, ma solo per la scrittura. Dunque nei territori dell'Impero si parlavano lingue volgari:

  • Europa meridionale (Italia, Penisola Iberica, Francia, Romania): lingue neolatine.
  • Europa centro-settentrionale: lingue germaniche (lingue originarie dei popoli che avevano invaso l'Europa).

Latino, dunque, come lingua sovranazionale. A padroneggiarlo erano quasi solo i clerici, perché elaborazione e trasmissione della cultura erano affidate, dal IV secolo, agli ordini monastici. Nei monasteri:

  • Erano impartiti insegnamenti grammaticali.
  • Erano copiate opere antiche e si producevano poche nuove.

Rinascita culturale carolingia: grazie al re dei franchi Carlo Magno, ci fu una rinascita di strutture politiche e organizzate centralmente, come quelle romane, e indipendenti dalle strutture religiose. Incoronato a Roma, il giorno di Natale dell'800, da parte di Leone III. C.M. promosse:

  • Sviluppo della cultura scolastica e universitaria laica.
  • Dal punto di vista culturale mirava a rafforzare compattezza nell'impero.

I cronisti, i poeti dovevano esaltare la potenza e saggezza dell'Imperatore. Il potere infatti era sempre in pericolo, date le spinte che venivano dal precario equilibrio fra il potere centrale e quello dei tanti signori locali. Allora nacquero le leggende sulle imprese di C.M. e dei suoi paladini, diffuse dai giullari: ebbero molto successo anche tra il popolo.

Bisogna precisare la differenza tra Alto Medioevo, dalla caduta dell'Impero romano, 476 d.C. - X secolo, e Basso Medioevo, dall'XI al XIV secolo. Con la rinascita dell'anno Mille si indebolisce il sistema feudale, abbattendo i sistemi beneficiari e di vassallaggio, ovvero l'aristocrazia terriera.

Nascita dei comuni

La nascita dei comuni avviene tra XI e XII secolo nel Centro-Nord. Con la crescita demografica, l'intensificarsi dei commerci, la nascita di nuove professioni legate a manifattura e scambio, le città si ingrandiscono, prendendo il sopravvento sul contado a danno delle aristocrazie feudali, e dotati di istituzioni di governo laiche: i consoli, nominati dalle élites cittadine, entrano al posto dei signori feudali nell'amministrazione pubblica. La borghesia, poi legata al commercio, manifattura, banche, conquistò potere economico, politico, e nelle magistrature comunali.

Situazione italiana tra XI-XII secolo: il Centro-Nord era teoricamente sotto il controllo dell'Imperatore che aveva la sua corte nella Germania settentrionale. In queste aree numerosi conflitti, famoso quello tra l'imperatore svevo Federico I Barbarossa e la lega lombarda, risoltosi con la sconfitta del primo a Legnano nel 1176, a cui era seguita la pace di Costanza 1183, verso una maggiore autonomia dei comuni. Il Sud era in parte sotto il dominio dell'Impero bizantino, in parte, la Sicilia, in mano agli arabi.

Scontro papato-Impero

Nell'XI secolo inizia lo scontro tra Papato e Impero. L'imperatore pretendeva di controllare direttamente sia l'elezione del pontefice, sia dei vescovi. Nel 1075, papa Gregorio VII proclamò la superiorità del potere ecclesiastico su quello politico e scomunicò l'imperatore Enrico IV, che per non perdere i sudditi legati alla Chiesa dovette implorare il perdono papale a Canosa nel 1076.

Nel 1122 a Worms vi fu un accordo, grazie al quale l'autorità papale comincia a prevalere su quella imperiale in territorio italiano. Nel meridione le lotte fra longobardi e bizantini furono frenate dall'arrivo dei cavalieri normanni, del Nord della Francia, i quali, in un secolo, estesero il loro dominio su tutto il Sud. Alla fine del XII secolo vi fu il matrimonio tra Costanza d'Altavilla, erede del regno di Sicilia, e l'imperatore Enrico VI.

Divisione sociale e cultura medievale

Gli intellettuali, poco dopo il Mille, consideravano la società rigidamente divisa, secondo la cosiddetta teoria dei tre ordini:

  • Quella di coloro che pregavano (oratores).
  • Combattono (bellatores).
  • Lavorano (laboratores).

Si pretendeva fissata da Dio e rispecchiata nel corpo umano: ecclesiastici: testa, soldati: ventre, contadini: piedi. E gli intellettuali? Nel Medioevo la cultura era legata alle scuole, gestite dalla Chiesa. I vari centri culturali erano le cattedrali e i monasteri. Ecco perché fino al XII secolo molti laici erano privi di istruzione.

Erano solo i chierici a seguire un regolare corso di studi: diviso da una parte, i testi sacri, dall'altra, le arti liberali, distinte in arti del trivio, ovvero Grammatica, Retorica, Logica, e quadrivio, ovvero Aritmetica, Geometria, Musica, Astronomia. L'interpretazione dei testi antichi latini mirava ad adattarli, o a renderli subordinati alle verità della dottrina cristiana.

Cultura antica e cultura medievale: l'allegoria

Alla fine dell'XI secolo le letterature in volgare, provenzale e francese prima di tutto, assumono nuova fisionomia. Ma lo studioso Ernest Robert Curtius ha mostrato come molte immagini, metafore e temi riprendevano quelli latini: si tratta di topòi. Al patrimonio classico si affianca quello cristiano: sia dal Nuovo Testamento che dal Vecchio Testamento.

Lo studio della Bibbia e delle opere latine fu attuato anche da Sant'Agostino e San Gerolamo. Agostino, 354-430, era un ottimo conoscitore dei maggiori autori latini e anche dei filosofi greci. Girolamo, 347-420, si era dedicato alle Sacre Scritture e alla loro interpretazione, traducendo l'intera Bibbia in latino direttamente dagli originali ebraici: questa impresa, conclusa nel 406, aveva dato origine alla Vulgata, cioè al testo usato dalla Chiesa cattolica fino ai tempi moderni.

L'allegoria: i chierici e uomini colti della Chiesa dovevano leggere le opere antiche cercandovi segni nascosti o elementi compatibili con la verità dei libri del NT. Perciò molti di loro svilupparono un metodo interpretativo, di tipo allegorico, che consisteva nell'individuare al di sotto del livello letterale dei testi significati nascosti ancora più importanti di quelli immediatamente percepibili.

Con l'allegoria si potevano interpretare i sensi riposti di un testo allo stesso modo in cui era possibile cogliere i segni nascosti che il creatore aveva impresso in ogni parte della creazione.

Epica tra XI e XII secolo

L'epica si sviluppa, prima in Francia settentrionale, poi in altre zone d'Europa, a partire dall'XI secolo, e attraverso il racconto di eventi storici cruciali esprime sentimenti e valori collettivi. La lingua delle canzoni epiche è l'antico francese, detto lingua d'oil, parlato nella Francia settentrionale.

Canzoni scritte in versi, legati alle assonanze, ossia uguaglianza delle vocali finali di 2 o più parole a partire dalla tonica; in genere suddivise in lasse, porzioni di testo costituite da un numero variabile di versi. Melodia a cantilena.

Le chanson de geste danno voce ai valori sui quali si fondava la società feudale di quell'epoca e che il pubblico condivideva:

  • Fede in Dio.
  • Fedeltà al sovrano o signore.

Valori personificati dai paladini, primi quelli di Carlo. I paladini erano i cavalieri più vicini all'imperatore, venivano trasformati in personalità leggendarie, dotati di virtù e valore straordinari. A Orlando è dedicata la più celebre delle canzoni di gesta. Stile formulare: consiste nella ripetizione di espressioni linguistiche quasi identiche ogni volta che viene nominato uno stesso personaggio. Probabilmente le espressioni fisse dipendono dall'origine orale di questi racconti.

Oltre a quello di C.M., detto ciclo carolingio, abbiamo cicli che raccontano vicende dei successori di Carlo o degli oppositori al potere centrale o episodi di crociate.

Romanzo tra XII e XIII secolo

I romanzi cortesi si sviluppano nei secoli XII e XIII, scritti in antico francese, lingua d'oil, e per molto tempo in versi. I romanzi danno largo spazio a vicende amorose e a imprese di valore compiute da singoli eroi. Ma inventate e prive di fondamento storico.

I romanzi non sono opera di autori anonimi, infatti ne conosciamo i nomi e sappiamo che quasi sempre sono autori collegati a corti feudali di notevole splendore. Il più celebre è Chrétien de Troyes, vissuto nella seconda metà del XII secolo. Nei studi romanzi l'eroe è chiamato a superare una serie di prove, come sconfiggere 1 o più prepotenti, liberare personaggi o intere comunità da 1 sortilegio, conquistare qualche talismano prezioso, così l'eroe forma e tempra la personalità dell'eroe.

La materia bretone

Il romanzo medievale più noto sono le storie del mitico re Artù e dei suoi cavalieri, la cosiddetta materia di Bretagna. Il re Artù, sebbene personaggio storico piuttosto secondario, ha grande rilievo nei romanzi del ciclo bretone in quanto rappresenta la figura mitica del re sacro, sposo della grande dea Bianca, Ginevra.

Al re sacro dei celti è vietato combattere perché la sua morte metterebbe in pericolo la prosperità del suo popolo. Al suo posto combattono i cavalieri della tavola rotonda, cioè cavalieri di rango elevato. Molte avventure di questi cavalieri accadono durante la ricerca del Santo Graal.

La complessità delle storie del ciclo del Graal è probabilmente uno dei fattori all'origine del romanzo in prosa. Questo genere riesce a raccontare avventure che si dipartono dal filone principale della trama, si incrociano tra loro e tornano ad allontanarsi secondo una tecnica narrativa dell'entrelacement, intreccio.

Al ciclo delle leggende bretoni appartengono anche i romanzi incentrati sul folle amore di Tristano per Isotta. L'eroe maschile affronta severe prove di coraggio per conquistare o liberare la donna amata. Il sentimento d'amore che lo lega a lei è tale da infrangere ogni convenzione sociale: esso pertanto può condurre o alla perfezione spirituale o alla rovina e alla follia.

La lirica tra XI e XII secolo

I temi amorosi al centro dei romanzi coincidono in parte con quelli presenti nella produzione lirica. Si diffondono a partire dalla seconda metà dell'XI secolo nella Francia meridionale, specificamente nelle corti della Provenza e della Linguadoca. Lingua: il provenzale o lingua d'oc, oc da hoc, per dire “sì”. Si parlava oltre nella Francia meridionale anche nell'attuale Catalogna. Più tardi negli anni Settanta del secolo XII, nel Nord della Francia si sviluppò una produzione lirica in lingua d'oil.

Mentre i lirici della Francia settentrionale sono detti trovieri, quelli provenzali sono chiamati trovatori. Entrambi i termini sono sinonimo di poeta. Quella provenzale è una poesia scritta per essere cantata con accompagnamento musicale. Si ricordi che i trovatori componevano sia la musica che le parole.

Molti di loro viaggiavano di corte in corte, una sorta di tour europeo; altri erano intellettuali al servizio di grandi signori feudali. Temi: vanno dalla cronaca politica, alla morale e alla religione, fino alla guerra. Comunque il tema principale della lirica trobadorica è l'amore, nella sua forma idealizzata che chiamiamo “cortese”.

L'amore dei trovatori non raggiunge mai il suo scopo: il desiderio del poeta-amante non viene mai soddisfatto. Le donne che lodano sono sposate, a volte le signore che essi servono, in ogni caso irraggiungibili. I poeti si rivolgono alle donne amate come i vassalli ai loro signori, cioè in modi e con termini simili a quelli che regolano i rapporti feudali: si “raccomandano”, si danno in “omaggio”, svolgono il “servizio d'amore” senza aspirare ad alcun contraccambio.

In questo, definito “paradosso cortese” - devozione per una donna inaccessibile - risiede buona parte del fascino della lirica provenzale.

Fra i trovatori più rinomati ai tempi vi erano Arnaut Daniel e Bernant de Ventadorn. Il primo fu esponente del filone dei trobar claus, “poetare in maniera chiusa, difficile”. Uno stile tanto difficile da spingersi a volte fino all'oscurità, tanto difficile da spingersi fino all'oscurità; l'intento era di selezionare il pubblico.

Il secondo fu esponente del filone dei trobar leu, “poetare in maniera facile, comprensibile”. La lirica trobadorica si diffuse rapidamente in molte parti d'Europa, in particolare, in Italia dove si trasferirono molti poeti di lingua provenzale. La grande fortuna della poesia trobadorica è dipesa dal fatto che l'intera classe nobiliare europea riconosceva in essa quei valori “cortesi” che costituivano il nucleo della sua visione dei rapporti sociali.

Importante anche la circostanza che la recitazione e il canto di queste poesie avvenissero in pubblico e costituissero, pertanto, uno dei momenti più rilevanti di incontro sociale delle classi elevate del tempo. Le poesie trobadoriche erano simili alle moderne canzoni, così come la figura del trovatore può essere paragonata a quella dei moderni cantautori.

Duecento

XIII secolo caratterizzato dallo scontro politico e militare tra Impero, Papato e Comuni. I Comuni del Nord tentano di svincolarsi dalla tutela dell'Impero, di cui sono vassalli. La Chiesa continua ad essere anti-imperialista.

Nel 1220, si rompe la pace instaurata con il concordato di Worms, per la salita al trono di Federico II. Questo, figlio di Enrico IV di Svevia e della principessa Costanza d'Altavilla, diventava titolare della corona imperiale ed erede del regno normanno di Sicilia.

Situazione difficile, perché i comuni del Nord sono formalmente vassalli dell'Impero, Federico II come re di Sicilia è formalmente vassallo del papa. Questo conflitto provoca due conseguenze: la nascita nell'Italia centro-settentrionale di due grandi fazioni in perenne lotta fra di loro, i guelfi, dal nome del casato tedesco dei Welf, favorevoli al Papato, e i ghibellini, dal nome del casato tedesco dei Wibelin, sostenitori dell'imperatore; e il coinvolgimento di potenze straniere nelle lotte politiche della penisola.

La fine del potere svevo in Italia, infatti, fu provocata dall'intervento francese: nel 1266 a Benevento Carlo d'Angiò, alleato del papa, sconfisse Manfredi, figlio di Federico II, e diventò sovrano del regno di Sicilia. Approfittando di una rivolta antiangioina scoppiata in Sicilia, i cosiddetti Vespri siciliani, nel 1282, la casata iberica degli Aragona iniziò una guerra contro gli Angiò che si concluse nel 1302 con il riconoscimento della sovranità aragonese sull'isola.

La Chiesa e le eresie

La Chiesa, fra il XII e il XIII secolo, dovette lottare anche contro le eresie. Movimenti spirituali e religiosi diffusi nel clero e laici che mettono in discussione alcuni punti fondamentali della dottrina cristiana e chiedevano una radicale riforma morale del clero e delle gerarchie ecclesiastiche. Ne contestavano la compromissione con il potere politico e criticavano i comportamenti incompatibili con l'originario messaggio cristiano.

A ciò la Chiesa risponde in due modi:

  • Repressione.
  • Riforma interna.

Ma la fondazione di due nuovi ordini religiosi, i domenicani e i francescani, fu la più efficace risposta morale e culturale della Chiesa alle eresie. Questi diversi dagli altri perché operavano all'interno della società, instaurando un rapporto profondo con i ceti che la componevano. Caratteristiche peculiari erano la predicazione e esempio di vita condotta in povertà.

Domenicani e francescani ben presto occuparono le cattedre delle università più prestigiose, e diedero un contributo essenziale alla filosofia dell'epoca, detta Scolastica, proprio perché nasceva all'interno delle istituzioni scolastiche universitarie.

La nuova intellettualità laica

Fenomeno più importante del Duecento è il nascere e affermarsi della cultura laica, indipendente dalle istituzioni ecclesiastiche. Oltre alle cattedre nascono nuovi luoghi di formazione della cultura. In questo secolo si sviluppano le prime università. Queste nascono come libere associazioni di studenti e maestri, diventando ben presto centri di studi teologici, giuridici e medici.

Da qui escono le nuove figure professionali e intellettuali, come giuristi, notai importanti per la costituzione del “comune”. Inoltre si viene a formare un ceto colto capace di usare strumenti della retorica e dotato di un bagaglio culturale adeguato. Il latino detiene il monopolio della comunicazione culturale, tuttavia le necessità della politica e dell'economia promuovono sempre più l'uso anche scritto del volgare. I ceti laici acculturati vengono a costituire il pubblico della nuova letteratura in volgare.

La filosofia scolastica tra fede e ragione

Duecento secolo della teologia. Il pensiero teologico-filosofico insieme al diritto è uno dei fulcri dell'insegnamento universitario. Parigi diventa il centro più importante per gli studi teologici. Al centro degli studi è il pensiero di Aristotele.

Il tedesco Alberto Magno, 1193-1280, affronta il problema della conciliazione della filosofia aristotelica con la fede cristiana. Con i suoi commenti traduce il sistema filosofico-scientifico in un linguaggio che possa essere accetto all'ortodossia cattolica.

Altro importante personaggio è Tommaso d'Aquino, 1221-1274. Nella concezione di Tommaso la fede non soppianta la filosofia bensì la completa. Dalla contaminazione tra dottrina cristiana e razionalismo aristotelico nasce la nuova “sistemazione” della metafisica cristiana che Tommaso offre nella Summa theologiae, un'opera immensa nella quale, in forma di questiones, vengono vagliati tutti i problemi che possono sorgere nell'interpretazione della dottrina cattolica. La Summa sarà nei tre secoli successivi il punto di riferimento fondamentale di tutto il pensiero cristiano.

Il ritardo della letteratura italiana

Per trovare una prima produzione consistente letteraria in italiano volgare bisogna attendere gli anni Venti e Trenta del 200. Periodo anteriore? Pochi e isolati componimenti poetici in volgare. Pur ipotizzando la perdita di testi appartenenti al XII secolo sono troppo poche le testimonianze per pensare ad un impiego del volgare di

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher juanbassist1990 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Di Staso Grazia.
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