I disturbi specifici di apprendimento
Legge 170 del 2010
“Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”: con la legge 170, emanata nel 2010, la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia sono stati definitivamente riconosciuti come DSA, ovvero Disturbi specifici dell’apprendimento, e alle persone con tali disturbi è stato riconosciuto il diritto all’istruzione.
Tale legge, anche se emanata definitivamente nel 2010, ha alle spalle una lunga storia avuta inizio nel 2002, quando venne presentato il primo disegno di legge proprio riguardo i DSA.
All’interno della legge
- Viene data una definizione specifica di dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia.
- Viene stabilito come e chi deve effettuare la diagnosi.
- Viene stabilito che gli insegnanti devono ricevere un’adeguata preparazione sui DSA.
- Vengono stabilite le misure educative di supporto che la scuola deve fornire alle persone con DSA per permettergli di raggiungere il successo scolastico.
- Viene stabilito il diritto per i familiari di persone con DSA ad avere orari di lavoro flessibili.
Decreto n. 5669 del 2011
Tale decreto, successivo all’emanazione della legge, va a specificare, attraverso le “Linee guida” allegate, come va applicata concretamente la legge 170, pertanto riporta delle indicazioni utili per gli insegnanti e tutti coloro che devono predisporre situazioni per persone con DSA, indicazioni elaborate sulla base delle più recenti conoscenze scientifiche.
In particolare si concentra sull’approfondimento delle modalità di formazione dei docenti e dei dirigenti scolastici, delle misure educative e didattiche di supporto per gli alunni con DSA e le forme di verifica e valutazione che gli insegnanti possono utilizzare. Il resto viene approfondito nelle “Linee guida”.
I DSA
Gli aspetti giuridici
Contenuti della Legge 170 e del Decreto 5669 e relative Linee guida: con la “legge 170” del 2010 è stato riconosciuto alle persone con DSA il diritto allo studio.
Tuttavia viene precisato nella legge che tali disturbi si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ciò quindi sta ad indicare che le persone con tali disturbi non sono associabili a quelli con disabilità, che sono invece tutelati dalla legge 104.
Gli aspetti clinici
Il termine DSA fu usato per la prima volta da Kirk nel 1963. I DSA sono disturbi che comportano difficoltà nell’apprendimento ma non possono essere attribuiti a ritardo mentale, ad handicap fisici o a sfavorevoli condizioni ambientali, ma hanno origine neurobiologica, aree del cervello non ben funzionanti, e ereditaria.
Non scompaiono nel corso della vita, ma possono migliorare e se adeguatamente supportati permettono anche alla persona di proseguire negli studi. Uno dei DSA più frequenti è la dislessia.
La prima volta che la dislessia venne scoperta fu definita come “cecità verbale congenita”. Fu il neuropsichiatra Orton che per primo parlò di disturbo specifico di lettura e ipotizzò un disturbo della laterizzazione emisferica.
Il processo di lettura è il risultato di un percorso evolutivo realizzatosi nel corso dei secoli a partire da due sistemi preesistenti: il sistema visivo e il sistema del linguaggio.
Tale disturbo si manifesta attraverso una minore correttezza e rapidità nella lettura ad alta voce. Può essere di due tipi:
- Dislessia fonologica: è quella più frequente e deriva da una disfunzione dell’apparato del linguaggio, nell’emisfero sinistro. In questo caso c’è una mancata acquisizione nel bambino della corrispondenza tra grafema e fonema e pertanto la sua difficoltà nella lettura della trasformazione grafema = suono adeguato, difficoltà di transcodifica dei segni in suoni.
- Dislessia visiva: è meno frequente, il 10% dei casi, e deriva da una disfunzione delle aree fondamentali nei processi di focalizzazione dei processi visivi. In questo caso il bambino presenta una difficoltà nel fissare la propria attenzione sulle lettere e le parole.
Esiste poi la dislessia “mista” che è quella più grave e richiede un trattamento prolungato nel tempo.
Spiegare perché il cervello di una persona dislessica funzioni diversamente non è facile e nel corso del tempo sono state avanzate diverse ipotesi. Una di queste è la “teoria fonologica” che si è affermata come la teoria classica della dislessia secondo la quale nei dislessici vi è un deficit fonologico che crea problemi nell’acquisizione del codice alfabetico che sta alla base dell’apprendimento dell’abilità di lettura e nel suo uso.
Un’altra è la “teoria visiva” secondo la quale ci sarebbe un deficit nell’apparato visivo o meglio nella via magnocellulare che dalla retina conduce la percezione visiva fino alla corteccia. Tale deficit disturberebbe sia le percezioni visive che quelle uditive.
Un’altra teoria ancora è la “teoria motoria” secondo la quale ci sarebbe un deficit nel cervelletto, che è una parte del sistema nervoso centrale coinvolta nell’apprendimento e nel controllo motorio, nel linguaggio, nell’attenzione.
Spesso la dislessia poi è accompagnata da sindromi depressive, ansia, fobie, disturbi del comportamento e sindrome da deficit dell’attenzione con iperattività.
Dobbiamo dire che spesso le sindromi depressive dipendono dal fatto che l’individuo ha poca autostima, per lo più determinata dalla rappresentazione che la famiglia e la scuola si fanno del bambino, la sofferenza che porta questo al bambino determina poi in lui disturbi della condotta e del comportamento.
Un altro disturbo che fa parte dei DSA è quello che riguarda la scrittura. In questo caso le difficoltà che incontra la persona sono diverse come un’inadeguata motricità, competenza ortografica, oppure difficoltà di lessico, costruzione della frase e dell’organizzazione del testo.
Tale disturbo può quindi essere di due tipi: disgrafia e disortografia. La disgrafia riguarda l’aspetto manuale della scrittura ovvero il movimento. La disortografia invece l’utilizzo al momento della scrittura del codice linguistico in quanto tale, pertanto determina una minore correttezza del testo scritto. Spesso tali disturbi possono presentarsi insieme alla dislessia.
Altro disturbo ancora è la discalculia. Si è visto che già il neonato ha potenzialità attentive verso la dimensione quantitativa, anche se in forma primitiva e per quantità non superiori a tre. Perciò ciò significa che noi possediamo già strut
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