Psicologia delle relazioni interpersonali
(Carla Mazzoleni)
Esame: elaborato da consegnare entro il 31/12 su un video (commento legato alle slide) + slide lezioni + domande sul testo monografico (in pubblicazione).
Venerdì dalle 9 alle 11.15; password: INTERAZIONI.
Appunti, giovedì 08 ottobre 2015
Psicologia delle relazioni interpersonali che possono essere formali (= forzate) o informali (= spontanee).
Perché interagiamo? Per un bisogno: affettivo-relazionale (es. piramide di Maslow), di benessere (lo star bene), dimensione ludica (per divertirci).
| Relazione | Legame | Interazione | Appartenenza |
|---|---|---|---|
| Presuppone la temporalità (= non ha un controllo spazio-temporale definito) e la costruzione (tira in causa il legame). | Qualcosa di più profondo ma non superficiale, che posso coltivare. | È puntuale, avviene qui ed ora e descrive qualcosa. | Elemento di apertura e di attrattiva. |
Dove non c'è progettualità abbiamo interazione; in profondità abbiamo quindi poi relazioni e legami.
La psicologia sociale tiene insieme sia l’individuo che la società, a differenza della sociologia che segue il macro. La dimensione sociale non è mai neutrale perché si parla di uomini.
Qual è il contesto? Piano del dove (dove si descrive) e piano delle aspettative sociali (cosa mi aspetto da me o dagli altri).
Il sociale è costruito sulla propria storia e sulla propria esperienza (quindi non abbiamo parametri tutti uguali). In parte è dato o costruito, fisico o immaginario, stabile o dinamico. Il sociale non è cognitivo, ma nasce dagli scambi/interazioni.
“Non è la natura dell’oggetto che differenzia ciò che è sociale da ciò che non lo è, bensì la qualità del rapporto che si struttura con esso, la prospettiva da cui lo si considera. È il significato che si attribuisce e che viene riconosciuto a un oggetto a renderlo sociale, cioè a collocarlo all’interno dello scambio e del confronto sociale”.
Il compito della psicologia sociale contribuisce alla comprensione del comportamento umano. Quindi fa un’analisi delle relazioni, dei sistemi sociali e di significato per comprendere comportamenti, azioni, pensieri dell’uomo nella vita di tutti i giorni.
Doise: 4 livelli di spiegazione (1989) in psicologia sociale
- Intrapersonale: percezione, valutazione e comportamento = processi nella sfera individuale.
- Interindividuale: piano della presenza fisica di altri soggetti (es. ricerche che mettono a confronto le prestazioni con gli altri e quelle da soli) = dinamiche interpersonali tra più individui in un determinato contesto (es. comunicazione, scambio, cooperazione).
- Differenze di posizione sociale: ossia i ruoli nelle diverse categorie.
- Ideologico: sistema di credenze sociali condivise (le ideologie ci orientano, le cogliamo nel momento in cui sono messe alla prova e quindi non sono condivise, emergono perché non sono uguali per tutti = elefante invisibile).
Nella parte in comune fra società e individuo troviamo la psicologia sociale, ossia le interazioni interpersonali.
Interazione comunicativa
Azione = intenzionale, scelta mezzi-fini; presuppone l’intenzionalità. Le nostre azioni presuppongono sia azione che comportamento, azione-reazione.
- Inter-azione = circolarità, reciprocità, feed back.
- Diversi livelli di intenzionalità.
Comunicazione = trasmissione intenzionale di informazione, curando il processo sociale, tramite inferenze.
Comportamento/atteggiamento, che è una disposizione interna, che non necessariamente si esplicita, è la macro categoria degli agiti.
Appunti, giovedì 15 ottobre 2015
Chi comunica?
Il soggetto, identità: le generano storie e relazioni. Nell’interazione ci sono gli attori e i co-attori. Spesso ipotizziamo qualcosa in base a ciò che noi vediamo: scatta un giudizio (= presuppone esperienza), a differenza dal pregiudizio = si crea sulla base delle idee degli altri, estende delle caratteristiche e non presuppone esperienza (ma dobbiamo essere consapevoli dei nostri pregiudizi).
Dove?
In luoghi (non solo fisici) o nelle organizzazioni: routine (= qualcosa che si ripete e che è funzionale) e rituali (= sono delle routine alle quali si sono dati dei significati personali, valenza affettiva perché gli viene dato un significato legato alle identità e alle appartenenze). Il contesto del dove è legato alle regole e alle sanzioni. Spesso abbiamo delle aspettative sugli altri e pensiamo cosa possono pensare di noi.
Come?
È tutto il contenuto del nostro corso, cioè competenze che i soggetti apprendono volta per volta.
(Slide alla lettura sul gruppo/organizzazione)
Gruppo sociale = insieme di persone che interagiscono in modo ordinato sulla base di aspettative condivise.
Criteri di gruppalità: eccedenza rispetto alle persone che lo compongono, interdipendenza dei suoi membri, interazione frequente con uno scopo comune, sentimento del noi, presenza di ruoli e compiti, gerarchia, struttura normativa, senso di appartenenza.
Organizzazione = realtà socialmente costruita che si trova più nella mente dei membri che nelle strutture. Gruppo di persone formalmente unite per raggiungere uno o più obiettivi comuni che individualmente riuscirebbero difficilmente a raggiungere.
Principi fondamentali: carattere strumentale (i processi per raggiungere gli obiettivi seguono un iter), gestione dei conflitti (riconoscimento delle norme), piramide gerarchica.
Elementi dell’organizzazione: attori, struttura sociale, tecnologie (strumenti, mezzi), mission (obiettivi), ambiente (contesto in cui l’organizzazione svolge la sua attività).
Nelle organizzazioni si parla di: razionalità (= mi inserisco per raggiungere un obiettivo) e affettività (= possibilità di essere accolti e riconosciuti, ma di solito non si pensa alla dimensione affettiva nelle organizzazioni produttive).
Il tratteggiato è la situazione macro, poi abbiamo il contesto e all’interno abbiamo i soggetti con tutte le loro appartenenze. Poi c’è una relazione tra un soggetto e l’altro.
Il contesto determina il contratto, marca il comportamento e quindi interagiamo.
[Domanda esame: quali sono le identità sociali? L’appartenenza. Quali sono le identità salienti? Dipende dal contesto.]
Identità = consapevolezza della mia appartenenza.
Appartenenza = qualcosa di più generale (es. il genere femminile).
Più abbiamo appartenenza più riusciamo a reggere meglio le crisi/riprenderci dall’insuccesso (es. chi si focalizza sulla famiglia, se questa viene meno fa fatica a reggere). La fase in cui abbiamo più appartenenze è l’adolescenza, poi nella fase adulta si riducono perché è necessario trovare un equilibrio.
Pragmatica della comunicazione umana
| Sintassi | Semantica | Pragmatica |
|---|---|---|
| Analisi dell’organizzazione e della combinazione degli elementi della comunicazione. | Analisi dei significati e dei riferimenti attribuiti ai segni. | Analisi della relazione tra comunicazione, interlocutori, contesti d’uso. |
Pragmatica = studio dei significati del testo in rapporto al contesto e dunque al suo uso; include gli aspetti impliciti della comunicazione.
[Es. il video del cane e del bambino piccolo, quando parla uno l’altro si ferma, poi si parlano sopra, ad aumentare della voce di uno aumenta anche l’altro). Non c’è interazione perché non c’è l’intenzionalità (quindi senza senso, non hanno contenuto).]
Assiomi della comunicazione
1. “Non si può non comunicare”: chiunque si trovi in una situazione sociale è sorgente di flusso informativo, indipendentemente dalla propria intenzionalità. Ossia tutto ciò che facciamo e che l’altro percepisce trasmette qualcosa di noi (anche ciò che non è verbale).
Aperto = contenuto manifesto a me e agli altri (non vuol dire che si per forza verbale). Riguarda la sfera pubblica della personalità: circolano liberamente i messaggi che l’individuo conosce, è disposto a comunicare e sono note agli altri. So e dico.
Cieco = contenuto evidente solo agli altri. Nascondiamo alcune verità a noi stessi e sono evidenti agli altri (spesso codici non verbali). Non so e dico.
Segreto = mascherare agli altri qualcosa. L’individuo vuole occultare qualcosa. So e non dico.
Sconosciuto = ignoto a me e agli altri. La sfera dell’inconscio (fenomeni che ci riguardano che sono ignoti sia a noi che alle persone che ci circondano). Non so e non dico.
2. “Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione, di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione”: ogni tipo di comunicazione tra due o più individui può avere livelli diversi: notizia (trasmette dati) o comando (trasmette il modo in cui si deve assumere tale comunicazione, è una metacomunicazione). Contenuto (= modalità che trasmette all’altro qualcosa) e relazione ci permette di capire il contenuto. Metacomunicazione = discutere di come è avvenuta la comunicazione.
3. “La punteggiatura. La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione fra i comunicanti”: la punteggiatura colloca le frasi in una relazione di causa-effetto. Il disaccordo su come punteggiare una sequenza di eventi è alla base di conflitti.
4. “Gli esseri umani comunicano sia con il modulo analogico che con quello numerico.”: analogico = non verbale; numerico = verbale. I moduli in uno stesso messaggio possono coesistere ed essere complementari. Il contenuto = modulo numerico-verbale; la relazione = modulo analogico-non verbale.
5. “Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza”: scambio simmetrico = avviene fra interlocutori sullo stesso piano (es. due fratelli); scambio complementare = persone che hanno una relazione ma che non sono sullo stesso piano di potere (es. padre-figli, medico-paziente).
Appunti, giovedì 22 ottobre 2015
Prossemica = messaggi dallo spazio personale. Il modo (la postura, la distanza, il gesticolare ecc.) in cui ci collochiamo nello spazio e regoliamo le nostre distanze parla di noi; la distanza ci protegge, e comunica che tipo di relazione vogliamo avere. Quindi il nostro spazio personale è come una bolla intorno a noi (es. 3 femmine sono più vicine fra loro rispetto a 3 maschi; con i malati la distanza è maggiore, ma più si conosce la diversità più abbiamo meno bisogno di difenderci). La nostra cultura mediterranea è una cultura ad alto contatto.
La bugia nella comunicazione
(Vedi link video) Bugia = affermazione coscientemente falsa. Mentiamo 3 volte ogni 10 minuti (spesso senza farci caso).
Psicologo Luigi Anolli: 3 caratteristiche della bugia: falsità del contenuto, la consapevolezza di chi dice la bugia, intenzione di ingannare qualcuno.
Due modi per mentire: dissimulare = nascondere informazioni senza aggiungere niente di falso e falsificare = presentare un’informazione falsa come se fosse vera. L’uomo le utilizza entrambe spesso a causa delle convenzioni sociali.
Secondo Ekmann 6 espressioni base: rabbia, disgusto, tristezza, paura, gioia e sorpresa e in tutto il mondo si manifestano uguali, quindi si può capire se qualcuno sta mentendo grazie al non verbale. Perché quando mentiamo la mente ordina al corpo di contraddire la falsità che viene detta producendo indizi: rivelatori (quando viene messa a nudo la falsità) e di falso (quando il comportamento del bugiardo fa capire solo che sta mentendo). Tutto questo è governato da tre “emozioni”: la paura di essere scoperti, il senso di colpa per aver mentito e la soddisfazione di aver bleffato qualcuno.
Fonte certa per la menzogna, ma difficile da individuare: le microespressioni = molto rapide, che passa quasi inosservate.
Ma non ci si può basare solo su una cosa per dire che la persona sta mentendo: errori di giudizio (molto frequenti): rischio di mal giudicare un innocente/credere ad un bugiardo aumenta quando l’autore e il destinatario dell’inganno appartengono a culture diverse o non parlano la stessa lingua (perché c’è di mezzo l’interprete).
Impatto di un messaggio: 7% verbale, 38% vocale, 55% non verbale. Maggiori differenze culturali basate su: spazio territoriale, contatto visivo, contatto fisico, gestualità.
Il potere della parola scambiata crea significati, alimenta relazioni.
Interazionismo simbolico = una cosa diventa un oggetto quando è simbolicamente designata e quando su di essa viene compiuta un’azione. Quindi un oggetto sociale è creato da un atto sociale, diventa oggetto quando c’è un’attenzione del singolo e degli altri nel suo contesto. [Es. quando impariamo il termine tavolo, percepiamo il 1 livello; cos’è la rassicurazione? La sperimentiamo su noi stessi, solo in quel modo la possiamo conoscere.] Linguaggio e conversazione veicolano gli oggetti sociali che diventano tali quando diamo attenzione ad essi.
Il linguaggio ci permette l’astrazione e l’allargamento dello spazio quindi possiamo dare significato a quello che viviamo. Anche il sé può essere un oggetto sociale (perché possiamo parlare di noi stessi).
Il nostro mondo sociale è costruito negli scambi quotidiani e si reggono su regolazioni reciproche che avvengono inconsapevolmente o intenzionalmente nelle nostre relazioni interpersonali.
[Es. spezzone sulla poesia del film “La tigre e la neve”: libertà di scelta/connessione con la sfera emotiva/punto di vista. Potere della parola: si può usare lo spazio per trasmettere qualcosa, si può trasmettere con enfasi, si può mimare ciò che si trasmette, si trasmettere con ironia (Benigni, fa emergere la limitatezza del proprio ruolo: infatti si mette al pari con gli alunni, e esce dagli schemi). Integra il verbale con il non verbale.]
Ogni comunicazione presuppone un contratto = l’accordo tra due o più soggetti per lo scambio di prestazioni. È un riferimento implicito ad una cornice psicosociale che definisce significati/ruoli/sanzioni.
[Es. spezzone del colloquio del film “Quasi amici”. Il contratto viene rispetto solo dai primi interlocutori, non dal ragazzo di colore; il disabile si sente trattato come tutti gli altri solo dal ragazzo di colore.]
Posta in gioco
Nel contratto (= ma a che gioco stiamo giocando = qual è il nostro obiettivo?) può essere:
- Cooperativa = collaboro con gli altri, cooperazione, ma per avere tutti devono riconoscere delle regole, perché tutti hanno lo stesso linguaggio (es. dibattito tra politici che parlano la stessa lingua).
- Competitiva = tra una persona e l’altra, ma anche interna alla persona stessa.
Alla lettura slide: distinguere situazioni conversazionali ordinarie da situazioni con dimensione istituzionale (è l’istituzione che decide).
La comunicazione (processo intenzionale): gradi di consapevolezza (3 livelli):
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