Le tre grandi epoche della lirica provenzale
Guglielmo IX d’Aquitania
I° Periodo: La tradizione attribuisce il ruolo fondatore della lirica trobadorica a Fine XI sec. al 1140 circa un personaggio di grande rilievo storico: Guglielmo IX duca d’Aquitania e settimo conte di Poitiers, signore tra i più potenti del suo tempo. Vissuto tra il 1070 e il 1126, trascorse un’esistenza.
Primi testi in volgare: scandita da guerre e assedi. Partecipò a due crociate, una in Terrasanta e l’altra in Spagna. A questi aspetti pubblici della.
Le formule magico-terapeutiche di vita privata. Scomunicato due volte a causa delle sue sregolatezze, Clermont Ferrand alla censura sulla condotta sessuale del duca si sommano anche.
La passione di Augsburg insegue soltanto il principio del piacere.
La passione di Clermont Ferrand Due degli ingredienti principali della sua produzione poetica sono:
L’inno “In hoc anni-circulo” da un lato l’esaltazione delle virtù cortesi e del sacrificio in amore; dall’altro l’elogio senza mezzi termini dei piacere del sesso. Questa.
Lo “Sponsus” immagine bipolare, di una poesia schizofrenica, esibisce una.
Le strofi volgari del codice Harley 2750 sperimentazione a tutto campo del poeta che passa dai temi osceno-burleschi, componente parodica che sdrammatizza certe prese di posizione apparentemente radicali, ai toni patetici.
Poemetti agiografici: dell’addio alla vita, dal gap erotico alla riflessione sulla poesia come.
Il “Boeci” fonte di prestigio. Nel poliedrico repertorio del conte di Poitiers.
La “Sancta Fides” quindi, affiorano già, in ordine sparso, i motivi e le parole chiave che andranno a costituire la struttura portante della lirica trobadorica. Ad esempio:
Albori del roman:
Frammento dell’Alexandre di Alberico.
- Topos del locus amoenus negli esordi. La natura felice può essere messa in un rapporto di similitudine o di contrasto con i sentimenti del poeta.
Amore non è un fatto privato o individuale, ma chiama in causa la società e la condotta degli individui nel mondo = carattere didattico della lirica trobadorica.
Fondazione: Accenno significativo a quello che diverrà il tema centrale del trobar, il “paradosso amoroso”, ossia l’esperienza di un amore che si sa irrealizzabile, alimentato dalla sua stessa tensione irrisolta.
La letteratura provenzale presenta una storia abbastanza atipica rispetto alle altre letterature romanze. Precocemente attestata, è in essa che prende vita la lirica moderna: una poesia d’arte laica, composta in una lingua volgare. Di varia estrazione sociale, i trovatori vivono nell’ambiente delle corti feudali del Sud della Francia, della Spagna, dell’Italia Settentrionale grazie al mecenatismo dei signori, talvolta essi stessi trovatori in proprio; e nelle corti è anche il loro pubblico. Poeti d’arte, componevano per iscritto i testi e li musicavano, ma le poesie circolavano per via orale, attraverso l’esecuzione cantata dei giullari.
Chiamata in causa dell’ascoltatore/i. Rapporto poeta e pubblico mutato: cade l’opposizione tra litterati e illitterati. Poesia che si rivolge esclusivamente ai fins amadors, a quanti cioè sono in grado di condividere l’esperienza soggettiva ed esemplare del trovatore.
Poesia laica. Poesia e cultura autonoma rispetto alla chiesa.
Poesia musicata destinata all’esecuzione pubblica, che è prima di tutto spettacolo, evento sociale.
Destinatari: uomini e donne che vivono nelle corti feudali. Alla figura del chierico si sostituisce quella del cavaliere.
Poesia che si rivolge alle donne ed è fatta anche dalle donne.
Caratteri della poesia dei trovatori che sono riconducibili alla cosiddetta metafora feudale. Amore visto nei termini di un rapporto feudale di completa sottomissione e devozione nei confronti della midons; il poeta infatti si rivolge alla sua donna come un vassallo al suo signore.
L’impiego di uno pseudonimo per nominare la dama, che nei trovatori trova precise giustificazioni: come la virtù cortese del celar.
La donna è: inaccessibile, il che equivale a dire che è un amore impossibile a cui si frappongono molti ostacoli.
Presenze ostili quali quelle del Lauzengiers o il gilos, marito geloso. Sullo sfondo di queste narrazione la dama, però, non perde mai la sua concretezza e la sua fisicità.
Scenario di questo amore è lo spazio circoscritto delle mura del castello.
Origini del trobar: In assenza di documentazione le ipotesi si sono moltiplicate: le origini del trobar sono state individuate di volta in volta nella continuità con la poesia medio latina, in un improbabile recupero di canti popolari e motivi folklorici, nell’influsso della lirica araba di Spagna. Ma la matrice più plausibile è verosimilmente quella, clericale e liturgica, inscritta nel verbo stesso che designa quell’attività poetico-musicale: trobar è denominale da TROPUS, e il tropo è appunto il frutto dell’inventio, una composizione nuova “trovata” e aggiunta a un canto liturgico mediante l’applicazione di parole a una melodia preesistente.
Il giacere ricorre solo nel ricordo e nel sogno. La realtà è solo desiderio e tensione.
Gusto per la parodia, che deride i modelli di ispirazione ascetica e pia. Virtù del perfetto amante scopertamente parodiate.
Jaufre Rudel
Coordinate anagrafiche incerte. Corretta risulta l’informazione relativa al titolo nobiliare di princes dei signori di Blaia. E del principe di Blaia ci è giunto un piccolo canzoniere di sei poesie, caratterizzato da un’estrema rarefazione del dettato poetico.
L’intera poetica rudeliana ruota attorno all’idea di lontananza (amor de lonh). Nel tempo si sono date varie letture allegoriche di questo strano amore, ad esempio si è visto l’amore per la Vergine, l’amore per la Terrasanta. Ma è a Spitzer che si deve la teoria più illuminante: l’amor de lonh porterebbe alle sue estreme conseguenze il “paradosso amoroso” della lirica cortese; la condizione essenziale dell’amore è quindi la lontananza dell’oggetto amato e l’unica possibilità di esprimerla è quella del discorso onirico.
Marcabru
Insieme con Jaufre Rudel è il trovatore più importante del XII secolo. Un giullare guascone di cui ci è giunta una quarantina di testi. La poetica di Marcabru si caratterizza per il suo intransigente moralismo, espresso in uno stile complesso e difficile. Bersaglio principale delle sue invettive è la decadenza dei costumi, irrimediabilmente degenerati rispetto a una mitica età dell’oro della cortesia, ma anche ai molheratz, letteralmente i mariti, che vengono accusati di ogni nefandezza. Sotto accusa sono anche i falsi trovatori, che avrebbero tradito la purezza originaria dell’etica cortese cantando la fals’amor. Sono evidenti nelle sue poesie delle forti componenti cristiane, il suo moralismo, infatti, ha un innegabile sfondo religioso, che canterebbe addirittura l’amore coniugale, il che lo collocherebbe completamente fuori dalla poesia cortese. Ma l’ipotesi più probabile è che Marcabru esalterebbe non l’amore coniugale ma l’amore puro, cui si oppone il fals’amor, che connota come adulterio o amore carnale. Si delinea così un’ideologia personalissima, improntata a un pessimismo apocalittico, dove etica e politica appaiono irrimediabilmente ammorbiate da una corruzione che arriva a sfiorare anche i soudatiers, ultimi depositari dei valori del buon tempo andato. Le radici di questa decadenza, inoltre, sono anche morali e biologiche. La nobiltà d’animo è un patrimonio genetico che si trasmette di padre in figlio e gli accoppiamenti clandestini inquinano le stirpi, producendo generazioni di taccagni ed ignavi. I vizi privati, quindi, hanno conseguenza storico-politico dirompenti. La lirica di Marcabru si coagula di rime difficili e rare ed è il riflesso d’un espressionismo violento e pessimista.
Il paradosso amoroso secondo Kohler: c’è una componente subliminale nell’associazione della figura femminile e del castello. K. Ha individuato le origini dell’ideologia trobadorica nella condizione socio-economica della piccola nobiltà e in particolare dei non casati, i cavalieri senza feudo, che, in attesa dell’investitura, conducevano una precaria esistenza da soudadiers tra le frustrazioni e i veleni della corte: unica alternativa era la ricerca di guerre o avventure che offrissero la possibilità di conquistare pregio e onore. Nel microcosmo costituito dai soudadiers irrequieti e ansiosi di promozione sociale, la figura della domna subisce una sorta di elaborazione mitologica: essa diviene ipostasi della tensione erotica e si sublima nell’amore irrealizzato e distante, ma assurge a simbolo di riscatto.
La pastorella è un genere che ha avuto più fortuna nella lirica antico francese che nella provenzale, benché quella di Marcabru sia il più antico esemplare conservato; la pastorella serve a farci prendere contatto con un altro aspetto meno conosciuto di Marcabru, quello ironico, con ispirazioni meno astratte e più concrete. La vicenda narra di una pastora e un cavaliere che cerca di sedurla, singolarmente, però, la ragazza, andando oltre la forma stereotipata del genere che vedeva nel personaggio una figura poco raccomandabile, avida di denaro, piena di ogni sorta di difetti morali e anche fisici, incarna un modello di nobiltà e buon senso, smascherando i bassi fini che si nascondono dietro il discorso cortese del cavaliere. È quindi inevitabile non notare nella vicenda
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