La triangolazione
Apprendere i contesti: indice
- La squalifica
- Come osserviamo
- La coalizione perversa
- Le griglie per guardare
- La comunicazione paradossale
- L’epistemologia come teoria della costruzione della conoscenza
- Il doppio legame
- L’ottica sistemica come strumento della complessità
- Il capro espiatorio
- Il linguaggio e la comunicazione come costruttori di realtà
- La simmetria e la complementarità rigida
- Le posizioni rispetto al sapere
- L’hubris (cioè conflittualità) tra operatori
- I pregiudizi ineludibili
- La parentificazione del servizio
- Gli aspetti culturali
Risultati indesiderati
- La lettura triadica delle interazioni
- I risultati indesiderati
- I livelli di osservazioni nelle situazioni relazionali (alternativo: le responsabilità dell’operatore, le embricazioni)
- Mettere in atto operazioni di secondo livello
I sistemi osservanti
- Da osservatore a osservante
- Differenziare tra delega e progetto
- Entrare nel sistema
- La ridefinizione della delega
- Noi operatori abbiamo bisogno dell’istituzione
- Prendere in carico
- Anche l’istituzione ha bisogno di noi
- L’istituzione del case manager
- La domanda come elemento di collegamento
- Il servizio come contenitore
- Costruirsi come costante (alternativo: essere come il granello di sabbia)
- Analizzare la domanda
- Lavorare di fronte a una domanda già presente
- Comunque ridefinire la domanda
- Costruire la domanda
- Strategizzare per non perdere la capacità perturbativa
- Quando la domanda manca del tutto
- Analizzare il rapporto costi/benefici
- Una domanda impropria
- Possibili trappole
- La domanda come mossa di un gioco
- Entrare in risonanza
- Ridefinire la domanda
- La collusione come gioco adattativo e omeostatico
- La domanda di counseling e di intervento psicoterapeutico
- La cronicizzazione
- Il rischio del rischio iatrogeno
- Le posizioni dell’operatore
- Il burn out degli operatori
- Far emergere un sistema, quale?
- I resoconti come narrazioni
- Il positioning, come collocarsi
Riflessioni sul proprio operato
- I tre domini d’azione
- Competenze di base
- L’ascolto
- La capacità relazionale
- Fare domande
- Leggere i feedback
- Accendere la curiosità
- Analizzare bisogni e risorse
- Fare ipotesi
- Introdurre differenze
- Agire, pianificare e costruire obiettivi
- Rispettare (anche la complessità del sistema)
- Usare sé stessi
- Considerare il tempo, la processualità
- Operazioni per entrare
- Osservare e analizzare il contesto
- Chi è il committente, chi è l’utente
- Il mandato
- Aggiustamento del mandato
- L’invio
- Chi scegliamo di convocare (alternativo: la punteggiatura)
- Definire un setting
- L’ingaggio
- Fare un contratto
- Costruire una verifica dell’intervento
Al lavoro con gli altri costruendo un pluriverso
- Realizzare pattern di collegamento
- La costruzione di un cervello cibernetico
- Il lavoro in équipe
- Il lavoro di rete
- L’importanza della supervisione
- I giochi relazionali da riconoscere
- La pseudomutualità
- La schismogenesi
- Lo slittamento di contesto
Resoconti come narrazioni
- Una psicologa nel mondo della cooperazione internazionale
- Entrare in una società cooperativa sociale
- Entrare in carcere
- La diversità in gruppo è ricchezza
- Inserimento di una fisioterapista
- La consulenza a un piccolo comune
- Volontariato in un reparto di oncologia
- Inserimento in un servizio di consulenza psiconutrizionale dell’università
- Leggere l’emergenza: intervenire in una comunità ferita dal terremoto
- “Educarsi al lavoro in rete” – Costruire la rete lavorando
- Lavorare in rete costruendo
- Ristrutturazione continua
- L’azienda: il caso della psicologa consulente per una società di consulenza
- L’esperienza in un servizio disabili adulti
- La casa famiglia per adolescenti: l’ambiguità del ruolo e l’assenza di responsabilità delle istituzioni
- Il lavoro dell’assistente sociale in un consultorio
- L’istituzione di un nido: la realizzazione del progetto educativo
- Il lavoro delle educatrici nel nido: educare i bambini, dialogare con le famiglie
- Uno psichiatra racconta
- Strategie d’intervento nel contesto formativo sanitario ECM. Dal circle time al social network
- Entrare in una scuola
Apprendere i contesti
Parte prima
Come osserviamo
Le griglie per guardare
Le griglie sono i modelli che abbiamo in mente, che non sono né oggettivi né neutri: sono la lente che determina cosa vediamo e come si evolvono i sistemi. Anche il dialogo è una posizione epistemologica, perché veicola significati e relazioni specifiche. Le griglie sono spesso inconsapevoli e socialmente costruite a seguito dell’esperienza culturale e familiare. #I pregiudizi ineludibili
L’epistemologia come teoria della costruzione della conoscenza
Non ci sono teorie indipendenti da relazioni, in quanto gli individui costruiscono le proprie teorie sul mondo attraverso il linguaggio e i rapporti interpersonali, inseriti in un contesto di condivisione delle regole culturalmente determinate. La Telfener intende per epistemologia quelle operazioni necessarie all’azione del conoscere, un conoscere inteso non solo come costruzione delle strutture cognitive, ma anche come elaborazione delle strategie conoscitive. Fabbri e Munari definiscono invece l’epistemologia una strategia d’intervento che si elabora in rapporto a ciò che siamo e a come conosciamo. È impossibile non avere un’epistemologia: chi lo sostiene, ne ha una cattiva.
La conoscenza è un fenomeno biologico che nasce come azione: ciò che conosciamo è dato dall’interazione tra noi e ciò che ci circonda, un’interazione ricorsiva in quanto l’azione determina le convinzioni, e queste l’azione successiva.
A Jay Haley, clinico sistemico, viene presentato in supervisione il caso di una coppia madre-figlio unita simbioticamente. Dinanzi allo studente in difficoltà, Haley gli suggerisce di modificare la propria spiegazione: “è impossibile intervenire su una coppia simbiotica. Amplifica la lente con cui li guardi”.
Diventa dunque fondamentale mutare le proprie categorie di lettura, anziché il mondo esterno.
L’ottica sistemica come strumento della complessità
Alcune categorie professionali hanno la fortuna di poter apprendere dal contesto, inteso come luogo e come stimolo per diventare esperti. Tali professionisti sono “naturalmente sistemici”. L’approccio sistemico propone uno schema che non frammenta gli oggetti di studio, ma li considera in relazione; gli oggetti rimangono i medesimi, ma cambia il modo di assemblarli: la foresta è vista come insieme di alberi. Adottare l’ottica sistemica non implica ordinare il mondo in sistemi rigorosamente differenziati: è un sistema quello che l’osservatore sceglie di considerare tale.
Ipotizzando che una paziente si rivolga a noi definendosi agorafobica, posso convocare in seduta la signora da sola, la coppia o la famiglia intera, e a seconda della scelta costruirò significati molto diversi attorno al sintomo. Il fatto che il clinico abbia la libertà di scegliere a quale sistema rivolgersi non implica che il modo in cui si sceglie è indifferente: il clinico deve conoscere le motivazioni della propria scelta.
La Telfener considera il sistema un metodo, più che un oggetto di osservazione. Si tratta di un processo attraverso cui una totalità dinamica si staglia da uno sfondo. Alcuni concetti utili per analizzare il sistema sono quelli di equifinalità, non linearità, circolarità e interdipendenza. L’equifinalità è una caratteristica tale per cui ogni evento non è organizzato da una causa unica, ma da molteplici concause. Lo stesso evento può essere raggiunto da punti di partenza differenti e lo stesso punto di partenza può dare origine a risultati diversi. La non linearità afferma l’inadeguatezza di ogni ricostruzione cumulativa che semplifichi la descrizione dei fatti: il complesso ha un maggiore potere euristico del particolare. La circolarità è la relazione tra elementi, pattern; la possibilità di pensare in termini di processi anziché contenuti, di unità dinamiche anziché statiche. L’interdipendenza afferma che un cambiamento di stato in una parte influenza lo stato delle altre parti.
Considerati questi fenomeni, non ha senso stabilire in quale percentuale un fenomeno è culturale, biologico, psicologico o sociale. Ogni evento è al 100% culturale, biologico, psicologico e sociale. I presupposti del modello sistemico sono: l’informazione come unità di analisi, la centralità della comunicazione, l’interazione come modalità conoscitiva e origine dei significati (insieme al contesto), la polifonia come presenza di più voci e la responsabilità dell’operatore che si esprime attraverso le sue scelte.
Il linguaggio e la comunicazione come costruttori di realtà
Il linguaggio non è una rappresentazione fedele della realtà, bensì il processo attraverso cui la realtà si costruisce.
Uno dei docenti della Telfener ha definito ingenuo il motto del New York Times Tell it as it is: a suo dire, sarebbe stato più corretto dire It is as you tell it.
Interessante a questo proposito è il concetto di atti performativi, ovvero parole che una volta dette fanno accadere ciò che definiscono. Se chiedo scusa, posso essere perdonato, se il sindaco dichiara una coppia “marito e moglie”, questi lo diventano.
La comunicazione presenta tre assiomi indispensabili per muoversi nei contesti: 1) è impossibile non comunicare. Anche il silenzio e il linguaggio non verbale comunicano; 2) il contesto relazionale è sempre più ampio di una comunicazione a due, per cui uno stesso messaggio ha necessariamente diversi destinatari che fanno parte di un sistema esteso di comunicazione con relativo gioco a N persone. In ogni comunicazione passa un contenuto, una definizione della posizione reciproca, l’attenzione al numero dei partecipanti e un tempo definito. Ad esempio, A, definendosi stanco, chiede a B di fare qualcosa per lui, oppure si giustifica per lo scarso lavoro svolto, o ancora chiede di non essere oberato di ulteriore lavoro.
Le posizioni rispetto al sapere
I livelli di sapere sono:
- Sapere: tutto ciò che abbiamo appreso;
- Sapere di sapere: la capacità di riflettere sulle proprie griglie di lettura e di considerarle come strumenti operativi anziché date a priori;
Una donna che collabora col tribunale, occupandosi di famiglie abusanti, decide di interrompere tale collaborazione nel momento in cui nasce suo figlio: finiva per identificare ogni bambino con il suo e di conseguenza a proteggerli tutti.
- Sapere di non sapere: indica da una parte la consapevolezza della propria ignoranza, e dall’altra la rinuncia alla conoscenza, a favore invece di un atteggiamento partecipato e dubitativo, quella che Keats ha definito “capacità di stare nell’incertezza”;
- Non sapere: l’ignoranza ineludibile di fronte alla vastità del mondo;
- Non sapere di sapere: è la fiducia nell’intuito, preziosa ma pericolosa se ci porta a smettere di interrogarci;
- Non sapere di non sapere: è la cecità presente in ogni situazione, le informazioni che diamo per scontate e che ci portano a diventare un omeostata, un operatore che contribuisce all’omeostasi.
La Telfener incontra, durante il suo tirocinio, una bambina adultizzata di nome Sunshine e suo padre hippie. La bambina afferma di essere preoccupata per il sesso, preoccupazione che ha fatto sorridere la dottoressa. Solo anni dopo, avendo lavorato con famiglie abusanti, la Telfener si domanda se la coppia padre-figlia non fosse incestuosa. Questo esemplifica come il fatto di non aver integrato la categoria dell’incesto l’abbia portata a non far emergere il tema durante il colloquio.
I pregiudizi ineludibili
Le griglie vanno costantemente analizzate, in quanto nascondono i nostri pregiudizi.
Quando la Telfener lavorava con famiglie italiane in America, aveva alcuni pregiudizi sulla loro possibilità di cambiamento: ai padri di origine italiana non suggeriva mai di portare i bambini al parco, perché in Italia, a quei tempi (anni Settanta) non era una cosa comune. Tre anni dopo, una volta tornata in Italia, la prima cosa che aveva notato erano i papà al parco con i figli, proprio come i padri americani. Questa piccola esperienza le ha mostrato il suo pregiudizio.
Gli aspetti culturali
La cultura è l’insieme di pratiche disponibili a tutti e sentite profondamente dalla comunità, pratiche che si traducono in modi di pensare e comunicare che si sottraggono alla riflessione e mantengono stabile la realtà (per la legge dell’omeostasi cognitiva di von Foerster). Le culture organizzative sono permeate dagli aspetti culturali, che vanno sempre tenuti in considerazione.
La lettura triadica delle interazioni
Weakland, studiando le famiglie con un membro schizofrenico, propose per primo la triade come unità minima di attenzione in un mondo complesso. Haley era d’accordo con lui e analizzò nello specifico la coalizione tra due persone, generalmente di livello gerarchico/generazionale diverso, a scapito di una terza, sostenendo che questo tipo di coalizione perversa porta alla patologia. La Fruggeri insiste invece sul concetto di interdipendenza relazionale, per cui la relazione tra due componenti ha un effetto sulle relazioni che ognuno intrattiene con altri. Le interazioni coinvolgono almeno due sistemi, ma generalmente hanno un effetto su almeno tre persone.
La Fruggeri racconta la storia di una bambina che soffre di inappetenza e viene inserita in un asilo nido in cui gli operatori riescono a farla mangiare. Poco dopo, la madre toglierà la bambina dalla struttura. Se il rapporto tra educatori e bambina è del tutto positivo, in termini triadici la madre si è sentita estremamente incompetente e ha reagito di conseguenza.
I livelli di osservazione nelle situazioni relazionali
(Alternativo: le embricazioni). È necessario prestare attenzione alle embricazioni (che scaturiscono dalle operazioni ricorsive), quali:
- Considerare il rapporto complementare tra costruzione individuale e co-costruzione;
- Riconoscere la relazione tra modello di riferimento, significati emersi e azioni intraprese;
- Monitorare ed eventualmente modificare le categorie utilizzate;
- Agire su sé stessi, perché si è parte del sistema.
I sistemi osservanti
Da osservatore a osservante
Un cambiamento significativo all’interno delle scienze sociali è stato il passaggio dal considerare l’osservatore esterno ai sistemi all’includere l’osservatore nel sistema osservato. L’oggettività è dunque posta tra parentesi e si definiscono i sistemi osservanti, di cui l’osservatore è parte.
Entrare nel sistema
Strumento indispensabile per entrare nel sistema è il sense making, cioè la costruzione di condivisione semantica. L’interazione tra due sistemi non è istruttiva, ma costruttiva: crediamo di rispondere alle informazioni che ci arrivano, ma invece si agisce in base all’interpretazione data, un’interpretazione permeata culturalmente e spesso implicita. La Selvini Palazzoli ha reso evidente come non ci si possa aspettare che i membri di un sistema conoscano i propri giochi: le persone non esplicitano il gioco cui partecipano non per cattiveria, ma per mancanza di consapevolezza.
Noi operatori abbiamo bisogno dell’istituzione
Secondo la teoria dei sistemi, il gruppo favorisce la crescita psicologica, la consapevolezza, la socializzazione e la competenza del singolo. Allo stesso modo, l’istituzione in cui lavoriamo contribuisce a creare la nostra identità professionale, dandoci un ruolo e offrendoci nuove griglie. Vi è infine la funzione affettiva del gruppo istituzionale, che può essere considerato un organizzatore degli affetti dei suoi membri.
Anche l’istituzione ha bisogno di noi
Un sistema scambia informazioni con l’ambiente attraverso i suoi componenti: ciascun membro dell’organizzazione è una cellula che porta ossigeno nel sangue e scambia energia con l’ambiente, permettendo al sistema di sopravvivere. Sono gli individui a portare novità nel sistema, a farlo evolvere.
La domanda come elemento di collegamento
Non è sufficiente rispondere alla domanda con un intervento, seguendo ciò che ci è stato chiesto. È necessario analizzare e ridefinire la domanda. Rispondere in maniera diretta ci porta a mettere in atto interventi ortopedici (cioè normativi e convenzionali), che rinunciano a costruire il cambiamento. Se la cura è una tipica modalità di intervento ortopedico in cui l’obiettivo è la normalità, lo sviluppo è l’obiettivo di chi interviene nella relazione individuo-contesto.
Una mamma chiama un servizio in quanto la figlia non va a scuola per uscire con le più monelle della classe, sperando che l’operatore la convinca a tornare a scuola. Incontrare solamente la figlia significa colludere con la madre, entrare nel sistema senza interrogarsi sul significato della domanda e fare un intervento normativo.
La domanda va letta considerando le premesse del contesto in cui si esprime e dei partecipanti all’interazione, operatore incluso. Le domande ci comunicano dimensioni non ovvie, aspetti di sé e della propria relazione con il contesto che non sono esprimibili attraverso la sola componente linguistica.
Analizzare la domanda
S’intende per analisi della domanda la contrattazione rispetto a quale sia il problema per gli altri e per noi, quali sono le motivazioni che ci portano a relazionarci, cosa abbiamo fatto finora rispetto al problema. Ridefinire la domanda è importante tanto quanto ris
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