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Lezione 1: Max Weber e l'interpretazione delle opere d'arte

Max Weber: le opere d’arte vengono interpretate secondo il momento storico e politico, in quanto sono oggetti aventi una loro storia e una loro funzionalità. 1635: Francia ambiente influenzato dal Giansenismo. È sempre necessario ricorrere ad un contesto storico-culturale del momento → l’arte non è universale ed eterna → desacralizzazione dell’oggetto artistico (‘800 considerato l’incarnazione del genio artistico). ‘800: si iniziano a considerare gli artisti come esseri speciali e matti (vedi Delacroix).

“Tempesta” di Giorgione: ha una propria interpretazione. Peccato originale: dà inizio alla sofferenza umana. Cit1: Arte intesa come un grande mezzo di analisi sociale. Nell’Antico Regime non esiste un Parlamento → il teatro è l’unico luogo realmente pubblico. A metà ‘700 le belle arti iniziano a rappresentare un fenomeno sociale di massime → battaglia di Diderot anche politica.

Committenti delle opere d'arte

  • Aristocrazia
  • Borghesia ricca (a partire da metà ‘700)
  • Chiesa
  • Monarchia

Con l’apertura dei salon (1740 circa), entra in difficoltà la committenza. D e R vogliono entrare nel sistema della committenza precedente ai salons.

Problema: gli storici dell’arte riescono difficilmente a liberarsi dell’illusione ottica → crea una sorta di albero genealogico delle opere d’arte mettendole in ordine cronologico, ma manca il vero significato di queste opere. Problema: i quadri spesso sono l’anticipazione di qualcosa che accadrà (ad esempio un quadro del 1784 prevede la Rivoluzione Francese del 1789). La coscienza cambia → la società non può più tornare indietro.

1765 recensione del salon di Diderot in una lettera a Sophie Volland (poiché privata, poteva esprimere le sue attenzioni senza temere alcuna censura): Cit2. Mito della caverna: metafora alla ricerca della verità oltre il limite che separa il sapere dall’ignoranza. Diderot ne utilizza la struttura (uomini incatenati in una caverna, nessuno di loro ha il coraggio di liberarsi per andare a vedere cosa c’è fuori, poiché temono il giudizio dei compagni quando al loro ritorno racconteranno quello che hanno visto) per descrivere le opere d’arte: noi vediamo solo il riflesso della realtà (in comune: l’idea di come gli uomini creano le credenze → la vita è una distorsione di ciò che c’è fuori).

D: ciò a cui assistono gli incatenati nella caverna non è l’effetto di ciò che accade fuori, bensì un’impostura → vedono solo quello che chi governa ritiene necessario che questi vedano. Cit3a: Diderot denuncia il modo in cui vengono fatte l’arte e la letteratura. Cit3b: spiega il senso della rivoluzione illuminista.

Lezione 2: Ritorno all'opera buffa italiana

Ritorno all’opera buffa italiana contrapponendola all’opera seria francese per dimostrare che esiste un altro modo di utilizzare la musica per rappresentare l’antico regime → si tenta di demolire una politica dominata dalla monarchia. Protagonisti di questa azione sono Diderot e Rousseau.

Rousseau

Nella disputa legata alla musica è in primo piano: scrive un’operina, “Le devin du village” che utilizza per dimostrare una possibile alternativa all’utilizzo della musica dell’Académie Royale de la musique e che piace tra l’altro a corte. In questo attacco diretto all’arte aulica D e R sono accompagnati da altri personaggi del momento → muovono la società francese attraverso un successo di scandalo.

Nell’antico regime si andavano a vedere esclusivamente gli spettacoli del re → presa di posizione politica rischiosa. Rousseau e Diderot: letterati dilettanti. Lento processo di affrancamento in Francia. L’opera lirica nasce come opera di corte (a favore della monarchia, dell’aristocrazia e delle gerarchie), ma le cose cambiano con la contestazione degli illuministi → il letterato si affianca al patronato regio e aristocratico verso una consacrazione.

Momento nel quale non essendoci né informazione politica né dibattito pubblico, l’opinione pubblica delega ai letterati il ruolo di portavoce → importanza dei letterati del ‘700. Aumento del numero di lettori → aumento del numero di alfabetizzati → esplosione del mercato editoriale. ‘700 il “secolo del libro trionfante”.

Rivoluzione della lettura fine ‘700: è cambiato il modo di leggere i libri da una lettura intensiva a una estensiva → il lettore è libero di avere un parere a riguardo del libro → rapporto molto meno reverenziale con l’opera scritta ↓ nasce l’opinione pubblica. “Opinion” concezione negativa, poiché si riferisce a qualcosa di opinabile e di fallibile, solo col tempo (verso l’‘800) diventa infallibile in quanto “voce del popolo”. Si può parlare di gusto artistico ma non di giudizio nei confronti della politica, che non deve essere messa in discussione mai.

Modelli ideologici degli illuministi

  • Mettere in dubbio l’intero sistema: mettere in dubbio l’attività delle poetiche significa mettere in dubbio anche l’autorità del diritto divino del re.
  • Ciascuno deve essere libero di giudicare per il denaro che ha speso (ad esempio in uno spettacolo a teatro, ma anche per quanto riguarda i quadri) → Battaglia tra il potere del re e il pubblico vuole conquistare il diritto di esprimere la propria opinione.

Questi processi rappresentano l’esplosione dell’individualità personale che si trova oggi nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino. Il pubblico che si trova a teatro è sempre un pubblico di tipo aristocratico, poiché il prezzo del biglietto è accessibile a pochi in seguito alla legge secondo la quale certe persone (gerarchicamente inferiori) non potevano accedere all’Opera → si paga il biglietto per uno spettacolo controllato dal re e dalla censura (gerarchia e disuguaglianze sono concetti naturali, vedi il mito della caverna di Platone).

1750: Discorso sulle scienze e sulle arti (Rousseau), considerato la base dell’Illuminismo: gli artisti sono i colpevoli dei consuetamenti dei poteri dei despoti e dei tiranni, poiché fanno il servizio di chi li sta pagando confermando in questo modo lo status quo. 1780: il gusto delle arti contribuisce all’intorpidimento delle intelligenze e della facoltà critica del pubblico. Cit1: 1671 fondata l’Académie Royale de Musique (che gestisce l’Opéra di Parigi) dal sovrintendente della musica di Louis XIV, che crea un’opera che secondo la tradizione delle corti tardo rinascimentali italiana è una rappresentazione del potere. Gli spettatori si identificano nei personaggi delle opere che vedono. Cit2: Rousseau contesta l’importanza che viene data all’Opéra di Parigi (spettacolo che rappresenta l’aristocrazia e l’ortodossia politica della corona).

1651 Ballet Royale de la Nuit: Louis XIV appare sul palco vestito da sole circondato da nobili → opera prodotto della monarchia. Febbraio 1752 inizia la quérèle con un attacco frontale. Agosto 1752 le compagnie italiane portano il loro teatro in Francia → D e R individuano qualcosa di meno retorico e meno artificioso, sebbene più complicato, ma più corrispondente alla verità della natura da contrapporre allo spettacolo della corona.

Opera buffa

  • Nasce a Napoli e si espande in Europa, arriva in Francia nel 1750 ma viene respinta, mentre in Europa diventa l’opera più diffusa (vedi Mozart).
  • Non va intesa come un’arte di espressione popolare, poiché passa sempre attraverso l’aristocrazia → più folcloristico che folclorico (è comunque un prodotto aristocratico e non popolare).
  • Inizia ad essere preferita all’opera sacra nella Francia del ‘700.

Cit3: Lo frate nnamorato, G. B. Pergolesi

  • Opera che parla di personaggi della borghesia,
  • Racconta storie d’amore comuni; non c’è niente di rivoluzionario
  • Fu dedicata ad un principe
  • Scritta in napoletano

Gli illuministi vedono nell’opera buffa l’opportunità di demolire l’opera sacra (tragédie) → espulsi. Musica italiana scelta come protagonista della musica francese, ma non basta. 1752 si scatena una guerra → divisione all’interno del pubblico dell’Opéra. Cit4: R descrive la divisione del pubblico dell’Opéra nelle Confessioni. R: gli italiani riescono a restituire il nesso tra natura sensibile e verità, cosa che invece i francesi non riescono a fare (“la musica francese è un’illusione di perfezione”, non ha nessuna relazione con la realtà, la colpa è della lingua francese).

Per R le arti assecondano e nascondono i processi di degenerazione dei costumi della società. Problema: sostenendo che le arti siano una forma di corruzione, R va contro il re. NB: non si tratta di una condanna in assoluto delle scienze e delle arti, ma del tipo di situazione nella quale R sta vivendo, che è, secondo il suo punto di vista, oggettivamente corrotta. Cit5: tipo di spettacolo che non ha legami con la realtà, rappresenta solo l’eleganza di corte.

Quando R se la prende con le armonie della musica francese del suo tempo che lui considera barocche e il gusto estremamente raffinato della musica di corte, lo fa perché vuole chiedere al pubblico di emanciparsi dal linguaggio canonizzato → quello che non gli piace della musica è l’effetto sul pubblico del proprio tempo. Cit6:

  • Rameau è il più grande musicista francese del ‘700
  • Si respira un’atmosfera etica molto pesante nel testo della canzone,
  • È esattamente lo stile che R detesta e reputa falso: musica in cui l’armonia è confusa ed è difficile da intonare, inoltre ha un andamento ingessante

Cit7: I philosophes diventano un gruppo compatto e iniziano a misurare il livello di pubblico che si stanno guadagnando (si sono accorti che la strada della critica al regime era praticabile).

Lezione 3: Gli illuministi e l'espulsione dall'Accademia

Illuministi espulsi dall’Accademia e trattati come stranieri in terra straniera → chiusura a riccio della società. Il pubblico aristocratico non vuole rinunciare all’autorappresentazione e non ha nessuna voglia di cambiare. Situazione di dipendenza sempre più stretta dal finanziamento regio → resta fuori dal mercato. Philosophes: gruppo ristretto e tenuto sotto sorveglianza dalla politica (gente eccezionalmente munita a livello culturale ed intellettuale). Quérèle des buffons criticata → confusione → viene intrapresa una nuova strada per sabotare la tradizione attraverso la critica delle arti di immaginazione (possibile farlo attraverso la critica della gerarchia dei generi e degli stili).

Posizione di debolezza. Riescono a fare muovere molto meno di quanto si ritiene (mosse più Rousseau che Diderot). Quando D scrisse per le recensioni nessuno sapeva che era lui a scrivere. Per tutto l’‘800 l’immagine di D era quella del “filosofo in pantofole”, ma la vera dimensione venne messa in luce solo nel 1939. 1749: D afferma che il suo interesse è quello di parlare di religione e politica → galera. Protetto da un po’ di accondiscendenza nei suoi riguardi. 100 giorni in galera: decide di non scrivere più nulla che l’avrebbe fatto tornare in prigione → 2 soluzioni:

  • Pubblicare sotto falso nome
  • Scrivere ed archiviare tutto, affidando la pubblicazione dei suoi scritti ai posteri

Schedario di polizia. Cit1a: “coltellaio” → in realtà era un ingegnere di strumenti di alta tecnologia. Cit1b: teatro di Rousseau era il teatro di Luigi XIV. Non poteva parlare direttamente di politica → ne parla attraverso l’arte. 1757: fine di un rapporto simbiotico tra Diderot e Rousseau:

  1. “Le arti servono al progresso della società?” Incoraggiato da D, R scrive nel Discours qui a remporté le prix à l’académie de Dijon (1750) quello che nessuno aveva avuto il coraggio di scrivere prima.
  2. “L’origine e i fondamenti dell’ineguaglianza degli uomini” Disparità delle ricchezze porta ad arti inutili, cioè i pittori. I letterati e gli artisti incensavano i ricchi e adeguavano l’arte ai rapporti di potere a cui sottostavano. Convenienze decise da chi ha il potere. Queste norme sociali servono a mascherare e nascondere il male della società. L’unica speranza per guadagnare era ripetere all’infinito le convenzioni. Non producevano arte, ma maniera che non corrispondeva alla realtà. Opera collettiva, successo di scandalo. Letterati e artisti sono degli adulatori. L’arte non fa che trasmettere menzogna e codici falsi. Non si scaglia contro l’arte in sé, ma contro come questa viene fatta. Stesso discorso fatto da D anni dopo sulla musica francese. R: non vero e proprio attacco, ma una critica/contestazione dei fatti. Si radicalizza in La lettera a Monsieur d’Alembert (1759): segna una frattura tra R e gli altri enciclopedisti + lite con D → D e R avversari (rottura definitiva). Il teatro francese del suo tempo corrompe il pubblico.

Nel 7° volume dell’Enciclopedia viene suggerita la riproduzione di una stagione teatrale anche a Ginevra: invito a un’apertura alla secolarizzazione, ma fa infuriare R (ginevrino, Ginevra è una repubblica calvinista in cui il concistorio si occupa della censura delle opere teatrali).

1715: Muralt afferma nella Lettera sugli Inglesi e sui Francesi che i Francesi siano di carattere debole (è dalla parte degli Inglesi e della loro monarchia costituzionale - più vicina al modello repubblicano -). Repubblicano come R, Muralt si scaglia sul mondo assolutista francese che influenza e rovina la società. Svizzera nazione pura, buona, non corrotta. R condanna un’intera mentalità attraverso il teatro (tragedia) → conferma i caratteri dell’antico regime → giustifica l’origine divina del re e la naturale superiorità dei nobili ≠ commedia: personaggi grotteschi ed umili.

Molière: si prende gioco dei borghesi a favore dei nobili e del re. Cit2a: si può essere virtuosi anche da poveri. La famiglia di Dario di fronte ad Alessandro, Charles le Brun. Cit2b: messaggio “lasciate Ginevra libera” (R difende Ginevra). 58-59 crisi → l’Encyclopedie non può più essere stampata (o almeno non legalmente) e tanto meno distribuita. Esecuzione di copie clandestine. Rousseau considerato il Giuda dell’Encyclopédie. Su molti punti Diderot è d’accordo con Rousseau (attacco contro i canoni e le gerarchie e pensiero su molti fronti).

In cosa si differenziano?

  • Rousseau: il teatro non può essere riformato e non può che corrompere il pubblico → deve essere abolito → l’arte è qualcosa di inutile.
  • Diderot: il teatro è da riformare dalla radice per tirarne fuori qualcosa di utile (vede le cose dal punto di vista della Francia) (missione più politica).

Questione dell’utilità del teatro: D: utile per il popolo in quanto forma di comunicazione sociale con grandi poteri persuasivi. D vorrebbe mettere il teatro al servizio dei Lumi ma non ci riesce. Voltaire: massimo autore teatrale europeo, adatta il modello tragico di Luigi XIV alla politica dei Lumi senza modificarne però la forma (tecnica geniale per educare l’aristocrazia al pensiero illuminista attraverso l’utilizzo del loro stesso linguaggio). Cit2d. Cit3a: si parla di Voltaire, rapporti umani abbastanza complicati. Cit3b: 1773 indirizzato a Caterina II. Tolleranza attraverso il teatro:

  • Tenere sotto controllo i preti
  • Libertà di parlare ai letterati

Cit4: anticipa quanto scritto in 3b. Ritorno della funzione enfatica: se si era convinti di una cosa, ci si aspetta di trovarla rappresentata anche a teatro. Nemici: autori teatrali, attori, pubblico tradizionalista (non ama il nuovo). 1757 D crea una nuova forma di teatro, che si diffuse solo nel 1780, poiché per paura di fallire gli attori ritagliavano l’opera secondo la loro idea di ciò che il pubblico avrebbe potuto gradire.

D osa quello che neanche V aveva osato fare:

  • Dissimulazione dei generi e delle gerarchie francesi → contestazione politica e sociale
  • Prova a ritrovare l’umanità naturale: elimina la metafisica, il mito, il meraviglioso → totale dedizione all’uomo

Wilson: “approccio di tipo utilitaristico di Diderot al teatro”. Per D il teatro è una forma di comunicazione sociale molto potente + attrae le masse perché è una forma di intrattenimento → bisogna mettere il teatro a servizio dei lumi. Diverso atteggiamento nei confronti di Voltaire. D: bisogna partire da quello che ha fatto V. Cit5a: contiene parole che avrebbe potuto scrivere R. Cit5b: testo di R che rimanda inevitabilmente allo scritto di D → idee molto simili nonostante la distanza.

Lezione 4: La realtà metafisica e il teatro

La realtà metafisica non può essere interpretata, poiché il teatro ripropone una verità soggettiva. 1752: “scopo di far ripiombare la Francia nella barbarie” contro l’opera. Nell’antico regime i dipinti antichi vengono letti sempre in chiave cristiana.

Fils Naturel 1757

  • Dialogo filosofico
  • Storia di un figlio illegittimo (scandalo per l’epoca), ma è una persona virtuosa: Francia 10% delle nascite erano figli illegittimi, a Bordeaux il 15%
  • Successo di scandalo
  • Difficili da mettere in scena → non ce n’è
  • Provocazione → gli si mettono contro tutti i tradizionalisti

Père de Famille 1758. D sa di non essere in grado di scrivere. Cit.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher codae di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Tocchini Gerardo.
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