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Si sentiva l’esigenza di trovare un metodo nuovo e Cartesio si distingue in questo per il fatto che il suo

Questo testo, è assolutamente fondamentale nella storia scopo era quello di dare un fondamento solido al metodo della filosofia e del pensiero moderno in generale, venne che egli proponeva. Quindi non solo la proposta di un pubblicato nel 1637, quando Cartesio aveva 41 anni. Un metodo nuovo, ma soprattutto il tentativo di dare una precedente molto importante da tener presente è la base forte ad esso.

Condanna che nel 1633 aveva subito Galileo da parte Detto ciò, possiamo “entrare” nel testo, che si suddivide della Chiesa cattolica per la sua famosa tesi della Terra in 6 brevi parti.

Che gira intorno al Sole e non viceversa come si era sempre creduto e come anche la Bibbia sembrava dicesse. Questa condanna colpì molto Cartesio, il che lo indusse ad essere molto attento nelle cose che scriveva.

Perché il problema del metodo nel ‘600?

Perché c’era una diffusa insoddisfazione per il metodo trasmesso dalla tradizione filosofica, che era quello di Aristotele, e si basava sul famoso sillogismo, ormai ritenuto di scarsa efficacia, l’esempio più famoso di sillogismo è questo:

  • Tutti gli uomini sono mortali (premessa, proposizione universale, cioè universalmente vera)
  • Socrate è un uomo (termine medio o proposizione particolare)
  • Socrate è mortale (conclusione, ossia una verità tratta dalla premessa).

Prima parte

L’inizio è celebre: “il buon senso” o ragione che vuol dire capacità di giudicare e di distinguere il vero dal falso. Se i giudizi e le opinioni degli uomini sono così diversi, questo non dipende dal fatto che uno è più ragionevole di un altro, ma solo dal diverso modo di usare la ragione. Il problema è, allora, quello di trovare il modo di usare, di “applicare” bene il buon senso o la ragione.

(Qui c’è già una polemica contro l’aristotelismo. Aristotele aveva detto che tutti gli uomini sono razionali; Cartesio precisa: non è sufficiente essere razionali, perché bisogna saper usare la ragione in modo appropriato, ossia bisogna avere un metodo efficace e sicuro).

Quanto a me, prosegue Cartesio, io non ho un’intelligenza superiore alla media e, anzi, ho invidiato chi aveva un pensiero più pronto, un’immaginazione più viva, una memoria più forte, che sono tutte qualità dell’”ingegno”. È la “ragione”, che distingue l’uomo dagli animali, ed è identica in tutti gli uomini: non può essere più in alcuni e meno in altri, perché il più e il meno si dà soltanto negli “accidenti” (questa parola “accidenti” è un termine tecnico in filosofia, non precisamente nella filosofia aristotelica e in quella scolastica – la filosofia scolastica è in pratica quella di S. Tommaso. Gli “scolastici”, distinguevano in una cosa le proprietà essenziali e quelle accidentali: le prime sono quelle immodificabili, le seconde sono occasionali o, appunto, “accidentali”, cioè proprietà che se le togliamo dalla cosa, la cosa rimane quella che è: per es., quell’uomo è un musicista; ebbene, la proprietà di essere musicista è occasionale o accidentale, perché se togliamo a quell’uomo il suo essere musicista rimane sempre il suo essere uomo; insomma, l’essere musicista non appartiene all’uomo in modo necessario ma in modo occasionale o accidentale).

Il mio scopo, dice Cartesio, è quello di mostrare come ho cercato la mia “via” (da ricordare che la parola “metodo” deriva dal greco e vuol dire appunto “via”), cioè il modo di condurre la mia ragione. E così fa il racconto della sua vita intellettuale.

Ho frequentato una delle più celebri scuole d’Europa, dove ho imparato che la teologia “insegna a guardare il cielo” (forse c’è dell’ironia in questa frase…; ma vuole dire anche che la teologia ci fa guadagnare il “cielo”, cioè la vita eterna, e in questo ha un valore pratico, ma non conoscitivo, cioè non ci è d’aiuto per conoscere il mondo), la filosofia a parlare su qualsiasi argomento; ma mi piacevano soprattutto le matematiche (cioè la geometria, l’aritmetica e l’algebra) “per la certezza e l’evidenza delle loro ragioni” o ragionamenti (qui Cartesio vuol dire che la matematica ha i requisiti necessari del sapere rigoroso, cioè la certezza e l’evidenza; le altre discipline non ce l’hanno. Tuttavia, osserva Cartesio, mi meravigliava il fatto che la matematica venisse usata solo per scopi pratici e non anche per la conoscenza della natura. Bisogna ancora trovare il “vero uso” della matematica, cosa che finora non è stata fatta, aggiunge.

Dopo di che Cartesio spiega la distinzione tra teologia, filosofia e le altre scienze.

La teologia serve a “far guadagnare il cielo” e a questo può arrivarci chiunque, dotto o ignorante che sia, perché essa si fonda su verità rivelate che sono superiori alla nostra intelligenza; per capire queste verità rivelate ci vorrebbe l’aiuto del “cielo” o una natura più che umana: perciò, sembra concludere Cartesio, io non posso pretendere di chiarirle e infatti non entrerò in questi problemi.

La filosofia è una disciplina in cui dominano i dubbi, il suo è un sapere incerto e tutto sommato falso.

Le altre scienze dipendono dalla filosofia quanto ai loro principi o fondamenti e quindi non hanno nessuna base solida. Ci sono poi scienze del tutto false, come l’alchimia, l’astrologia, la magia.

Deluso da questa situazione, Cartesio decide di abbandonare lo studio e di cercare la verità “in me stesso”, dice, non solo nel “gran libro del mondo” (una metafora importante: per Galileo il gran libro del mondo era scritto in caratteri matematici, in Cartesio no).

Seconda parte

Data questa situazione, mi debbo liberare di tutte quelle opinioni che finora ho accettato acriticamente e cercarne di migliori. Così Cartesio si propone di cercare se la logica e la matematica potevano aiutarlo in questa ricerca? La logica, come era allora, serviva solo a spiegare quanto già si sapeva e perfino a far parlare di cose di cui si ignorava tutto. Quanto alla matematica, in particolare l’analisi e l’algebra, essa si riferiva a materie molto astratte che sembravano inutili. Bisognava cercare altre vie, magari mantenendo i vantaggi di queste scienze. È a questo punto che Cartesio enuncia i quattro precetti che bisogna osservare per dirigere bene la ragione. Essi sono:

  • Non accettar mai per vera nessuna cosa che non si conosce con evidenza, cioè con una chiarezza tale da non poterla mettere in dubbio (è la prima regola del Metodo);
  • Dividere ogni singola difficoltà in tante piccole parti (è il principio dell’analisi: di fronte a un problema non dobbiamo proporci di affrontarlo globalmente, ma risolvere le difficoltà nei loro momenti essenziali e analizzarli singolarmente);
  • Dobbiamo cominciare dagli oggetti più semplici e più facili da conoscere e poi procedere per gradi fino alla conoscenza di quelli più complessi (cioè: a una volta scomposto il problema nei suoi elementi
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher madame69 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Propedeutica e storia della filosofia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Santinelli Cristina.
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