Storia ed estetica del cinema
Messa in scena
La messa in scena deriva dal francese mise-en-scène, un termine di origine teatrale che indica il complesso delle attività con cui si allestisce un’opera a partire dal testo scritto.
Scenografia
Nel cinema delle origini, la scenografia cinematografica e quella teatrale sono del tutto simili, come emerge dai film di Méliès caratterizzati da una ripresa frontale e unipuntuale, analoga al punto di vista del pubblico a teatro. Oggi il set viene realizzato e predisposto in vista dell’elaborazione digitale in CGI o tramite l’uso del chroma key (già TV e cinema anni ’80).
- Set: Reale (Nouvelle Vague, Neorealismo)
- Ricostruito (Gangs of New York)
- Ambiente esterno/interno
- Virtuale (Avatar)
Finalità espressiva/narrativa:
- Realistico (Avatar)
- Artificiale (Gangs of New York)
- Evidenza del digitale
Il realismo del set e della scenografia va inteso come il prodotto di una specifica caratterizzazione, valorizzazione del profilmico e del diegetico (nel neorealismo è l’abilità dello scenografo nel far compenetrare spazi reali con elementi costruiti verosimili).
Es: L’arrivo del treno (Lumière 1895)
Es: In Germania anno zero (1948) di R. Rossellini è evidente come l’esplorazione di uno spazio naturale eseguita con un approccio documentaristico, sia in realtà il prodotto di una costruzione cinematografica attenta. Infatti, l’intento documentaristico del film restituisce un effetto di continuità tra il personaggio e la scenografia, come se il paesaggio fosse la proiezione dell’animo del ragazzo.
L’espressionismo, movimento artistico nato in Germania tra gli anni ’10-’20, influenzò le scenografie cinematografiche. Le scenografie espressioniste si oppongono al realismo poiché sottolineano l’artificiosità della scenografia, decostruiscono l’aspetto analogico tipicamente ricercato dal realismo, instaurando complessi rapporti simbolici tra forma inanimata e corpo umano in movimento.
Es: In Nosferatu il vampiro (F. W. Murnau 1922) la scenografia severa ed opprimente, evidenziata dal netto contrasto di luci e ombre, instaura con il corpo degli attori, specie con quello scheletrico e deformato del vampiro, un pungente e inquietante rapporto di continuità tra inanimato ed animato, tra architettura (archi a sesto acuto, forme svettanti ed allungate) e corpo in movimento, tra morte e vita.
Es: Ne Il gabinetto del dottor Caligari (1919 R. Wiene) l’anti-naturlismo non caratterizza solo la scenografia ma intacca anche i costumi, il trucco e la recitazione, dando vita al caligarismo, movimento di stilizzazione espressiva totale caratterizzato da marcati contrasti luce/ombra volti a conferire drammaticità alla scena.
Scenografia déco moda nata in Francia e divenuta internazionale, si rifà all’Art Déco (1919 – 1930) e caratterizza il cinema tra le due guerre. Le scenografie déco sono moderniste, lussuose e caratterizzate da un forte geometrismo e dalla razionalità delle forme, nonché da aspetti stilistici delle arti decorative. Stile molto usato nei musical poiché innesca un rapporto simbolico tra corpo vivente in movimento e forma dinamica inanimata.
Es: In Metropolis (F. Lang 1927) – anche espressionista
Colore
Tuttavia nella caratterizzazione scenografica vi sono due fattori determinanti slegati dall’orientamento stilistico:
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Colore
- Es: In Deserto rosso (M. Antonioni 1964) alcuni oggetti di scena sono stati ridipinti in modo antinaturalistico (tonalità del grigio) così da proiettare il grigiore dell’animo di Giovanna sugli oggetti che la circondano.
- Es: Trilogia di K. Kieslowski: Film blu, Film bianco e Film rosso (1993, 1994, 1994), ovvero i colori della bandiera francese (libertà, fratellanza e uguaglianza) sono protagonisti dei singoli film e ne influenzano la scena, la narrazione e la percezione visiva dello spettatore.
- Elementi scenotecnici: elementi che compongono una scenografia e di cui generalmente si occupa l’arredatore in collaborazione con lo scenografo. Possono possedere diversi scopi: decorare lo spazio fornendo informazioni riguardo a periodo storico in cui è ambientato/luogo/status personaggi/psicologia, props (= elementi con un valore simbolico/narrativo es: l’anello del Signore degli Anelli).
Illuminazione
Senza il fenomeno della riflessione della luce il cinema non esisterebbe. La luce sagoma e carica la scena di contenuti di carattere simbolico, culturale, emotivo e psicologico.
La funzione comunicativa dell’illuminazione cinematografica dipende principalmente dalle seguenti caratteristiche:
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Natura
- Naturale (del Sole)
- Artificiale
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Temperatura
- Calda
- Fredda
- Luminosità: quantità di luce (influenza il contrasto)
- Contrasto: rapporto tra bianchi e neri. Più è forte e più sono accentuati i bianchi ed i neri e meno è sviluppata la gamma dei grigi e delle altre tonalità presenti.
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Qualità/diffusione: intensità relativa all’oggetto illuminato
- Dura (ombre marcate)
- Ombre proprie (del soggetto)
- Ombre proiettate (sul soggetto stesso o su altre superfici)
- Morbida (ombre sfumate, luce illumina uniformemente gli elementi, commedia)
- Dura (ombre marcate)
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Direzione: percorso che compie nell’illuminare un soggetto (schema semplificativo)
- Frontale (in asse, 0°-30°)
- Tre quarti (30°-60°)
- Laterale (di taglio, 60°-120°)
- Retroilluminazione (controluce/siluette)
- Dall’alto (butterfly, a pioggia)/Dal basso
- Sorgente
In un film l’illuminazione, oltre a svolgere la funzione tecnica fondamentale di rendere visibile il profilmico all’occhio delle telecamere, serve a sagomare e scolpire la composizione, a caricare la scena di emotività e simbolismi.
Cinema delle origini: luce unidirezionale, naturale e non orientata
Cinema classico: sistema a 3 luci (maggiore realismo)
- KEY LIGHT – posta quasi frontalmente, è la fonte di luce primaria, che determina l’illuminazione dominante e struttura le ombre principali
- FILL LIGHT – posta lateralmente, serve a “riempire” l’immagine, per attenuare o eliminare le ombre create dalla key light.
- BACK LIGHT – posta alle spalle del personaggio e leggermente più in alto, dà profondità alla scena e serve per “staccare” l’immagine dallo sfondo.
Il personaggio è messo in evidenza dalla key light, scolpito dalla fill light e staccato dallo sfondo dalla back light.
HIGH-KEY LIGHTING: Non crea tensione emotiva, non crea dinamiche luce/ombra, non scolpisce la scena.
LOW-KEY LIGHTING: Luce con connotazione comunicativa, molto usata nel genere noir: l’ombra cela l’inaspettato.
Jacques Aumont
Jacques Aumont (1942 – in vita), critico e teorico francese cinematografico, partendo dalle relazioni che intercorrono tra cinema e pittura individua 3 funzioni principali della luce filmica:
- Funzione drammatica/narrativa: ad esempio l’uso nel cinema classico e del sistema a 3 luci. La luce, come tutti gli altri elementi che costituiscono il linguaggio cinematografico classico (le scale dei campi e dei piani, l’inquadratura, il montaggio ecc.), è asservita a una logica narrativa centrata intorno alla figura del personaggio (non solo nei suoi aspetti esteriori ma anche interiori) per favorire nello spettatore i processi di riconoscimento, proiezione e identificazione.
- Funzione atmosferica: usare determinate tonalità (toni caldi: intensità, pericolo, sentimenti accesi ecc.; toni freddi: distacco, indifferenza ecc.) della luce per conferire alla scena precise connotazioni psicologiche e caricandola così di significati ulteriori percepibili dallo spettatore inconsciamente.
- Funzione simbolica: luce e ombra vengono usate con una valenza culturale in senso allegorico.
Colore
Il colore è un elemento profilmico, anche se le manipolazioni in post produzione lo legano al filmico. Influenza la percezione e la psiche dello spettatore e insieme alla connotazione espressiva dell’illuminazione scenica, genera l’atmosfera di un film. Crea armonia o disarmonia in base a come è usato, combinato e saturato:
- Armonia e soddisfazione nel fruitore
- Complementario
- Adiacentio
- Triadico
Nell’analisi del colore bisogna considerare:
- Saturazione: l'intensità di una specifica tonalità. Alta saturazione = colore vivido e squillante, bassa saturazione = colore tenue e tendente al grigio
- Luminosità
Technicolor: procedimento di cinematografia a colori impiegato su larga scala, tra il 1922 ed il 1952 è stato il più usato negli Stati Uniti. Nonostante consentisse la realizzazione di pellicole a colori non offriva maggiore realismo per via dei colori saturi ed innaturali. Veniva usato per i film di fantasia (es: Il mago di Oz), i musical (es: Cantando sotto la pioggia), commedie e film in costume (es: Via col vento).
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Riassunto esame Storia ed estetica del cinema, Prof.ssa Farinotti, libro consigliato Estetica e cinema, Angelucci
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