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Capitolo 1

Il concetto di rivoluzione industriale fa riferimento a profondi mutamenti strutturali dell’economia e della società, concentrati in un periodo relativamente breve. Tali trasformazioni riguardano non solo l’industria, ma anche la popolazione, l’agricoltura, il commercio, i trasporti e le comunicazioni.

Prima rivoluzione industriale

Metà '700/ metà '800. Ha inizialmente origine in Inghilterra, e in seguito in Francia e negli USA. Le novità principali riguardano l'industria tessile (cotone), la lavorazione del ferro, il settore meccanico con la caldaia a vapore. Parallelamente si assiste ad una crescita demografica, al numero di domanda aumenta anche la necessità di forza lavoro. Si sviluppa anche il mondo dell'agricoltura: vengono introdotti nuovi strumenti e nuove tecniche per la concimazione e per la gestione della terra. Migliorano i trasporti e si ampliano i mercati, e nonostante tutte queste novità, la prima rivoluzione risulta come poco costosa: richiede poco capitale, e la manodopera era a buon mercato.

Seconda rivoluzione industriale

Metà '800/ prima guerra mondiale. Questa rivoluzione vede come protagonisti gli USA, in conflitto con una Germania economicamente e militarmente in sviluppo. Tale periodo corrisponde anche allo sviluppo dell'Italia, della Russia, e in parte all'ascesa del Giappone. I settori protagonisti sono la chimica, l'elettricità, la meccanica, la lavorazione dell'acciaio e del petrolio, il motore a scoppio, il carbone, la diffusione della radio. Come nella prima rivoluzione, raddoppia la popolazione europea, mentre quella mondiale aumenta del 60%. Si verificano le prime grandi emigrazioni: 50 milioni di europei prediligono l'America, e si assiste anche a flussi intra-continentali, e ci si trasferisce dal campo alla città. La rivoluzione si applica al mondo dell'agricoltura, insieme alla novità dei trasporti: la ferrovia, la navigazione transoceanica, le automobili e gli aerei. Si affermano le grandi imprese con il big business, le large corporation e le catene di montaggio. A differenza della prima, la seconda rivoluzione industriale è molto costosa.

Terza rivoluzione industriale

In seguito alla Seconda guerra mondiale. I settori protagonisti sono quello nucleare, della chimica avanzata, elettronica e informatica. Si assiste poi a un forte sviluppo dell'economia finanziaria, all'affermazione del settore dei servizi, ed è sempre più evidente la separazione tra economia di mercato americano e socialismo reale sovietico. Tale rivoluzione riguarda i paesi già avanzati e industrializzati, e ulteriori settori coinvolti sono la robotica e la motorizzazione.

Condizioni favorevoli allo sviluppo europeo

Le rivoluzioni industriali sono un fenomeno europeo. Nonostante la Cina avesse inventato la carta, la bussola, la porcellana, la stampa, e nonostante i paesi islamici avessero affermato tecnologie decisamente più avanzate, in Europa si sono verificate le condizioni più favorevoli per lo sviluppo. Tali fattori sono:

  • La visione del mondo degli europei e la loro fiducia nell’uomo;
  • La frammentazione politica europea che permette lo sviluppo di una competitività produttiva;
  • La riforma protestante, grazie alla quale si considerava il successo come segno della benevolenza divina;
  • La partecipazione democratica dei cittadini al governo del paese;
  • L'affermazione dell’uguaglianza degli individui di fronte alla legge grazie alla Rivoluzione francese;
  • La rivoluzione scientifica con l’idea che il futuro sarebbe stato sicuramente migliore del passato;
  • Il clima e la disponibilità di risorse naturali.

Capitolo 2

Nel linguaggio comune non vi è differenza tra crescita, sviluppo e progresso. Tuttavia essi sono processi ben distinti:

Crescita

Aumento del valore complessivo di beni e servizi prodotti da una popolazione in un determinato periodo di tempo. La crescita è misurabile indipendentemente dalla loro natura, anche quando si tratta di attività moralmente condannabili. La crescita è normalmente un processo reversibile, cioè può seguire un periodo negativo di decrescita.

Sviluppo economico

Crescita elevata e prolungata, accompagnata da trasformazioni strutturali, sociali e culturali. Lo sviluppo è difficilmente reversibile, anche se non impossibile.

Progresso

Idea legata alla nuova concezione del mondo sviluppatasi tra '600 e '700. Si tratta di una grande fiducia nell’uomo, abile di comprendere il mondo e di poterlo migliorare.

Misurazione della crescita

Per misurare la crescita si utilizzano il PIL e il PNL. Il PIL è il prodotto interno lordo, cioè il valore monetario dei beni e dei servizi finali determinati in un preciso intervallo di tempo all’interno di un paese e da residenti e da stranieri. Il Prodotto Nazionale Lordo è il valore monetario dei beni e dei servizi finali prodotti in un determinato periodo soltanto dai residenti all’interno di un paese e all’estero. Tuttavia, il calcolo del PIL porta a diversi problemi, tra cui quello relativo alla misurazione del valore dei servizi, i quali vengono considerati sulla base del costo sostenuto per produrli. Un altro scopo del PIL è quello di confrontare la ricchezza tra i diversi paesi. A tale proposito però, bisogna dividere il PIL per il numero degli abitanti della nazione interessata, ottenendo così il PIL pro capite. Tale valore corrisponde al valore dei beni e dei servizi che ciascun cittadino ha contribuito a produrre.

Problemi di valutazione del PIL

Un altro problema che si pone è il diverso valore della moneta negli stati. Ultimamente si fa riferimento al metodo della Parità di Potere d’Acquisto (PPA), conosciuto anche come Purchasing Power Parity (PPP). Tale metodo è criticato, ma sicuramente preferibile all’applicazione del tasso di cambio, dato dall’incontro domanda-offerta di moneta.

Modelli di sviluppo

Storici ed economisti ricorrono a diversi modelli per poter spiegare lo sviluppo: quello di Bucher e quello di Rostow.

Modello di Karl Bucher

  • Economia domestica chiusa;
  • Economia cittadina;
  • Economia nazionale;
  • Economia mondiale, con il progressivo ampliamento dei mercati.

Modello di Walt Rostow (1960)

  • Società tradizionale: società pre-industriale che viveva di agricoltura. La produttività è bassa e la popolazione stenta a crescere;
  • Società di transizione: fase in cui si sviluppano le condizioni per le novità successive: si sviluppano altri settori e si forma una classe imprenditoriale dinamica, e lo stato provvede alla costruzione delle infrastrutture più costose;
  • Società del take off: momento di forte e irreversibile accelerazione. Il sistema economico subisce forti riforme, le innovazioni sono sempre più numerose, aumentano gli investimenti e le trasformazioni compromettendo anche il quadro politico e istituzionale. Il decollo riguarda principalmente i leading-sector, mentre altri settori non sono coinvolti, portando a uno squilibrio economico del paese;
  • Società matura: la società è ormai decollata e vede continuamente aumentare la produttività e l’innovazione. Se prima le trasformazioni riguardavano solo alcuni settori, ora invece si allargano ad altri campi, come le industrie delle macchine tessili, dei prodotti chimici e delle attrezzature elettriche;
  • Società dei consumi di massa: è caratterizzata da un forte aumento della domanda di beni di consumo durevoli e di servizi. Corrisponde alla fine del take off e della fase di maturità.

Il modello di Rostow ha avuto molto successo per il concetto e per l’analisi del take off, termine ormai utilizzato anche dagli economisti. Tuttavia, è un po’ vago tra uno stadio e l’altro, e per questo ha ricevuto anche numerose critiche.

Crisi economiche

Prima dell’industrializzazione si parlava di crisi di sottoproduzione: pochi anni di cattivo raccolto erano abbastanza per scatenare una crisi in tutti i settori, mentre con l’avvento del sistema capitalistico industriale hanno avuto origine le crisi di sovrapproduzione. Hanno inizio con una fase di congiuntura favorevole, cioè di forte aumento della domanda. Tuttavia si rischia di più di quanto si riesca a vendere.

L’evoluzione del capitalismo industriale si presenta come fortemente instabile, caratterizzato dalla sequenza espansione-depressione-disoccupazione. Infatti, l'economia non cresce a stadi ma si manifesta attraverso crisi cicliche. Lo studio delle crisi perciò è stato inquadrato in quello dei cicli economici. I principali esponenti sono tre:

  • Schumpeter: il ciclo breve o minore;
  • Juglar: il ciclo maggiore;
  • Kondratieff: il ciclo di lunga durata.

Secondo Juglar le crisi si inseriscono in meccanismi ad andamento ciclico. Esse sono il punto di invasione di tendenza tra espansione e depressione e durano tra gli otto e i dieci anni. Secondo Schumpeter esiste un ciclo di tre o quattro anni. Kondratieff invece individua delle onde lunghe che durano circa 50 anni, durante i quali si alterna la fase a di espansione alla fase b di depressione. Tuttavia, i cinquant'anni sono caratterizzati da un trend secolare in crescita perché anche nelle fasi di depressione l'andamento economico è di carattere espansivo. Inoltre, si può parlare di iper-cicli (18/22 anni), oppure dei cicli dell'edilizia residenziale, collegati all'attività edilizia.

Capitolo 3

La popolazione, così come l'agricoltura, il commercio e i trasporti sono premesse essenziali per la rivoluzione industriale. Un aumento demografico comporta più bocche da sfamare, ma anche più forza-lavoro: ciò provoca da un lato, un aumento della domanda di beni, e dall'altro, un aumento dell'offerta di prodotti. In generale, la domanda complessiva è influenzata dalla struttura sociale della popolazione, da fattori socioculturali e soprattutto dal reddito dei consumatori, cioè la loro capacità di spesa.

Nel mondo pre-industriale, il consumo era basso. Secondo la legge di Engel, la percentuale del reddito destinata ai consumi alimentari è tanto più elevata quanto minore è il reddito. L'offerta a sua volta era condizionata dalla capacità produttiva, ma anche dal numero di abitanti e le sue fasce d'età. Le persone in età lavorativa infatti producevano più di quanto consumassero, i bambini e gli anziani consumavano senza produrre. Secondo alcune stime, a metà '700 la popolazione mondiale non raggiungeva gli 800 milioni. Il continente più popolato era l'Asia, seguito dall'Europa, Africa e in Nord America. In Europa, lo Stato con la popolazione maggiore era la Russia, seguita da Francia, Gran Bretagna e gli Stati della penisola italiana con circa 15,5 milioni.

A partire dal 400 a.C. la popolazione aveva subito momenti di crescita e di decrescita fino al 200 d.C., periodo di massima espansione dell'Impero Romano, per poi scendere fino al 700 in seguito alla cosiddetta “peste di Giustiniano”. In seguito a ciò, si è ripresa fino a 1300 per poi crollare di nuovo nel secolo XIV a causa della peste nera. Da allora si parlava di andamento ad onde, che dimostra come fosse difficile per la popolazione crescere stabilmente. Nell’Europa pre-industriale permaneva l’antico regime demografico, detto primitivo o naturale. È caratterizzato da un equilibrio demografico precario: vi era un alto tasso di natalità, ma anche di mortalità. La vita media oscillava tra i 20 e i 25 anni. Ciò era dovuto a un’altra circostanza, cioè la completa dipendenza dalla disponibilità dei mezzi più elementari di sussistenza. Il rapporto tra popolazioni mezzi di sussistenza era difficile, spesso si avevano casi di malnutrizione, che facilitavano la comparsa delle epidemie, specialmente la peste. Un altro grave problema era l’analfabetismo. Tuttavia, la distribuzione di tale dato non è omogenea: intorno al '750 metà popolazione inglese sapeva leggere, 100 anni più tardi la popolazione italiana presentava un tasso di analfabetismo pari al 70%.

Il regime demografico naturale subisce una fase di transizione: diminuisce il tasso di mortalità, e il regime viene sostituito con uno più moderno. Esso è caratterizzato da un basso tasso di mortalità, un basso tasso di natalità e l’allungamento della vita media. Tra metà '700 e metà '800 la popolazione mondiale a un incremento del 60%, e quella europea raddoppia. L’incremento più evidente è quello della Gran Bretagna, non a caso infatti la prima rivoluzione industriale ha origine qui. L’aumento della popolazione era oggetto di preoccupazione. Il saggio sulla popolazione scritto nel 1803 da Thomas Maltus sosteneva che la “razza umana” crescesse secondo una progressione geometrica, mentre i mezzi di sussistenza secondo una progressione aritmetica, perciò era necessario limitare l’incremento. Così, si faceva appello al moral restraint, ossia al ritardo o alla rinuncia del matrimonio e alla pratica della castità. Viene anche richiesta la soppressione delle leggi sui poveri. Essi infatti erano tutelati dall’assistenza pubblica.

Come già detto, la riduzione del tasso di mortalità è determinata da diversi fattori. Più precisamente, l’alimentazione diventa più regolare e diversificata. Vi era più disponibilità di generi alimentari e la possibilità di trasportare a notevole distanza. Le condizioni igieniche iniziano a migliorare, si sviluppano le fognature, le reti idriche, si puliscono le strade e le case vengono costruite in armature. La medicina conosce i suoi primi progressi con il vaccino contro il vaiolo nel 1796, si costruiscono le prime accademie mediche e le prime cattedre di ostetricia. Tutti i fattori precedentemente elencati contribuiscono alla riduzione della mortalità. Il tasso di natalità cominciava a calare, soprattutto per le spese economiche per il mantenimento. I contadini invece avevano la necessità di assicurarsi il mantenimento in vecchiaia: fondavano famiglie numerose affinché alcuni figli potessero badare a loro mentre altri potessero badare al campo.

Capitolo 4

Verso la metà del 700, la percentuale dei contadini raggiungeva l’80 o il 90%, eccetto in Gran Bretagna (50%). La prevalenza del settore primario dura fino al secolo XIX/XX per lasciare poi spazio al settore secondario, in seguito superato dal terziario. Prima dell’industrializzazione l’agricoltura era predominante a causa della sua scarsa produttività. Ciò era dovuto da diversi fattori come la poca fertilità del terreno, i metodi di coltivazione, le tecniche e gli attrezzi, e il regime della proprietà fondiaria. In particolar modo, gli attrezzi erano arretrati: l’aratro semplice risaliva ai romani, quelle a ruote al medioevo, e gli animali da tiro erano troppo costosi nonostante la loro enorme utilità.

Due importanti caratteristiche dell’agricoltura erano la policoltura e la scarsa commercializzazione dei prodotti agricoli. Tutto ciò ovviamente non era favorevole all’innovazione. La crescita della popolazione comportava un aumento della domanda dei beni di prima necessità, con un conseguente rialzo dei prezzi. Per poter alimentare più persone si realizzano diverse trasformazioni che prendono il nome di rivoluzione agraria, che portano a un aumento della produzione e della produttività. A questo punto il problema era ripristinare la fertilità del suolo. A tale scopo si sviluppano le idee del “riposo del terreno” e della concimazione. Il periodo di riposo, detto maggese, consisteva nel rivoltare il terreno e tenerlo libero dalle piante infestanti. I più comuni erano la rotazione biennale e la rotazione triennale. Le concimazioni dovevano accompagnare il periodo di riposo, il migliore era il letame, costituito da escrementi e paglia. In ogni caso, con l’aumento della popolazione, quella del maggese era un’idea poco conveniente.

Per evitare questo spreco la soluzione era già stata trovata in Olanda e in qualche regione inglese come la contea di Norfolk. Essa consiste nell’eliminazione del maggese in funzione di leguminose e piante di foraggio. Si trattava quindi di rotazioni continue che prendono il nome di “sistema di Norfolk”. Con l’inserimento delle piante foraggere gli animali avevano più risorse alimentari e numerosi contadini investivano nelle stalle. Si era messo in moto un vero e proprio circolo virtuoso. Generalmente, la coltivazione di molte terre avveniva in modo comunitario e si seguiva la legge dei tre campi. Le terre erano delimitate da recinzioni, già dal medioevo, ma prima di arrivare a tale sistema le terre si dividevano in:

  • Open fields, coltivate con il sistema dei tre campi, le cui strisce erano assegnate agli abitanti del villaggio;
  • Common lands, ossia terre comuni, lasciate all’uso collettivo.

Per apportare una qualsiasi innovazione era necessario ottenere il consenso dei titolari di tali diritti, per questo si arriva alle enclosures, che dovevano portare a una completa privatizzazione della terra, in modo tale che ognuno potesse coltivare come meglio credeva. A metà '800 non vi erano più campi aperti. La pratica della recinzione avveniva in seguito a un atto del parlamento. Tuttavia le spese erano elevate, per questi contadini poveri cedevano i loro diritti in cambio di una liquidazione in denaro. Per ridurre questi costi, nel 1801 viene introdotto il General Inclosures Act, che disciplinava le recinzioni con una norma generale. Inoltre, le divisioni creavano ulteriore occupazione: i contadini poveri che avevano perso i terreni potevano impiegarsi nel recupero di terreni acquitrinosi, oppure trovare lavoro presso la nascente industria.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabrizioferro98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Taccolini Mario.
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