Storia delle dottrine politiche
Esame frequentanti
Usiamo il manuale e cerchiamo di capire i fondamenti del pensiero politico occidentale. È un esame parziale scritto. Come procederemo: la storia viene concepita come un processo di incontro tra il presente e passato (autore: ...). Noi continuiamo a fare storia perché poniamo al passato sempre delle domande e in questo modo ci rendiamo conto che la storia è una delle tante dimensioni della libertà umana, ovvero che noi ci rendiamo conto che nella storia non c’è nulla di inevitabile se non che il fatto è già accaduto.
Studiando la storia ci rendiamo conto che gli esseri umani sono liberi e i fatti sono frutto di scelte e si presuppone che ci sia sempre un’alternativa, e se è inevitabile è perché i personaggi hanno scelto così. La libertà dello storico è che possiamo porre tutte le domande che vogliamo alla fonte e i documenti cambiano a seconda degli avvenimenti.
Il tema della religione in Platone perché è molto più studiato ora? Dopo il 2001? Beh perché le circostanze ci portano a fare quelle domande. Nella dimensione dello storico c’è dell’eticità, ovvero, voler raggiungere la verità storica, la spiegazione più adeguata (l’adeguatezza della spiegazione).
Cicerone nel parlare di Erodoto, lo chiama come il padre della storia, perché questo inizia con “questo è frutto delle ricerche” (in greco si dice historie) e anche perché lavora come uno storico. Egli afferma che fa determinate affermazioni che sebbene siano sgradite deve farle perché frutto della verità.
Documenti e fonti
Documenti: qualsiasi cosa che ci passa cose del passato, effetto mediato o meno (libro di Erodoto tipo). Fonte: è un documento sottoposto a un processo di accertamento critico. → causa, mettere in crisi la nozione di perché semplicistico e la storia va considerata come sistema. E noi dobbiamo dare a certi fattori una determinata importanza. Noi attribuiamo a seconda della nostra personalità e dei nostri giudizi più o meno importanza ai fattori.
Storia delle dottrine politiche
Cosa intendiamo noi per storia delle dottrine politiche? La storia di una serie di affermazioni di autori che noi abbiamo identificato come importanti che hanno fatto. Per comprendere queste affermazioni (la Repubblica di Platone, il manifesto di Marx...) è necessario inserire l’autore nel contesto nel quale si trovava ad operare (prospettiva contestualista).
Prospettiva contestualista vs prospettiva analitica.
Il contesto
Cosa intendiamo per contesto?
- Contesto pratico / storico
- Contesto linguistico: (Platone e Aristotele sono due critici molto forti della democrazia demos, e ci rendiamo conto che loro la intendono letteralmente come potere del non inteso come tutti noi, ma come la parte poveri vs ricchi, e per Aristotele la democrazia è il governo dei poveri a loro vantaggio. Machiavelli dice che il principe deve avere delle virtù, ma lui intende la prudenza, prendere la decisione giusta in certe circostanze, perché va bene essere onesto e mantenere la parola data, ma quello non funziona in politica).
Il contestualismo è stato sostenuto da Quentin Skinner che è stato influenzato da R.G. Collingwood e Benedetto Croce e da J.L. Austin. Lui sosteneva che quando noi facciamo un’affermazione, in questa è possibile distinguere due aspetti: l’aspetto proposizionale (il significato delle parole) e l’aspetto performativo (la forza illocutiva, oltre al significato che hanno le parole noi vogliamo dire/fare qualcosa emerge solo dal contesto).
Vogliamo quindi sostituire la nozione di causa, con la storia come sistema.
L’inesauribilità della descrizione
Stuart Hampshire, chiamava “Cosa succede quando l’autore aveva più di un’intenzione?”. È questo il problema dell’inesauribilità della descrizione. La bravura dello storico sta nel trovare tutte le intenzioni e ordinarle in maniera gerarchica. Noi non possiamo pensare alla storia del pensiero politico come una scienza per arrivare a dei risultati oggettivi.
Perché tra i fatti e la narratività dello storico, c’è il filtro della propria personalità. Verga e il ciclo dei vinti, di cui parla nei Malavoglia e vuole trasferire nella pagina un documento, dalla vita dentro la pagina, questo però non è possibile, senza metterci di mezzo l’autore con le sue idee e la sua sensibilità.
La verità per lo storico
La verità per lo storico è un fine a cui tendere. La storia per gli storici è l’accertamento della verità, finora trovata. Per questo gli storici non hanno paura dei dubbi o delle crisi, per questo continuano a scrivere la storia. Da un lato non crediamo al post-modernismo che dobbiamo credere a diversi tipi di narrazioni, ma dobbiamo essere consapevoli che non possiamo raggiungere la verità assoluta. È importante perché dunque qualsiasi narrazione sia inevitabilmente soggettiva non vuol dire che sia arbitraria.
Il padre della storia scientifica
Il padre della storia scientifica è considerato Tucidide, e non prendeva in considerazione aree di interesse dei marxisti, a lui interessava la politica, non l’economia, ma non per questo è un cattivo storico (mentre se chiedete ai marxisti, loro vi dicono che è importante è l’economia e tutto il resto è sovrastruttura). Per questo non esiste una storia totalmente oggettiva.
Questo per il momento in cui viviamo è un punto importante, perché affermare che non ci sia oggettiva, non vuol dire che sia falsa e arbitraria. È diverso essere inevitabilmente soggettivi da essere uno storico fazioso. La differenza sta che nel bravo storico, lui cerca di mettere quanti più fattori possibili ordinandole gerarchicamente. Lo storico fazioso invece elimina tutto quello che contraddice la sua ipotesi.
Si è avuto uno scontro a tal proposito quando uno storico inglese ha scritto inglese negando l’olocausto, affermando che questi fossero solo campi di prigionia e quando è stato svelato che mentiva, lui l’ha citata in giudizio per diffamazioni.
È importante sottolineare la differenza tra la storia inevitabilmente soggettiva e quella faziosa, sta nel desiderio di verità del primo, mentre il secondo vuole solo avere ragione.
Democrazia epistemica
(Votano e fanno le cose solo le persone preparate) Il grande Aristotele diceva: “E la verità gli prese per i capelli” (riferimento a Donald Trump).
Platone (427/8-348/7)
Nato nel 427/8 ed è morto a 88 anni 348/7, ad Atene da una famiglia nobile e molto ricca. Perché importante conoscere l’epoca? Questa è l’epoca in cui Atene è la città più potente → di tutta la Grecia, arriva gente di ogni genere, artisti o intellettuali i sofisti, questi insieme a Platone hanno creato il pensiero politico occidentale. Questo perché i sofisti pensano dei problemi a cui cercano soluzione e a cui Platone cerca di rispondere. E gli ateniesi si rendono così conto che la loro organizzazione non è il riflesso di leggi divine.
Relativismo Protagora. Questo pone il problema del di cui se ne preoccupa “L’uomo è la misura di tutte le cose” diceva Protagora ed anche in politica vale, secondo vostri valori sono validi cui il giusto è ciò che è stabilito dalle leggi della propria città, “iper voi che li avete stabiliti”. Platone decide che quello che sostiene Protagora è importante ma inaccettabile, perché secondo lui i suoi valori devono essere validi perché sono oggettivamente validi e veri.
Platone non ha scritto dei trattati ma dei dialoghi, quindi popolati da diverse persone. Il fatto che lui abbia scelto di scrivere dei dialoghi è significativo e lo fa per mostrare come lavora il filosofo, ascoltando le diverse opinioni e confutandole. In questo c’è una dimensione etica (è per colpa sua che pensiamo che i sofisti siano stupidi, perché secondo lui il filosofo discute per la verità, mentre il sofista lo fa per avere ragione).
La Repubblica (385 a.C.)
La Repubblica (385 a.C.) anche se Platone l’aveva chiamata Politeia (per la ricerca della migliore dimensione della costituzione). Filosofia politica, ricerca della verità delle cose politiche. Platone mostra come si fa ad arrivare alla verità politica, con delle persone, con degli amici, discutendo, smascherando la presunzione di conoscere di una persona. E l’ipotesi che resiste ad ogni confutazione deve essere questa giusta. Socrate è stato probabilmente scelto perché il Socrate storico dialogava.
Platone parla per mezzo il dialogo di tutti i personaggi. La scelta del Pireo come luogo dell’incontro tra Cefalo e Socrate, fa notare Eric Voegelin, non è a caso perché la Repubblica inizia con “discesi al Pireo”, interessante perché l’idea della discesa ritorna in altri due punti centrali, nel cuore e verso la fine. La conclusione della Repubblica è un mito della nostra anima nell’aldilà. Dove (non ricordo il nome) un soldato morto, la sua anima scende nell’aldilà e poi risale, tornando in vita raccontando quello che ha visto. (riferimento al mito della caverna). Il Pireo è scelto anche perché Atene aveva una flotta importante.
Parlare della giustizia è di fondamentale importanza, ha capito che se noi non viviamo in una buona forma di governo, non riusciamo a vivere bene. È fondamentale porsi la domanda di una buona forma di governo, per vivere bene.
Visioni di giustizia
Cefalo, i personaggi propongono la propria visione di giustizia e il primo a farlo è secondo cui giustizia a dare a ciascuno ciò che gli si deve (esempio libro: se io ti chiedo una spada e tu me la richiedi indietro è giusto che te la ridia se so che vuoi fare una strage?). Polemarco il figlio di Cefalo: Allora poi subentra “fare bene agli amici e fare male ai nemici” e questo è un esempio di giustizia filiale, perché cerca di dimostrare che il padre aveva “ragione”. Socrate allora obietta dicendo che l’uomo giusto non fa male a nessuno, nemmeno ai nemici (un pensiero normale se sei cresciuto sotto la tradizione cristiana, ma strano per la cultura pre-cristiana).
A questo punto entra in scena Trasimaco, un sofista, dipinta da Platone, che sbuffa dicendo a Socrate di smettere di dire stupidate, gli dice di pagarlo e lui gli darà una forte definizione (ci vogliono 9 libri su 10 per smontarlo). “Caro Socrate, il giusto è l’utile del più forte (…) io intendo per l’utile più forte del governo costituito, se al potere c’è il popolo fanno le leggi a loro favore, se ci sono i pochi fanno le leggi per i pochi”. Secondo cui ci sono i governanti che governano a spese dei governati ed è evidente che sia così in ogni forma di governo. → La giustizia è il bene di qualcun altro.
Esempio: se tu commetti qualche piccolo crimine ti riempiono di nomi e ti condannano. Mentre se sei il tiranno e fai tutto quello che vuoi, la gente segretamente ti invidia perché puoi fare tutto quello che vuoi. → La giustizia è sempre un atto di forza.
Marx e le lotte di classe
Marx sostiene la stessa cosa. Secondo cui la storia è una continua lotta di classe. Cambiano i nomi ma la sostanza rimane la stessa. C’è sempre la classe degli sfruttatori ed egli sfruttati. Socrate abbozza una risposta poco convincente.
Glaucone e Adimanto, i fratelli di Platone, propongono a Socrate un’altra sfida: “a noi ci hanno insegnato, ma non ci crediamo, che gli uomini per natura sono ingiusti, che se gli uomini possono fare ingiustizia senza pagarne le conseguenze lo farebbero, perché malvagi. Ma ad un certo punto stanchi di subire ingiustizie, fanno un patto e decidono di comportarsi secondo giustizia” (teoria contrattualistica, una visione antropologica e uno strumento con cui esce dallo stato di natura e si entra in uno “stato civile”).
Il problema antropologico è che nessuno sceglie la giustizia per prima scelta, ma come male minore (Hume, dice che la giustizia è una virtù artificiale) e secondo punto, la giustizia si identifica con le leggi, il giusto è ciò che le leggi ci dicono, ciò che è posto dallo stato. Il problema è che ogni stato si dà leggi diverse e quindi non esiste la giustizia, ma diverse immagini della giustizia. Il problema poi che se identifichi la giustizia con lo stato, come fai con i nazisti che allora dicevano di obbedire alle leggi a dire che erano ingiusti?
Quindi noi vogliamo la giustizia oggettiva.
L’esempio del re Gige di Lidia
Glaucone fa un bellissimo esempio a Socrate, ricordando l’esempio del re Gige di Lidia, famoso per la loro potenza e ricchezza. Egli una volta era un pastore che un giorno scopre una caverna, dove si trova una statua che aveva un anello che a Gige piace molto e se lo prende. Quando fa la riunione con gli altri pastori si rende conto che quelli parlano di lui come se non ci fosse. Capisce che come gira la pietra diventa invisibile. Corre quindi a uccidere il re, ne sposa la moglie e diventa il primo tiranno. Questo vuole fare capire come l’uomo sceglie l’ingiustizia se non ne subisce le conseguenze. Glaucone spera che Socrate possa dimostrargli il contrario.
(Possiamo vedere i sofisti come i primi umanisti della storia)
Secondo libro
Nel secondo libro Socrate ci dà una definizione organistica dello stato: giustizia significa che ciascun essere umano deve fare il compito per cui è stato concepito. Lo stato funziona bene quando ciascuno fa il proprio compito. Per Platone la società è un prodotto naturale in quando da solo non siamo autosufficienti, ci manca l’autarchia.
Dunque Socrate sostiene che man mano che la società cresce c’è una suddivisione del lavoro e quindi la nascita di una classe dirigente, una classe di soldati e una classe di produttori. In questa maniera naturale si formano nello stato tre classi (o 3 stati della popolazione).
Perché avviene naturalmente? Perché l’organizzazione della città rispecchia l’organizzazione della nostra anima. Questo perché la nostra anima è divisa in 3 parti dal desiderio, dall’amore di cose diverse. Platone dice: “la maggior parte delle persone è indirizzata verso le cose materiali, tanti soldi etc… la parte più ampia della nostra anima e della popolazione è indirizzata verso l’amore delle cose materiali (contadini, mercanti, trader…).
Vi è poi una parte della nostra anima che ama cose immateriali come l’onore, la competizione, la gloria saranno dunque i soldati o anche l’atleta (i greci hanno una concezione agonistica della guerra). Per ultimo, la minoranza, ci sono le persone che amano la sapienza, perché una parte della nostra anima, quella razionale, desidera la conoscenza ed è felice solo quando la raggiunge (classe dirigente, i filosofi).
E perché loro devono essere il potere? Perché hanno fatto della verità lo scopo di vita, quindi sanno cos’è il bene e il bene comune, e quindi chi sa qual è il bene della città, deve occuparsi della polis.
(I sacerdoti non vengono introdotti perché Socrate era stato condannato per sviare i giovani e per introdurre dei nuovi dei. Non si scherza con gli dei ad Atene. Probabilmente non sono considerati perché Platone non aveva più fiducia negli dei, sviluppando una visione di Dio diversa, come uno solo e al di fuori della storia. Gli schiavi vengono lasciati sullo sfondo nella Repubblica.)(Il filosofo deve essere bravo in matematica perché parla di cose astratte e permette di elevarsi, c’è d’aggiungere anche la dialettica nel curriculum del filosofo)
Kallipolis
Kallipolis è una città dove ci sono persone che possono essere messe all’interno delle 3 categorie. I filosofi sono coloro che governano perché conoscono il bene comune. E perché lo sanno? Platone sostiene perché se poni la tua felicità nei beni materiali, se mancano allora, la tua felicità dipende da qualcosa, non li hai e sei infelice. Se poni la tua felicità in cose immateriali come gloria e onore (già più rispettabili dei materiali), però l’onore e la gloria ti devono essere riconosciuti e se nessuno te lo riconosce, quindi la tua felicità dipende dagli altri. Quindi l’unica felicità autarchica si basa sui vuoti baci dell’astrazione che dipende solo da te stesso e non a spese degli altri.
In questa città c’è una comunione tra beni e famiglie della classe dirigente (secondo scandalo). E poiché non c’è nessuna motivazione che le donne siano inferiori, dovrebbero pure essere in grado di governare (terzo scandalo). Questo equilibrio precario perché ci possono essere conflitti e qui sta la bravura del filosofo di assegnare a tutti il giusto compito.
Allegoria della caverna
La condizione normale di essere umani è come quella di prigionieri all’interno di una caverna (libro 7, allegoria della caverna). La filosofia viene vista come passaggio dall’apparenza alla verità.
È la città perfetta, ma è umana e quindi sarà soggetta al destino di tutte le cose umane, ovvero decadrà. E nei libri 8 e 9, Platone ne descrive la caduta. Kallipolis è un’aristocrazia intellettuale. Verranno fuori dei figli senza le qualità dei genitori e si stancheranno di fare gli umili filosofi e vorranno che la loro superiorità venga riconosciuta e vorranno e pretenderanno delle proprietà private, e sarà l’inizio del declino quando il privato si introduce.
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