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Lezione 3: Origini di Venezia

Ogni società ha bisogno di trovare una forma identitaria e per questo ha bisogno di radici, molto spesso di carattere mitologico. Venezia presenta sé stessa come un sistema politico basato sull’uguaglianza e la nascita dal nulla. Sistema politico in cui i rappresentanti delle famiglie nobili avessero pari importanza. Repubblica non è democrazia, ma partecipato da un numero alto di famiglie, ma sempre nobili, è più simile a un’oligarchia. Uguaglianza fra le famiglie nobili. L’origine deve essere garante di questa uguaglianza.

La storiografia ha per lo più accettato questa ricostruzione interna. Durante l’epoca romana parliamo di Venetiae, la X legio. Regione ampia, abitata prima da paleoveneti. Alcune aree erano state particolarmente importanti durante il periodo romano. Con l’indebolimento dell’impero romano si hanno delle crepe. Il territorio del nord Italia, soprattutto Veneto, viene coinvolto dal passaggio di popolazioni migratorie. Migrazioni a carattere temporaneo. Questo porta ad una fuga verso la costa. Tra il V/VI e VII sec. assistiamo a uno spostamento di persone che devono trovare un luogo sicuro. Spostamenti da città romane verso la laguna in cerca di protezione. La laguna era abitata da popolazioni con tradizioni di pesca e sale.

In questa prima fase chi abbandona la propria casa lo fa con il pensiero di tornare. Questo dura fino all’arrivo dei Longobardi. Questa popolazione rimane sul territorio. A differenza delle popolazioni migratorie, queste si stanziano. Il ritorno alla terraferma viene quindi bloccato. Chi arriva dalla terraferma si porta dietro un patrimonio, di ricchezza e onori, che lo rende diverso dagli autoctoni. Quindi l’idea dell’uguaglianza è basata sul nulla.

La laguna e la sua importanza strategica

L’area della laguna, dal punto di vista formale, è bizantina. Oderzo era il punto di riferimento della presenza bizantina nella Venezia. Nel 639 Oderzo cade nelle mani dei Longobardi. La popolazione si sposta ancora più verso la laguna. La capitale passa quindi da Oderzo a Eraclea. La laguna è navigabile solo da chi conosce i fondali, poiché sono molto bassi. Questo crea una barriera difensiva importante. La laguna è poi soggetta a maree. Torcello è stata a lungo il centro della laguna veneta dal punto di vista religioso e politico.

Nell’Europa preindustriale fare una divisione netta tra aspetto religioso e politico è inefficace e senza senso. Il punto di riferimento in Italia per l’impero bizantino è Ravenna, che controllava quindi tutta quell’area. Nel 751 Ravenna cade. La zona lagunare era molto redditizia. Venezia è più propensa ad avere Bisanzio come padrone, perché è un padrone lontano. Il doge inizialmente è una carica bizantina, magister militum, guida dal punto di vista militare e politico.

Politica e religione

Nel momento in cui cade Ravenna Bisanzio è costretta a fare riferimento a Venezia, unico interlocutore italiano per Bisanzio. Dal punto di vista religioso Venezia stava sotto Roma, non Bisanzio. Dopo l’arrivo di Carlo Magno i patriarchi tendono a spingere verso questa soluzione, piuttosto che sottostare a Bisanzio. Nell’800 Carlo Magno diviene imperatore, convergenza tra il regno franco e il cristianesimo cattolico.

A Venezia vengono cacciati i filo-franchi. Venezia sceglie di restare fedele all’oriente. Venezia è importante per sale, stoffe, pelli, legname, trasporti per terzi commercio di schiavi. Nell’810 ci si sposta definitivamente nell’isola rialtina. Viene eretta una prima forma di palazzo ducale e il vescovo che diventerà poi patriarca ancora per un po’ resta a Torcello, per poi spostarsi. Mercanti veneziani da Alessandria trafugano reliquie di San Marco, nascosta sotto la carne di maiale. San Marco era ritenuto fondatore della chiesa di Aquileia.

Lotta per il primato religioso

Si comincia a erigere la basilica di San Marco, che è tutt’uno con il palazzo ducale. Non è sede del vescovato, ma cappella del doge. Per costruire la città c’è bisogno di materiale: sabbia, argilla, trachite, legna, pietra d’Istria, marmi, metallo, tutto che arriva dalle Venezia. Venezia è costruita sull’acqua, quindi su palafitte. Il terreno è friabile, non posso costruire cose pesanti. Ho bisogno di fare fondamenta. Piantano pali a spirale sulla terra emersa, fino a creare una piattaforma, su cui va uno zatterone di tavole, sopra la quale va la pietra d’Istria, che blocca l’acqua e il cedimento della terra.

I muri sono costruiti per essere leggeri e distribuire il carico in maniera uniforme, con travi che distribuiscono il peso. Ogni palazzo si appoggia all’altro. I muri sono pensati per essere convergenti verso il tetto, pensato per tenere separati i muri che altrimenti cadrebbero. Per questo motivo Venezia ha tanta paura del fuoco. La città non può avere le mura. Il numero di ponti al tempo è limitatissimo, il primo è del 1200. Per attraversare i canali si usavano tavole o barche.

A differenza del marmo, questa copertura prevede le variazioni e l’assestamento, perché più elastico. Approvvigionamento idrico è sempre molto problematico, non c’erano pozzi, c’erano cisterne con sabbia che filtrava l’acqua piovana. I pozzi rischiavano di essere contaminati anche dall’acqua salata.

L'espansione e consolidamento

Attorno alla fine del IX sec. viene fatta una cinta muraria a protezione della città. In un’Europa in cui una città, una identità, viene mostrata attraverso una cinta. Assalti di slavi e ungari. Stabilità interna e sviluppo economico importante. L’impero carolingio fuori ha ricreato un’unità. Le città che avevano subito il passaggio continuo di popolazioni nomadi erano adesso più tranquille. La curva demografica comincia ad aumentare. Venezia ha quindi soggetti importanti con cui fare mercato. Si sta indebolendo il sistema feudale.

Con l’impero carolingio la moneta torna a circolare. I vincoli di fedeltà sono sempre più estinti grazie al ritorno monetario. A Venezia questo regime fiduciario non c’è mai stato. La tripartizione in clero, nobile e suddito è una divisione fluida, non netta. Nel resto d’Europa il nobile è colui che combatte e possiede terreno. A Venezia il nobile è colui che fa mercato. Il X sec viene definito età dei Candiani, dal nome di una famiglia, occidentalizzata.

Il governo della città

In questa fase iniziale i dogi trasmettono la carica agli eredi. Successivamente si vieterà l’eredità della carica. Pietro II Orseolo, doge dal 991, regola i rapporti con Bisanzio tramite accordi commerciali, la Crisobolla, che per la prima volta riconoscono a Venezia autonomia economica, può intraprendere atti commerciali senza autorizzazione di Bisanzio. Ottiene anche il privilegio sulla piazza di Costantinopoli. Viene compiuta anche una vittoria in Dalmazia. Nel 1002 viene liberata Bari dai saraceni da Pietro II Orseolo. Era poi diventato dux veneticorum et dalmaticorum.

La Dalmazia, dopo una battaglia, sarà il primo possedimento veneziano oltre Venezia. A inizio IX sec la popolazione inizia ad aumentare e i lavori richiesti aumentano. Pietro II Orseolo inizia tutto questo. Con lui il governo inizia a cristallizzarsi come forma. Prima il doge era un condottiero militare dipendente da Bisanzio, ora diventa una figura politica a tutto tondo.

Le istituzioni veneziane

Altra struttura di base è l’assemblea pubblica, che all’inizio comprendeva tutti i capi famiglia, poi sarà più elitaria. Nelle società di antico regime non esiste una suddivisione dei poteri, ma questi si intrecciano insieme. Ad esempio il consiglio dei 10 ha sia funzioni legislative che esecutive. Venezia inizia quindi a proiettarsi fuori dall’ambito strettamente lagunare. Grande unione tra i ceti. Interesse comune legato al mondo del commercio, senza conflitti.

Pietro II Orseolo muore nel 1008 e lo succede il figlio, teoricamente eletto, Ottone eletto, nome che fa riferimento al Sacro Romano Impero. Verrà sollevato dalla carica nel 1026. Verrà ricordato come doge incompetente nei problemi. La chiesa di Aquileia rivendicava il primato sulla chiesa di Grado. Venezia rivendica la propria autorità sul Rialto e sul dogato, considerato possesso. Area che va verso l’entroterra su cui Venezia reclama autorità. Il patriarca di Aquileia che reclama autorità non piace a Venezia.

Conflitti e alleanze

Nel frattempo intorno a Venezia si comincia a far sentire nei territori italiani la presenza normanna, nel 1009 viene presa la Sicilia, e iniziano la risalita. Bisanzio nel frattempo sta perdendo colpi dal versante orientale. Nel 1075 i normanni arrivano alle porte di Venezia, si insediano in Dalmazia e minacciano Bisanzio. Venezia entra in guerra contro i normanni. Negli anni 80 i normanni rinunciano a questa conquista. Nel frattempo Venezia ha aiutato anche Bisanzio, che la premia ampliando i diritti. Viene riconosciuta ancora più libertà e autonomia.

A Venezia viene riconosciuto il ruolo di regina dell’Adriatico. Veneziani detengono il primato. In questo periodo si parla poi di crociate, per il controllo del sacro sepolcro. Verso la fine del X sec inizia questa iniziativa. Le prime sono fallimentari anche perché non vengono riconosciute ai regnanti e eserciti ufficiali. Richiamo ad un nemico comune, gli arabi. Venezia non ha un interesse specifico, con i saraceni fa mercato.

La partecipazione alle crociate

Nel 1096 parte la crociata degli straccioni, che non arriverà mai a santi sepolcro. Genova e Pisa sfruttano meglio di Venezia la possibilità di portare i crociati verso il santo sepolcro. Bisanzio capisce che queste crociate mettono in pericolo anche l’impero d’oriente. La preoccupazione di Bisanzio è che questi crociati possano passare da loro possedimenti. Cerca quindi di tenerli buoni. Venezia deve partecipare a queste crociate per motivi economici, ma contemporaneamente rassicurare Bisanzio.

Partono almeno 7 crociate diverse. Verso la metà del XII sec. Venezia è indubbiamente la potenza marittima più importante e grande. È il periodo in cui prende inizio lo sposalizio del mare il doge lancia l’anello nella laguna a dimostrare questo sposalizio. Il doge sta diventando sempre più un simbolo, meno autoritario. Nel 1143 viene affiancato nel suo esercizio di potere da un consilium, consiglio, formato da savi, saggi, delle casate più antiche e più in vista dal punto di vista economico.

La crescente complessità del governo

È ciò che sta accadendo anche nei comuni, potere sempre meno centralizzato nelle mani di una sola persona. Il consilium aiuta e controlla il doge. Nel 1172 si consolida un meccanismo complesso per l’elezione del doge, mostro tra elezione e sorteggio, per spezzare i possibili preaccordi, che durerà circa 600 anni. La parte antistante al palazzo ducale era chiamato broglio, dove i nobili si riunivano per fare accordi politici, da cui deriverà il termine imbroglio.

Nel 1192 il doge Enrico Dandolo pronuncia la prima promissione ducale, giuramento di fedeltà alla patria. Questa era frutto del lavoro di una commissione, cambierà periodicamente, diventando sempre più vincolante, il doge avrà sempre più vincoli, limiti. Il governo sarà esclusivamente maschile. Nel giro di qualche decennio nascono nuove istituzioni come il maggior consiglio, un minor consiglio (quello dei savi) che affianca il doge, l’istituzione dell’invogadura e i procuratori di San Marco. Inizi 200 nasce la quarantia, un tribunale che presto verrà sdoppiato e poi triplicato.

Ci sarà poi il senato, i pregati, perché pregati di riunirsi con le campane. Le campane dovevano essere codificate. La giustizia si articolava su base territoriale, in base alle parrocchie, attraverso capi scelti dal minor consiglio. Le campane non avevano solo significato religioso. La sede del governo è palazzo ducale, che sarà incendiato più volte. La piazza viene divisa in due, la piazza e la piazzetta, quella che dà verso il molo. Sullo sfondo della piazzetta si vedono due colonne, il luogo del patibolo, dove vengono eseguite le condanne a morte. Sono le colonne di San Marco e San Todaro.

Infrastrutture ed espansione

Nei primi anni del 200 viene costruito un primo ponte di Rialto in legno, che collega le due rive del Canal Grande, la riva dei commerci e quella amministrativa. In questo periodo viene fondato l’arsenale. A inizio 200 il rapporto con Bisanzio diventa troppo costrittivo, dal punto di vista formale è ancora legata a Bisanzio. Bisanzio inizia ad avere paura di Venezia. Nel 1182 erano stati uccisi molti mercanti veneziani a Bisanzio. Nel 1202 circola l’appello per una grande crociata.

L’impero appoggia questa crociata. Migliaia di uomini che arrivano in laguna. Ma non hanno abbastanza soldi. Venezia ci marcia sopra. Il doge è Enrico Dandalo. Questo propone il pagamento in natura, chiedendo aiuto nel riconquistare Zara. Prima di arrivare a Gerusalemme fanno una deviazione, verso Bisanzio. È il 1204 e Bisanzio viene assediata, conquistata e messa a ferro e fuoco. Nasce l’impero latino d’oriente, controllato dai franchi. Venezia non rivendica aree troppo ampie, perché sa di non poterle controllare. Venezia rivendica zone marittime. Il saccheggio di Costantinopoli arricchisce Venezia.

La potenza mercantile

Nel ??? Costantinopoli cadrà nelle mani degli Ottomani. Inizierà la tensione tra mondo cristiano e mondo musulmano, che caratterizzerà la politica. 1261 Venezia afferma la sua potenza mercantile e politica. Il controllo sul Mediterraneo ormai è pieno. 1299 scontri tra Venezia e Genova, senza successi per Genova. Nel 1295 Marco Polo, mercante veneziano, raggiunge la Cina. In terra ferma vediamo un aumento delle città e mercanti sempre più avidi di prodotti. I nobili richiedono da oriente maggiormente sale, pepe, stoffe colorate, tinture, vetri, specchi.

Si sviluppa più anche la manifattura veneziana. Venezia non è più solo centro di interscambio di materie prime, ma anche di produzione. Si iniziano a piantare boschi di gelsi, per la seta. Tutto ciò avrà un rallentamento con la peste del 1329.

Le magistrature veneziane

Al vertice di questa piramide troviamo il doge, figura di origine bizantina, che inizialmente ha un potere di condottiero militare politico, con ampia potenza decisionale. Dall’XI XII sec. la sua personalità verrà affiancata da altre cariche, che limiteranno il suo potere. Nel 200 il doge sarà solo il primo di molti magistrati. La promissione ducale è un patto che il doge sottoscrive di non mettere a rischio la patria e di non usare il proprio potere a fini personali. Il primo a sottoscrivere questo patto è Enrico Dandalo. 1268 il modo di eleggere il doge diventa stabile.

I correttori della promissione ducale erano una magistratura apposita per ritoccare questo giuramento. Il doge non scriveva o apriva lettere ufficiali da solo. È comunque il ruolo gerarchico più alto. Il doge spende il suo denaro per la repubblica. Carica a vita e non ereditaria. Le altre due cariche a vita sono i procuratori di San Marco e cancelliere grande. Le altre cariche sono a tempo, da 9 a 18 mesi. Il maggior consiglio è il principale centro di raccolta delle famiglie veneziane. Questo può arrivare a contenere anche un migliaio di persone, uomini di almeno 25 anni. Possono eleggere il doge solo i maggiori di 30 anni.

Di questi venivano sorteggiati 30 uomini poi solo 9. Questi 9 eleggevano 40 membri, che venivano poi sorteggiati. I 12 sorteggiati eleggevano 25 persone. Di questi ne venivano sorteggiati 9.

  • Dal maggior consiglio (ma solo fra i maggiori di 30 anni) venivano sorteggiati 30 membri
  • Dai 30 ne venivano sorteggiati 9
  • I 9 ne eleggevano 40
  • Dai 40 ne venivano sorteggiati 12
  • I 12 ne eleggevano 25
  • Dai 25 ne venivano sorteggiati 9
  • I 9 ne eleggevano 45
  • Dai 45 ne venivano sorteggiati 11
  • Gli 11 ne eleggevano 41
  • I 41 designavano il doge che doveva essere approvato dall’assemblea popolare

Calcolo del tempo a Venezia

A Venezia il tempo si calcola in modo diverso, facendo iniziare l’anno a marzo.

“Avete a sapere che Venezia ha tre ordini di abitanti: nobili, cittadini e popolo. A questi tutti è stato provveduto convenientemente secondo la loro condizione, o vogliamo dire capacità, dal che succede che cadauno si contenta dello stato o essere suo o non tenta col turbare la quiete universale di passare più oltre. Ai nobili che sono nati al governo e al dominio (e perciò il Signor Dio gli ha donato spirito e forze naturali di poterlo metter in atto) toccano gli uffici di comando, i magistrati, i giudicati, i reggimenti, i consigli criminali e civili che sono lo Quarantie, cioè XL giudici integerrimi per cadauna di esse. Queste Quarantie sono tre, le quali io intendo sotto il nome di Consigli, sotto il quale viene anche il Consiglio di Pregadi e il Consiglio di X. Questi uffici sono in tanto numero, per grazia del Signor Dio, che comodamente suppliscono al loro bisogno.

Ai cittadini sono dai nobili concessi alcuni uffici inferiori, come nodarie, scrivanie, cancellerie e altri simili, e di più hanno il governo delle Scuole grandi, che sono alcune onorate confraternite, ove si possono occupare con loro soddisfazione. Al Popolo restano altri officietti, come sono fantarie, sensarie, commandarie, governi di loro fraglie (che sono scolette, o confraternite piccole) oltre le industrie delle arti, sì che hanno causa di viver contenti.”

Il popolo cerca sempre di influenzare il voto, pur non votando. A Venezia le leggi non sono codificate. Venezia ha una forma giuridica vicino a quella americana odierna, cioè costituzione leggera e forte attenzione all’aspetto giurisdizionale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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