Indice

  1. Storia della famiglia nell'età moderna
  2. Classificazione in tipi di aggregati
  3. Altri che studi cambiarono la visione generale
  4. Il lato economico

Storia della famiglia nell'età moderna

Il comportamento demografico delle coppie di sposi rappresenta solo un aspetto della storia della famiglia, il cui successo negli ultimi decenni è legato proprio, oltre che al generale spostamento d'interesse dal pubblico al privato e dai vertici alla base della società, al suo essere punto d'incrocio di molte e diverse discipline, dalla storia del diritto alla storia della mentalità c della vita religiosa, dalla storia economica alla sociologia e all'antropologia, per non parlare dei contributi che vengono dagli storici della letteratura e dell'arte. Documenti come gli stati delle anime, o i loro equivalenti nelle chiese protestanti, ci illuminano non soltanto sui nuclei familiari in senso stretto, cioè le coppie coniugate con la loro prole, ma sulle dimensioni e sulla composizione degli aggregati domestici, intesi come l'insieme di coloro che vivono sotto lo stesso tetto e mangiano alla stessa tavola, comprendendo cioè altri eventuali parenti e conviventi e anche i servi o gli apprendisti.

Classificazione in tipi di aggregati

Molta fortuna ha avuto la classificazione elaborata dal Gruppo di Cambridge per lo studio della popolazione, diretto da Peter Laslett, che ha distinto cinque tipi di aggregati (a prescindere naturalmente dalle organizzazioni comunitarie come i conventi o le caserme):
1. la fàmiglia detta <<rmcleare», composta esclusivamente dai due coniugi e dai loro eventuali figli;
2. la famiglia a lunga a durata, «estesa>>, in cui a costoro si aggiunge almeno un altro convivente, per esempio un fratello o un genitore del marito o della moglie;
3. la famiglia «multipla>>, caratterizzata dalla compresenza di almeno due nuclei, per esempio una coppia dì coniugi anziani che abitano con un figlio e la sua sposa; infine
4. le famiglie Senza struttura, alla cui base non vi è un rapporto matrimoniale (è il caso di una vedova che vive con una figlia nubile, o di due fratelli entrambi celibi),
5. i <<solitari>•. Alla fine degli anni Sessanta Laslett avanzò la tesi, basata sullo spoglio di molti elenchi di parrocchie inglesi, che ell'antico regime fosse assolutamente predominante il tipo della famiglia nucleare;

Altri che studi cambiarono la visione generale

ma via via che sì accumulavano i risultati delle ricerche compiute in altri Paesi il quadroapparve assai più complesso. Successivamente Lo stesso Laslett e un altro studioso inglese, John Hajnal, distinsero due diversi modelli matrimoniali c familiari. «Il primo, tipico di molti Paesi dell'Europa nord-occidentale (i Paesi scandinavi, le isole britanniche, i Paesi Bassi, la Francia settentrionale, i Paesi di lingua tedesca) si basava su tre regole. lnnanzitutto, sia gli uomini che le donne si sposavano abbastanza tardi (i primi dopo i 26, le seconde dopo i 23) ed una quota abbastanza alta sia dei primi che
delle seconde (circa il 10-1 5%) non si sposava affatto. In secondo luogo, gli sposi seguivano la regola di residenza neolocale dopo le nozze, cioè mettevano su casa per proprio conto e dunque formavano una famiglia nucleare. In terzo luogo , prima delle nozze un'alta quota di giovani passava alcuni anni fuori casa, a servizio in un'altra famiglia)) (M. Barbagli DJ. Kertzer, Introduzione a Storia rklla fomiglia italiana, 1750-1950, Il Mulino, Bologna, 1992). Il secondo modello, diffuso nell'Europa orientale e meridionale, prevedeva invece il matrimonio precoce e la residenza patrilocale (cioè la convivenza degli sposi con i genitori del marito) ed escludeva il servizio
prenuziale presso altre famiglie. Questi schemi, tuttavia, si sono dimostraci incapaci di spiegare la varietà delle situazioni reali. In molte wne dell'Italia meridionale, per esempio, le donne si sposavano molto giovani, spesso prima dei 20 anni, e tuttavia seguìvano la regola di residenza neolocale; viceversa, nella fàmiglic mezzadrili dell'Italia centrale.
la regola era il matrimonio tardivo, che però si associava alla residenza patrilocale.

Il lato economico

Solo un attento studio dei condizionamenti economici da un Lato, delle norme
giuridiche e delle pratiche sociali dall'altro, è in grado dì rendere conto di queste varianti. Né potrebbe essere diversamente in un'epoca in cui, molto più che non oggi, la famiglia non rappresentava solo, dal punto di vista economico, un'unità di consumo, ma prima di tutto un'unità di produzione, e questo sia nel caso delle aziende contadine, richiedenti il concorso di tutti i suoi membri, sia nel caso di molte Lavorazioni artigianali o proìndustrìali ( . Le famiglie contadine, che raggruppavano quasi dovunque la grande maggioranza della popolazione, potevano avere struttura diversa, anche in Francia o nell'Europa centrale, a seconda dei meccanismi ereditari: la divisione in parti uguali del patrimonio tra i figli maschi tendeva a favorire la formazione di fàmiglie nucleari, mentre la successione al potere di un solo figlio portava in genere alla famiglia ceppo, cioè alla convivenza dell'erede, che portava in casa la propria moglie, con i vecchi genitori. Ma le dimensioni dell' aggregato domestico erano anche funzione delle dimensioni del fondo coltivato, non importa se dì proprietà o con un contratto dì colonia, e della quantità di forza lavoro.

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