Indice

  1. Popolazione europea nell'età moderna
  2. I secoli dell'età moderna in tre fasi
  3. La piccola glaciazione
  4. Le crisi demografiche e il loro impatto

Popolazione europea nell'età moderna

Molto più della metà della popolazione mondiale, in ciascuno dei momenti considerati, viveva nel continente asiatico, anzi nella fascia centro-meridionale dello stesso, dato che le immense e quasi spopolate distese siberiane sono incluse nel territorio russo. Si evidenzia la vera e propria catastrofe demografica che colpì il continente americano con l'avvio della colonizzazione europea, e l'arresto dello sviluppo dell'Africa in larga misura collegato allo stesso evento (esportazione di schiavi neri nelle Americhe).
La popolazione europea, per contro, cresce allo stesso ritmo di quella asiatica tra il 1400 e il 1800, triplicandosi in quattro secoli, e nel mezzo secolo successivo accelera ancora il suo sviluppo(+ 47,7% contro + 25,2% per l'Asia).

I secoli dell'età moderna in tre fasi

Si delineano, per quanto riguarda il nostro continente e i secoli dell'età moderna, tre grandi fasi: una crescita demografica generale e continua, anche se via via più faticosa, tra la metà del Quattrocento e gli inizi del Seicento, crescita che supera largamente i livelli di popolamento già raggiunti prima della catastrofica pestilenza del 1348-1349; un forte rallentamento nel XVII secolo, che è la risultante di comportamenti demografici diversiftcati per grandi aree (proseguimento dell'espansione nell'Europa nord-occidentale e orientale; ristagno o addirittura regresso nell'area germanica e nelle penisole italiana c iberica); una rinnovata tendenza espansiva nel Settecento, che si prolunga e anzi si rafforza nel XIX secolo. Si è discusso e si discute se e in quale misura le congiunture avverse del XIV e del XVII secolo siano espressione di uno squilibrio tra popolazione e risorse, secondo la tesi malthusiana, oppure di altri fattori, tra i quali la virulenza delle epidemie.

La piccola glaciazione

Il clima sfavorevole (si parla di una «piccola glaciazione» per il Seicento), le guerre (esempio tipico lo spopolamcmo della Germania per effetto della guerra dei Trent'anni, 1618-1648). Ciò che è certo è che i tassi medi d'incremento annuo, anche nei periodi più favorevoli, raramente toccano o superano lo 0,5% fino alla seconda metà del Settecento, laddovc nei Paesi odierniin via di sviluppo si raggiungono facilmente tassi superiori al2 o anche al3%. Un'altra
certezza è che, in assenza di flussi migratori di consistenti dimensioni, la lentezza della crescita della popolazione è dovuta all'alta mortalità, i cui indici medi sono pericolosamente vicini a quelli della natalità, pure assai elevata: è abbastanza normale nell'antico regime europeo che a indici di natalità del35--40o/oo corrispondano indici di mortalità
del30-35%o.

Le crisi demografiche e il loro impatto

Anche questo esiguo margine poteva essere ed era spesso annullato dalle ricorrenti crisi demografiche, i cui meccanismi sono stati ampiamente studiati negli ultimi decenni. Un'epidemia, un cattivo raccolto, il passaggio di un esercito (ma spesso i tre flagelli storici, peste, fame e guerra, agivano in combinazione)
moltiplicavano improvvisamente per due, per quattro, per dieci il numero dei decessi annui; al drammatico aumento della mortalità, che se si prolungava per due o tre anni poteva ridurre a un terzo o alla metà la popolazione di un villaggio o di un territorio, faceva riscontro la diminuzione della nuzialità e della natalità, giacché in tempo di crisi si rimandavano i matrimoni c si mettevano al mondo meno figli, per un insieme di cause tra cui la rottura di molte unioni coniugali. Poi, passata la carestia o la pestilenza, tutti gli indici si invertivano: la mortalità scendeva al di sotto dei suoi livelli normali, giacché erano stati falcidiati soprattutto bambini e vecchi; e poiché era più elevata la percentuale degli uomini e delle donne in età di riproduzione, aumentavano in corrispondenza gli indici di nuzialità e di natalità; si celebravano i matrimoni rinviati e si risposavano i vedovi e le vedove; si ricostituivano così i contingenti di partenza con una certa rapidità, a meno che non intervenisse qualche nuova catastrofe.

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