1 Martedì 15 febbraio, lezione 1
Appelli 8 per ogni anno, da sessione estiva.
Date appelli:
- 13 giugno
- 27 giugno
- 18 luglio
- 29 agosto
- 12 settembre
Iscriversi solo se ci si sente davvero preparati.
Si può decidere se dividere i due moduli, come? All’appello immediatamente successivo si deve dare la seconda parte. Media tra le due. No media aritmetica ma ponderata, pesa di più seconda parte.
Parte dell’interrogazione su ciò che è stato trattato in classe, l’altro la bibliografia di riferimento.
Nascita della filosofia
Il creatore del termine è stato Pitagora. Filosofia significa amore per il sapere/sapere dell’amore (Platone).
Nella concezione greca la concezione di amore rimanda a una mancanza, a un desiderio (desidero, de-si-dero, quando vedo una stella cadente), brama di sapere.
Proprio per la concezione dell’epoca il possesso della sapienza, il senso della totalità delle cose, era sup-sophia, posto possibile solamente agli dei, solo loro avevano la sapienza; agli uomini non era accessibile quella forma di sapere completo. Per l’uomo era solo possibile una tendenza, una ricerca.
Nasce attorno al VI secolo a.C. nelle antiche colonie greche (attuale Turchia, Magna Grecia, sud Italia) e poi in Grecia. Si presenta come modalità di pensiero del tutto nuova e originale, questo metodo di indagine plasmerà tutto il pensiero occidentale. I popoli orientali possedevano una forma di sapienza fatta sostanzialmente da miti e credi religiosi, non era una forma di pensiero basata sul logos, simile a quella greca pre-classica. I popoli orientali si sono contraddistinti per alcuni studi su matematica, geometria ecc., ma non possedevano conoscenze che non avessero finalità pratiche. I greci trasformano i concetti in unità organiche e sistematiche. La filosofia classica è ricerca, nasce da un atto di libertà. Ciò non toglie il fatto che la società greca sia stata intrisa del sacro, ma ci fu un rapporto diverso con miti, sacro e religione.
Autori di riferimento e substrato culturale
Autori di riferimento che fungono da substrato: Omero e gli antichi poeti, fungono da riferimenti educativi e culturali. Esiodo, La Teogonia (in greco antico: Θεογονία, Theogonía) è un poema mitologico opera di Esiodo, in cui si raccontano la storia e la genealogia degli dèi greci. Si ritiene che sia stato scritto intorno all'anno 700 a.C. ed è una fonte fondamentale per la mitografia greca.
Nella Teogonia di Esiodo e nelle due opere di Omero non c’è solo una narrazione di fatti ma vi è una ricerca delle ragioni, delle cause; inoltre si ritrova un tentativo di descrivere la realtà nella sua interezza —> stesso approccio della filosofia (ricerca della spiegazione della totalità delle cose, ricerca di un principio comune nella pluralità dell’esistenza). Non è un caso che la filosofia sia nata nelle colonie (pluralità, contaminazione dai popoli orientali, contatto con l’alterità che produce conoscenza).
Si pensa che Iliade ed Odissea siano stati composti tra VIII e VII secolo a.C. mentre la Teogonia di Esiodo nel VII secolo a.C. e parla dell’origine degli dei, i poeti si interrogavano sull’origine di tutte le cose.
NB la materia è eterna, gli dei sono immortali (hanno un punto di inizio).
Si parla di un iniziale “caos primordiale” (materia eterna). Segue poi la nascita degli dei, la guerra coi Titani ecc.
La Teogonia si presenta anche come spiegazione cosmologica, che spiega le origini dell’universo. La poesia è il mezzo perché necessitava di una memorizzazione per tramandare idee sia etiche che estetiche (giustizia, misura, limite, …).
Iliade e Odissea
Ed che cosa ricaviamo da queste opere? Esse ci danno anche un’indicazione politica, Iliade e Odissea (come gli uomini si relazionavano tra di loro, tramandati oralmente per essere cantati, ricordati). L’autore delle due opere in questione è Omero, la tradizione tramanda che fosse cieco (il compito del poeta, educativo e culturale, non era tanto il sapere nel senso di vedere le cose ma un sapere che rimandava alla sapienza è ricordo, andare a ricercare le origini), senso del ricordare.
Nel popolo greco era intrinseca una forte idea di superiorità rispetto agli altri popoli, il loro ideale di democrazia si distanzia di molto rispetto alla nostra (barbari come esseri incapaci di parlare, Aristotele li collocava a un gradino sopra le bestie). La sapienza vive solo nell’attualità della tradizione.
Francesca Gherardi 1078432
Tramandare e tradere
Tramandare etimo lat., tradere = trasmettere (stessa radice di tradurre), ma anche tradire —> nell’interpretazione c’è anche questa possibilità, ineliminabile, la cui conseguenza è la perdita del significato da tramandare.
Il mondo Miceneo precede la Grecia classica, esso era contraddistinto non da polis ma da una sorta di monarchia con a capo un vanax, capo religioso ma anche militare/politico della città. Questo capo era un primus inter pares poiché doveva continuamente confrontarsi con gli aristocratici.
Primus inter pares, tra i greci c’è di fondo anche una volontà di distinguersi gli uni dagli altri, fino a distinguersi per essere ricordati, tempo ciclico e materia eterna vs mortalità dell’uomo —> unico modo per divenire immortali è la politica (=azione di discussione + guerra). La concezione della vita come valore in sé arriva solo con il cristianesimo. Per i greci è quindi anche una questione di caso (chi nasce schiavo non avrà possibilità di essere ricordato, distinguersi).
Perciò per i greci si tratta di una democrazia molto “discussa”, piena di scontri, non c’è l’idea di affidare a uno solo il potere. Gli aristocratici in continua discussione tra loro per il “timè”, l’onore. Questa tracotanza, competizione consiste nell’essere più forte/ricco/potente —> logica competitiva che caratterizza polis pre-classica, si crea una polis impossibile, senza possibilità di collaborazione.
Hybris, tragedia e limite
Nella tragedia di Eschilo, I persiani, uno storico autore tragico greco, tramite un’azione intellettuale, si mette nella testa di un persiano e giudica la battaglia di Salamina e quella di Maratona tra Greci e Persiani come se fosse un persiano. Questo fa capire come era importante capire la cultura di un popolo. La protagonista della tragedia è la regina Tossa, moglie di Serse, colpevole di tracotanza, poiché ha voluto estendere l'Impero persiano e ha ricevuto la punizione (tramite sconfitte) dagli dei, perché ha voluto invadere le città greche.
La tracotanza/eccesso di orgoglio, in greco hybris, sembrava essere l’unico “mezzo” per essere distinti dagli altri (l’hybris costituisce non a caso il punto centrale di una qualsiasi tragedia greca, esempio “I persiani”).
Quindi la hybris, che caratterizza l'uomo che vuole contraddistinguersi, va contro la misura e contro il limite. Dunque, nell'ottica educativa è un male e infatti va incontro alla punizione degli dei.
In tutta la mitologia greca la condizione umana è governata dalla Moira, una sorte cosmica/impersonale decisa dalla volontà degli dei che assegna ad ogni ente naturale un posto, una porzione determinata, fissa, che deve rimanere immutabile.
NB Oltrepassare i limiti (—>hybris) non è tanto una colpa morale in senso stretto, ma deriva più che altro da una mancanza di comprensione (cum-prendere, tenere insieme tutte le logiche che sorreggono la vita), l’uomo non capisce quale è la sua posizione del mondo, quindi in maniera altrettanto cieca c'è la redistribuzione di questa giustizia, la pena per la colpa commessa. Colpa meccanica e pena altrettanto meccanica. Si applica anche nel caso di un individuo inferiore che pretende di far valere i propri diritti cercando di modificare lo status quo, massima della giustizia greca: ad ognuno il suo (cuore della Repubblica di Platone).
Religione greca
La religione greca è fondamentale per la filosofia, che ne è il successivo distacco, cioè il tentativo di concepire razionalmente la religione, anche non si staccherà mai da essa, lo vedremo in tutti gli autori, ad esempio con Aristotele. La cultura greca è impregnata di religiosità, di misticità del sacro. Nella cultura greca vi sono due tipi di religioni: religione pubblica e religione dei misteri.
1. Ne abbiamo notizia da scavi archeologici, da resti di alcune pergamene e dai poemi omerici. Nella religione pubblica il divino è immanente (tutto è dio) (vs religione monoteiste dove il dio è trascendente). Tutto è spiegato in funzione dell’intervento degli dei. Gli dei sono forze naturali personificate, sono una sorta di uomini idealizzati, dei superuomini, uguali qualitativamente agli uomini, ma non quantitativamente, con i nostri stessi vizi e le nostre stesse virtù, ma in maniera tracotante, eccessiva, proprio perché dotati di potenza (cratofonia).
Si tratta di una sorta di naturalismo, così come è naturalistica tutta la prima filosofia greca (i filosofi erroneamente chiamati presocratici). Questa religione è politeista, proprio perché gli dei sono tanti, non sono onniscienti o onnipotenti, fanno parte del mondo e si sono differenziati da esso proprio a partire dal caos, l’origine è unica per tutto quindi anche negli uomini c’è nel divino e anche negli dei c’è il mondano (ciò che li rende non perfetti). Il politeismo non si basa su una rivelazione (monoteismo) ma sul nomos (=norma). La norma è la legge, la tradizione, la consuetudine, ciò che si è sempre fatto e sempre si farà. C’è una continuità tra il religioso e il sociale, la religione è una religione civica, il singolo non ha un rapporto privato col divino, religione sempre mediata dalla comunità politica. Il rapporto si esplica a seconda dello stato sociale dell’interessato. L’aspetto fondamentale della religione greca è, come accennato prima, la poesia.
2. Poi c’è la religione dei misteri: solo per pochi iniziati, non per tutti. P.es i misteri eleusini (parte celebrata per tutti ma poi un’altra parte celebrata nel recinto del santuario all’interno, per pochi iniziati). Questi misteri si occupavano del destino dell’uomo dopo la morte, del senso della vita, del posto di ciascun uomo del mondo ecc… Una volta usciti questi uomini ritornavano ad essere parte della società.
La nascita della tragedia e i riti dionisiaci
Un altro esempio sono i riti dionisiaci (cfr. La nascita della tragedia di Nietzsche) -> la città riconosceva che all’interno delle sue mura c’era un tipo di religione che per molti aspetti la superava, superava le distinzioni e le gerarchie presenti all’interno della città. Dionisio è originariamente il dio arcaico della vegetazione, ibrido (per questo sacro). Natura maschile e femminile allo stesso tempo, animalesco e divino, figura tragica e comica allo stesso tempo.
Quindi, attraverso delle maschere (elemento caratteristico del teatro della tragedia greca, di solito viene occupato dal coro), le baccanti sono queste donne inebriate dall'alcol, in preda da questa frenesia estatica, invasate di Dioniso, dio della forza vitale, che, attraverso dei rituali, acquisivano il furore divino e rievocavano le vicende mitologiche di Dioniso, la sua storia, tra cui il suo sacrificio, la sua uccisione.
In queste cerimonie, il corteo, ebbro divino, si lasciava andare attraverso musiche, l’elemento più vicino agli dei, quasi trascendentali, che permettevano l’unificazione col dio attraverso orge e attraverso il mescolamento del diverso in un unico, quindi una sorta di ritorno all'unicum originario.
Tra questi rituali, c'era anche quello del sacrificio, dello smembramento delle carni crude degli animali (sparagmòs), dove tutti insieme si cibavano della vittima sacrificale. Questa è un'opera di ricongiunzione, poiché il sacrificio rende diverso l'uomo dal dio, ai quali infatti andavano parti diverse o, addirittura, nei riti notturni, il sacrificio andava tutto al dio. Ciò rende l’uomo comune e partecipe.
Nietzsche, in La nascita della tragedia, affermerà proprio che la potenza dionisiaca, stravolgendo le strutture logiche morali e sociali del mondo abituale, infrangeva proprio il principio di individuazione, cioè il rivestimento soggettivo di ciascun individuo: l'individualità si perdeva, si mescolava in questi riti, che permettevano di riconciliare l'uomo con la natura, abbattendo tutte le convenzioni sociali, le divisioni sociali, che erano invece stabilite arbitrariamente dagli uomini.
Era il vero modo per tornare ad essere parte di quel tutt'uno a cui tutti i miti orfici e tutta la filosofia orfica ambiva: ricollegare il divino all’umano, far emergere il divino dentro ciascun uomo.
Mircea Eliade, grandissimo sociologo e storico del sacro, nel suo libro Storia delle credenze e delle idee religiose diceva che “l'estasi dionisiaca significa innanzitutto il superamento della condizione umana”, quindi la scoperta della liberazione totale, il raggiungimento di una libertà e di una spontaneità inaccessibili ai mortali. Dunque, questa voglia di divino, di ricerca della comprensione delle cose dell'origine, sta alla base della nascita della filosofia.
Orfismo
Un tipo di religione pubblica per i greci era poco soddisfacente per la loro ricerca di senso e significato, mentre la religione dei misteri permetteva una conoscenza più a fondo di chi è l'uomo, di cos'è la natura.
L'orfismo fa parte di uno di questi movimenti e introduce proprio nella civiltà greca un nuovo sistema di credenze, una nuova interpretazione dell’esistenza umana. La religione pubblica riteneva l'uomo mortale, mentre l’orfismo, ad esempio, proclamava l’immortalità dell’anima, preesistente all’uomo. Di questo ne parleranno Pitagora e Platone.
È un principio divino presente in ciascun uomo e la sua ricaduta nel corpo umano è dovuta proprio al peccato originario, alla colpa originaria che ha contraddistinto l’uomo: è dalle ceneri dei titani che nascono gli uomini, fulminati da Zeus quando si ribellano e uccidono Dioniso, preservandone il cuore. Dioniso, dopo essere stato smembrato e ucciso dai titani, risorgerà.
Ci sono due transfer, uno di violenza (= tutti contro uno) e poi il transfer di divinazione (= quello che era la causa del male è diventato dio, l’artefice della calma). Non esiste una psicologia individuale. La psicologia è sempre il riflesso di una cultura collettiva, anche Jung e Freud lo dicevano, quando introdussero l’elemento dell’inconscio. Quindi, attraverso la metempsicosi, l’anima si reincarnava in altri corpi (-> induismo, tramite i Persiani).
Francesca Gherardi 1078432
Mercoledì 16 febbraio, lezione 2
La sapienza è interpretata come un ricordo, ricordo del passato. Religione pubblica e privata/dei misteri.
Orfismo
Il modo di intendere la nascita del mondo dell’orfismo si pone in maniera contrapposta rispetto alla teogonia di Esiodo: si passa da un ordine (perfezione, assolutezza) al disordine (trasforma l’uno in molteplice), più si separa più la materia si corrompe. Nuova rinascita incarnata dal dio Dionisio, che restaura appunto con la sua rinascita questa unità perduta. Mito del sacrificio di Dioniso ucciso dai Titani, il cuore viene preservato e da questo cuore viene ricostruito.
Tutta la cultura greca è caratterizzata dall’idea del tempo come degrado (non a caso si parla di un’originaria età dell’oro). Cosa aggiunge l’orfismo? Il concetto di immortalità dell’anima, c’è sempre qualcosa di divino anche nel mondano. L’orfismo proclama l’immortalità dell’anima, l’anima eterna cade nel corpo per una colpa originaria.
Attraverso la metempsicosi l’anima trasmigra da un corpo all’altro tentando di ripurificarsi. L’orfismo fa concepire l’uomo secondo uno schema duale: anima vs corpo, (=contrapposizione) dialettica anima e corpo. L’anima appartiene al principio divino, il corpo è tomba dell’anima (Platone), luogo dell’espiazione. Si incrina la visione naturalistica che aveva caratterizzato la religione pubblica. La purificazione dell’anima diviene lo scopo dell’esistenza. L'uomo comprende che alcune tendenze legate al corpo sono da reprimere.
[In questo risiederà la forte critica di Nietzsche a tutta la morale classica da Socrate e Platone che si evolverà fino al cristianesimo e alla società borghese del 1800]
La dottrina dell’orfismo risente molto delle contaminazioni con gli orientali (persiani). Nell’induismo c’è il principio della purificazione dell’anima, Brahaman come principio primo e ultimo della realtà (nei greci sarà archè).
I filosofi greci interpreteranno la purificazione dell’anima come un processo che avviene attraverso la conoscenza (Socrate, Platone, …).
Concezioni economiche e politiche che influenzano la realtà in Grecia
Libertà politica di cui i greci beneficiarono rispetto ai popoli orientali.
Nel VI secolo a.C. grande trasformazione da paese agricolo a commerciale/artigianale, il commercio favorisce lo sviluppo delle colonie.
Accanto al ceto della nobiltà nasce una “protoborghesia” (anacronismo). Questo nuovo ceto si contrappone al vecchio, economia agricola basata su aristocratici. —> cambiamento del sistema politico in polis,
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