Islamismo contemporaneo e salafismo
1) Richiamo all’esempio dei salaf, i pii antenati che circondavano il Profeta Muhammad;
L’islamismo contemporaneo si è articolato in forme che vanno ben oltre la Fratellanza Musulmana. Alcune di queste forme sono: il salafismo contemporaneo che non deve essere confuso con la tendenza riformista che ha caratterizzato il mondo arabo tra ‘800 e ‘900.
2) L’invito a tornare alle fonti fondative della fede, cioè il Corano e la sunna;
Esistono però diverse sfumature interne al salafismo e ciò può essere dovuto alla vaghezza del termine. In generale queste sono le caratteristiche:
3) L’insistenza sull’unicità di Dio, la cui professione rappresenta una miscredenza che deve essere combattuta con ogni mezzo.
Il salafismo contemporaneo è una corrente rigorista e fondamentalista che si richiama alle prime generazioni di musulmani (i salaf); intende, applicando una versione rigida di utopia retrospettiva, riprodurre le condizioni del tempo del Profeta; rifiuta la democrazia; è particolarmente conservatrice dal punto di vista etico, sociale, dei rapporti di genere.
Al-Qaida e jihadismo
Prima di rivolgersi contro gli USA e Israele, si trattava di globalizzare la lotta liberando i territori musulmani invasi dagli stranieri, come l’Afghanistan e la Palestina. In secondo luogo Azzam cercò di radicare il jihadismo nel territorio e ritenne che il pan-islamismo dovesse ritornare ad essere la piattaforma del movimento islamista mondiale.
Il secondo fenomeno di islamismo violento e di larga risonanza internazionale è al-Qaida, di cui Osama Bin Laden ne è stato tra i principali dirigenti. L’ideologo è Azzam che sposta il nemico da “interno” ad “esterno”.
Caratteristiche del pensiero radicale
1) Il mondo islamico attuale si trova in uno stato di miscredenza, di lontananza dai principi autentici della religione, di oppressione e sfruttamento da parte degli occidentali (USA e Israele) che lottano con la forza delle armi e con la propaganda religiosa per annientare l’Islam.
2) A questa realtà pratica ed ideale è necessario opporre un’utopia retrospettiva.
3) Per recuperare l’Islam autentico e riprodurre le circostanze straordinarie dell’epoca del Profeta è necessario instaurare lo stato islamico che in realtà non fu mai realizzato perché nella sostanza nessuno stato dopo la Medina del Profeta si è effettivamente retto sulla sharia e sull’applicazione dell’autentica Legge islamica.
I radicali contemporanei lamentavano il “secolarismo” e la separazione dell’autorità politica dalla giurisprudenza religiosa. Siffatto stato islamico doveva fondarsi sulla giustizia sociale, sulla limitazione del potere sovrano grazie al principio della consultazione, ma soprattutto sulla sovranità di Dio, ovvero sul riconoscimento che Dio è stato e rimane l’unico legislatore attraverso il Corano e la Sunna.
4) Il mezzo per arrivare a combattere i nemici dell’Islam è il jihad, che i radicali intendevano come “guerra santa”, estremizzando in senso militare un concetto che significa essenzialmente “sforzo” sulla via di Dio. È naturalmente implicito nel concetto di giustizia sociale e nel concetto di jihad il fatto che l’Islam si erge come religione vindice dei diritti degli oppressi.
Le novità del khomeinismo
Le novità del khomeinismo erano molteplici:
- Riconosceva allo sciismo uno specifico carattere politico e in sostanza aboliva l’antico principio quietistico che vincolerebbe gli sciiti a subire anche governi miscredenti;
- Suggeriva che i giurisperiti avessero il diritto-dovere di sostituire l’imam nascosto nelle funzioni politiche;
- Insisteva sulla rivoluzione islamica come una rivoluzione vindice degli oppressi;
- Realizzava nella pratica un repubblicanesimo islamico sconosciuto anch’esso alla dottrina tradizionale.
Lo stato islamico, che deve sorgere dal vicariato politico dei giureconsulti rispetto all’imam nascosto, ha una forma repubblicana e, a suo modo democratica: il popolo è chiamato a scegliere i suoi rappresentanti attraverso periodiche elezioni a suffragio universale. Il fatto che uno stato islamico sia repubblicano e si regga su una costituzione moderna non può che essere giudicato una grande novità teorica e pratica.
Per secoli lo sciismo aveva condiviso un atteggiamento di “rinuncia” sul piano delle rivendicazioni politiche: in attesa dell’imam, che dovrà comparire alla fine dei tempi, ogni governo è illegittimo; i religiosi sono i semplici custodi della fede e non devono avere funzioni politiche; i credenti sono autorizzati a vivere anche sotto governi tirannici.
5) Lo stato islamico si fonda su 3 capisaldi:
- La sovranità di Dio;
- La giustizia che implica l’equa distribuzione delle risorse;
- La consultazione che prefigura tanto la democrazia rappresentativa, quanto, con gli opportuni accorgimenti, la democrazia partecipativa.
Stati mediorientali a fine ’900
Quasi tutti gli stati mediorientali, nell’ultima parte del ‘900 e nei primi anni del XXI secolo, tuttavia, hanno evidenziato storture e debolezze che hanno reso difficoltoso tanto lo sviluppo interno quanto la collocazione internazionale.
Tali storture e debolezze giustificano, almeno parzialmente, l’esplosione delle rivolte che, tra il 2010 e il 2012, hanno modificato profondamente l’assetto di almeno 6 paesi arabi: Tunisia, Egitto, Libia, Yemen, Siria e Bahrein.
Le caratteristiche comuni che rappresentano le premesse e le motivazioni delle rivolte, quei sommovimenti tellurici che sono stati variamente denominati, da sollevazioni a rivoluzioni, da primavere arabe a risveglio arabo, sono:
- Gli effetti di uno sviluppo economico contraddittorio si sono fatti sentire sul tessuto sociale, impoverendo ampie fasce di popolazione, approfondendo le differenze di classe, emarginando le forze più vive della società, dai ceti produttivi ai giovani e alle donne. I paesi arabi hanno conosciuto l’allargamento della forbice della ricchezza, la pauperazione delle classi medie, l’esclusione dal mercato del lavoro delle fasce più acculturate e consapevoli.
- L’imposizione di regimi autoritari se non dittatoriali, polizieschi e repressivi, corrotti e diseguali. Le sollevazioni dei giovani e delle donne hanno rivendicato la riapertura di spazi di cittadinanza e lo sviluppo della società civile, hanno contestato l’arroganza dei privilegiati che si sono impadroniti delle risorse e hanno rialzato la bandiera della dignità. La dignità è stata la parola d’ordine delle masse che hanno rovesciato i dittatori.
Le primavere arabe sono state estremamente differenti tra di loro negli esiti e nei percorsi.
Sfortunatamente quella che è sembrata mancare è la maturità della coscienza politica che avrebbe potuto condurre a un inquadramento delle energie rivoluzionarie per lo più perdute nelle paludi della crisi delle transizioni post-rivoluzionarie se non dalla restaurazione.
Afghanistan e terrorismo islamico
Sebbene l’Afghanistan di rigore non faccia parte del Medio Oriente, l’invasione del paese da parte dell’Urss nel 1979 e le conseguenze che ne derivarono ebbero un influsso decisivo sulla situazione mediorientale.
Gli USA e l’Arabia Saudita si impegnarono con denaro ed appoggio logistico a sostenere e finanziare la guerriglia islamica che combatteva i sovietici. Il fatto è che la resistenza e la guerriglia afghana risultarono composte da elementi che dovevano poi rivoltarsi contro gli antichi protettori.
Da una parte, un gruppo importante di ribelli era costituito dai rigidi fondamentalisti talebani; dall’altro canto, in appoggio ai ribelli giunsero in Afghanistan gruppi di volontari di ogni paese arabo, inquadrati ideologicamente e alimentati finanziariamente dal miliardario Bin Laden.
L’Urss entrò in Afghanistan per sostenere il Partito democratico popolare, di orientamento socialista, al potere dal 1978 e allora diretto da Karmal, contro coloro che, appoggiati dal Pakistan, desideravano sottrarsi all’interessata benevolenza sovietica.
In linea molto generale si può dire che, mentre i combattenti armati degli anni ’70 erano per la maggior parte relativamente maturi, di provenienza urbana e di istruzione medio-alta, i combattenti armati degli anni ’90 erano per la maggior parte molto giovani, di origini contadine e di bassa cultura.
Questo tipo di terrorismo può essere ricondotto a 3 fattori concomitanti:
- La proletarizzazione degli affiliati;
- La durissima repressione dei regimi politici al potere che radicalizzò la lotta e la militanza;
- Lo sradicamento delle organizzazioni da una base di massa, visto che la stragrande maggioranza della popolazione emarginò dal proprio seno i terroristi.
È caratteristico che il terrorismo degli anni ’70 avesse obiettivi ben precisi e determinati, al contrario gli obiettivi del terrorismo proletarizzato furono i turisti o la popolazione delle campagne.
L’obiettivo di al-Qaida non era solo quello di mettere in crisi gli USA o la Gb scuotendone la stabilità interna, ma soprattutto di dimostrare che le superpotenze sono comunque vulnerabili e che un jihad condotto da tutti i popoli islamici contro il nemico occidentale sarebbe in grado di abbatterlo.
In secondo luogo, perché al-Qaida non sembra essere nata in risposta a precise condizioni socioeconomiche e politiche, ma come una vera e propria centrale del terrore. Essa non aveva dunque radicamenti e affiliazioni in particolari tessuti sociali, ma travalicava le appartenenze regionali e nazionali, pretendendo di condurre una sfida globale.
L’episodio dell’11 settembre non è immediatamente riconducibile al terrorismo degli anni ’90. In primo luogo, perché al-Qaida è apparsa come un’organizzazione ramificata e tentacolare, non ristretta a qualche singolo stato, ma in grado di condurre una guerriglia planetaria.
In terzo luogo, perché la retorica ideologica di al-Qaida faceva ricorso a un linguaggio e una simbologia arcaica, poco moderna o addirittura post-moderna, laddove i movimenti di islamizzazione degli anni ’70 e ’90 devono essere considerati un portato della modernità.
Il presidente americano George W. Bush ha scatenato, con l’appoggio del premier britannico Tony Blair, in nome della lotta al terrorismo e della vendetta per i morti americani, prima una guerra contro l’Afghanistan già nel 2001 e quindi, nel 2003, una seconda guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein.
Un’altra conseguenza della guerra all’Iraq del 2003 ha riguardato l’immagine dell’Occidente presso l’opinione pubblica araba e islamica: non è un caso che parte importante dell’opinione pubblica arabo-islamica si sia ancora una volta schierata, nel 2003 come nel 1991, a favore di Saddam Hussein, ma soprattutto contro l’ingerenza occidentale.
Cause del terrorismo
Il terrorismo dipende da alcune cause:
- Il depauperamento economico unito all’evoluzione ideologica che porta alla radicalizzazione religiosa;
- Il radicalismo di quella parte dell’ideologia e del diritto musulmani tradizionali che rivendicano l’esclusività dell’ideologia islamica e il conseguente rifiuto dell’Occidente che incarna l’ateismo e la minaccia imperialistica;
- L’impossibilità da parte delle organizzazioni islamiche di far sentire legalmente la loro voce nella società, a causa di una diffusa e dura repressione;
- Gli errori e gli egoismi della politica occidentale in Medio Oriente.
Inoltre, il governo dell’uomo forte, al-Maliki, la cui ascesa è stata favorita dagli USA nel post-2007, non ha adottato le politiche di conciliazione tardivamente volute dagli USA, riacutizzando così lo scontro interconfessionale, oggi di nuovo rampante.
La sconfitta politica degli USA è dimostrata dal cambiamento di strategia che si era avuto negli ultimi tempi prima del ritiro. Dopo aver represso i sunniti e favorito l’ascesa degli sciiti, la preoccupazione che correnti sciite estremiste potessero avere il sopravvento ha convinto l’amministrazione USA a riconcedere credito ai sunniti e alle loro milizie, nel tentativo di tenere sotto controllo una situazione fortemente instabile e squilibrata.
Al-Qaida non esisteva in Iraq sotto Saddam Hussein ma dopo la guerra vi si è ramificata. Il paese è precipitato nel caos, con un picco di particolare violenza nel triennio 2006-09, e i processi politici e istituzionali svoltisi tra il 2006 e il 2011 non hanno affatto risolto la situazione.
Fratelli Musulmani e islamisti
Per quanto riguarda le differenze tra Fratelli Musulmani e islamisti esse consistono nella strategia, anche se non negli obiettivi: i Fratelli Musulmani mirano ad una islamizzazione dal basso, attraverso la propaganda, l’educazione e l’infiltrazione nel tessuto sociale e politico.
È evidente che questo tipo di strategia esclude la lotta armata o ne considera la prospettiva come ultima ed estrema ratio.
Gli islamisti invece hanno mirato e tuttora mirano ad una islamizzazione violenta dall’alto, imposta attraverso la lotta armata e la rivoluzione contro gli stati, i cui governanti miscredenti devono essere abbattuti, e contro le popolazioni.
Emirati del Golfo
Generalmente stabili appaiono e ricche monarchie petrolifere del Golfo, alcune delle quali sono dirette da dinastie relativamente illuminate di sceicchi ed emiri.
L’emirato del Bahrein si regge precariamente su una forte contraddizione interna: la famiglia regnante, infatti, è sunnita mentre la maggioranza della popolazione è sciita. Gli sciiti sono emarginati dall’accesso alle leve del potere e alle risorse.
Il complesso degli Emirati Arabi Uniti, soprattutto, nel quale gli stati più importanti sono Abu Dhabi e Dubai, costituisce un esempio di efficienza amministrativa.
Il denaro ricavato dal greggio, che scorre a fiumi, consente un livello di vita molto elevato e il benessere è il migliore antidoto a tutti i rigurgiti di estremismo e di violenza.
La legittimità religiosa della monarchia e la relativa accondiscendenza verso le correnti islamiste moderate hanno probabilmente rappresentato un ostacolo al diffondersi dell’islamismo terrorista.
Giordania
La Giordania è un paese marginale e potrebbe rischiare di rimanere stritolata nelle morse delle tensioni mediorientali. La crisi siriana avrebbe potuto avere serie ripercussioni sulla sua stabilità.
I rapporti con Israele sono congelati, ma non bisogna dimenticare che metà della popolazione giordana è di origine palestinese e che molti hanno forte simpatia per le rivendicazioni palestinesi.
Elementi di debolezza sono presenti: all’interno della società civile esistono ideologie in trasformazione in diretto conflitto con l’ideologia statale e i movimenti di opposizione, come ad esempio quello islamico, premono per l’instaurazione di un ordine contro egemonico minacciando in tal modo la coesione dello stato.
Libano
La guerra civile, scoppiata nel 1975 e conclusasi solo nel 1989, fu scatenata dalle profonde rivalità interne. Da una parte, la comunità sciita, tradizionalmente più povera ma in espansione demografica, chiedeva il riconoscimento di maggiori diritti ed opportunità.
Dall’altra, i cristiani maroniti si volsero alla destra, soprattutto alla Falange. A ciò si aggiunse la fastidiosa presenza dei guerriglieri palestinesi che proprio nel Libano si erano riorganizzati per attaccare Israele. Sebbene la maggioranza della popolazione non fosse più cristiana ma musulmana, si conservò l’assetto istituzionale che prevedeva fosse un cristiano ad occupare il posto di presidente della repubblica.
I maroniti erano assolutamente ostili ai palestinesi e inclini a trovare un’intesa con Israele. Gli sciiti e gli altri musulmani non favorevoli ad un riavvicinamento ad Israele trovarono come loro alleato naturale la Siria.
Nel 1975 gli scontri tra palestinesi e falangisti degenerarono in combattimenti sistematici in tutto il paese tra milizie cristiane e milizie musulmane. Nel 1976 si registrò l’intervento della Siria.
Una svolta si ebbe nel 1982 quando Israele invase il Libano meridionale nella cosiddetta operazione “pace in Galilea”. Con l’invasione il paese appariva sempre più la preda degli opposti appetiti politici, israeliani e siriani. La comunità internazionale intervenne inviando truppe di pace che dovevano frapporsi tra i contendenti, ma senza grande successo.
Nel febbraio del 2005, tuttavia, un grave avvenimento veniva ad imprimere una svolta ulteriore. L’ex primo ministro, ostile alla Siria, veniva assassinato nelle vie di Beirut. Ancora oggi non si sa a chi attribuirne la responsabilità: la Siria, Hizballah o agenti provocatori?
Dopo il 1989 il Libano ha progressivamente ripreso la vita normale; le attività economiche sono rifiorite, anche senza ritornare ad essere la “Svizzera del Medio Oriente” com’era chiamato negli anni ’50 e ’60. Hizballah è divenuto un vero e proprio partito politico.
Il suo progetto si incentrava sulla difesa degli oppressi e sulla lotta senza quartiere contro Israele. Il Hizballah scelse, probabilmente per la prima volta in Medio Oriente in modo sistematico, come arma di difesa il martirio.
Tra l’altro l’invasione israeliana provocò la nascita di un raggruppamento sciita dis
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