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Storia del design – Design del prodotto P3-P4-P5 Polimi - Secondo anno – Maria Cristina Tonelli

Aggiornato A.A. 2021/2022

Settimana 1 - Lezione 1 - 24.02.2021

Il termine industrial design si afferma dopo la Seconda Guerra Mondiale, più precisamente in America, durante la seconda metà degli anni '30, dove avveniva il vero e proprio industrial design, in modo da dare giusta definizione ai progettisti.

Nel corso dell'800 l'attività del designer esisteva ma non si riteneva necessario sposare il nome dell'oggetto con quello del progettista. Questa cosa accadeva solo in determinati paesi (es. Russia) perché i progettisti, pur esistendo, non erano considerati essenziali, importanti; non dando loro rilievo, inoltre, era facile pagare poco il lavoro.

L'attività che oggi prende il nome di industrial design veniva comunque praticata e nominata con il termine di arti minori, che raccoglieva il bacino dell'ambito di attività praticate comunemente da artigiani (coloro che sapevano trattare il legno, piuttosto che il vetro o la ceramica…). Nel corso dell'800 fanno ingresso in maniera sempre più massiccia i macchinari con cui trattare il materiale quindi gli artigiani fanno in modo di rendere sempre più unici i pezzi di propria produzione. Per designare la produzione artigianale vengono trovati diversi nomi:

  • Arte decorativa: oggetti che presentano aspetti di maggior studio e qualità formale.
  • Arte applicata all'industria: l'industria, dedicata alla lavorazione di un certo tipo di materia (es. legno), cerca di realizzare prodotti con aspetti di maggior attenzione.
  • Arte industriale: dove con arte si intende il progetto e i lavoratori erano personaggi prossimi all'ambiente della produzione artistica (es. architetti o addirittura veri e propri scultori).

Il termine arte (art Kunst art nel mondo anglosassone o in Germania) si riferisce a un progettista che conosce il mondo dell'arte e vi appartiene anche per il semplice fatto che ne conosce le forme e si dedica alla produzione di oggetti. Il mondo anglosassone è preciso. Il termine industrial design è il più ampio e vago perché indica un progetto che si riferisce all'ambito di produzione legato al mondo dell'industria.

Nel passato vengono studiati e progettati oggetti che poi venivano effettivamente eseguiti da artigiani. La differenza con l'industrial design di oggi sta nei numeri: il progettista di oggi definisce un oggetto che viene prodotto in un numero molto alto di esemplari. Gli oggetti del passato potevano anche essere raffinatissimi e commissionati da personaggi illustri, quindi diventavano pezzi unici o rari e questo li caricava di valore. Potevano anche essere creati pezzi unici, singolari.

Prima della riforma luterana, questo lavoro dell'artigiano era considerato di più, quindi veniva pagato di più rispetto al progettista: lui doveva lavorare il prodotto con attenzione affinché non lo rovinasse, sciupasse e ne sprecasse il materiale, non di rado prezioso.

Produzione artigianale e industriale

La bottega degli artisti medievali non produceva solo quadri importanti e oggetti di grande rilievo ma anche prodotti più "umili" come, ad esempio, i deschi da parto. Desco da parto: le famiglie abbienti commissionano questo oggetto tondo e di legno, decorato su un lato perché venisse regalato a una donna partoriente al fine di portarle le vivande a letto. I committenti desideravano questi oggetti limitati ma più umili rispetto alle pale d'altare. I numeri con cui si producevano questi oggetti erano comunque limitati.

Jacopo Ligozzi comincia a produrre tavole botaniche all'interno delle botteghe, fino a diventare pittore di corte della famiglia Medici e a produrre oggetti funzionali alla vita dei regnanti (es. gualdrappa da sella ricamata e ornata con pietre preziose oppure bicchieri dalle forme particolari). L'attività progettuale è sempre esistita, anche nelle botteghe, ma molto diversa rispetto a quella praticata a partire dall'800.

Colbert e l'industria francese

Colbert: ministro alla corte di Luigi XIV, incaricato di occuparsi di finanze ed economia, cerca di modernizzare l'impianto industriale e produttivo francese e crea e migliora le infrastrutture del paese. Cerca di sviluppare industria e produzioni, con standard qualitativi alti perché si distinguessero dai paesi stranieri, distruggendo la concorrenza. Diventa padre dell'industria manifatture reali, del lusso francese che tuttora esiste.

Come modello crea le manifatture di proprietà, quindi pagate, dalla corona oppure private ma ampiamente aiutate dal re, dallo stato, per cui si possono dedicare a produzioni di altissima qualità, in numeri circoscritti, commissionate dal re stesso e da cittadini abbienti (aristocratici, esponenti del clero, esponenti della famiglia reale). Queste industrie hanno un direttore artistico, solitamente un pittore, e una direzione produttiva capeggiata da un architetto, che portasse sapere logistico e potesse coordinare la produzione. Questa manifattura viene mantenuta e salvata, fino ad oggi, con consistenti diversità.

La manifattura moderna produce infatti per un mercato, ipotizzando dei bisogni di questo mercato, con l'obiettivo di vendere, senza però sapere se il prodotto riscuoterà successo. La manifattura del tempo invece non aveva il bisogno di doversi confrontare con una realtà esterna perché i prodotti erano direttamente destinati a re e nobili e lo Stato supportava la produzione indipendentemente dal rapporto col mercato.

Il problema del rapporto col mercato è il problema della storia del design. Quanti prodotti vengono venduti è un parametro in grado di indicare il successo dei prodotti stessi, l'incisività del prodotto e la correttezza degli input di progetto. Produzioni raffinatissime vengono realizzate anche nel corso del '900, come accade nel caso dei mobili di Ruhlmann, ma l'ambito dell'industrial design riguarda il grande mercato, con prodotti realizzati in un numero abbastanza alto, in serie e con tecniche che consentano di ottenere un basso costo.

Definizione di industrial design

La prima definizione data di industrial design è quella di: produzione nata da un progetto, con valenze funzionali ed estetiche (formali), di oggetti pensati per essere riproducibili, grazie alle tecniche industriali, in una serie illimitata. Nasce il problema dell'artigianato contro l'industria.

Case study: Sedia Chiavarina e Sedia Thonet

Es. Sedia Chiavarina e Sedia Thonet, messe a confronto, prodotte a partire dall'800, molto diffuse. La sedia Chiavarina nasce in una zona di smercio di legname grezzo in Liguria. Al tempo c'era il problema di creare l'identità delle industrie. Il governatore di Chiavari era un nobile, uomo colto, che conosceva l'andamento dei fatti al di fuori del paese e desiderava quindi sviluppare l'industria del suo territorio. Viaggia a Parigi per studiare le caratteristiche dell'industria estera, torna con una sedia in stile impero e chiede a un falegname di produrla: il falegname la ristudia, alleggerendola, semplificandola nei componenti, in base alla disponibilità dei legni locali, molto elastici, tenendo conto delle loro sollecitazioni. La sedia risulta molto leggera, elastica ma resistente. Ne risulta un prodotto realizzato in grandi quantità pur essendo artigianale.

Thonet, n 14., soprattutto la una delle più semplici per gli elementi che la compongono, è una sedia che riscuote grande successo commerciale ma appare come prodotto industriale.

La distinzione tra artigianale e industriale viene dibattuta. Un artigiano è colui che esercita un'attività per la produzione di beni tramite lavoro manuale proprio e di un numero limitato di lavoranti, senza lavorazione in serie, svolta generalmente in una bottega. L'artigiano è anche proprietario dei mezzi di produzione (utensili, macchinari, materiale…).

Oggi la Chiavarina è realizzata con macchine in serie in maniera artigianale perché riproduce tutte le caratteristiche dell'artigianalità. La Thonet espone a Londra i propri prodotti nel 1851, facendosi conoscere. L'azienda prevede degli operai che vi lavorano. La sedia è fatta di componenti, ciascuno dei quali è realizzato talvolta da macchine, talvolta da artigiani. Il lavoro è diviso quindi in due parti, in modo da garantire all'attività una maggior rapidità, quindi la possibilità di ottenere più numeri. L'azienda oggi innalza l'idea di unire le tecnologie di produzione con l'artigianato: le sedie sono infatti assemblate, rifinite da artigiani esperti.

Artigianato moderno e stampante 3D

Durante il processo produttivo, oggi, il lato industriale è ultimato dalla supervisione e definizione da parte degli artigiani. L'artigianato è stato infatti rivalutato e reinterpretato a partire dagli anni '00 del 2000, soprattutto all'interno dell'industria del lusso. Alcuni designer progettano e in seguito decidono a che artigiano affidare la realizzazione del progetto stesso: questo processo serve anche a rivalutare la realtà artigianale sul territorio. Il prodotto guadagna qualità progettuali ed esecutive molto elevate ma con prezzi molto elevati.

Con l'avvento della stampante 3D, l'artigianato viene ricompreso in questa tecnologia, vista come moderno artigiano chiamato a produrre tecnologicamente il dato oggetto. Oggi l'unica variabile in grado di definire l'artigianato è il fatto che l'artigiano controlli la produzione in ognuna delle sue parti mentre l'industria realizza una produzione fissa in modo separato rispetto all'ideatore, una volta che il design/progettista le ha affidato il progetto.

Figure artigianali nell'industria

Esiste la figura dell'artigiano, definito artista non in senso estetico ma per le sue qualità tecniche, si tratta dell'operaio addetto all'aggiustaggio: una fase precisa che non riguarda tutti i prodotti industriali ma riguarda prodotti molto particolari, che richiedono una lavorazione complessa e che richiedono passaggi in cui le componenti non possono essere lavorate a macchina e hanno quindi bisogno di una produzione più specifica. Gli operai addetti all'aggiustaggio sono in grado di operare per le loro particolari capacità.

L'aggiustaggio è riconosciuto come una fase molto sofisticata, tanto che un'azienda che fa aggiustaggio è riconosciuta come azienda specializzata artigiana. Es. aziende che producono e progettano appositamente viti speciali necessarie a impieghi particolari e insoliti.

Un'altra figura artigianale che si incontra nel mondo dell'industria (sia di prodotti che della moda) è quella del modellista o prototipista. Queste figure prendono il progetto del progettista e lo vanno a tradurre in un oggetto, al limite anche funzionante. L'industria, vedendo il prodotto realizzato dal modellista, deciderà se valga la pena di produrre il prodotto o meno. Il modellista serve anche a rendere un'idea di quanto materiale è necessario per avviare la produzione e dove/come collocare sul modello determinati aspetti che risultano problematici alla fruizione del prodotto. Il prototipo è al limite del funzionamento e su di esso i tecnici e gli ingegneri prenderanno le decisioni funzionali.

Stilisti e sarti

Il termine stilista va opposto al termine sarto d'alta moda, equivalente alla figura dell'artigiano, che progetta il capo e ne realizza la struttura, avendo le conoscenze per la realizzazione del capo stesso. Il sarto di alta moda può realizzare anche una collezione completa ma poi può realizzare il determinato capo su una determinata misura, modificandone addirittura dei particolari in base alle esigenze dei clienti (es. scollo differente), cosa che nel mondo dell'alta moda (es. Armani) non può accadere perché il capo va direttamente sul mercato per come è stato pensato.

Produzione di serie

Nella produzione di serie tutti i pezzi di uno stesso tipo devono avere le stesse dimensioni affinché possano essere accoppiati o montati con pezzi corrispondenti senza necessità di ritocchi o aggiustaggi (per semplificare passaggi e costi). I pezzi che soddisfano queste esigenze sono detti intercambiabili. Si produce con le logiche dell'intercambiabilità solo per velocizzare la produzione e ridurne i costi.

Questo precedente permette la realizzazione della catena di montaggio. Quando Ford mette a punto la catena di montaggio per la produzione del Modello T, fa riferimento ai principi di Taylor, secondo cui era importante, per semplificare il tutto al massimo, creare un operaio adatto al determinato tipo di mansione. Una volta trovato il lavoratore ideale, questo veniva istruito alla sua mansione e venivano previsti tempi determinati per compiere la data opera, sempre allo stesso ritmo. Il sistema Tayloristico favorisce un miglior controllo dei processi produttivi. Si pensa che i problemi causati dal lavoro dell'operaio non dipendessero da ragioni tecniche (non si preoccupavano ancora dell'orientamento del banco da lavoro, di problemi ergonomici, di corretta illuminazione…), bensì da relazioni umane create tra operai per cui si creava all'interno di imprese un'opera di valorizzazione dei rapporti sociali.

Automazione e produzione snella

Il processo industriale, a partire dal mondo americano già negli anni '50, viene investito di un cambiamento: i macchinari dell'impresa iniziano ad essere azionati da un computer, azzerando la necessità di ricorrere alla presenza umana. Rimane incaricato di questi computer un operaio specializzato che controlla l'operatività del computer ed è in grado di intervenire nel caso in cui si manifesti una situazione anomala: questa mansione si allontana dalla possibilità dell'alienazione. L'automatizzazione fa calare la necessità di ricorrere a forza lavoro.

Un altro modello di produzione derivato dal Fordismo, in parte affidato alla macchina e in parte all'uomo, è quello messo appunto da Ohno, ingegnere per Toyota durante gli anni '50, chiamato produzione snella, con l'obiettivo specifico di puntare su una qualità che deve rimanere altissima. I numeri di produzione sono flessibili, in rapporto alla necessità del mercato: non ci saranno più nell'impresa quantità di materie prime non necessarie, non controlli gerarchico-burocratici, non una rigida divisione dei compiti, ma un sistema di definizione dei numeri di produzione già specificamente basata sulla domanda di mercato, su scorte minime per evitare sprechi e su grande coinvolgimento di ogni operaio che lavorerà in squadra con altri operai e con ruoli intercambiabili, con attenzione sulla qualità del prodotto.

Serie e standardizzazione

La serie qualifica il prodotto industriale ma non è una linea di demarcazione per le produzioni industriali. Nel mondo industriale esistono grandi serie, piccole serie e serie medie a seconda dei prodotti. In alcuni casi si realizzano pochi esemplari di una serie in base alle necessità dell'azienda: questo non toglie il fatto che il prodotto sia industriale. La serie indica l'identità degli esemplari fra loro e rispetto a un prototipo e indica un metodo produttivo. Il prototipo definisce il metodo produttivo di tutti gli esemplari che verranno. La serie non va a incidere sui numeri di produzione: può infatti essere di diverse dimensioni.

Il termine serie serve all'industria perché serve a ridurre i costi di produzione, a dare costanza dell'oggetto, quindi il mercato conosce le caratteristiche del prodotto e vi ricorrerà sempre per soddisfare quei dati bisogni, da alla manutenzione post-vendita la possibilità di intervenire con maggior facilità (es. sostituzione di componenti rotti…).

Standard e norme

  • Modello (di riferimento di una produzione, come il prototipo): caratterizza la produzione. La produzione si può definire standard perché si rifà al dato modello.
  • Norma: caratterizza tanto produzione quanto progettazione perché indica l'insieme di norme definite per specificare le caratteristiche del prodotto (dimensionali, di materiale, di qualità). Lo standard va a definire una progettazione che va a definire anche la produzione.
  • Grado di qualità all'interno di categorie di prodotto o di materiale (es. caffè, materiale…)
  • Campione di controllo: quello utilizzato per verificare la correttezza di esemplari in certe categorie di prodotto.

Il primo standard a cui si fa riferimento è il sistema metrico decimale, deciso per la prima volta in Francia, poi diffuso da Napoleone nel resto del mondo (non adottato dall'Inghilterra, quindi dagli Stati Uniti): è la necessità di uniformare la grandezza fisica sotto forma di unità di misura. In Italia erano in vigore sistemi di misurazione diversi, quindi in ogni zona vengono prodotte delle targhe che traducessero il sistema di riferimento fino a quel momento utilizzato nel sistema di riferimento comune, nuovo e unico. Standardizzare e unificare significa ricondurre a un modello unitario ed esemplare secondo criteri riconosciuti e condivisi.

L'unificazione è portata avanti con grande impegno dalla Germania, come accade nel caso della produzione di travi industriali: non ha senso produrre troppi tipi di travi a L perché questo comporta problemi di immagazzinaggio, trasporto… i produttori tedeschi decidono di inviare agli utilizzatori un sondaggio da compilare per capire quanti e quali tipi di travi utilizzassero: alcune sono impiegate raramente, altre no, quindi si decide di tenere in produzione fissa solo i tipi di trave più diffusi per sveltire produzioni e ridurre i costi, senza escludere la possibilità di progettare tipi di travi differenti.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gsala di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del design e della tecnica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Tonelli Maria Cristina.
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