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Storia contemporanea e conflitti sociali

1 → 28 sett - 7 novembre

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Storia

Cos’è? Racconto dei fatti del passato costruito attraverso un metodo.

→ A cosa serve? La storia è l’immagine che ogni società ha del passato, delle radici e di ciò che è alla base di ciò che oggi è la società.

La storia ambisce ad avere una conoscenza del passato a tutto tondo in cui si intreccino i fenomeni economici, sociali, politici e culturali; non è un semplice racconto dei fatti avvenuti, anche se essi sono necessari alle interpretazioni che se ne danno. La storia ha quindi un elemento di soggettività molto forte nonostante debba esistere una storicità assoluta, oggettiva.

La storia è interpretazione dei fatti. A partire da Erodoto.

→ Tucidide, invece, racconta in maniera dettagliata ciò che succede sul piano politico e militare senza dare molte spiegazioni sul perché determinate cose accadessero.

Storia contemporanea

La storia contemporanea sussegue quella antica, quella medievale e quella moderna.

È difficile dire quando finisca quella moderna e quando inizi quella contemporanea; per alcuni inizia nel 1815 dopo il Congresso di Vienna; per altri inizia con le rivoluzioni del 1848, per altri ancora inizia a fine del ‘700 con la Rivoluzione francese.

Bisogna tener conto della rivoluzione agraria, demografica e industriale, inizialmente evidenti solo in Gran Bretagna, che hanno in 200 anni modificato il mondo in maniera molto rapida. Nel Settecento la popolazione è aumentata in modo esponenziale in Europa, come conseguenza normale della rivoluzione agraria che ha rivoluzionato il modo di vivere.

Per studiare gli ultimi 200 anni bisogna quindi considerare:

  • L’affermazione della rivoluzione industriale e del sistema capitalistico, il quale controlla l’intero mondo;
  • L’aspetto politico e l’importanza del sistema parlamentare, in alcuni casi in parte elettivo, che ha diffuso in tutto il mondo l’idea di rappresentatività e di Stato;
  • L’aspetto culturale, ovvero l’affermazione a partire dall’ ‘800 di una cultura di massa con alcuni denominatori comuni.

29.09.2020

Piccola introduzione: nel 1807 il governo britannico decide di rendere illegale la tratta degli schiavi, nonostante in America Latina continua fino alla fine dello stesso secolo.

Essendo che la Gran Bretagna è la potenza marittima maggiore, questa data segna un’importante svolta. Pag 80 o 85 del manuale.

Le tre rivoluzioni

Il termine ricorre già in alcuni di studi dell’Ottocento, nelle opere di Karl Marx per quanto riguarda l’economia.

Rivoluzione demografica

Spesso non se ne tiene molto conto, ma uno degli indicatori più impressionanti del fatto che negli ultimi due secoli la storia mondiale abbia preso delle strade particolari deriva da questa rivoluzione. In genere si ritiene che la popolazione mondiale all’inizio dell’era cristiana era di 250 milioni; a metà del Seicento invece di 500 milioni. Due secoli dopo superava il miliardo, mentre durante la grande guerra superava i 3 miliardi.

C’è stata dunque una forte accelerazione. Quali sono le ragioni? Questa è iniziata negli UK e in alcuni paesi scandinavi, mentre nel resto dell’Europa il processo è stato molto più lento; in genere la cosa principale è la fine in Europa del Nord della grandi epidemie soprattutto quelle di peste, il fenomeno è praticamente scomparso.

Il secondo aspetto è il crollo delle mortalità e in particolare modo di quella natale e per natale, ovvero il numero di persone morte nell’atto del parto e poi nei primi giorni di vita. Sicuramente questo perché sono migliorate le condizioni igienico-sanitarie nel momento del parto. Alla fine dell’800 in Italia il tasso di mortalità era il 126 per mille, ovvero un terzo.

Questo è stato un fenomeno che è rimasto così per tutto l’Ottocento in Europa e questo spiega anche come l’Europa sia il continente con il tasso più alto di emigrazione; in America infatti la popolazione è cresciuta di 70 milioni di abitanti durante l’Ottocento. Inizialmente gli immigrati provenivano dal nord Europa, poi da quella orientale o meridionale; questo è un fatto importante anche perché nella società statunitense questo ha creato delle informali gerarchie: gli immigrati più anziani si consideravano più americani rispetto ad altri.

Rivoluzione agraria

Se parliamo del passaggio da Settecento a Ottocento, è stato un fenomeno prettamente inglese sia in quanto a mobilità della proprietà della terra sia per l’utilizzo di nuove tecnologie. Gli UK accentrarono il maggior numero di terre nelle mani di pochi aristocratici quindi solo questo erano in grado di realizzare quelle trasformazioni tecniche e culturali che consentivano l’aumento della terra.

Nella Gran Bretagna diminuì la quota di persona impiegate nel settore primario a favore di quello secondario —> emigrazione delle campagne in città. È il periodo in cui la quota di PIL dell’agricoltura è inferiore di quello secondario. Il Regno Unito già nel corso dell’Ottocento dipendeva dalle importazioni e questo grazie al suo controllo sui mari, in Italia tutto questo si è realizzato solo dopo la seconda guerra mondiale.

Rivoluzione industriale

Insieme di trasformazioni che hanno portato alla nascita dei sistemi produttivi che si indicano anche con il termine sistemi di fabbrica. Nasce un nuovo modello di società che ha avuto come pre-requisiti nuove scoperte scientifiche: fondamentale è il perfezionamento delle macchine a vapore. Prima di queste c’erano solo la forza animale, quella umana oppure quella dell’acqua.

La fabbrica anche ha rivoluzionato alcune attività produttive, come quella tessile; prima di ciò erano i contadini a fabbricare le proprie stoffe con un telaio che avevano in casa quindi vi era un’interazione tra le attività agricole e tessili. Dopodiché con l’energia del vapore si poteva produrre un numero maggiore di stoffe in meno tempo e questo significava cambiare la mentalità delle persone e la loro gestione del tempo: il sistema della fabbrica era molto rigido.

Questo è stato un processo lungo e difficile perché la grande maggioranza non amava andare a lavorare in fabbrica perché scombinava la loro vita —> prime forme di conflitto sociale. Per effetto di tutto ciò nel corso del Settecento si sono diffusi in alcuni paesi e in determinati settori sociali nuovi valori, nuove idee che sono il portato storico di quei fenomeni strutturali. Schema del manuale.

Alcuni importanti pensatori del Settecento

Voltaire

Principale esponente dell’Illuminismo settecentesco, ovvero corrente di pensiero che assumeva come fondamento principale per lo sviluppo della società l’uso della ragione, la tolleranza e la libertà di pensiero. All’epoca la chiesa cattolica era pesantemente oscurantista: era l’unica religione che si identificava anche con dei territori e che strutturava la società in un determinato modo in quanto portatrice della parola di Dio. La chiesa anche nel campo della scienza riteneva inaccettabili affermazioni che contraddicevano le sacre scritture, come ad esempio le teorie di Galileo Galilei.

Montesquieu

Un barone ricordato per essere stato il primo a teorizzare il principio della divisione dei poteri —> il potere legislativo, esecutivo, applicare e far rispettare le leggi, e giudiziario. Montesquieu diceva che questo era il sistema migliore e quindi nessuno di quei tre poteri ha la possibilità di diventare più forte degli altri anche perché c’è il rischio della tirannia.

Rousseau

Gli si deve una declinazione in senso democratico già con una riflessione sul popolo come soggetto, proponeva un modello di democrazia diretta. Al fondo di tutto ciò c’era il pensiero che dettava che tutti gli uomini e le donne nascono uguali e quindi tutti sono titolari degli stessi diritti che non andrebbero mai limitati se non sulla misura di leggi precise.

In fondo anche il re era un semplice uomo, non era sovrano per diritto divino, ma Rousseau, che non era contrario alla monarchia del tutto, diceva che doveva basarsi su una sorta di patto tra sovrani e popolo in cui erano chiari i diritti reciproci. Gli uomini in natura erano buoni e sono le istituzioni che si sono costituite che li hanno corrotti. Se uno dei due contraenti viene meno ai patti, l’altro è legittimato a ribellarsi apertamente.

Smith

In genere viene ricordato come il teorizzatore della libertà d’impresa, del “laissez faire”. Nelle circostanze dell’epoca ciò significava dare corpo alle ispirazioni delle nuove imprese industriali, soprattutto in Gran Bretagna.

In Adam Smith con l’apologia dell’impresa privata c’è anche un pensiero filosofico profondo: c’è una chiara apologia dell’individualismo che non vuol dire fregarsene del prossimo, ma è un’idea che ogni essere umano perseguendo nel suo interesse economico per prosperare è giusto perché è da qui che deriva la prosperità delle nazioni. Come fanno tutti gli interessi individuali a produrre qualcosa per il bene comune? Grazie alla mano invisibile del mercato, i rapporti sociali che trovano un loro equilibrio. Da questi processi strutturali, dall’emergere di nuovi ceti sociali, noi possiamo capire perché siano capitate prima la rivoluzione in America e poi quella francese.

Le prime costituzioni scritte

Queste tappe hanno fatto nascere le prime costituzioni scritte. Si rovescia l’immagine tradizionale del potere per cui esso è una cosa che va dell’alto verso il basso.

Le due rivoluzioni sono totalmente diverse: in America non c’è mai stata un’aristocrazia a differenza della Francia.

Con la rivoluzione si è reso legittimo solo il potere che il popolo accetti e controlli; muore il potere legittimista.

Restaurazione

Quello che viene discusso al Congresso di Vienna, durato molti anni, tratta di accordi tra stati ma dietro c’è qualcosa di più grande: il termine restaurazione indica proprio il voler restaurare il principio di legittimazione. Le classi dominanti, le monarchie, sembrano ossessionate dall’idea di dover restaurare l’ordine delle cose.

Napoleone aveva avuto con la Rivoluzione francese un rapporto non lineare, ma nonostante questo per le monarchie di tutta Europa Napoleone continuava a rappresentare un qualcosa di quel trauma enorme della rivoluzione francese; un paradosso enorme, poiché Napoleone non era per nulla un rivoluzionario, ma allo stesso tempo ha tenuto fede agli ideali della rivoluzione tanto da imporli sul resto dell’Europa.

Le guerre napoleoniche avevano avuto l’effetto di liquidare le ultime vestigia della feudalità sostituendole con nuove forme amministrative e anche tutte quelle forme dell’ancien regime; è in quegli anni che scompare il Sacro Romano Impero.

Venne introdotto il codice civile: sconfitto Napoleone questo non venne comunque revocato, esso riconosce i diversi interessi operanti nella società e che essi possano anche essere in contrasto tra di loro. Bisogna anche tenere presente che la Restaurazione è stato un grande processo politico e ideologico, ma non c’è stata nessuna restaurazione pura e semplice anche perché le guerre che avevano sconfitto Napoleone avevano scombussolato l’equilibrio creatosi.

Russia, regno di Prussia e Gran Bretagna conducevano i giochi a Vienna, ovvero coloro che sconfissero Napoleone.

In altri stati non c’è stata questa restaurazione: in Italia scompare la repubblica di Venezia perché viene annessa all’Austria e il regno piemontese ottenne la Liguria insieme ai suoi importanti porti. Ci sono anche i territori germanici: tutta una serie di stati di lingua tedesca dovettero formare la confederazione germanica, 39 stati, che era presieduta di diritto dall’imperatore d’Austria; all’epoca la confederazione non aveva nulla a che vedere con lo stato federale quindi non erano indipendenti.

Al congresso di Vienna quindi si sono formati dei nuovi rapporti però forzati e tra le nuove potenze è venuta a crearsi una nuova gerarchia: al vertice vi era la Gran Bretagna, che già si sentiva superiore. Se noi parliamo di quest’Europa dobbiamo tenere presente che un pezzo di questa, Europa dell’est, era ancora parte dell’impero ottomano che i sovrani dell’epoca ritenevano una cosa diversa.

Non è affatto vero che subito dopo questo vi sono le rivoluzioni del 1848, ma in mezzo ci sono state tante rivolte e lotte causate da alcuni intoppi della restaurazione; questa alla fine era solo una questione ideologica ma fisicamente aveva fatto acqua a tutte le parti. La santa alleanza creatasi in quel periodo e formata da Russia, Prussia e impero austriaco era un’alleanza un po’ fasulla a partire dalle diverse religioni professate nei tre paesi.

Già dal 1820-21 vi sono moti nei settori dell’esercito più bassi della penisola italiana e della Spagna; nel 1825 ci fu in Russia il moto Decabrista ovvero giovani intellettuali che avrebbero voluto fare un colpo di stato; nel 1830 vi fu una nuova rivoluzione velocissima in Francia.

Tra i più eclatanti vi fu la lotta dell’indipendenza della Grecia che si è conclusa nel 1832 che diede avvio anche ad altri movimenti indipendentisti degli altri paesi sotto l’impero Ottomano.

30.09.20

Come potevano esprimersi le correnti in lotta contro la restaurazione?

In molti paesi, es. Gran Bretagna e Francia dopo la rivoluzione del 1830, il clima della restaurazione si manifestava come assenza di libertà di stampa e di associazione.

Le idee circolavano tramite canali legati alle élite.

Bisogna però tenere conto delle attività delle società segrete, cioè di un associazionismo che ispirandosi a ideali rivoluzionari seguiva vincoli associativi segreti durante la restaurazione. Diventa molto importante → il ruolo della massoneria, frutto di lotte religiose dei secoli precedenti.

La massoneria stessa però, agli inizi dell’800, visse vicende interne abbastanza travagliate soprattutto rispetto all’aderire o no a sette segrete clandestine che organizzavano moti rivoluzionari e in secondo luogo sulla possibilità di ammettere al proprio interno le classi popolari, agiate.

Abbiamo la certezza che Filippo Buonarroti aveva preso parte al fenomeno del giacobinismo. Ebbe un ruolo importante nell’organizzazione di queste associazioni segrete e ciò prefigura in tutti i Paesi una composizione estremamente articolata di queste correnti che si battono contro il clima della restaurazione.

Nascita delle principali ideologie politiche caratteristiche dell’800 e del 900

È solo nei primi decenni dell’800, che vanno dalla restaurazione ai primi anni del ’48, che si sviluppano le prime ideologie politiche.

Parole che da questo momento permeano movimenti organizzati: liberalismo, democrazia, socialismo e nazionalismo.

Quando si parla di ideologie non bisogna pensare che questi fenomeni fossero già organizzati in forme strutturate e soprattutto che fossero organizzati nella forma che noi oggi chiamiamo partito. Il termine partito esisteva già ma aveva un altro significato; indicava una corrente ideale non ben organizzata.

Un esempio chiarissimo è il ‘manifesto del partito comunista’ di Marx ed Engels. Quando nel ‘48 scrivono di un partito comunista, loro stessi parlano di partito nel senso di corrente ideologica.

‘800

Moti del ‘48

Bisogna tener conto di una pesante crisi economica che si era tradotta in alcune parti d’Europa in vere e proprie forme di carestia nel settore agricolo. Il caso più importante è quello dell’Irlanda.

Questa crisi è strettamente legata al fenomeno della migrazione verso l’America.

Questi moti hanno coinvolto vari Paesi.

Nei moti del ’48 si incrociarono varie correnti di tipo politico sociali e altre legate alla questione nazionale c’erano, infatti, lotte per → l’indipendenza nazionale o l’aspirazione a formare uno stato nazionale.

  • Francia → In Francia i moti del ’48 non hanno un’inclinazione nazionale poiché era già uno Stato indipendente.
  • Italia → È la questione nazionale a stare sulla scena più prepotentemente.
  • Germania → Anche qua la questione nazionale è molto forte.

Esistono 2 Paesi nei quali del ’48 non c’è traccia;

  • La Russia Zarista → poiché c’era una situazione soffocante e un clima repressivo.
  • La Gran Bretagna → poiché era l’unico Paese in cui la lotta politica e sociale esistevano da tempo, poiché esisteva già un parlamento e un sistema politico consolidato attorno alla presenza nel Parlamento stesso di 2 schieramenti che prendevano il nome di partito, = corrente parlamentare: i Wings e i Tori, rispettivamente il partito liberale progressista e il partito liberale conservatore.

In origine il partito Tori era dalla parte della corona e delle prerogative della chiesa anglicana e delle grandi aristocrazie. Il partito Wings invece aveva sempre affermato che il Parlamento veniva prima del sovrano.

Nella politica britannica si era affermato quel principio di cui il Paese va molto fiero: il bilanciamento dei poteri.

Si parlava di 3 poteri:

  • La camera dei comuni: camera bassa ed elettiva.
  • La camera dei lords: camera alta e non elettiva, ma di nomina regia ed ereditaria.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher laaurapappalardo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Scavino Marco.
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