Storia contemporanea
La storia si intende una scienza che non rientra nel campo delle scienze esatte, non è infatti solo scienza che studia il passato e non si deve compiere l’errore di considerarla astratta, è più una forma di conoscenza che si costruisce attraverso alcuni strumenti:
- Osservazione della realtà, attraverso libri o giornali o qualsiasi tipo di traccia del passato [monumenti]
- Raccogliere dati empirici, quindi le fonti
- Una specifica metodologia
Rivoluzione storiografica
"Les Annales" di Bloch e Febr è una rivista innovativa perché allargava i confini della storia a tutte le questioni economiche sociali delle diverse età, i punti innovativi principali da cui poi si creò la scuola dell’Annales, della conoscenza storica sono:
- Uomini e donne
- Individualità e identità collettive
- Relazioni con altri uomini e donne
- Tutte le componenti della società
La storia è una scienza inclusiva, non esclude nessuna componente, come disse il discepolo di Bloch, Fernand Braudel: "Tutto quel che è stato detto o pensato o fatto o soltanto vissuto... la storia è una dialettica, è storia della durata... è uno studio del sociale, di tutto il sociale, e dunque del passato, e dunque del presente, entrambi inseparabili". L’interesse dello storico non è solo su alcuni grandi eventi, ma su una serie di eventi spesso esclusi, includendo diversi luoghi e classi sociali; nella seconda parte della citazione invece viene introdotto il concetto di durata, sono connessi diversi eventi, in cui il singolo evento acquisisce importanza in quanto connesso agli eventi del passato e del futuro [seconda guerra come evento singolo, ma si possono analizzare le cause nel passato e gli sviluppi nel futuro]. Nella terza parte infine il presente viene dipinto come lo sviluppo del passato ma la storia non studia solo il passato, in quanto finalizzato ad una comprensione del presente, quindi vige un rapporto dialettico tra passato e presente.
L’antiquario raccoglie oggetti del passato ma con una prospettiva economica, lo storico non parte da un interesse soggettivo, ma osserva la realtà. La storia è "alleata" delle altre scienze umane, ha bisogno di esse, sono scienze che hanno avuto uno sviluppo autonomo ma fortemente interconnesse tra di loro perché il comportamento dell’uomo del passato può essere visto sotto l’aspetto geografico o sociologico o antropologico o psicologico:
- Geografia, non solo la composizione fisica ma anche l’evoluzione dell’ambiente [naturale] e come l’azione dell’uomo ha cambiato l’ambiente [antropologica]
- Sociologia, offre una ricchezza di dati che servono per vedere le trasformazioni sociali
- Antropologia ed Etnologia, entrambe nate nell’Ottocento, riguardano lo studio della struttura delle organizzazioni umane
- Psicologia e Psicanalisi, ci mette in contatto con il mondo dell’interiorità mettendo in luce processi emotivi, cognitivi e sociali che influiscono sul comportamento dell’uomo
- Economia, oggi rappresenta una delle scienze dominanti perché sembra regolare l’indice di sviluppo di un paese
La lezione di Henri Irenee Marrou: Il rapporto con il passato
Nel suo saggio "La conoscenza storica", parla dal passato definendolo una dimensione temporale altra, non si può più vedere o toccare, lo storico di fronte a questo passato, per entrare in contatto con questa alterità, deve "uscire da sé, dal proprio presente", quindi dai modi di giudicare il proprio tempo, non si può infatti comprendere gli uomini del passato con lo stesso approccio con cui ci si rapporta con i contemporanei. La storia è finalizzata alla comprensione e quindi deve portarci alla conoscenza senza giudicare "dell’altro da me", [giudizio storico], e infatti lo storico deve essere dotato di alcune facoltà precise:
- Apertura culturale, permette di comprendere senza giudicare, insegnandoci a far cadere pregiudizi anche nel presente nei confronti dell’altro
- Sensibilità umana
- Profondità spirituale
Lo storico deve cercare di aver un "approccio simpatico", il che significa immedesimarsi nell’altro da sé e comprenderlo e quindi stabilendo un dialogo a distanza tra lo studioso e gli uomini del passato e questo ovviamente presenta alcune difficoltà. È infatti facile avere simpatia per personaggi che hanno contribuito a rendere migliore il mondo [Ghandi, Martin Luther King] ma si può avere simpatia per Hitler? Lui è spesso identificato come uno dei simboli del male ma se si giudicasse lo si renderebbe fuori dal concetto di storia, se invece si studiasse come uomo lo si dovrebbe calare nel contesto in cui ha vissuto, cercando di conoscerlo nel profondo, storicizzando Hitler. La disumanità di Hitler era una disumanità collettiva, del suo entourage e dei consensi che ricevette dal popolo, quindi la storia insegna a problematicizzare il passato. La simpatia non implica che si condividano le idee del soggetto che si studia, si intende approccio, entrare nei meccanismi umani e psicologici, la storia quindi non deve né giudicare né giustificare: comprendere Hitler significa vincere la repulsione etica.
Che cosa suscita la nostra curiosità?
Il ruolo delle donne nella società è cambiato rapidamente, questo suscita interesse e curiosità. Oppure da una foto di famiglia può suggerire la curiosità di come vivevano i giovani del passato, e perché tanti di essi aderirono al fascismo, ma la curiosità può anche sorgere da testimoni: la storia è quindi una forma di conoscenza dell’umano nel tempo. Banalmente, si crede che la storia serva a non ripetere gli errori del passato oppure "se conosco com’è andato il passato, so anche il presente e il futuro". Nel 1812 Napoleone invase la Russia con 700.000 uomini ma l’impresa rivelò un disastroso fallimento per l’utilizzo della tecnica terra bruciata dell’armata russa, e il fatto che militari francesi non erano neanche abituati al freddo. Nel 1941 anche Hitler decise di invadere la Russia con l’operazione Barbarossa, contava sui potenti mezzi militari, eppure l’assedio dura molti mesi [estate 1942-febbraio 1943], a Stalingrado i sovietici organizzarono una resistenza all’ultimo sangue, e quindi il fattore resistenza sovietica unito al freddo determinarono la prima grande sconfitta hitleriana. Le perdite dell’Asse furono devastanti: con 1,5 milioni di uomini e 75.000 veicoli [84.830 dispersi italiani], Hitler subisce quindi una disfatta simile a quella di Napoleone, i suoi errori furono:
- Sopravvaluta i grandi mezzi e l’organizzazione militare
- Trascura il "fattore uomo" [i soldati tedeschi soffrono per il freddo e le difficoltà del luogo, i russi resistono per difendere le loro case e famiglie]
Allora, la storia non insegna a non ripetere gli errori, anche perché le circostanze cambiano continuamente, insegna piuttosto come vive l’uomo del passato e quali sono le sfide che si trova di fronte.
Noi siamo immersi in una cultura fortemente impregnata di pregiudizi, ossia opinioni non documentate ma che si diffondono rapidamente creando un sentire collettivo che filtra la realtà, e fa uso dello stereotipo, ossia la riduzione di un gruppo o individuo a una categoria generale [ebrei: sfruttatori e usurai, islam: terrorismo], la storia cerca però di contrastarli. L’antisemitismo è un fenomeno che poggia su pregiudizi ancora oggi vivi, allora l’ignoranza della storia è un terreno fertile dei giudizi e sentimenti più deteriori, oggi in particolare si manifesta spesso online: tra marzo e maggio 2019 l’odio contro i migranti è salito del 15,1% rispetto all’anno prima, e l’intolleranza contro gli ebrei crebbe del 6,4%. I social sono uno strumento molto importante, dove l’incitamento all’intolleranza e al disprezzo nei confronti di gruppi minoritari o socialmente più deboli è diffuso [screditamento avversario come in politica].
Storia e giornalismo e Storia e psicologia
Il giornalista è l’operatore dei media che racconta ciò che accade o è accaduto, se ha una conoscenza storica, le sue ricostruzioni saranno più precise e acquisteranno profondità facendone emergere il significato, dunque la storia cerca le radici. Un grande giornalista, in particolare negli anni ’90, fu Sergio Zavoli che con il suo programma "La notte della Repubblica", intervistò i protagonisti degli anni di piombo ad esempio leader brigate rosse, e attraverso queste interviste penetrava nei meccanismi che portarono a queste decisioni. Il giornalista racconta la verità e l’attualità, e attraverso questo deve interpretare il presente, lo storico invece deve passare dalla cronaca alla storia, prima interpretando il passato e poi leggere il presente alla luce del passato.
Il lavoro dello psicologo richiede l’impiego di conoscenza storica, conta molto sulla ricostruzione della storia personale del paziente e collocazione in un contesto più ampio, nella psicanalisi il racconto delle esperienze passate coincide con la terapia stessa.
La storia è cambiamento, e ci insegna che è possibile agire per modificarne l’andamento. Le sue funzioni essenzialmente sono:
- Comprensione del presente, senza giudicare e leggendo la realtà in modo profondo
- Comprendere la complessità, senza avere paura
- Svela le mistificazioni delle semplificazioni, smontando i pregiudizi e gli stereotipi
- La possibilità di agire nella storia
- Immaginare e intuire il futuro
- Costruisce l’identità di un popolo
La datazione
La storia deve essere concepita come navigazione, e le date rappresentano la bussola di un viaggio temporale a ritroso, con il desiderio di capire il presente e la curiosità per una traccia, ossia le porte che ci permettono di entrare in una realtà che non esiste più, possono essere di qualsiasi genere: giornale, lettera, fotografia, testimonianza. Possono però avvenire errori, il 9 settembre 1943 il Corriere della Sera annunciò l’armistizio firmato da Badoglio con gli Alleati, e il 25 luglio era caduto il fascismo, ovviamente se si invertono le date il ragionamento storico non ha più senso [armistizio avvenuto grazie a caduta].
- Datazione diretta: la data che compare sul documento
- Datazione indiretta: la data è assente, allora per datare il documento si cercano altri elementi, ma spesso approssimativi:
- Aspetti materiali [carta, inchiostro]
- Tipo di scrittura
- Il mittente e il destinatario
In questa fotografia si vedono soldati con la divisa coloniale, alle loro spalle tende, palme e ambiente desertico e sparano riparati da trincea, quindi con molta probabilità si riferisce alla conquista della Libia del 1911-1912, perché: l’uso della trincea è sorto proprio per combattere nel deserto in quanto ambiente privo di difese naturali e le divise poi cambiarono con l’arrivo di Mussolini. Le fonti documentarie vanno però contestualizzate [corpus documentario e corpus bibliografico], da qui si sviluppa un dibattito storiografico, ad esempio la prima guerra mondiale può essere interpretata come la fine del Risorgimento e l’inizio del secolo breve, oppure come la prima guerra globale. Gli strumenti di questo dibattito sono i libri e le riviste, su cui vengono pubblicati saggi e testimonianze, i risultati delle ricerche eseguite dagli storici, fatte a partire dalle fonti documentarie, la libertà di ricerca e di interpretazione sono segno di forte democrazia.
Il web è uno strumento che ha facilitato la ricerca, anche se bisogna distinguere tra siti attendibili [per i dibattiti parlamentari, il sito della Camera], l’archivio è il luogo fisico della conservazione delle fonti e della memoria mentre il sito è quello virtuale. Internet velocizza la ricerca, ma presuppone: conoscenza dell’argomento che si vuole approfondire e attendibilità dei siti [wikipedia non è attendibile], quindi il web non sostituisce l’uso del cartaceo, la frequentazione di biblioteche e archivi tradizionali rimane un aspetto fondamentale.
La periodizzazione della storia contemporanea
La Rivoluzione francese, c’è chi l’ha assunta come inizio dell’età contemporanea, in quanto cambia radicalmente il modo di organizzare lo spazio politico in Europa con la nascita delle nazioni, con essa si modernizza l’economia e il sistema dei trasporti, e dall’industrializzazione nascono nuovi complessi urbani, ossia le città. Eppure, ci sono altre periodizzazioni:
- 1815, Congresso di Vienna, propone un nuovo sistema di equilibri in Europa
- 1848, Primavera dei popoli, l’esperienza rivoluzionaria con lo scontro tra vecchio e nuovo
- Superamento dell’Ancien Régime
- Geoffrey Barraclough, scrive "Guida alla storia contemporanea", in cui allarga la prospettiva del mondo contemporaneo quindi extraeuropea, e presenta datazione insolita perché parla di una lunga transizione dal 1890 alla presidenza Kennedy del 1960
- Arno J. Mayer, scrive "Il potere dell’Ancien Régime fino alla prima guerra mondiale", per lui l’Ancien Regime dura fino al 1914, con persistenza di elementi non solo politici, ma anche culturali e sociali
- Eric Hosbawn, "Il secolo breve", vede la parabola del comunismo come centrale nel XX secolo
La scansione tra diverse epoche storiche è interpretativa, sul piano temporale, la storia è infatti un continuum scandito secondo datazione cronologica, ma il tempo storico non coincide con quello naturale, non è il continuum perché si concentra solo sul piano degli avvenimenti. Su questo si fonda la coscienza storica, quindi la percezione che i contemporanei hanno degli eventi.
Gli elementi caratteristici della storia contemporanea
Rispetto alle epoche precedenti, nella storia contemporanea: subentra la società di massa, che implica personalizzazione dell’individuo e omologazione dei modelli di vita, emersa a partire dalla rivoluzione francese, dove si afferma il concetto di laicità, ossia la separazione tra sfera politica e religiosa. Nei secoli precedenti, in particolare durante l’assolutismo, si era creata un’alleanza tra trono e altare, ma con la rivoluzione si rompe questo legame, in questa rivoluzione c’è inoltre una grande partecipazione popolare, indicata come "rappresentanza" ed entra il gioco il concetto di uguaglianza come obiettivo prioritario da raggiungere ed universalizzare. Si tratta di una cesura nei confronti delle epoche precedenti, si afferma infatti un grande protagonismo delle masse che si rivela crescente nei secoli 800 e 900, le masse sono determinate perché rappresentano l’opinione pubblica, sostengono o ripudiano i regimi. La battaglia per l’uguaglianza politica ha come obiettivo ottenere gli stessi diritti per i cittadini: voto, rappresentanza politica, fondamentale è dunque il suffragio universale, esteso a tutti indistintamente: nel 1848, per la prima volta in Francia avvengono le rivoluzioni che richiedono il suffragio universale maschile, prima basato su criteri censitari, soltanto le classi più ricche avevano diritto al voto, ma qui ci sono resistenze tra ceti intellettuali e politici liberali, perché?
- Paura per la loro potenziale forza di orientare l’opinione pubblica e condizionare le politiche dei governi
- Potevano inoltre agire con forza e violenza dando vita alle derive rivoluzionarie, nel 1848 la rivoluzione in Francia per poi diffondersi in Europa ha come obiettivo oltre all’uguaglianza di diritti, anche l’uguaglianza sociale [equa distribuzione ricchezze]
Rilevante è il fatto che nel 1848, Marx ed Engels pubblicano il manifesto comunista, dove espongono il loro progetto rivoluzionario per rovesciare la società borghese a favore di una società socialista con pari diritti. Le masse cambiano radicalmente il sistema economico e urbanistico delle società, basti pensare alla Rivoluzione Industriale, che trasforma il sistema del lavoro [donne e bambini lavorano, formando masse marginali ed entrano nel sistema economico come nuovi soggetti storici]. Si verifica anche il fenomeno dell’urbanesimo, che porta dalle campagne alle città, dove masse di lavoratori si ammassano negli slums, modificando l’assetto urbanistico delle città.
Altro elemento della storia contemporanea è la questione della ricchezza e della povertà, già nel 700 le grandi potenze cominciano ad acquisire forza economica, il concetto di potenza non si basa più solo sulla capacità militare, ma anche sulla potenza economica, perché l’economia diventa centrale nei rapporti tra gli stati. La prima potenza è l’Inghilterra, dove nasce la Rivoluzione Industriale e qui si sviluppa l’economia di mercato, basata sul libero scambio e sulla libera concorrenza, prevede una concorrenza di mercato non condizionata dalle dogane e dalle tasse, poi sostituita da una nuova forma chiamata protezionismo che consiste nell’alzare le barriere doganali. Gli stati lo adottano nelle fasi di crisi, è una politica infatti di autodifesa, è quindi una prima forma di introito di ricchezza per garantirsi un riscontro immediato nel mercato. L’economia modifica il percorso dello sviluppo nazionale:
- Nascono infatti nuove classi sociali, come il proletariato e i ceti medi
- Nascono nuovi soggetti politici, spesso per difendere i diritti dei lavoratori, come le Trade Un
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Storia contemporanea - dal Congresso di Vienna
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Storia Contemporanea: Dal Congresso di Vienna al Colonialismo, prof.ssa Lara Piccardo
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Storia contemporanea
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Riassunto di Storia contemporanea (dal Congresso di Vienna all'Età Giolittiana)