Prima lezione (24/09) - La storia contemporanea e le colonie
La storia contemporanea si svolge nella sua prima parte nel segno di due grandi valori e fenomeni nuovi: la rivoluzione e la costituzione. La storia contemporanea ha inizio in Nord America, nel 1776. La Gran Bretagna contava 13 colonie dal Massachussets alla Georgia. Queste colonie avevano avuto origine in parte con i mitici viaggi dei padri pellegrini in fuga dall'Inghilterra anglicana, qualcuna era possedimento personale, altre formate più tardi.
Inizialmente in tutte funzionava la tratta dei neri con l'Africa e c'era il lavoro schiavile dei neri. Le colonie erano organizzate come piccole repubbliche, con assemblee rappresentative elette in maniera democratica, con voto largo ed eleggevano un governatore. All'inizio del 700 la Gran Bretagna, per tenere a bada la politica dei coloni, impose dei governatori nominati a Londra dal Re. Le colonie non avevano propri rappresentanti nel parlamento di Londra; non erano del tutto assenti nel parlamento di Londra perché in termini vicini a voi funzionavano come una specie di lobby con dei propri agenti che agivano presso dei deputati, ma non eleggevano i propri rappresentanti.
I fenomeni delle colonie durante il '700
- Identità americana: Gli abitanti cominciarono a sentirsi meno inglesi e più americani. Erano nate università, giornali, c'erano alcuni uomini riconosciuti anche fuori dalla propria colonia e poi avevano un problema comune: il poter far sentire la propria voce al Re a Londra, in presenza di governatori che spesso scioglievano le assemblee in caso di dissidi.
- Cambiamento economico: Nel Massachussets, New York, Rhode Island (etc.) cominciò ad indietreggiare l’agricoltura e iniziarono a prevalere attività come acconciatura delle pelli e costruzione di navi, trasformazione del tè e dello zucchero.
Le politiche commerciali e la schiavitù
Nord America → I neri furono liberati e diventarono operai. Nonostante ciò a Nord nessuno metteva in dubbio la legittimità della schiavitù; non era un problema per loro. Dal Maryland in giù (Sud America) → c’erano grandi piantagioni di cotone e tabacco e i neri erano ancora costretti ad essere schiavi. Queste piccole repubbliche che si autogovernano ma erano ancora colonie, senza rappresentati in parlamento, avevano degli ottimi livelli produttivi, ma da tempo erano costrette a commerciare le proprie merci solo con l’Inghilterra (monopolio dei prezzi = prezzi si abbassano). Questo era un problema che spesso i mercanti americani aggiravano con il contrabbando.
Dopo la guerra dei sette anni
Ci fu però la guerra dei sette anni che finì nel 1763. La Francia perse il Canada, il Quebec e tutte le colonie nord americane tranne la Louisiana (che poi gli Stati Uniti comprarono pacificamente). L'Inghilterra si appropriò del Canada e di tutto il resto delle colonie. È importante ricordare che questa guerra fu molto costosa per entrambe. Il Re d'Inghilterra si ritrova le casse vuote, aveva speso troppo per la guerra -- certo vittoriosa, ma aveva comunque speso troppo. Il parlamento decise di tassare le colonie; facile in quanto non c’era nessuno a difenderle a Londra.
- Tassa sullo zucchero: Disastrosa in quanto una delle produzioni più importanti delle colonie del nord era la melassa.
- Stamp Act: La tassa in cui per ogni foglio stampato, sia questo di giornale o l’atto di un avvocato, di doveva pagare una tassa. Le proteste furono enormi e dopo un anno lo Stamp Act fu revocato.
La svolta verso l'indipendenza
Negli anni '60 i coloni capirono che essere oggetto di tasse e di vincoli senza diritti era una situazione dannosa. Non si pensò subito all’indipendenza, molti (i futuri patrioti) pensavano a chiedere una rappresentanza in parlamento e a riformulare la struttura costituzionale dell’impero britannico per non dover subire tasse. La tassa più rovinosa fu quella sul tè. Ci fu una rivolta nel porto di Boston (Boston Tea Party), dove degli americani buttarono in mare il carico di tè degli inglesi. Da quel momento le tredici colonie dissero "no taxation without representation" e decisero che l’indipendenza era l’unica strada possibile. L’Inghilterra non avrebbe mai rinunciato alla sua oppressione sulle colonie, ne aveva troppo bisogno da un punto di vista economico.
- Si forma il congresso di Philadelphia e ogni colonia manda dei rappresentanti non eletti, ovvero solo intellettuali, giornalisti, avvocati più autorevoli.
- Si decide il boicottaggio di tutte le merci inglesi.
- Tra il 74-75 inizia la guerra e il 4 Luglio 1776 il congresso di Philadelphia proclama la dichiarazione d’indipendenza (fatto rivoluzionario, mai visto prima).
In un mondo di imperi e colonie, uno Stato (che nascerà dall’accordo delle tredici colonie) rivendica il proprio diritto all’esistenza. Thomas Jefferson parla di giustificazione. Non ci sono principi nuovi, infatti i principi dell'indipendenza:
- Il diritto di ribellarsi ai tiranni, un principio del naturalismo, lo stesso che aveva portato alla rivoluzione nell’Inghilterra.
- Giorgio III e il parlamento che tassano sono i tiranni e i coloni hanno il diritto di ribellarsi. È necessario dissolvere i legami imperiali perché a capo dell’impero c’è un Re tiranno e un parlamento ingiusto presso i quali le colonie non hanno rappresentanti.
Non c’erano altre dichiarazioni di indipendenza, è un fatto completamente nuovo in un mondo di imperi e si capì subito che questo appello al mondo avrebbe contagiato altre colonie, possedimenti e oppressi in tutto il mondo. Persino l’Irlanda pensò di fare una rivoluzione con l’aiuto degli americani per liberarsi dal giogo coloniale della Gran Bretagna. Questa diventa la prima rivoluzione dell’età contemporanea: la nascita di uno Stato libero e indipendente in un mondo di imperi e colonie.
La dichiarazione di indipendenza e la costituzione americana
Il documento con cui tutti gli Stati che vogliono essere indipendenti, quindi ex-colonie, proclamano il proprio diritto alla libertà. Haiti, il Venezuela (tentativo sfortunato), la Cecoslovacchia, il Vietnam. La dichiarazione di indipendenza è il primo documento costituzionale e globale della storia contemporanea. Durante la guerra delle colonie, la Francia si alleò con esse contro l’Inghilterra; era un suo interesse indebolire l’impero britannico -- ma non solo la Francia, anche le truppe Spagnole in seguito si allearono.
È vero che molti americani non aderirono alla dichiarazione d’indipendenza e combatterono al fianco degli Inglesi (vennero chiamati i Lealisti), ma neanche i coloni furono soli (FR e SP). Lo stesso Luigi XVIII che non voleva dare il potere al terzo stato in casa sua interviene contro la madrepatria tirannica di Giorgio III. La guerra dura poco, Washington a capo dei coloni. Già dopo 3-4 anni l’Inghilterra ha subito sconfitte disastrose; la pace arriva nel 1783. Nel 1787, le tredici colonie (che sono anche diventate di più perché si sono staccate colonie minori) proclamano la loro Costituzione.
Il significato della costituzione americana
Significato di Costituzione prima dell’avvento di quella americana → insieme delle norme che regolavano uno Stato. Costituzione americana → prima costituzione di uno Stato nuovo, nata da un’assemblea costituente (il congresso di Philadelphia) e potremmo anche dire che è la prima costituzione inventata. Si rompe la monarchia, nasce una Repubblica federale (le colonie erano diverse tra loro) e poi si richiama il diritto alla giustizia, alla libertà, alla felicità, alla sicurezza dell’Illuminismo.
I delegati di Philadelphia iniziarono a stendere la Costituzione anche prima della fine della guerra perché una cosa era sicura: non ci sarebbe stato un Re, non c’era sangue blu nelle colonie. Nasce una Repubblica Federale. La coesione/l’unanimità delle colonie del tempo del boicottaggio e della dichiarazione di indipendenza, in sede costituente lascia il posto ad una serie di contrasti:
- Federalisti vs Democratici: Washington era federalista, Jefferson e B. Franklin erano democratici. I federalisti volevano una Repubblica, ma con un potere federale del Presidente molto forte, in pratica agli Stati era lasciata l’amministrazione interna, ma tasse, guerra, politica estera (insomma, le cose più importanti) lo doveva decidere il Presidente. I democratici (o Repubblicani) volevano una più larga autonomia degli Stati.
Nasce uno Stato nel nome dell'uguaglianza, della libertà e dei diritti del diritto, ma dal Maryland in giù i neri sono ancora schiavi (e nessuno prova ad abbattere la schiavitù). Come dividere i poteri?
- Presidente → potere esecutivo, ha diritto di veto qualificato.
- Un'assemblea → potere legislativo, veniva eletta dal popolo, non da tutti però, solo da chi ha proprietà e ovviamente non dagli schiavi e non dalle donne.
- Parlamento bicamerale → camera dei rappresentanti (eletti ogni due anni) e un senato; i federalisti hanno la meglio, il potere del Presidente è il più forte, lui ha il potere su tantissime cose (vi è ancora oggi).
Per accontentare i Repubblicani, si decide che il senato non sarà elettivo, perché il diritto di voto dipendeva dalla demografia di ogni colonia ed essendo queste incredibilmente diverse, si decide che - Indipendentemente dalla taglia demografica - ogni colonia poteva mandare due persone al senato. La politica fiscale nasce ed è discussa dalle due camere del Parlamento. Per il potere esecutivo, sarà deciso un presidente degli USA e si decide per un sistema indiretto → in ogni stato gli aventi diritto al voto eleggono dei grandi elettori e questi eleggono il Presidente (metodo usato ancora oggi). Il primo presidente è Washington, seguito da federalisti come Hamilton e Addams.
La schiavitù viene fatta rientrare nel diritto di proprietà, ogni padrone di schiavi vede garantita la proprietà di merce umana - se uno schiavo fugge, deve essere restituito al suo padrone. La Pennsylvania decide di ammettere al voto anche i neri, liberi (aveva abolito la schiavitù), ma l’unione glielo impedisce, quindi la Pennsylvania deve cambiare la sua prima costituzione. Questa è una democrazia bianca, benestante, maschile, “libera”; molto varia, protoindustriale al nord e agraria al sud. Le donne non avevano diritti politici, insieme ai poverissimi, agli schiavi ed ex-schiavi.
Per quanto riguarda la costituzione, essa può essere emendata, ovvero alcuni articoli possono essere corretti o arricchiti. Vengono approvati 10 emendamenti per venire incontro a tutti, piccoli e grandi, schiavisti e liberi, però non la firmano tutti gli Stati. Alcuni si rifiutano perché considerano il Presidente troppo schiacciante, come se fosse tornato il Re. Ancora oggi non è stata firmata da tutti gli Stati. La Costituzione non è cambiata, è tutt’oggi questa con qualche emendamento in più. Le colonie sono diventate Stati, quindi si creano dei parlamenti statali monocamerali eletti a suffragio maschile bianco larghissimo. In un mondo di imperi è nato uno Stato che comincerà a maturare una coscienza nazionale attorno agli anni ‘30 dell’Ottocento; non è ancora uno Stato nazionale. Sono molto diversi tra nord e sud (schiavitù). Non che Washington fosse un santo (nord), in quanto anche lui aveva schiavi e non aveva intenzione di liberarli -- eppure era un illuminista.
Il Presidente porta la capitale nel distretto di Colombia ed inizia ad imitare i modi dei sovrani occidentali, nasce la banca d’Inghilterra, la corte federale, la guerra e la pace sono decisioni del presidente, è lui che rappresenta la nazione all’estero ed è proprietario di schiavi.
Le rivoluzioni nel mondo
Uno storico ha chiamato la rivoluzione americana il grande incendio. Non contagia solo l’occidente, ma il mondo intero (Francia, Vietnam). La rivoluzione americana informa quella Francese (parole come libertà, uguaglianza di fronte alla legge, parole comuni prese dall’Illuminismo). Gli americani tentano di contagiare il Canada, ma lì non scoppia la rivoluzione perché non è un accessorio immancabile, la monarchia e il parlamento d’Inghilterra concessero al Canada un proprio parlamento e molta libertà economica (non ripeterono lo stesso errore che avevano fatto con gli USA), così come li concessero ad Australia e Nuova Zelanda, lì dove tutti e tre riconoscono ancora la monarchia inglese, tutt’oggi.
Se invece di mettere continue tasse e perseguitare i parlamenti coloniali Giorgio III avesse ascoltato le richieste dei coloni, le colonie avrebbero fatto come il Canada, ma dato che non avevano scelta dovettero fare una rivoluzione. Non ebbero udienza e scelta. A fine secolo, dopo la Rivoluzione Francese, anche in Irlanda si progetta una rivoluzione che però non riesce in quanto vi era troppo analfabetismo e in quanto Napoleone progettò uno sbarco in Inghilterra che però non fece.
IRLANDA → sottomessa nel 500, le proprietà terriere erano tutte nelle mani degli inglesi e gli irlandesi erano solo contadini e servi della plebe, cattolici. L’Irlanda ebbe l’indipendenza solo nel ventesimo secolo. Ci furono ovunque ammiratori delle rivoluzioni. Una importante è quella di Santo Domingo, colonia francese che prese il nome di Haiti. Durante la rivoluzione francese la schiavitù venne abolita e quindi gli schiavi di Haiti vennero lasciati liberi, però Napoleone la rimise nel 1804. Gli schiavi fecero una rivoluzione antistatale e anti-imperiale a Santo Domingo; non volevano ritornare schiavi.
Fu una rivoluzione coloniale e antischiavista. Gli Stati Uniti - che trovavano vicinissimi - non li appoggiarono perché avevano paura che appoggiando i neri di Haiti si sarebbero ribellati anche gli schiavi del sud. Napoleone tentò di imporre con la forza il ritorno all’ordine, ma era una guerra troppo lontana e quindi la Francia lasciò andare i Caraibi.
Domande esame
- Cause rivoluzione americana
- Rivoluzione americana
- 1776 inizia la storia contemporanea
- Esecutivo, il presidente
- Legislativo: le due camere
- Giudiziario: la corte suprema
Seconda lezione (25/09) - La rivoluzione francese
In Francia, nel cuore dell’Europa, dopo aver perso la guerra dei sette anni contro l’UK. È rimasta con pochissime colonie nel nord/centro America, ma per ragioni di rivalsa appoggia la guerra delle colonie contro la madrepatria. Re Luigi XVI, ci troviamo nell’antico regime comune in tutta EU = una società divisa per ordini: la nobiltà di sangue, il clero, il terzo stato. Suddivisione che aveva radici nella teologia medievale che tutti davano per scontata finché non sorge un problema: il sistema politico in Europa è l’assolutismo monarchico, ovvero il sovrano tale per diritto divino, concentra nella sue mani il potere legislativo, giudiziario ed esecutivo. C'erano delle assemblee consultive (in Francia con il nome di stati generali).
A fine 700 gli stati generali non erano più stati convocati dal 613. Durante il 700, che vede la Francia in continua guerra (nella prima metà), sia vinte che perso - il sovrano non aveva interessi nel pareri quando doveva mettere le tasse per -- le guerre e la politica di corte. Le tasse aumentano: il clero e la nobiltà sono esentati (privilegio fiscale). Questo è un problema, significa non poter tassare i più grandi patrimoni/ricchezze. Questo diventa un problema dopo la guerra dei sette anni, il deficit è troppo grosso, quindi il re cerca delle soluzioni: chiama dei primi ministri famosi, ma le misure alternative falliscono e si capisce che tutti devono pagare le tasse. Il re convoca i privilegiati 1788, i cardinali, vescovi e aristocratici che si rifiutano di rinunciare ai loro privilegi. È inevitabile che il re debba introdurre delle tasse, grosse anche, ma nob e clero non vogliono partecipare, quindi il re deve cercare un accomodamento convocando i rappresentanti degli stati generali → rappresentanti clero, nobiltà e terzo stato.
Il terzo stato sono tutti quelli che non hanno funzioni sacerdotali e non sono nobili di sangue; pagano le tasse e sono il 99% della popolazione. Dai proprietari di manifatture, avvocati, medici, magistrati, ma anche contadini che si trovano in situazioni molto difficili + i nullatenenti. Non possiamo dire che il terzo stato sia la borghesia, c’è molto più. Sono borghesi i rappresentanti del terzo stato agli stati generali, chi vuole (comunità, singoli individui, corporazioni) possono presentare un elenco di lamentele e richieste (cahier de doleance). I contadini chiedono condizioni più umane nelle campagne, erano dei semi-schiavi. Gli avvocati, medici, laureati e i ricchi chiedono di contare quanto i nobili. Il terzo stato diventa un problema ancora prima dell’apertura degli stati generali.
Il clero e la nobiltà hanno la rappresentanza più numero negli stati generali, ma lì si vota per ordine e non per testa e il re vuole evitare di scontrarsi con i privilegiati. È chiaro che si dovranno votare delle tasse e decidere se anche i priv. dovranno pagarle. Clero e nobiltà non accettano, terzo stato accetta. 2:1. La rivoluzione scoppiò perché non accolse la richiesta del terzo stato per votare del testa così da poter tassare clero e nobiltà e il terzo stato sarebbe diventando il più numeroso e decisivo della nazione, ma il Re dice di no al voto procapite. Il terzo stato si agita. Un prete, che si fa rappresentare dal terzo stato...
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