Storia contemporanea
Differenza tra ricordo e memoria
Il ricordo è soggettivo e anche emotivo mentre la memoria è collettiva e razionale. Il ricordo può attenersi a persone più anziane mentre la memoria può attenersi ai giovani. La memoria si censura e autocensura. In Italia c’è un problema che riguarda la memoria condivisa. La memoria costruisce alle volte delle verità di comodo perché si censura ed è soggetta ad amnesie. La storia serve a costruire uno spirito di comunità, ma spesso è costruita ad arte. Una guerra civile termina quando il vinto riconosce le ragioni del vincitore e quando il vinto non è più in grado di nuocere e non nutre più il sentimento di vendetta verso l’altro.
L'importanza della memoria e le conseguenze dei fatti
Dove c’è una testimonianza di quanto accaduto e si è in un regime totalitario o dittatoriale si cerca di distruggerla bruciando i documenti e si cerca di cancellare la storia. Il fatto storico è considerato tale a causa delle sue conseguenze, un esempio è l’assassinio di Francesco Ferdinando che ha come conseguenza la Prima guerra mondiale. La conclusione del lavoro dello storico è arrivare ad un giudizio. Se uno storico parte da una tesi prefissata e cerca in tutti i modi di dimostrarla, esso non farà un lavoro intellettuale onesto. Alle volte le conseguenze di un fatto possono essere inventate o “mitologiche” o simboliche, un esempio è la battaglia di kosovo-polije nel '13 quando gli Ottomani facevano pressione da Sud e per opporsi a questo si formò un esercito di ungheresi, albanesi e serbi ma a causa delle pressioni dagli albanesi occuparono quel territorio e i serbi si “offesero” e ritennero gli albanesi responsabili. Nel momento di analisi dei fatti bisogna andare a ricercarne tutti i precedenti.
Antonio Gramsci è il fondatore del partito comunista italiano e insieme a Togliatti è il fondatore dell’ordine nuovo. Gramsci verrà arrestato e in carcere scriverà dei quadernetti dove ci sono delle riflessioni sull’Italia e sulla politica. Togliatti alla morte di Gramsci li raccolse e solo molti anni dopo li pubblicò secondo un ordine importante per il partito. La revisione nella storia è un passaggio fondamentale che però si basa sulla momentaneità. Nell'arte la durata si concentra nel tempo mentre nella storia la durata varia a seconda dei fatti.
Che cos’è il 1848?
Dopo il 1848 si disfano gli imperi dopo i malumori cominciati già dopo il 1815. Ci sono vari nomi che si possono affiancare al 1848, due sono i principali: 1) primavera dei popoli e 2) rivoluzione degli intellettuali. Nel 1848 Marx ed Engels scrivono il manifesto del partito comunista. Il 1848 è la conseguenza del clima culturale precedente. Un antecedente, forse il maggiore, del 1848 politico e di tutto quello che ne deriva è il Romanticismo. Prima infatti c’erano gli imperi, ora, grazie al romanticismo i popoli cambiano visione del mondo. “Primavera dei popoli” non è altro che la volontà delle nazioni di affermare la loro diversità.
L'illuminismo, il quale non aveva alcun interesse verso la storia, viene messo in crisi dalla Rivoluzione francese facendo emergere la forza della passione e questo sfocia nel Romanticismo. In questo “nuovo” periodo viene data importanza alle masse (questo avvenne anche prima, cioè nel 1820-21 e anche nel 1830). Nel 1848 però le masse hanno un ruolo ancora più importante perché prima le cose arrivavano dall’alto ora, invece, le rivoluzioni vengono fatte dal basso e questa è una visione radicalmente diversa. I piccoli nuclei borghesi prima staccati dal popolo facevano le rivoluzioni quasi per sé stessi, ora, nel 1848 è la massa a fare la rivoluzione.
Il romanticismo in politica consiste nell’affermazione quindi delle masse e della libertà dei popoli sopra al “privilegio” delle classi elevate e quindi di pochi. Il romanticismo poi dà l’inizio alla scoperta dei sentimenti nella psicologia, nella politica si afferma il popolo, in filosofia si riscopre la storia. E questa riscoperta della storia è il punto fondamentale di questo periodo. Il romanticismo si sviluppa in tutta Europa ma bisogna concentrarsi su quello francese e tedesco anche se ci sono delle differenze e quella più importante riguarda l’idea di nazione che per i francesi è una scelta di ogni giorno mentre per i tedeschi è una cosa naturale, innata. Questa differenza la si nota anche nel processo di colonizzazione di altri popoli che per i francesi diventano “solo” un altro pezzo di Francia, mentre per i tedeschi in qualsiasi parte si parli tedesco allora è nazione tedesca.
L'importanza delle correnti di pensiero
Le correnti di pensiero sono fondamentali per comprendere un periodo storico e politico. Il romanticismo fa prevalere l’idea di individuale che si contrappone all’illuminismo. La borghesia industriale fa propria l’idea di individualismo il quale si traduce nell’impegno del singolo. La forza del popolo è la grande “scoperta” del romanticismo. L'epilogo della Rivoluzione francese è una grande delusione per il mondo intellettuale perché si passa dall’idea di Napoleone di libertà e eguaglianza alla riaffermazione dei vecchi valori. Il sentimento romantico nasce proprio da questa delusione.
Il 1848 è la vittoria dello stato-nazione
La classe dirigente in questo periodo sposa (anche perché è lei stessa) l’idea di stato moderno che si basa su tre punti fermi: popolo, territorio e sovranità. Siccome il romanticismo si divide in varie correnti ne deriva una diversa idea di nazionalismo, in particolare si avrà un nazionalismo o aggressivo o democraticistico ma per distinguere questi due aspetti chiameremo il primo, cioè quello aggressivo, nazionalismo, mentre quello dallo slancio più democratico, nazionalitarismo (libertà per la propria nazione e per quella altrui).
Se volessimo parlare di romanticismo bisogna soffermarsi su quello tedesco e inglese. Quello inglese anticipa sotto alcuni aspetti quello tedesco soprattutto per quanto riguarda il lato estetico. Come conseguenza della fine dell’illuminismo in Germania si arriva ad un’idea nazionalista, si ha il rifiuto della democrazia, si ha un romanticismo reazionario, si ha l’oscurantismo come idea predominante. Dall'altra parte si ha invece un romanticismo democratico, un esempio è il romanticismo inglese di Byron.
Situazione in Italia
Cavour non vuole l’indipendenza dell’Italia dall’Austria ma vuole creare un “grande Piemonte” perché ha capito che la questione italiana è inserita in un contesto internazionale e lui vuole inserire il regno sabaudo in quel contesto, lui infatti subirà l’unità d’Italia ma non la cerca. I movimenti del ‘48 chiedono la costituzione che verrà poi concessa dal Papa. Cavour vuole allentare la pressione austriaca sul suo paese.
Le parole d’ordine di questo periodo sono: democratizzazione, nazionalismo e associazionismo (prime forme di associazionismo femminile). Si comprende anche che se ci si unisce dal basso si raggiungono più cambiamenti. Un altro fattore importante è l’elemento culturale perché da lì nascono nuove e diverse ideologie.
La rivoluzione degli intellettuali
La causa scatenante è in realtà un misto di circostanze sia culturali che politiche, nel senso che in quel periodo si sta affermando un’opinione pubblica in sintonia con le nuove idee e allo stesso tempo si vuole reagire alla miseria, questi modi sono rivoluzionari perché il tutto parte dal basso e arriva in alto. Il ‘48 è la rivoluzione degli intellettuali perché ci si stacca dall’idea di intellettuale isolato dal mondo intorno a lui. Un esempio di questo nuovo intellettuale è Wagner che combatte sulle barricate fianco a fianco con altri intellettuali. Quello che Wagner vivrà lo influenzerà nella composizione delle sue opere. Un altro esempio è Flaubert che fa parte della guardia nazionale che deve difendere il re e dall’esito deludente del ‘48 si avrà quella figura di studente che non termina gli studi o dell’avvocato che lavora in piccoli studi... Honoré de Balzac è l’autore che fa la cronaca del suo tempo come fa Dickens con Londra.
Quella che si afferma è una borghesia che ha i mezzi e il denaro per fare questa rivoluzione ma la borghesia non si identifica in modo separato dal resto del mondo, infatti poi borghese diverrà anche un modo di pensare. Marx però attaccherà la borghesia in quanto classe e mettendo in luce le sue contraddizioni.
Nell'occidente a lungo la società si identificava con la chiesa che tramite il controllo della sessualità e della moralità riesce a controllare la società, poi però arriva Feuerbach che dice che è Dio che ha creato l’uomo ma è l’uomo che ha trasposto le migliori qualità dell’uomo in una figura altra; questa idea mette in discussione una certezza. La critica di Feuerbach trova un limite quando l’aspetto politico e culturale si incontrano e la sintesi non avviene, questo porta al ripiegamento degli intellettuali su sé stessi.
L'eredità del ‘48
Il ‘48 lascia in eredità l’idea di nazione, la rappresentanza del popolo e la costituzione e infine la repubblica. Questi moti hanno origine da due eventi: la Rivoluzione francese e l’industrializzazione, questi segnano il passaggio da un’epoca a un’altra ma anche il paesaggio. Perché la rivoluzione industriale avviene in Europa? Ci sono alcune condizioni che facilitano questo processo e altre che sono determinanti. Le cause facilitanti sono il clima e i trasporti mentre quelle determinanti sono la potenza del vapore, la concezione cristiana dell’uomo con l’idea della libertà sacra e inviolabile dell’uomo. Grazie alla rivoluzione industriale anche la cultura assume un ruolo importante.
Due visioni differenti: Garibaldi e Cavour
Quello che distingue Garibaldi da Cavour è sicuramente il modo di pensare all’Italia e anche i loro sostenitori internazionali che per Garibaldi sono gli inglesi mentre per Cavour sono i francesi. Garibaldi aveva in mente un’Italia unita con capitale Roma e questo significava vedere di molto ridotta la pressione dei francesi sull’Italia in quanto sostenitori del Papa, quando Cavour intuisce questo progetto intende annettere la Sicilia al grande Piemonte. Quando poi Garibaldi arriva a Napoli Cavour lo teme e fa firmare al Papa un accordo che lasci passare l’esercito in modo da contrastarne l’avanzata, grazie a questo accordo Garibaldi si ferma, ci sarà l’incontro con il re e tutto quello che ne consegue.
Il re d’Italia si chiama Vittorio Emanuele II re d’Italia e si chiama così per dare un senso di continuità con la casa sabauda, viene adottato come carta costituzionale lo statuto albertino che resterà in vigore fino al ‘48 con il referendum tra monarchia e repubblica.
Le cause dell’arretratezza del meridione
Quello che si realizza in questo momento con l’unificazione è un compromesso tra la borghesia progressista e avanzata del nord e la proprietà terriera del sud che è statica e conservatrice. Il ceto borghese del sud non è borghese in senso pieno perché sotto certi aspetti è ancora un’aristocrazia, quindi si realizza un compromesso tra questi due ceti sociali e sancisce una rottura nel paese perché una parte (ossia quella del nord) viaggia ad una velocità maggiore rispetto a quella meridionale e si cerca di tenerle insieme attraverso una cultura comune che deve fare da collante tra queste due classi nonostante le differenze di interessi siano ben marcate e accettate. Questa cultura è il cattolicesimo liberale che cerca di dare al cattolicesimo delle linee liberaliste in modo da riuscire a inserire questa cultura in un contesto politico e sociale che in precedenza ha avuto degli scontri con la chiesa, bisogna liberalizzare la religione in modo che possa diventare la nuova cultura dominante all’interno di un contesto che vede la nascita della repubblica con l’esclusione delle due grandi forze sociali che saranno poi il motore sociale ed economico del paese e sono i socialisti e i cattolici. Queste masse socialiste (socialiste ante litteram perché il socialismo vero e proprio si formerà più tardi) e cattoliche rimangono escluse dall’unità perché la vedono come uno schiaffo al papa. Il papa di fronte alla possibilità di ricollegarsi a quella realtà e di diventarne anche la figura di riferimento si ritrae in uno splendido isolamento e non accetta l’unificazione del nostro paese e con l’aiuto della Francia si chiude all’interno delle mura dello stato pontificio fino a quando un fatto di natura politica internazionale lo priverà della protezione francese e l’esercito italiano ne approfitta e si impossessa dello stato pontificio e darà così vita alla questione romana.
Questo cattolicesimo liberale deve quindi tenere insieme il variegato mondo del liberalismo italiano che si richiama ai nuovi ideali ma non deve escludere la chiesa cattolica e il cattolicesimo perché si è ben consapevoli del fatto che le correnti anticlericali si sposeranno ben presto con il positivismo e con le tendenze che daranno vita al socialismo. Garibaldi è un anticlericale come anche Mazzini e i repubblicani, Mazzini poi non riconoscerà l’Italia dei plebisciti come Italia unita. I mazziniani poi però di fronte alla possibilità dell’unità anche con lo stato pontificio saranno disposti a lasciare da parte il loro anticlericalismo. Il conflitto tra stato e chiesa avrebbe dato spazio alle correnti anticlericali. Il processo di unità che avviene in Italia va inserito in un contesto internazionale che capisce la direzione verso la quale si vuole andare e non si vuole lasciare spazio alle correnti anticlericali e socialiste.
L'eredità del risorgimento
Il risorgimento lascia in eredità l’ideale di nazione e patria uniti a quello di libertà e qui ci si può fare una domanda, ovvero come mai nel nostro paese la coscienza nazionale è così debole? Perché da questo processo si può vedere come il nostro paese sia sempre soggetto al controllo di un paese altro e quando si forma questa coscienza nazionale è debole, l’unico momento in cui si formerà una coscienza nazionale forte e la nazione diventa un ombrello al quale il popolo si affida in modo totale è durante il fascismo.
Quindi questo processo lascia in eredità l’ideale di nazione ma anche il compromesso tra nord e sud, di un’Italia elitaria e borghese che non fa proprio l’ideale nazionalitario che avrebbe richiesto (se rispettato) l’integrazione delle masse nel processo di unificazione nazionale che invece sono tenute lontane e quest’ultimo punto è qualcosa che marca a lungo la nostra storia con un sud che viene abbandonato a se stesso e viene lasciato in mano alla classe dirigente nascente ovvero i grandi proprietari terrieri, questo perché gli interessi maggiori, il motore trainante del paese si trovano nella parte settentrionale. Al sud poi avviene un processo che dovrebbe risolvere almeno in parte la situazione che è la piemontesizzazione dei territori ma poi i piemontesi se ne vanno lasciando quelle terre in mano al brigantaggio, il quale al nord viene trattato come un problema di ordine pubblico mentre quello è un problema sociale; infatti le masse non vengono integrate e vedono i piemontesi come ostili e questa visione si acuisce quando viene imposta la leva obbligatoria ai giovani. Quello che avviene in questi territori rappresenta il problema dell’Italia appena unita e cioè la non integrazione delle masse e questo fa del risorgimento un processo elitario.
Nel risorgimento, questa volta considerato come un processo di modernizzazione, il peso maggiore lo ha la classe operaia, questo sarà poi ripreso da Gramsci che vede il risorgimento come una rivoluzione mancata perché non vi hanno fatto parte le classi popolari. L'integrazione delle masse non avvenne per via di un’idea politica ben precisa, l’obiettivo era quello di tenerle fuori perché con le masse si fa largo l’idea di rappresentanza politica e questo è una diretta conseguenza del poco sentimento nazionale il quale spesso era associato al fascismo e l’italiano di alcune zone non si sentiva italiano, l’unico momento in cui gli italiani si comportano da tali quando sono chiamati a combattere per la Prima guerra mondiale. La nazione è un’invenzione che richiede un ingente spargimento di sangue. Il risorgimento si chiude con la Prima guerra mondiale. Un altro periodo di integrazione delle masse è rappresentato dal fascismo che però porta avanti questo processo in modo autoritario e non c’è più la differenza di classe ma solo di età, un altro elemento di integrazione è il lavoro che divide le masse, l’integrazione avviene anche tramite le organizzazioni sindacali e anche attraverso il contratto di lavoro che accomuna i lavoratori del nord e del sud. La nazione che si forma ha un’impronta culturale e politica ben definita ed è la cultura liberale che però esclude i socialisti e i cattolici che all’inizio sono contro lo stato e dal 1870 nasce la questione romana che si risolverà solo nel ’29 con i patti lateranensi. Lo stato è la nazione che cammina fianco a fianco.
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