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Storia contemporanea: dalla repubblica di Weimar a Hitler

Repubblica di Weimar

La Repubblica di Weimar nasce come conseguenza del Patto di accordo tra la Germania e la Russia. Si verificarono colpi di Stato da parte dei rivoluzionari totalmente fallimentari tanto che la Repubblica venne definita "la Repubblica senza repubblicani" poiché nata non dal volere del popolo ma dal volere di altre nazioni. Dal 1921 al 1923 la Germania andò in crisi economica e si tornò dunque al baratto, e l’occupazione francese del 1923 comportò anche un aumento dell’inflazione; solo con l’intervento degli inglesi con i "piani Dawes" e "piano Young" si riaprirono le porte al mercato fino ad arrivare al 1929, quando ci fu la caduta della Borsa di Wall Street. La Repubblica di Weimar doveva però affrontare anche la questione austriaca che si era resa indipendente ma con l’aspirazione di unirsi alla Germania, cosa che risultò impossibile a causa dei Patti di Versailles. Nel 1925 la Germania rinuncia all’Alsazia e alla Lorena. Nel 1926 la Germania fu ammessa alla società delle Nazioni, dove dopo due anni vi fu sottoscritto il Patto Kellog-Briand che sanciva la rinuncia alla guerra come strumento della politica nazionale.

Ascesa di Hitler

Nel fronte interno nacque un nuovo partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori, nel 1921 elaborò i 25 punti fondati sul principio dell’anticapitalismo, Darwinismo sociale e antisemitismo. Nel 1923 Hitler fu arrestato e durante quei mesi scrisse il Mein Kampf, ovvero il libro dove egli si faceva missionario di se stesso. Una volta uscito dal carcere, fu chiamato dal Consiglio di Papen ad essere cancelliere nel 1933, con l’obiettivo di sfruttare il clima di approvazione. Ma il piano fallì miseramente perché Hitler, affiancandosi a Goebbels come ministro della propaganda, fece aumentare il suo consenso di massa. Nello stesso anno alcuni rivoluzionari incendiarono il Parlamento e colsero l’occasione per dichiarare lo Stato sotto attacco con la conseguenza della liquidazione degli altri partiti o l’obbligo di tesseramento al NSDAP. Nel 1934 nella "notte dei lunghi coltelli" vennero uccisi tutti i ribelli, e Hitler divenne detentore del potere legislativo, esecutivo e giudiziario, in lui conferirono le cariche istituzionali del presidente, cancelliere e comandante delle forze armate.

Regno d'Italia

Dopo il Congresso di Vienna, l’Italia spartì i territori: Ducato di Parma e Piacenza, Ducato di Modena e Reggio, Granducato di Toscana assegnati agli Asburgo, il Regno Lombardo-Veneto governato dall’Austria, il Regno delle Due Sicilie riconsegnato a Ferdinando IV di Borbone, alleato dell’Austria, il Regno di Sardegna con al potere Vittorio Emanuele di Savoia e lo Stato della Chiesa restituito a Pio VII. Questa situazione geopolitica portò alla formazione di idee rivoluzionarie anche a causa del pensiero politico di Mazzini, il cui scopo era di unire l’Italia in una Repubblica Democratica. Nel 1848 Carlo Alberto ammette il Veneto e la Lombardia ma perse, ottenendo l’armistizio con l’Austria, dovendo abdicare con la salita di Vittorio Emanuele II. Riuscì comunque a mantenere l’indipendenza dall’Austria.

Politiche di Cavour

Nel 1852 Cavour fu nominato Ministro e si avviò il processo del Connubio Rattazzi-Cavour così da bilanciare il potere; avviò una politica interna con lo scopo di migliorare gli spostamenti nell’economia, e nella politica esterna l’obiettivo era l’indebolimento dell’Austria. Nel 1855 con la Guerra di Crimea si chiese l’intervento italiano per combattere al fianco della Francia contro i Russi, e nel 1856 Cavour partecipò al Congresso di Parigi. Nel 1859 la Francia ed il Regno di Sardegna avevano l’obiettivo di indebolire l’Austria, avviarono un ultimatum a Vienna ed entrarono in guerra occupando Milano, mentre il Ducato di Firenze, di Parma e Modena, ed il pontificio da Bologna a Romagna si annessero con il Regno di Sardegna senza l’appoggio di Napoleone III. Nel 1860, in Sicilia, sbarcò la spedizione dei Mille capeggiata da Garibaldi e assunse il comando dell’isola del Re Vittorio Emanuele, sconfissero l’esercito britannico, occuparono Palermo e Messina. Garibaldi riuscì ad entrare anche a Napoli. Cavour e Napoleone, preoccupati dall’avanzare delle truppe garibaldine, inviarono un esercito con a capo il Re passando per territori papali, come le Marche e l’Umbria, ed a Teano Garibaldi consegnò a Vittorio Emanuele le terre conquistate. Il 18 Febbraio 1861 a Torino si formò un nuovo Parlamento e a Marzo si proclamò la Costituzione del Regno d’Italia, riconosciuta da tutti tranne che da Spagna e Austria.

Il nazionalismo

Concetto base del XIX secolo che si fonda sulle antiche radici storico-culturali e che trova appoggio nel Romanticismo garantendo ai grandi imperi la transizione a Stati-Nazione, ma non sempre i poteri assoluti. Ad esempio, la prima Nazione fu la Francia con la Rivoluzione Francese, momento in cui il popolo ha cantato vittoria. Ma nel corso del tempo, il termine "nazione" acquisì un diverso significato, piuttosto negativo, denominandosi "Nazionalismo": con questo termine si indicava un popolo unito sotto un’unica ideologia politica, globalmente conservatrice, totalitarista.

Una rivoluzione europea

Alla metà dell’Ottocento in Europa c’era una grande necessità di cambiamento soprattutto nella società che insisteva per un ampliamento dello spazio politico fondato su idee di libertà, di scambio, di simboli, di comunanze culturali ereditate dal passato. In particolare, a spingere per un allargamento degli spazi politici, erano i gruppi sociali minorati: i contadini che aspiravano a liberarsi dal peso delle servitù feudali, gli artigiani che subivano la pressione industriale, gli operai sotto sfruttamento estremo. E ad interpretare il fermento di questa società bisognosa di cambiamento erano soprattutto i socialisti. Il 1848, con il susseguirsi di fatti rivoluzionari, mise a dura prova l’equilibrio formatosi in Europa con il Concerto Europeo: ci si domandava se fosse possibile realizzare una rivoluzione con successo senza un capovolgimento dell’ordine internazionale.

Questione nazionale e conflitti

Ma alla sovranità sui territori aspiravano progetti nazionali diversi e concorrenti: da qui una serie di contrapposizioni che nel 1848 sfociarono in conflitti armati, e causarono la cosiddetta "questione nazionale", che poneva le sue basi su idee differenti fra loro di progetti imperiali multinazionali e nazionali, programmi concorrenti di movimenti antagonisti, configurazioni statali unitarie e federali. Tutte crepe destinate ad allargarsi minacciosamente. Tutte le speranze di cambiamento unite al malcontento sociale determinavano una latente esplosione. L’aspirazione ad un regime politico costituzionale era uno dei motivi più importanti e ricorrenti nell’opinione dei ceti più colti, anche perché fu proprio in quel periodo che si registrò una crescita della popolazione a livello intellettuale, tant’è che molti furono gli uomini che svolsero un ruolo fondamentale nell’esplosione rivoluzionaria del ‘48.

L'ondata rivoluzionaria

Essa ebbe i suoi primi segnali in Sicilia a Palermo, dove il 12 gennaio era scoppiata una rivolta, ma fu l’insurrezione a Parigi, città simbolo della rivoluzione e della società intellettuale, del 23 e 24 febbraio a costituire l’avvio di un processo rivoluzionario di dimensioni continentali. La crisi di legittimità della monarchia dei Borboni precipitò quando il conflitto tra deputati liberali e governo condusse ad un’insurrezione popolare a Parigi. La rivoluzione si concluse con l’abdicazione di Carlo X, sostituito da Luigi Filippo D’Orleans che accettò la Carta Costituzionale revisionata dal Parlamento. Prima della fine dell’Ottocento il colonialismo è commerciale e non corrisponde alla gestione amministrativa dei territori.

Conferenza coloniale di Berlino

Solo alla fine del secolo il colonialismo diventa un movimento organizzato. La conferenza coloniale di Berlino è un punto di svolta negli anni 1884-1885 perché stabilisce principi sulla definizione politica di "colonia" e buone pratiche per gli stati imperialisti al fine di evitare contrasti che sfocerebbero in guerre. Con questa conferenza cambia il tipo di colonialismo che restò dominante fino al 900, quando Africa ed Asia ottengono l’indipendenza.

Colonialismo di Italia e Germania

L’Italia e la Germania aderirono al secondo colonialismo di stampo imperialista perché, precedentemente, non erano Stati Nazionali. Anche se nel 1861 l’Italia era unita, fino al 1870 l’Unità non fu effettiva. In Germania vi erano Stati con lingua tedesca, l’impero austroungarico e l’impero di Prussia. L’unificazione avvenne nel 1871. Solo dopo l’Unità d’Italia e Germania, e dopo la risoluzione dei problemi legati alla costituzione, questi Stati si proiettarono verso il colonialismo.

Spirito di colonizzazione

Lo spirito di colonizzazione è animato da ideali di diversa natura per ottenere vantaggi commerciali. Vi è un ideale culturale per cui "il fardello dell’uomo bianco", considerato come evoluto, è quello di civilizzare i popoli. Vi è il timore e la necessità di proteggere l’egemonia del commercio espandendosi prima degli altri. Vi è l’ideale di emigrare per trovare terre da coltivare ed una vita migliore (nel 1939 il censimento dimostra come 300.000 abitanti italiani vissero nelle colonie). Nell’Ottocento anche la Germania aveva assistito allo stesso fenomeno per cui molti abitanti si erano spostati nelle colonie del paese.

Politica coloniale italiana

Politici, sia italiani che tedeschi, prima di cimentarsi nell’ottica coloniale, dovettero risolvere delle problematiche interne al paese. Il primo vero colonialista italiano fu Crispi, ma la forte spinta dei settori commerciali aveva una ricaduta sul sostegno politico che a causa di ripetute sconfitte aveva perso la fiducia del popolo. Nel 1881 in Tunisia vi erano moltissimi italiani che vedevano in essa il naturale prolungamento dell’espansione italiana. Quando, nello stesso anno, la Francia stabilì il protettorato sulla Tunisia, la politica estera italiana si ritrovò in disaccordo e si alleò con la Prussia (filo conduttore prima guerra mondiale). Allo stesso modo fu vista l’azione della Gran Bretagna rivolta al protettorato dell’Egitto. Tutto ciò era mal visto dall’opinione pubblica italiana che cercò nuove strade per colonizzare. Venne aperto il canale di Suez (1869) situato in Egitto che permise la navigazione diretta dal Mediterraneo all’Oceano Indiano senza dover circumnavigare l’Africa sull’Oceano Atlantico. Il Mar Rosso divenne una centrale molto interessante per ristrutturare il commercio internazionale. Nel 1882 il primo possedimento dello Stato italiano fu l’attuale Eritrea per poi aggiungersi anche la Somalia e nel 1912 la Libia (1935 Mussolini conquista l’Etiopia).

Vicende coloniali in Etiopia

L’Eritrea e la Somalia sono inizialmente, alla fine dell’800, un territorio di ricerca di basi commerciali. Successivamente vennero consolidati i possedimenti dell’entroterra. Già nell’800 l’Italia aveva cercato di conquistare l’Etiopia, un impero strutturato restando nelle zone periferiche di esso. Quando l’opera colonialista si interessò alle zone commerciali trovò molta opposizione. Nel 1887 ci fu una guerra di resistenza tra l’impero di Etiopia e le truppe del Regno d’Italia in Eritrea (battaglia di Dogali), in cui morirono molti soldati italiani. Dieci anni dopo gli africani sconfissero gli europei e questo fu un affronto alla teoria secondo cui i bianchi fossero superiori. L’Etiopia restò un obiettivo fino all’operato di Mussolini. Nel 1912 le truppe italiane trovarono in Libia una forte opposizione (primo campo di concentramento, utilizzo di gas, guerre chimiche contro l’opposizione). Le vicende coloniali in Etiopia, anche se inizialmente possono sembrare periferiche, ebbero delle conseguenze importanti. Mussolini voleva fare dell’Italia un impero conquistando un altro impero per vendicare la sconfitta; così, nel 35, la attaccò. L’Etiopia era un membro fondamentale per la società delle Nazioni.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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