Concetti Chiave
- La Questione Romana ha alimentato tensioni politiche in Italia, con il Papa sotto la protezione delle truppe francesi nonostante le conquiste territoriali italiane.
- Nel 1862, Garibaldi tentò una spedizione verso Roma, ma fu fermato dall'esercito italiano per non compromettere l'alleanza con la Francia.
- La convenzione di Settembre del 1864 stabilì il rispetto dello Stato Pontificio da parte dell'Italia e il ritiro delle truppe francesi entro due anni.
- La popolarità di Garibaldi creò la “Legione Garibaldina”, ma la sua mobilitazione fu anticipata dalla risposta di Napoleone III, che inviò truppe a difesa del Papa.
- La sconfitta di Garibaldi a Mentana nel 1867 confermò l'incapacità dell'Italia di garantire la sicurezza dello Stato Pontificio, riportando le truppe francesi a Roma.
Tensioni politiche italiane
La Questione Romana era fonte di tensione costante all’interno della politica italiana, alcune terre papali per esempio le Marche e l’Umbria erano già state acquisite durante la discesa dell’esercito piemontese in soccorso a Garibaldi che stava conquistando il Sud Italia (Spedizione dei Mille). Ma lo Stato Pontificio e il Papa rimanevano comunque sotto la protezione delle truppe francesi, che continueranno a difenderlo.
Garibaldi e la spedizione verso Roma
Nel 1862 Giuseppe Garibaldi tentò una spedizione armata verso Roma, dopo la sua delusione ed il suo auto esilio per la campagna dei mille, decide di riprendere la vita militare con questo progetto; lui la intendeva come una “ripresa” della spedizione dei mille, e partì con i suoi uomini dalla Sicilia ma venne fermato dall’esercito italiano, il 29 Agosto, sull’Aspromonte, fu ferito e messo agli arresti domiciliari nell’isola di Caprera.
Questo perché l’Italia non voleva mettere alla prova l’amicizia con il vicino francese, inclinando i rapporti di alleanza con Napoleone III che fino ad ora erano stati indispensabili per l’unificazione.
Diplomazia e convenzione di Settembre
Negli anni successivi il governo preferì muoversi per vie diplomatiche: inizialmente si chiese alla Francia di ritirare i contingenti in difesa del Papa, ma la Francia oppose il suo diniego.
Si arrivò poi nel 15 Settembre del 1864 a firmare una convenzione con la Francia, chiamata “convenzione di Settembre”, che prevedeva determinate condizioni:
• Il Regno d’Italia s’impegnava a rispettare lo Stato Pontificio e a difenderlo (come aveva già dimostrato con l’episodio dell’Aspromonte qualche anno prima) da ogni attacco esterno ma non dall’interno;
• La Francia acconsentiva a ritirare le proprie truppe entro 2 anni, in modo da lasciare il tempo all’esercito dello Stato Pontificio per organizzarsi in un’efficiente forza di combattimento;
Ritiro delle truppe francesi
L’Italia così facendo prese tempo, e nel Dicembre del 1866 le ultime unità del corpo di spedizione francese si erano ritirate, cominciando la smilitarizzazione come concordato nella convenzione del 1864.
Inoltre entro due anni il regno avrebbe dovuto spostare la Capitale d’Italia da Torino a Firenze (fu capitale per sei anni, 1865-1871) un po’ come una dimostrazione al Papa e ai francesi che si rinunciava definitivamente a Roma come Capitale d’Italia, e fu anche per venire incontro al popolo del Centro-Sud non come l’ennesima dominazione straniera ma come una casa Regnante Italiana, una parte di loro.
Garibaldi e la Legione Garibaldina
Garibaldi aveva conquistato con la Terza Guerra d’Indipendenza del 1866, una certa popolarità, come unico Generale italiano che aveva saputo battere gli austriaci nella battaglia di Bezzecca, mentre l’esercito e la marina del Re subirono duplici sconfitte a Custoza e Lissa.
Così grazie alla sua fama riuscì a realizzare in poco tempo la “Legione Garibaldina”: un piccolo esercito di circa 10.000 volontari, predisponendo un piano per la presa di Roma.
La notizia di questa mobilitazione tuttavia era stata diffusa ampiamente in pubblico, e ciò permise all’imperatore della Francia, Napoleone III, di mandare con netto anticipo una spedizione di soccorso al Papa, vennero inoltre messe in allarme le truppe dell’esercito pontificio.
Sconfitta di Garibaldi a Mentana
A stravolgere ulteriormente i piani di Garibaldi intervenne inaspettatamente anche Emanuele II, che fece noto un proclamo alla Nazione in cui prese ufficialmente le distanze dalla campagna di Garibaldi.
Di certo dopo questa proclamazione, oltre 2.000 uomini disertarono e le truppe di Garibaldi si assottigliarono, con conseguenza la sua inevitabile sconfitta nei pressi di Mentana.
Lo scacco di Mentana assicurò allo Stato Pontificio 3 ulteriori anni di vita, e sancì inoltre, constatando che il governo italiano non era stato in grado di garantire la sicurezza dello Stato Pontificio, che l’Italia aveva violato le regole della Convenzione di Settembre.
Così Napoleone III inviò nuovamente a Roma le sue truppe, annullando l’efficacia di quanto sancito negli accordi.
Domande da interrogazione
- Quali erano le principali tensioni politiche legate alla Questione Romana?
- Cosa accadde durante la spedizione di Garibaldi verso Roma nel 1862?
- Quali furono i termini della Convenzione di Settembre del 1864?
- Come influenzò la popolarità di Garibaldi la creazione della Legione Garibaldina?
- Quali furono le conseguenze della sconfitta di Garibaldi a Mentana?
La Questione Romana generava tensioni costanti nella politica italiana, poiché alcune terre papali erano già state acquisite, ma lo Stato Pontificio rimaneva sotto la protezione delle truppe francesi.
Garibaldi tentò una spedizione armata verso Roma, ma fu fermato dall'esercito italiano sull'Aspromonte e messo agli arresti domiciliari, poiché l'Italia non voleva compromettere i rapporti con la Francia.
La Convenzione di Settembre prevedeva che l'Italia rispettasse e difendesse lo Stato Pontificio, mentre la Francia si impegnava a ritirare le proprie truppe entro due anni.
Dopo la Terza Guerra d'Indipendenza, Garibaldi, grazie alla sua fama, riuscì a formare la Legione Garibaldina, un esercito di circa 10.000 volontari per la presa di Roma.
La sconfitta di Garibaldi a Mentana garantì allo Stato Pontificio ulteriori tre anni di vita e dimostrò l'incapacità del governo italiano di garantire la sicurezza dello Stato Pontificio, portando al reinvio delle truppe francesi.