Uso di software applicativi nella didattica: potenzialità grafiche di Derive
(Carlo Elce)
La matematica negli ultimi decenni è stata riscoperta dal punto di vista epistemologico perché le sue strutture logiche si sono dimostrate potenti strumenti per l'indagine della realtà oltre che palestre ineguagliabili di pensiero speculativo.
Le naturali capacità intuitive e fantacognitive dei ragazzi possono trovare nell'uso di pacchetti applicativi, dedicati alla matematica, il terreno più fertile per il libero sviluppo dello spirito creativo dell'uomo.
La matematica diventa così pensiero costruttivo non solo di modelli teorici, capaci di risolvere problemi reali, ma anche di sintesi unificanti capaci di gestire problemi di ambiti apparentemente distanti tra loro.
È questo il senso che, a mio giudizio, bisogna dare ai processi di astrazione in matematica, che altro non sono che il tentativo di introdurre strutture sempre più generali ed unificanti con cui gestire la molteplicità e la complessità delle attività umane.
Ma il rischio di perdere la corrispondenza tra l'ambito concreto-intuitivo e l'ambito logico-formale è sempre presente: spetta a noi insegnanti ristabilire i contatti.
L'uso del programma Derive, molto noto nelle scuole di ogni ordine e grado, può dare un valido aiuto a far emergere l'aspetto euristico della matematica ed indirizzare così, in modo induttivo, una ricerca didattica, a partire dall'analisi di innumerevoli casi osservati con tale software, verso la costruzione e la formalizzazione rigorosa di modelli matematici esplicativi e far sì che gli alunni percepiscano la natura degli "oggetti del contendere".
Ciò è alla base della didattica modulare che oggi, superando mille difficoltà e vincendo grossissime masse inerziali, si cerca di far emergere nella frastagliata realtà della Scuola italiana al fine di ridare alla Scuola l'efficacia e la potenzialità della cultura in un universo disseminato da numerosissime agenzie pseudoculturali, che perseguono l'obiettivo di assoggettare masse sempre più estese alla dipendenza socio-culturale.
Non appare forse un anacronismo storico porre i ragazzi della scuola media superiore o dell'università di fronte alla definizione di limite, anche se in modo più o meno rigoroso, usando o meno elementi di topologia, senza prima fare osservare ai giovani discenti il comportamento di una molteplicità di funzioni in prossimità di alcuni punti significativi?