Estratto del documento

“Quando furono fatte passare davanti al detector di menzogne, la verità e la realtà confessarono che erano le prime a non crederci”

(Jean Baudrillard)

Indice

N, ....................................................................................5

Nothing is real everything is possible

La valenza del virtuale.............................................................................................7

Web 2.0?...............................................................................................................18

Web semantico o web 3.0.......................................................................................21

W?................................................................23

Who needs to dream when you can build your own

M, ..................................................31

My body can walk barefoot but my avatar needs prada shoes

Primo impatto con la realtà virtuale mediata.............................................................33

D’, .................................................................................................39

Don’t forget the real world

Metaversi, mondi specchio, realtà aumentata_ovvero quanti tipi di realtà virtuale?.....41

Mondi virtuali..........................................................................................................42

Mondi specchio.......................................................................................................43

Realtà aumentata....................................................................................................44

T...............................................................................................................47

They live you sleep

Welcome to the desert of the real, but remember: alla around you and life is now.....49

Il valore della storia.................................................................................................51

Denaro virtuale.......................................................................................................54

W?.........................................................................57

Why is there something rather than nothing

Immagini di immagini..............................................................................................59

La supremazia dell’audiovisivo................................................................................65

M........................................................................................................69

More human than human

Idoli artificiali...........................................................................................................71

Corpi virtuali...........................................................................................................78

I’, I................................................................................83

I’m not in the business, I am the business

Simulatori di coscienza_La scommessa dell’intelligenza artificiale.............................85

Il panorama attuale.................................................................................................91

3

Locandina dell’esibizione di Eva e Franco Mattes alla galleria Ars Virtua_Second Life

Nothing is real, everything is possible

(John Lennon)

La valenza del virtuale

”

Nella mia esperienza di disegnatrice, ho capito, ad un certo punto, che l’importante, nella copia dal vero, non è riprodurre fedelmente l’oggetto sulla carta.

La cosa fondamentale è impadronirsi di esso.

Un oggetto ������������������������������������������������������������������������������������ viene������������������������������������������������������������������������������� posseduto realmente dall’uomo, solo nel momento in cui venga finalmente visto come forma, liberandolo dall’idea archetipica che abbiamo di esso e dalla sua funzionalità.

Il risultato dell’attento esame della struttura e delle geometrie che compongono le forme di quel singolo oggetto preso in esame, è l’attuarsi di un processo di appropriazione della realtà.

In quel momento, nel momento in cui siamo in grado di riprodurre l’immagine di ciò che osserviamo, e solo di quello, siamo finalmente padroni della porzione di mondo in questione.

Non stupisce che i primi esseri umani che hanno abitato sulla terra, abbiano subito mostrato il desiderio di riprodurre immagini della realtà che li circondava.

Essi non desideravano altro che comprendere il mondo, cercando di riprodurlo, e una volta compreso, impossessarsene.

E la fascinazione per la riproducibilità del reale è cresciuta di pari passo con la curiosità dell’uomo per le dinamiche ed i processi che regolano le leggi dell’universo.

Interrogarsi sulla propria natura e sulla natura del mondo è l’attività prediletta dell’uomo libero.

7

Per questo sono stati creati modelli virtuali per riprodurre ogni tipo di processo, e per questo si continuano le ricerche sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Vogliamo capire noi stessi, e il mondo che ci circonda.

Ed è grazie a queste ricerche che siamo finalmente giunti alla consapevolezza che non esiste la realtà, ma solamente l’idea di realtà, che come tutte le altre idee, è contenuta nella nostra mente, la quale conosce unicamente il mondo come modello mentale frutto della sensibilizzazione degli stimoli esterni.

Ora che questa consapevolezza ha già distrutto tutte le certezze che avevamo acquisito con la Fisica prima, e la Metafisica dopo, siamo caduti in piena Patafisica.

La patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie.

E tutto sommato possiamo affermare che ogni tipo di teoria o di sistema, o modello creato e utilizzato oggi, è a tutti gli effetti una soluzione immaginaria.

Il mondo stesso è per buona parte frutto della nostra immaginazione, e la maggior parte del nostro tempo lo passiamo pensando, quindi in una dimensione altra rispetto a quella del mondo fisico.

Abbiamo sempre vissuto prevalentemente in una realtà addizionale, la quale è rappresentata in primis dalla nostra mente.

Ora con l’avvento della rete, e la nascita del cyberspazio, a questa realtà addizionale di base, rappresentata dalla nostra mente, si è aggiunta una seconda realtà, definita realtà virtuale.

La definizione più condivisa di realtà virtuale, anche se allo stesso tempo è la meno esauriente, è quella secondo la quale un sistema di realtà virtuale è costituito da un insieme di dispositivi informatici in grado di consentire un nuovo tipo di interazione uomo computer. (Ellis 1994)

“Virtuale” è una delle parole chiave di questi anni, una delle più scritte ma anche più bistrattate: confinata per secoli nei gerghi della filosofia e della scienza, sta ora entrando nel linguaggio comune. Il suo uso prevalente è ancora sinonimo di “irreale” e “finto”, ma la sua diffusione segna comunque una riscossa della “potenza” sull’“atto”: le tecnologie digitali sono “tecnologie del possibile” sia nel senso che rendono possibili eventi che fino a ieri apparivano impossibili, sia nel senso che tendono a “derealizzare”, a togliere dalla realtà tradizionale quell’aura di unicità e immodificabilità.

Dopotutto l’invenzione della realtà – afferma Baudrillard nel suo libro Il patto di lucidità o l’intelligenza del male – sconosciuta ad altre culture, è opera della moderna ragione occidentale, nel suo orientamento verso l’Universale. Quello di un mondo oggettivo, libero da tutti i retromondi.

Ma questa è una doppia illusione. Non esiste né oggettività, né soggettività.

Essendo la coscienza parte integrante del mondo ed il mondo parte integrante della coscienza, io lo penso, lui mi pensa.

“La questione se le cose esistano realmente al di fuori di noi e siano come noi le vediamo è completamente priva di senso... Sarebbe quasi altrettanto assurdo chiedersi se il blu è realmente blu, oggettivamente blu” (G.C. Lichtenberg).

Acqua del sole

1 Bret Easton Ellis, Il patto di lucidità o l’intelligenza del male, Bompiani 1994

Il patto di lucidità o l’intelligenza del male

2 Citazione nel libro di Jean Baudrillard, Il patto di lucidità o l’intelligenza del male, Raffaello Cortina Editore, 2006, Milano, pag. 86

8 Con queste parole si vuole intendere che, dal momento in cui assumiamo la consapevolezza di essere parte dello specchio che ci riflette (il mondo), non ha alcun senso affermare di essere in grado di vedere ciò che si trova sulla sua superficie dal di fuori.

L’illusione più grande, la presunzione maggiore che l’intelligenza umana si sia mai arrogata, consiste proprio nella nostra convinzione di essere in grado di immaginare e concepire il mondo al di fuori di esso.

Quindi per forza di cose, il mondo oggettivo tanto ricercato e inseguito, come un miraggio nel deserto, da tanti filosofi, fisici e matematici, non esiste, o come ho già detto, esiste solo nelle nostre teste, esiste solo il modello mentale che ci siamo fatti di esso.

Questo è il principio del movimento circolare, totalmente chiuso, del mondo che ci pensa, che ci “se cerchiamo di considerare lo specchio in sé, riporta alla metafora dello specchio di Nietzsche: finiamo per scoprire su di esso nient’altro che le cose, ritorniamo in definitiva nient’altro che allo specchio. Questa è la più universale storia della conoscenza”.

Questo abisso speculativo che ci si apre di fronte, raggiunge la massima profondità toccata fino ad ora, se dalla metafora dello specchio passiamo allo schermo totale della realtà virtuale.

“Questa volta, non è più la natura che ci tende la trappola della re-

Dice Baudrillard in proposito:

altà oggettiva, è l’universo numerico che ci tende la trappola di una iperoggettività, di un calcolo integrale in cui viene meno il gioco stesso dello specchio e dei suoi oggetti.

Contemporaneamente la realtà virtuale segna inappellabilmente la fine di quest’ultimo, perché il principio stesso della rappresentazione viene a sparire dietro la sintesi e il calcolo delle operazioni. Cosicché, non resta più che occupare questo non-luogo, quel vuoto per eccellenza della rappresentazione che è lo schermo”.

.

3

La realtà è quindi solo una soluzione effimera, la soluzione più facile per affrontare la perdita della fede nei valori religiosi avvenuta nel periodo illuministico, quando il concetto di oggettività divenne il motore fondante della ricerca del sapere riguardante la vera natura del mondo e della realtà.

Un atto di fede non necessariamente deve essere legato ad un sentimento religioso.

Si può avere fede in Dio, come tuttora abbiamo fede nella realtà.

Dobbiamo attenerci a questo dogma, che ormai sta diventando sempre più fragile ed insostenibile, di fronte alla rottura provocata dalla nascita della realtà frutto del calcolo integrale.

Si sta cercando di salvare la finzione del reale, senza in realtà sapere come sbarazzarsene, come un tempo ci siamo sbarazzati dell’illusione di Dio.

Quindi di fronte a questa incapacità di conciliare il mondo con l’enigma indissolubile che ad esso ci lega, cioè la realtà della nostra percezione di esso, siamo passati direttamente allo stadio successivo, alla creazione della realtà virtuale, stadio supremo della simulazione, della modellizzazione matematica dei processi che si attuano in natura, una strategia questa, volta a cercare di possedere il mondo (dal momento che non lo si riesce a capire) attraverso la sua fedele riproduzione.

Rimane quindi nelle nostre mani un mondo in cui tutti siamo una variabile fondamentale, e costanti operatori logici.

È la fine dell’illusione dell’oggetto, in quanto vengono totalmente a mancare le relazioni fra soggetto ed oggetto, in quanto sono entrambi frutto di un’astrazione totale.

Il patto di lucidità o l’intelligenza del male

3 Jean Baudrillard, Il patto di lucidità o l’intelligenza del male, Raffaello Cortina Editore, 2006, Milano 9

Ed è per questo che mi sento di dire che stiamo vivendo un momento di piena e totale immersione nella patafisica.

Se la realtà oggettiva corrisponde all’orizzonte della metafisica, si può tranquillamente affermare che la realtà integrale corrisponda alla sfera della Patafisica.

“(la patafisica è) la scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti, le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità.”

Dice Alfred Jarry:

Avendo perso il concetto di reale, è venuta a mancare anche la concezione storica del trascorrere del tempo.

Siamo in una fase di dilagante revisionismo, proprio perché la realtà, smaterializzandosi, ci ha lasciati pieni di dubbi sul fatto che l’oggettività storica possa continuare ad esiste, e soprattutto se sia mai esistita veramente.

La nostra concezione di evoluzione si è trasformata in una percezione del “qui e ora”, che porta tutto sul piano del “tempo reale”, della live action, dell’happening.

In questo contesto di interattività sfrenata, lo spettatore perde la distanza, il pathos, che da sempre ha distinto l’attore della platea del pubblico che guarda, il quale, proprio in funzione di questo distacco, poteva divenire egli stesso attore, soggetto osservante l’oggetto-attore-spettacolo.

Lo spettatore diviene conviviale, interattivo, ma quando tutti diventiamo attori, non c’è più azione, non c’è più scena. È la morte dello spettatore in quanto tale.

Tutti sono in televisione o in internet, e a casa, di fronte allo schermo a guardare, non c’è più nessuno.

Difatti con l’interattività ad ogni costo che stiamo vivendo oggi, e con la diffusione di strumenti atti alla diffusione di materiale multimediale, la differenza fra l’utente e il terminale cui esso è legato sta diventando sempre più sottile, e prevede oltretutto la possibilità di scambiarsi reciprocamente i ruoli.

A volte capita di rendersi conto che forse siamo noi i terminali delle macchine, le quali rendono ogni nostro prodotto macchinico, impregnato delle leggi e delle regole imposte dal mezzo e dal software.

Non siamo noi a scegliere, le nostre scelte sono inevitabilmente frutto della struttura computazionale del programma. Per dirla con McLuhan: “Il medium è il messaggio”.

Ma nel cyberspazio è veramente possibile scoprire qualcosa?

Internet non fa che simulare uno spazio mentale di libertà e scoperta. Di fatto, offre soltanto uno spazio demoltiplicato ma convenzionale, in cui l’operatore si trova ad interagire con elementi conosciuti, siti stabiliti, codici istituiti.

E questa estasi della comunicazione è generata dalla sottrazione dell’altro dall’orizzonte di coscienza. Dalla perdita del concetto di percorso e destinazione. Qualsiasi interruttore è quello giusto, qualsiasi mappa, il sistema gira senza fine e senza finalità, l’unica possibilità è quella di un’involuzione infinita.

Ed è la sensazione di vertigine che si prova all’interno di questo meccanismo che diviene ricercata come una droga da chi ha voglia di perdersi in questa folle interattività.

Ci si può nascondere all’interno della rete, sparire nello spazio impalpabile del virtuale, in modo da non essere più reperibili da nessuna parte, cosa che risolve tutti i problemi di identità, senza contare quelli di alterità.

10 In definitiva si può dire che l’attrattiva di tutte queste macchine virtuali non è contenuta tanto nella sete di informazione, quanto nella possibilità che esse offrono di dissolversi in una “convivialità fantasma”.

E questo è uno dei motivi per cui in rete le comunità virtuali più estese sono di fatto quelle che richiamano direttamente l’esperienza videoludica.

Se vogliamo, possiamo considerare l’esperienza del videogiocatore come i primi esordi del concetto di realtà virtuale, o meglio, di realtà altra rispetto a quella in cui ci troviamo.

Il videogiocatore è capace di immergersi totalmente all’interno della simulazione, venendo meno agli accordi del patto di lucidità che permette a tutti noi di affrontare il mondo come esperienza reale, e non ad esempio, come se ci trovassimo ad agire in un sogno.

Ci sono stati casi di persone che si sono letteralmente perse all’interno del gioco, all’interno di quella simulazione che alla fine non è meno vera, nelle loro teste, del mondo che ci ostiniamo a chiamare reale.

Non stupisce quindi che i luoghi più frequentati della rete siano i mondi virtuali in cui proseguire le strategie messe in atto dai videogiocatori per sfuggire l’illusione del mondo, affidandosi all’illusione del virtuale.

Sta di fatto però che questa forma di vita computazionale, spesso spacciata per sinonimo di felicità, ci dà, certo, tutto, ma ci sottrae anche tutto. In essa il soggetto è in qualche modo perfettamente realizzato, ma quando il soggetto è perfettamente realizzato diviene automaticamente oggetto, ed è il panico più totale.

Qui si colloca il cortocircuito morale che ci porta a chiederci se tutto questo sia giusto.

Ma la vera domanda non è se questa immersione a senso unico sia giusta o meno, la domanda è:

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Sintesi
poggi.jpg

Nella mia esperienza di disegnatrice, ho capito, a un certo punto, che l’importante, nella copia dal vero, non è riprodurre fedelmente l’oggetto sulla carta. La cosa fondamentale è impadronirsi di esso. Un oggetto posseduto realmente dall’uomo, solo nel momento in cui venga finalmente visto come forma, liberandolo dall’idea archetipica che abbiamo di esso e dalla sua funzionalità. Il risultato dell’attento esame della struttura e delle geometrie che compongono le forme di quel singolo oggetto preso in esame, è l’attuarsi di un processo di appropriazione della realtà. In quel momento, nel momento in cui siamo in grado di riprodurre l’immagine di ciò che osserviamo, e solo di quello, siamo finalmente padroni della porzione di mondo in questione.

Non stupisce che i primi esseri umani che hanno abitato sulla terra, abbiano subito mostrato il desiderio di riprodurre immagini della realtà che li circondava.

Essi non desideravano altro che comprendere il mondo, cercando di riprodurlo, e una volta compreso, impossessarsene. E la fascinazione per la riproducibilità del reale, è cresciuta di pari passo con la curiosità dell’uomo per le dinamiche ed i processi che regolano le leggi dell’universo.

Interrogarsi sulla propria natura e sulla natura del mondo è l’attività prediletta dell’uomo libero.

Per questo sono stati creati modelli virtuali per riprodurre ogni tipo di processo, e per questo si continuano le ricerche sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Vogliamo capire noi stessi, e il mondo che ci circonda. Ed è grazie a queste ricerche che siamo finalmente giunti alla consapevolezza che non esiste la realtà, ma solamente l’idea di realtà, che come tutte le altre idee, è contenuta nella nostra mente, la quale conosce unicamente il mondo come modello mentale frutto della sensibilizzazione degli stimoli esterni.

Ora che questa consapevolezza ha già distrutto tutte le certezze che avevamo acquisito con la Fisica prima, e la Metafisica dopo, siamo caduti in piena Patafisica. La patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie. E tutto sommato possiamo affermare che ogni tipo di teoria o di sistema, o modello creato e utilizzato oggi, è a tutti gli effetti una soluzione immaginaria. Il mondo stesso è per buona parte frutto della nostra immaginazione, e la maggior parte del nostro tempo lo passiamo pensando, quindi in una dimensione altra rispetto a quella del mondo fisico.

Abbiamo sempre vissuto prevalentemente in una realtà addizionale, la quale è rappresentata in primis dalla nostra mente.

Ora con l’avvento della rete, e la nascita del cyberspazio, a questa realtà addizionale di base, rappresentata dalla nostra mente, si è aggiunta una seconda realtà, definita realtà virtuale.

La definizione più condivisa di Realtà Virtuale, anche se allo stesso tempo è la meno esauriente, è quella secondo la quale un sistema di realtà virtuale è costituito da un insieme di dispositivi informatici in grado di consentire un nuovo tipo di interazione uomo computer. (Ellis 1994)

“Virtuale” è una delle parole chiave di questi anni, una delle più scritte ma anche più bistrattate: confinata per secoli nei gerghi della filosofia e della scienza, sta ora entrando nel linguaggio comune. Il suo uso prevalente è ancora sinonimo di “irreale” e “finto”, ma la sua diffusione segna comunque una riscossa della “potenza” sull’ “atto”: le tecnologie digitali sono “tecnologie del possibile” sia nel senso che rendono possibili eventi che fino a ieri apparivano impossibili, sia nel senso che tendono a “derealizzare”, a togliere dalla realtà tradizionale quell’aura di unicità e immodificabilità.

Dopotutto l’invenzione della realtà – afferma Baudrillard nel suo libro Il patto di lucidità o l’intelligenza del male – sconosciuta ad altre culture, è opera della moderna ragione occidentale, nel suo orientamento verso l’Universale. Quello di un mondo oggettivo, libero da tutti i retromondi. Ma questa è una doppia illusione. Non esiste né oggettività, né soggettività. Essendo la coscienza parte integrante del mondo ed il mondo parte integrante della coscienza, io lo penso, lui mi pensa.

“La questione se le cose esistano realmente al di fuori di noi e siano come noi le vediamo è completamente priva di senso... Sarebbe quasi altrettanto assurdo chiedersi se il blu è realmente blu, oggettivamente blu” (G.C. Lichtenberg).

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  • Nothing is real, everything is possible....................................................................................5
  • La valenza del virtuale.............................................................................................7
  • Web 2.0?...............................................................................................................18
  • Web semantico o web 3.0.......................................................................................21
  • Who needs to dream when you can build your own?................................................................23
  • My body can walk barefoot, but my avatar needs prada shoes..................................................31
  • Primo impatto con la realtà virtuale mediata.............................................................33
  • Don’t forget the real world.................................................................................................39
  • Metaversi, mondi specchio, realtà aumentata_ovvero quanti tipi di realtà virtuale?.....41
  • Mondi virtuali..........................................................................................................42
  • Mondi specchio.......................................................................................................43
  • Realtà aumentata....................................................................................................44
  • They live you sleep...............................................................................................................47
  • Welcome to the desert of the real, but remember: alla around you and life is now.....49
  • Il valore della storia.................................................................................................51
  • Denaro virtuale.......................................................................................................54
  • Why is there something rather than nothing?.........................................................................57
  • Immagini di immagini..............................................................................................59
  • La supremazia dell’audiovisivo................................................................................65
  • More human than human........................................................................................................69
  • Idoli artificiali...........................................................................................................71
  • Corpi virtuali...........................................................................................................78
  • I’m not in the business, I am the business................................................................................83
  • Simulatori di coscienza_La scommessa dell’intelligenza artificiale.............................85
  • Il panorama attuale.................................................................................................91

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