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Nascita ed evoluzione della rete internet

Che cos'è internet?

Internet può essere definito come un network di un network (a network of network) che nasce, originariamente, come un insieme di reti che si connettono l'una con l'altra attraverso canali dedicati, che connettono i computer americani. Ma non si tratta soltanto di un insieme di reti e di computer non omogenei tra loro (non ha quindi soltanto una dimensione infrastrutturale e materiale), ma anche una dimensione politica e culturale in quanto costituisce un nuovo spazio socio-culturale di scambio e di controllo, di lotta politica e di organizzazione. Si tratta però anche di un luogo di produzione di valore e ricchezza (dimensione economica).

Breve storia di internet

Nel 1957, il presidente americano Eisenhower crea l’ARPA (Advanced Research Project Agency) con l’obiettivo di mettere in relazione le più grandi e più disparate competenze americane e di farle interagire tra loro per avanzare tecnologicamente e per competere con l’Unione Sovietica. In piena Guerra Fredda, infatti, i sovietici avevano lanciato lo Sputnik, il primo satellite della storia, e l’opinione pubblica americana premeva per il divario creatosi tra le due superpotenze.

Nel 1962, lo psicologo James Licklider, impiegato dell’ARPA, inizia a ragionare intorno al concetto di ICN (Intergalactic Computer Network), cioè una rete che potesse connettere tra loro i computer delle biblioteche americane in modo tale da permettere agli studiosi di accedere a conoscenze fisicamente lontane.

Nel 1967, L. Roberts sviluppa ARPANET, mettendo in pratica il progetto del suo predecessore, Licklider: crea dunque una rete di computer che, nel 1965, riesce a collegare quattro diverse università americane (salite a tredici/quindici, nel 1971).

Nel 1973, la rete americana viene collegata a quella che, sebbene più lentamente, si stava creando in Europa. Sussisteva però il problema legato alla comunicazione tra computer dotati di sistemi di gestione non dialoganti tra loro (quindi tra reti non omogenee). Per questo, in quello stesso anno, due ingegneri dell’ARPA, Robert Kahn e Vinton Cerf, creano il protocollo TCP/IP, in grado di risolvere tale problema di comunicazione. Si tratta di un insieme di pacchetti di informazioni la cui decriptazione poteva essere permessa da qualsiasi computer dotato di software apposito. La sigla TCP indica il contenuto del pacchetto, mentre IP indica la direzione che il pacchetto deve prendere e tutte le informazioni, affinché viaggi all’interno della rete. Il sistema risulta così efficace da essere ancora oggi alla base della comunicazione tra reti.

Nasce inoltre la parola Internet, con cui si definisce una rete capace di connettersi in maniera dinamica e di connettere macchine anche molto diverse tra loro.

Nel 1985, una nuova rete proprietaria, NSFNET, sostituisce ARPANET, venendo impiegata per scopi militari.

Nel 1991, Tim Berners-Lee inventa il web propriamente detto. A partire da questo momento si utilizza infatti una rete già esistente sul territorio per connettere i computer: si tratta della rete telefonica. In questo modo, non solo i computer delle istituzioni ma anche i PC sarebbero stati collegati (il tutto, ovviamente, mediante modem in grado di decodificare le informazioni per permettere di essere lette da tutti i terminali).

Lo sviluppo della rete Internet è chiaramente connesso a differenti aspetti della società. Per questo, si è soliti identificare sei differenti influenze nella storia di Internet.

Militare

A partire dagli anni Sessanta, nasce e si sviluppa il primo concetto di Internet, principalmente finanziato dai dipartimenti militari con obiettivi strategici di difesa. Se le opzioni potevano essere quelle di un modello di rete centralizzato, decentralizzato o distribuito, negli USA si preferisce utilizzare un modello di distributed network, un modello di rete profondamente democratico e orizzontale che ancora oggi è alla base della filosofia di Internet. Grazie a questo tipo di sistema, infatti, ogni elemento connesso è, potenzialmente, un nodo centrale dell’intera rete, la cui perdita di connessione, però, consente agli altri dispositivi di rimanere in contatto con il resto della rete (cosa non possibile con gli altri modelli di gestione della rete). Un altro problema del modello centralizzato, sta nell’eccessivo carico da sopportare nella distribuzione di informazioni da parte del nodo centrale della rete, che avrebbe sicuramente portato all’insorgere di numerose problematiche.

Accademica

In realtà, la nascita del concetto di Internet è strettamente connessa anche all’ambito accademico, in quanto pensato come una rete di computer universitari, creata per favorire lo scambio accademico tra i ricercatori. L’ambito accademico e la funzione militare, almeno nella prima fase di sviluppo, sono quindi strettamente connesse. La rete si caratterizza infatti per una forte decentralizzazione che ha sicuramente ottimi vantaggi in termini di sicurezza (una rete di questo tipo è infatti più difficilmente intercettabile e controllabile N.B. siamo in piena Guerra Fredda). Per la necessità di integrare network differenti, vengono sviluppati pacchetti TCP/IP, utili alla comunicazione tra università differenti. Dobbiamo inoltre ricordare che, all’epoca, soltanto i campus universitari avevano le disponibilità economiche per acquistare quel determinato tipo di macchinari.

Controculturale

A partire dagli anni Settanta, cominciano ad essere proposti nuovi usi e concezioni alternative di quello che, più tardi, sarà chiamato Internet. Risulta evidente la volontà di emancipare Internet da contesti militari e accademici, per promuoverne un uso domestico, usando, peraltro, le infrastrutture tecnologiche già presenti sul territorio: la rete telefonica. Inizia quindi la trasformazione da progetto militare-scientifico a strumento sociale, allargandone esponenzialmente l’utilizzo (es. nascita della bacheche elettroniche BBS, primo vero abbozzo della rete attuale). Si diffondono quindi i primi Personal Computer (PC), anche se questo tipo di spinta ha esiti differenti a seconda del paese preso in esame. Ad esempio, in Francia, tra il 1981 e il 2012, viene distribuito il Minitel (simile al Prestel inglese o al Televideo italiano), una sorta di basico PC: si tratta di un terminale che sfrutta la rete telefonica per collegarsi ad un sistema integrato di informazioni, consultabile attraverso schermo e tastiera. Esso veniva principalmente utilizzato come sistema di messaggistica (anche se originariamente pensato come un network gerarchico) e quindi come una sorta di social anti-litteram. Questo dimostra come i media siano frutto di un processo di coproduzione tra la dimensione tecnologica e quella sociale. È un vero e proprio esempio di politica economica nazionale che guida le scelte in ambito mediale e comunicativo.

Servizio pubblico

L’idea di una rete di comunicazione come servizio pubblico, ha le sue radici, diversamente dalle altre influenze provenienti dagli USA, nel modello di welfare dei paesi europei: si trattava infatti di progetti su base nazionale, poco attenti alla dimensione internazionale; inoltre, i paesi europei, negli anni Ottanta, adottano politiche protezionistiche (almeno in questo campo), favorendo le aziende nazionali (soprattutto i monopoli che già controllavano le infrastrutture delle telecomunicazioni; es. SIP). Lo stile europeo configura la rete Internet come uno strumento di pubblica utilità: a parte pochi casi fortunati (es. Minitel in Francia), queste politiche relative alla rete Internet si sono mostrate fallimentari e troppo costose, portando negli anni Novanta, ad una privatizzazione del settore delle telecomunicazioni e ad un cambiamento delle politiche, che si aprono alla dimensione europea. Si pensi, inoltre, al fatto che, nel 1986, l’Italia si connette per la prima volta ad ARPANET da Pisa. È proprio in questo contesto, nel 1991, che nasce il World Wide Web ad opera di un impiegato del CERN, Tim Berners-Lee: egli ebbe l’intuizione di trasformare lo spazio di Internet non solo in un luogo di scambio, ma anche di informazione.

Commerciale/Economica

A partire dagli anni Novanta, iniziano a crescere gli interessi economici e gli investimenti, grazie al riconoscimento delle potenzialità di Internet in campo economico. Nascono i primi browser (Netscape Navigator viene ben presto sostituito da Explorer che, per la fluidità della navigazione, domina il mercato) e si sviluppano servizi e interfacce sempre più user-friendly. Inizia una vera e propria commercializzazione della Rete che, dopo il 1995, cresce esponenzialmente, attirando sempre più capitali e investimenti (Internet o dotcom bubble). Questo processo raggiunge il suo picco intorno agli anni 2000 per poi entrare in crisi (e risalire nel 2010 fino alla stabilità attuale), principalmente per due fattori:

  • Investimenti troppo elevati in nome di un “progresso senza fine” (gli investimenti sono in realtà troppo elevati in relazione alla capacità di crescita e di sviluppo della Rete);
  • Internet è ancora work in progress: l’audience è piuttosto limitata ed ha una bassa propensione all’acquisto online.

Sociale

A partire dal nuovo millennio, si assiste al passaggio da Web 1.0 a Web 2.0 e, dunque, ad una retorica della partecipazione; si passa dalla libertà al controllo politico e si assiste ad una globalizzazione degli utenti di Internet.

L'avvento del Web 2.0 e i social network

Il passaggio dal Web 1.0 al Web 2.0. Con l’avvento dei social network site, la rete Internet si modifica profondamente. Nel 2004, Dale Dougherty, vice presidente della casa editrice O’Reilly, conia il termine Web 2.0, per evidenziarne la totale discontinuità rispetto alle fasi precedenti. La retorica del Web 2.0 nasce con l’obiettivo di ridare credibilità alla rete Internet dopo lo scoppio della bolla dotcom. Il Web 2.0 si caratterizza per un ritorno all’essenza e ai valori iniziali che hanno ispirato la rete Internet negli anni Sessanta (co-creazione, collaborazione, orizzontalità), in contrasto con le derive gerarchiche e accentratrici che hanno messo nelle mani di poche aziende tutto il potenziale economico e culturale della rete Internet (questo accentramento in realtà sarà tipico anche di una fase successiva; es. Facebook acquisisce Whatsapp e Instagram).

Il Web 2.0 è principalmente caratterizzato dal UGC (User Generated Contents), ovvero l’utente, in questo specifico contesto, è, simultaneamente, consumatore e produttore di contenuti dal basso: l’utente è dunque un prosumer.

Web 1.0 Web 2.0
Web come canale attraverso cui viaggiano le informazioni Web come piattaforma, cioè come uno spazio in cui le informazioni possono essere organizzate e trovate anche grazie alla folksonomia (tagging)
Pacchetti di software che non subiscono aggiornamenti continui: esistono soltanto nuove release o nuove versioni. Servizi in via di sviluppo. Dougherty parla di “Beta perpetuo”: in questo tipo di sistema viene rilasciata la versione Beta di un prodotto/programma affinché gli utenti possano provarla e affinchè, attraverso i loro feedback, possa essere migliorata. I prodotti rilasciati subiscono quindi continui aggiornamenti
One-to-many. Le pagine web sono statiche e modificabili solo dall’autore; sono quindi prive di relazione con l’utente Many-to-many. Gli utenti possono lasciare commenti e feedback
DoubleClick (“la testa”). Per quanto riguarda la pubblicità, gli investimenti riguardano solo siti con grande visibilità e grande traffico. L’advertising avviene in maniera invasiva attraverso banners e pop-up Google Adsense (“la lunga coda”). Il modello creato da Google Adsense (Chris Anderson) è detto “The Long Tail”, in quanto l’intento è quello di investire anche sui siti con un minor numero di visualizzazioni perché nettamente superiori rispetto a quelli con un grande traffico
Page Views. è la logica che guida le operazioni pubblicitarie: maggiori visualizzazioni ha la pagina, maggiore è il prezzo della pubblicità. Cost per click. Non vengono utilizzati banner o pop-up, ma la pubblicità è meno invasiva e si nasconde all’interno della pagina. Il prezzo della pubblicità varia in base al numero di click ricevuti dalla pubblicità stessa.
Pubblicazione. Blog e articoli. Partecipazione. Logica di partecipazione e interazione da parte dell’utente
Tassonomia. Organizzazione dei contenuti per directory (cartelle e sottocartelle) Folksonomia (tagging). Organizzazione attraverso l’utilizzo di hashtag (introdotto dai primi social come Flickr)
Ofoto. Flickr. L'organizzazione dei contenuti viene modificata in tempo reale dagli utenti.
Sistemi di gestione dei contenuti. Prima della pubblicazione, viene messa in atto un’operazione di controllo dei contenuti. Wikis. In questo caso, la conoscenza collettiva contribuisce alla definizione dei contenuti (logica di Wikipedia).
Akamai. Per quanto riguarda la distribuzione dei contenuti, viene creata questa piattaforma di condivisione in cui i contenuti sono prelevabili da chiunque (si tratta di un sistema centralizzato). Il funzionamento è lo stesso di Napster (valido però per la musica) BitTorrent (P2P). Si tratta di uno scambio di file “peer to peer” in cui ogni utente è nodo di una rete (sistema distribuito).
Siti personali. Blog.

Quando Dougherty sistematizza il concetto di Web 2.0, nel 2004, comincia anche a ipotizzare le competenze che avrebbero caratterizzato la società digitale costruita intorno ad esso:

  • Servizi (non pacchetti di software) con una scalabilità efficace dal punto di vista dei costi;
  • Controllo su fonti di dati uniche e difficilmente replicabili, che si arricchiscono man mano che vengono utilizzate (cessione dei dati e profilazione; servizio sempre più personalizzato);
  • Dare fiducia agli utenti come co-sviluppatori;
  • Sfruttare l’intelligenza collettiva;
  • Influenzare “The Long Tail” attraverso il costumer self-service;
  • Il software a un livello superiore rispetto al singolo dispositivo: creazione di software non solo per PC, non per un singolo dispositivo;
  • Interfacce utenti, modelli di sviluppo e modelli di business leggeri.

Primo paradosso della partecipazione

La teoria della partecipazione diseguale di Nielsen si tratta di una teoria basata sulla regola dell’1%, secondo cui soltanto una parte molto esigua degli utenti di Internet (appunto l’1%) produce la maggior parte dei contenuti presenti in rete. Il 9% produce qualcosa di utile ma di estremamente esiguo mentre il restante 90% acquisisce ma non produce contenuti (sono i cosiddetti “lurker”). Nasce quindi la consapevolezza che non per forza dare la possibilità di coproduzione porta alla coproduzione di contenuti.

Secondo paradosso della partecipazione

Lo sfruttamento dell’intelligenza collettiva. La gratuità del web contribuisce a generare valore sociale ed economico grazie alla connessione degli utenti ma soprattutto contribuisce allo sviluppo di un’intelligenza collettiva (Levy, 1994). Al contempo, però, i grandi colossi del web accumulano profitti attraverso i contenuti generati dagli utenti, in una sorta di sfruttamento del lavoro gratuito. Non tutti però concordano con questa opinione: bisogna infatti tenere bene a mente che gli stessi grandi colossi che accumulano profitti attraverso i contenuti generati dagli utenti, forniscono la piattaforma/il servizio gratuito attraverso cui gli utenti possono effettivamente generare contenuti (è questo il principio alla base di Wikipedia o di siti e servizi simili).

I social media (o social network sites)

I social media non sono altro che un’evoluzione del Web 2.0. Essi sono visti come una combinazione di più dimensioni:

  • Tecnologica, come oggetti tecnici dalle norme potenzialità;
  • Culturale, come strumento di codificazione culturale (i social sono produttori di elementi culturali);
  • Sociale, relativa all’uso che ne fanno gli utenti e la definizione che ne sviluppano (l’idea stessa di un social viene modificata grazie all’uso che gli utenti fanno di quel determinato social network);
  • Economica, in quanto espressione di consolidata attività aziendali (es. Facebook).

I social media sono costrutti tecno-culturali e strutture socio economiche, basati sull’interconnessione di queste dimensioni.

Le fasi dello sviluppo dei social media

Fase aurorale (1997-2002)

In questa fase di transizione dal Web al Web 2.0, nascono i primi social network (SixDegrees tra il 1997 e il 2000, primo social della storia; Black Planet nel 2001; LiveJournal nel 1999), intesi come possibili sviluppi del nascente Web 2.0. Essi sviluppano caratteristiche che saranno poi riprese e potenziate in futuro da altre piattaforme:

  • Consentire ai propri utenti di costruire una rete di contatti e incrementarla;
  • Sviluppare piattaforme volte a consolidare legami in comunità specifiche, ad esempio etnico-culturali (es. BlackPlanet, MiGente, AsianAvenue);
  • Implementare le piattaforme di scrittura di blog e renderle maggiormente interattive nella relazione tra utente-autore e il suo pubblico (es. LiveJournal, tutt’oggi esistente).
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ginevraorlando03 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Internet e social media studies e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Toscano Emanuele.
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