Estratto del documento

Follia e malattia mentale

Costruzioni e rappresentazioni sociali

Esercizio di studio di caso

Assunti o ipotesi iniziali

La malattia costituisce un evento e un problema sociale.

  • I problemi sociali sono il prodotto di un processo di definizione collettiva, e non lo specchio di condizioni oggettive.

Conoscenza socialmente approvata

Le definizioni collettive richiedono legittimazione/accettazione sociale per essere condivisi in uno spazio pubblico (che può essere relativo ad un gruppo, ad un contesto, ad una comunità scientifica, ad una società etc.).

La definizione sociale non avviene nel vuoto ma nell’ambito di spazi pubblici, Lao comunque in situazioni condivise.

Malattia: quali spazi di mediazione

Nella nostra società le definizioni legittime della malattia derivano da una comunità scientifica, ma molteplici sono le fonti di “informazione/mediazione” tra universo esperto e universo pubblico consensuale.

Tipi di fonti di informazione

  • Prossemiche “vicine”.
  • Reti mediatiche varie: news e approfondimenti, fiction, talk show, pubblicità, fonti, gruppi Facebook, blog.

Mezzi tecnici di comunicazione “a distanza”

Ci sono infos indirette (“disintermediate”: accesso a informazione scientifica o politica senza passare per canali organizzati o “apomediate”: c’è una mediazione fatta da persone che sono fonti che riconosciamo come simili) e dirette.

Dinamiche

I significati e definizioni sociali possono essere molteplici e possono competere e negoziare proprio perché gruppi e attori sociali diversi possono veicolare e proporre definizioni diverse, con diversa forza di concorrenza. A seconda della forza, la capacità di penetrazione d’influenza può essere differente.

Esempio: ADHD: sindrome di iperattività e deficit di attenzione; malattia curabile o sintomo sociale?

Da cosa dipende il successo o il fallimento nell’universo consensuale della vita quotidiana?

  • Legittimazione (e credibilità) della fonte.
  • Portata d’influenza della fonte: quanto posso riuscire a raggiungere le persone utilizzando tanti canali.
  • Frame e forza retorica della situazione comunicativa: in quale cornice rendo visibile il mio tipo di definizione per renderlo più convincente.
  • Risonanza rispetto al contesto interpretativo e culturale: quanto io riesco a collegare il tema di cui sto parlando a qualcosa di importante nel contesto culturale in cui mi trovo (es. oggi le pubblicità puntano sulla salvaguardia dell’ambiente).
  • Forza di appartenenza del gruppo: capacità di entrare in relazione con il gruppo.

In tutti i casi il canale che rende riconoscibile la posizione della fonte rispetto all’orizzonte d’esperienza è cruciale.

Il riconoscimento delle fonti, il loro “posizionamento”

Il riconoscimento delle fonti, il loro “posizionamento” (nell’orizzonte dell’esperienza).

  • Reti prossemiche: quali riconosco come “vicine” e simili?
  • Istituzionali: quale autorevolezza? Con quale fiducia?
  • Media.
  • News: quale autorevolezza? Chi trova voce e spazio?
  • Talk show: fra chi? Quale autorevolezza? Quale voce e spazio?
  • Pubblicità: quale diffusione, quale fiducia o capacità di narrazione?
  • Fiction: dove e come si effettua il “product placement” della definizione?

Pagare qualcuno per inserire il prodotto nella fiction//non solo il prodotto, ma anche le idee possono essere inserite.

I social introducono un’ibridazione tra prossemico e “a distanza”.

I possibili attori negli spazi di dibattito

I possibili attori che socialmente possiamo individuare negli spazi di dibattito:

  • Governo, Parlamento, Istituzioni connesse.
  • Tribunali.
  • Mass media.
  • Movimenti, partiti.
  • Comunità scientifiche.
  • Organizzazioni religiose.
  • Gruppi professionali.
  • Fondazioni private.
  • Individui e gruppi, “opinione pubblica”.
  • Social media: ad esempio?

Sui social media

Sui social media vi sono ipotesi differenti:

  • Web e social media costituiscono una nuova disintermediazione tra universo scientifico e senso comune.

Mettere gli abitanti dell’universo consensuale in grado di accedere a qualunque informazione in modo diretto, anche producendo l’informazione, sfuggendo all’universo sfera.

  • Nel web e nei social media esistono potenti infomediatori che dettano le regole del dibattito (GAFAM).
  • Web e social media offrono un nuovo terreno di marketing di mediazione che implica manipolazione dei meno esperti (es. fake news, astroturfing), o conversazione in gruppi omogenei, le echochambers.

Spunti di analisi: rappresentazioni di follia e malattia mentale

Assunto 1: le innovazioni sono tanto più probabili quanto più sono presenti aree di tensione tra rappresentazioni differenti in competizione (l’area di tensioni tra gruppi differenti, o all’interno dello stesso gruppo può portare a modifica dei significati socialmente approvati).

Assunto 2: la follia e la malattia mentale hanno sperimentato e sperimentano dibattito scientifico e di senso comune della vita quotidiana.

Malattia: modello struttural-funzionalista

La malattia è una forma di devianza tollerata, a condizione che:

  • Sia uno stato transitorio (es: la febbre passa dopo poco tempo e quindi torno a lavoro).
  • L’individuo portatore si rivolga al rappresentante istituzionale considerato legittimo.
  • Segua le prescrizioni indicate per superare al più presto tale forma di devianza.

Il problema “malattia mentale”

  • “Malattia” che, nella storia della medicina, comporta problemi di visibilità e identificabilità dell’organo colpito.
  • “Sintomi” che comportano problemi di visibilità pubblica e “coinvolgimento occulto” nell’interazione.
  • Resistenza al “riconoscimento” e alla “guarigione” mediante intervento tecnico.

Tappe storiche importanti

Dalle nave dei folli alla nuova visibilità.

  • Non-umani e non-persone: esclusione dalla vita sociale.
  • Oltre il “mostro” privo di significato “umano”.
  • Il trattamento (la follia diviene una malattia mentale che può essere trattata).
  • La svolta della psicoanalisi.
  • Lo studio scientifico della “visibilità” (fotografia, antropometria, vari sviluppi tecnologici anche contemporanei, etc.).

Tappe diverse

Medicalizzazione del problema e primi dibattiti interni alla comunità scientifica, apertura di un orizzonte di “trattamento”, primi dibattiti vertevano su “trattamento morale” e “trattamento terapeutico”, forza e legittimità della istituzionalizzazione (per combattere la “resistenza”: “pericolosità” / per sé o per altri/ e istituzionalizzazione a fini terapeutici e di sorveglianza).

Tappe diverse dei trattamenti utilizzati

  1. Trattamenti contenitivi.
  2. Istituzionalizzazione e lungo-degenza (ci furono dibattiti fra città-giardino e luoghi chiusi).
  3. Dibattiti sull’elettrochoc e il suo valore di trattamento sanitario.
  4. Rivoluzione degli psicofarmaci.
  5. L’abbattimento dei muri degli ospedali psichiatrici (13 maggio 1978: la svolta con la legge 180).

2015: il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari: nuove definizioni e trattamenti della “pericolosità”?

Nuove svolte

  • Neuroscienze e gli studi del cervello.
  • I disagi e le nuove povertà a fronte di servizi territoriali carenti: cattiva applicazione della 180 oppure revisione radicale?
  • Della farmacologia: passare oltre la cronicità, per andare verso la progressi curabilità “disease mongering”.

Il caso della depressione fra e de-stigmatizzazione

Oggi: la follia

  • Definizione medica: malattia mentale, ma residuali metafore “comuni” per episodi che la cronaca non riesce a “motivare” altrimenti (es: “raptus” nel caso dei femminicidi).
  • Sottodefinizioni specialistiche: Neurologia/Psichiatria/Psicologia.
  • Aspetti sociali di integrazione/rischi di nuove esclusioni.

Coinvolti gruppi sociali diversi: medici generalisti e specialisti, psicologi, aziende farmaceutiche…

  • Campo di esperienza/interazione pratica mutato: visibilità nuova.
  • Campo di esperienza/interazione mediata mutato: fonti molteplici e circolazione maggiore delle informazioni, della rilevanza (non sempre accompagnata da dibattito pubblico “coerente”).

Femminicidio

Omicidi vittime: 80% M 20% F

Omicidi in ambito domestico vittime: 36% M 64% F

Omicidi da parte del partner vittime: 18% M 82% F

Nel 2017 87 000 donne uccise: 34% uccise dal partner; 24% da un membro della famiglia; 42% sconosciuti.

Più della metà (58%) uccise dal partner o familiare.

137 donne al giorno sono uccise dal partner o familiare.

Le donne straniere uccise sono molte di più rispetto a quelle italiane.

Action against Femicide.

Femicidio: le uccisioni delle donne avvenute per motivo di genere, quindi a prescindere dello stato di moglie (quindi anche fidanzata, compagna…).

Femminicidio: violenza contro la donna.

Oggigiorno si utilizza “femminicidio”.

Pregiudizio

L’uccisione di una donna per mano del partner è una questione privata oppure un’aberrazione patologica.

La nostra ricerca

Il fenomeno della violenza estrema sulle donne si è imposto da qualche anno all’interno dell’agenda dei mezzi di informazione italiani. (Prima tendeva ad essere considerato questione “privata” poco notiziabile nello spazio pubblico.)

In Italia fino al 1981 l’uccisione di un coniuge adultero ero considerato “delitto d’onore”, come attenuante.

Le trasformazioni culturali richiedono tempo: 38 anni sono un periodo “medio-breve”.

Quali “attrezzi simbolici” e modalità di racconto sono utilizzati nei resoconti giornalistici per illustrare e spiegare il “nuovo” fenomeno?

La cronaca giornalistica è una “finestra sul mondo”

  • Ritaglia la cornice (“frame”) di un particolare evento.
  • Ci suggerisce i possibili sguardi nell’universo già noto.
  • Contribuisce a fornire nuove informazioni più o meno “ricche” di conoscenza “nuova” (si devono combinare con la nostra conoscenza e allo stesso tempo darci delle nuove infos).

Stiamo considerando il discorso giornalistico in generale, che in questa prospettiva ha funzione duplice:

  • Favorisce o sminuisce la visibilità di un “fatto”.
  • Raccontarlo evocando aspetti che lo rendano comprensibile (così facendo forniscono indizi di ancoraggio).

Perciò il discorso giornalistico: offre una spiegazione attraverso una cornice interpretativa, rende narrabile il “fatto” dando raffigurazione concreta, lo aggancia a quanto si suppone sia condivisibile dal senso comune.

Ipotesi: è come se le dinamiche sociali.

2015-2016-2017: nei 2/3 dei casi il racconto della cronaca descrive la casa come il luogo della violenza estrema.

Nei fatti di cronaca l’individualizzazione del problema sembra persistere: si parla di malattia, psiche, gelosia che prevalgono su “maltrattamenti”.

Le “ragioni” con cui la cronaca cerca di “spiegare”: liti, dissapori, problemi, abbandono e gelosia.

Notizie diverse e tipi diversi di “femminicidio”

  • I “valori notizia” non sono uguali per tutti (le notizie vengono selezionate dalle agenzie di stampa).
  • La tipologia di racconto neppure.
  1. Femminicidi di “alto profilo”.
  2. Le tragedie “della solitudine”.
  3. La cronaca tipica.

Femminicidi di “alto profilo”: il “racconto giallo”

Entrambe le ricerche rilevano un piccolo numero di femminicidi che attira molta attenzione da parte dei media.

Alta copertura su vari media per vari giorni.

Molti dettagli e racconto complesso.

Quando questo tipo di femminicidio?

  • Quando è un efferato pluriomicidio.
  • Quando vittime e assassini sono molto giovani.
  • Quando c’è una ricerca complessa del colpevole.

La “tragedia della solitudine”

Donne anziane malate o invalide uccise da mariti anziani.

Non si evoca il giallo né il genere né la carenza di politiche di welfare.

Atti individuali: disperazione.

La cronaca “tipica”

2 frames prevalenti:

Mancanza di controllo: categor

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sapereaude18 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Lalli Pina.
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