Estratto del documento

Definizioni di economia

La sociologia economica è una scienza sociale che approfondisce l'interdipendenza tra fenomeni sociali ed economici, ritenendo che essi non debbano mai essere considerati separatamente. Ha come oggetto d'indagine le società contemporanee e utilizza come strumenti l'analisi documentaria e storico-empirica.

Economia e istituzioni nella formazione dell'economia classica

La sociologia economica è una disciplina relativamente giovane, mentre di economia se ne parlava già nell'antica Grecia intesa come gestione della sfera domestica, mentre la disciplina economica nasce in epoche più recenti (corso dell'700-'800), quando le attività economiche si emancipano da controlli e vincoli sociali e sono regolate dal mercato.

Polanyi, con il suo studio, ha mostrato come nell'antichità le attività economiche fossero incorporate in un sistema di istituzioni non economiche. La produzione e lo scambio di beni erano organizzati sulla base dei principi di reciprocità o redistribuzione.

Nel caso della reciprocità si producono e scambiano beni e servizi sulla base di obblighi condivisi di solidarietà (scambio di doni) e il comportamento economico non è orientato al guadagno individuale. Nel caso della redistribuzione, il comportamento economico non è soltanto definito da obblighi sociali condivisi, ma anche da regole formali date dal potere politico.

Solo nell'800, quando le attività economiche si sono emancipate da vincoli sociali e politici, si è iniziato a parlare di scambio di mercato in mercati autoregolati e questo ha reso possibile l'economia come scienza. In tutti questi casi, secondo Polanyi, si apre uno spazio per un'analisi istituzionale dell'economia da parte della sociologia economica, che si sforza di mostrare come tali attività economiche siano collegate alle strutture sociali.

Il processo di formazione dell'economia come disciplina autonoma ha avuto il suo fulcro in Europa. L'economia classica si afferma nel '700-'800 sotto la denominazione di economia politica con Adam Smith (padre dell'economia classica), Ricardo, Malthus e altri, ed è strettamente legata ai problemi degli Stati e alle attività pubbliche. Si occupava di sviluppo economico, di produzione di beni e distribuzione di redditi legati agli Stati. Successivamente si inizia a parlare di economia, sempre più slegata dalla dimensione politica dello Stato.

Ci sono due filoni di studio dell'economia classica, il mercantilismo e la fisiocrazia. Il mercantilismo vede negli scambi e nel commercio la fonte di ricchezza delle nazioni, mentre i fisiocratici attribuiscono molta importanza al possesso della terra e credono che il libero perseguimento dell'interesse individuale è in grado di conciliare con il benessere collettivo.

Adam Smith (1723 – 1790)

Adam Smith, padre dell'economia classica, viene principalmente ricordato sia per aver elaborato una teoria dell'attività economica. Da economista non separa lo studio dell'economia dallo studio della società e delle istituzioni. Nella Teoria dei sentimenti morali, sviluppa l'idea che nell'attività economica l'attore principale è l'essere sociale e che la ricerca dell'interesse individuale è legato ad una dimensione prettamente sociale.

Il perseguimento dell'interesse individuale è socialmente condizionato da quella che Smith chiama la "simpatia" degli altri (approvazione sociale) e dall'"uomo dentro al nostro petto", ovvero le regole e i valori interiorizzati. La categoria per eccellenza sono gli imprenditori, che hanno come obiettivo il profitto.

Per Smith ciò che li spinge ad investire, a ricercare ricchezza e potere, non è solo soddisfare le loro esigenze naturali ma anche ottenere la "simpatia" degli altri, ovvero approvazione sociale.

Smith passa poi ad esaminare nella Ricchezza delle nazioni e fa due analisi, una statica e una dinamica.

  • Statica: descrive la produzione dei beni e dei redditi all'interno di un Paese;
  • Dinamica: ha a che fare con la crescita economica e con la creazione di nuova ricchezza.

Analisi statica

Secondo la teoria di Smith in una situazione di libero mercato in cui c'è concorrenza, il mercato è destinato ad auto-equilibrarsi e a crescere. In quest'ottica la quantità di beni prodotti tende a corrispondere alla domanda di tali beni. Si distinguono:

  • Prezzo naturale, che corrisponde ai costi di produzione
  • Prezzo di mercato, che riflette le oscillazioni della domanda e dell'offerta.

Studia come si crea la ricchezza, individuando le categorie che vi contribuiscono: i lavoratori, gli imprenditori capitalisti e i proprietari terrieri e come la quantità di beni prodotti sia strettamente collegata alla distribuzione del reddito. Anche per la distribuzione del reddito Smith suppone che salari, profitti e rendite siano definiti dal mercato.

  • Salari: che vi siano dei meccanismi che li spingono sempre al minimo necessario;
  • Profitti: si ritiene che un basso tasso di profitto sia necessario per stimolare la crescita della produttività;
  • Rendita: influenzata indirettamente dalla crescita economica.

Analisi dinamica

Smith mette al centro della sua indagine dinamica il tema dello sviluppo economico: il mercato può sostenere lo sviluppo economico, che a sua volta crea nuova ricchezza, se è regolato da appropriate istituzioni. Per comprendere l'importanza delle istituzioni nello sviluppo economico, Smith affronta due temi:

  1. I vantaggi del mercato concorrenziale:
    • Nel mercato monopolistico non vi è un'efficiente allocazione delle risorse per cui il consumatore ha a disposizione quantità inferiori di merce ad un prezzo più alto;
    • Mentre con la concorrenza si abbassano i tassi di profitto con conseguente stimolazione dell'imprenditorialità del singolo capitalista per far crescere la produttività introducendo innovazioni tecnologiche;
    • Smith considerava negativamente l'organizzazione sindacale e riteneva che per migliorare la produttività, fosse opportuna una politica unilaterale di alti salari da parte degli imprenditori, che incoraggiano gli operai ad impegnarsi.
  2. Il ruolo dello Stato nello sviluppo economico:
    • Lo Stato esiste con un ruolo specifico e non invasivo (concezione liberale e non neoliberista), e doveva limitarsi a tre funzioni essenziali:
      • Assicurare la difesa nazionale,
      • Garantire l'amministrazione della giustizia,
      • Provvedere a opere pubbliche necessarie all'attività economica e all'istruzione.

Dunque, ritiene che le istituzioni, più precisamente quelle che si avvicinano al capitalismo concorrenziale sono in grado di conciliare efficienza economica e consenso, per due motivi:

  1. Producono più sviluppo e questo fa aumentare il benessere di tutte le classi;
  2. Perché il mercato concorrenziale riduce le disuguaglianze e fa aumentare l'impegno individuale.

Economia classica II (Malthus e Ricardo)

Malthus e Ricardo, riprendono i temi di Smith, ma maturano una visione pessimistica dell'economia, conosciuta poi come "scienza triste". I loro studi si focalizzano in particolare sui limiti dello sviluppo economico, sostenendo che questi limiti sono naturali e non sociali.

Malthus, sostiene che ci sia una permanente minaccia di sovrappopolazione, arginabile tramite la "legge ferrea del salario". Ci dice che i salari hanno un meccanismo naturale di equilibrio: più c'è crescita economica, più crescono i salari e allo stesso tempo la popolazione inizia a riprodursi maggiormente, diventando superiore a quanto il ciclo economico riesce a soddisfare; a questo punto si innesta il meccanismo opposto: diminuiscono i salari, il sistema economico regredisce e la popolazione si riproduce di meno. Dunque nella sua visione, la povertà è determinata da un fenomeno demografico.

Per Ricardo la rendita incide sulla ricchezza nazionale e lo fa negativamente. Da questa sua considerazione fece derivare un'implicazione politica: eliminare ogni forma di protezionismo agricolo (dazi alle importazioni), per importare di più, attenuare le rendite, e creare ricchezza. Su questo punto Ricardo entrava in contrasto con Malthus, il quale riteneva che la rendita agricola servisse ad attenuare la tendenza dell'economia alla sovrapproduzione.

Sia Malthus che Ricardo mettono poi in evidenza come il conflitto di interessi tra capitalisti e proprietari terrieri e quello tra capitalisti e lavoratori influenzassero lo sviluppo economico. Con il dilagare dello sviluppo capitalistico nel corso dell'800 nasce una questione sociale, di fronte alla quale l'economia classica appare inadeguata. Si sviluppano allora due filoni di critiche all'economia classica:

  • Lo storicismo tedesco, che si concentra sulle differenze territoriali e sulle modalità per colmarle;
  • Il marxismo, che mette in discussione l'interpretazione dei rapporti tra le classi sociali.

Critici dell'economia classica: storicismo tedesco

Lo storicismo tedesco parte da un'osservazione empirica dei diversi livelli di sviluppo tra le regioni tedesche e tra i vari Stati nazionali. Gli storicisti, quindi, indagano sul perché alcune regioni o Stati siano più o meno sviluppati rispetto ad altri e credono che la risposta risieda nel grado di sviluppo delle istituzioni e delle forze produttive.

Conducono un'indagine storica quanto più aderente alla realtà, chiarendo come aspetti culturali, sociali e politici si combinano con l'attività economica. In questo modo lo storicismo alimenta la nascita della sociologia economica. Lo storicismo con il suo rifiuto del metodo deduttivo in favore di quello storico conduce all'accumulo di materiale empirico e ad un'indeterminatezza teorica che non danno una risposta soddisfacente ai problemi.

Critici dell'economia classica: marxismo

La principale critica alla visione classica da parte di Marx è quella di essere troppo naturalizzata e acritica nei confronti delle dinamiche economiche, di non prendere adeguatamente in considerazione il conflitto tra capitalisti e lavoratori ed è alimentata da tre filoni culturali: l'idealismo tedesco, l'economia classica britannica e il socialismo francese.

Non è possibile studiare l'economia prescindendo dalle istituzioni che la regolano, perché la produzione è sempre un processo sociale e non solo economico.

  • I rapporti di produzione sono essenziali per comprendere ogni tipo di società e sono rapporti sociali di produzione perché fondano la divisione in classi. Dunque, nella società capitalistica gli attori che scambiano sul mercato non hanno pari opportunità, l'ordine sociale si basa sulla coercizione esercitata dalle classi dominanti.
  • Ogni società ha una sua economia nella quale i soggetti entrano in relazione e i rapporti di produzione tra soggetti rappresentano la struttura della società, che a sua volta condiziona la sovrastruttura, ovvero l'organizzazione sociale e politica.
  • Marx elabora una teoria dello sviluppo storico ed individua quattro tipi di società: antica, feudale, borghese, asiatica. Le prime tre si sono succedute in Occidente. Ogni società si basa su un modo di produzione dominante: quella antica sulla schiavitù, quella feudale sulla servitù della gleba, quella borghese sul lavoro salariato. Queste tre sono tutte basate sulla subordinazione di una classe dominata ad una dominante che detiene i mezzi di produzione. Nella società asiatica, invece, c'è una subordinazione dei lavoratori agricoli allo Stato.

Nella storia occidentale, la borghesia via via che si rafforza economicamente con lo sviluppo delle forze produttive si scontra con il vecchio ordine feudale e conquista sempre più potere politico, sino ad ottenere il dominio esclusivo. La crescita delle forze produttive, stimolata dalla borghesia, porta alla formazione di una nuova classe sociale, quella operaia, che introdurrà il socialismo.

  • Studia le origini, il funzionamento e l'evoluzione della società borghese e sostiene che la sua affermazione sia stata il frutto della violenza e del conflitto politico. L'espropriazione dei contadini, la recinzione delle terre comuni e la loro successiva appropriazione da parte della borghesia sono alla base della formazione del capitale e del lavoro salariato.

Marx vuole dimostrare che lo sviluppo capitalistico crea le condizioni economiche per il rafforzamento della classe operaia. In un'economia capitalistica, la produzione è orientata al profitto, all'espansione del mercato. Il capitalista investe la sua ricchezza, c'è una produzione di beni e il profitto è la remunerazione sul suo investimento, che nasce dal rischio. Per Marx il profitto nasce dallo sfruttamento. Tutte le cose hanno un valore d'uso (quanto vale) e un valore di scambio (prezzo), anche il lavoro ha un valore di scambio (salario) e un valore d'uso. Lo sfruttamento avviene tramite l'intensificazione del lavoro (pluslavoro) che produce plusvalore e tramite il salario che rimane basso. Dunque, il profitto del capitalista deriva dal lavoro. Il capitalista tende a tenere bassi i salari, a favorire la disoccupazione e a sostituire il lavoro con il capitale (macchine) ma questo non gli porterà giovamento perché determina una caduta progressiva del saggio di profitto che riduce lo stimolo della produzione.

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 17
Sociologia economica Pag. 1 Sociologia economica Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sociologia economica Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sociologia economica Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sociologia economica Pag. 16
1 su 17
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rosscom di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Bottalico Andrea.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community