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Domande di sociologia economica

Le origini della sociologia

La sociologia nasce e si sviluppa nel 19sec. come risposta ai cambiamenti che investono la società. In questo periodo storico in Europa si hanno due importanti rivoluzioni che trasformano l’assetto strutturale e le condizioni della produzione e della riproduzione materiale: la rivoluzione industriale inglese e la rivoluzione francese. La prima è soprattutto un processo di trasformazione economica della società; la seconda è politica e riguarda i fatti che si sono verificati tra il 1789 e 1799. Entrambe si muovono su un comune terreno in quanto segnano il passaggio da un’organizzazione politica ed economica di tipo medioevale ad una moderna: cambiano le istituzioni, le formazioni, le relazioni e le condizioni di vita della gente.

La matrice di processo di cambiamento va cercata nel 17sec. dove il punto di rottura dal modello medioevale è dato dall’avvento di ciò che è indicato come era del mercantilismo. Nel corso del 16sec. in Europa, in piena epoca di scoperte geografiche, si registra un incremento dei commerci, la nascita dei centri commerciali e industriali e la comparsa di una nuova figura: quella del mercante che entra nell’organizzazione economica della società apportando elementi di cambiamento con effetti economici e politici. In una prima fase di espansione dei commerci, questa figura coincide con quella del mercante (modello di produzione artigianale).

La figura del mercante è già presente nel corso del medioevo con ruoli di intermediario nei commerci. Tuttavia, l’esigenza di una maggiore disponibilità di manufatti da scambiare concorre alla trasformazione delle funzioni del mercante. Questo bisogno lo porta progressivamente ad avviarsi sempre più al diretto controllo della produzione manifatturiera di tipo industriale, in cui il lavoratore vende al mercante la propria capacità lavorativa in cambio di una retribuzione. Nel corso delle rivoluzioni industriali, oltre al mercante capitalista, compaiono altre figure sociali: imprenditori del lavoro a domicilio, borghesia di fabbrica e il proletariato di fabbrica.

Un altro aspetto caratterizzante il 17sec., sotto il profilo dell’organizzazione economica, è la presenza del lavoro a domicilio che occupava le famiglie in modo complementare al lavoro e che rimaneva la fonte principale di sussistenza o prioritaria di reddito. Il salario era molto basso ed era diffuso il sistema della precarietà occupazionale. In questo periodo si manifesta anche il fenomeno della povertà dei poveri: nell’epoca delle trasformazioni industriali i poveri sono rappresentati dai lavoratori che, separati dal feudo, sono alla ricerca di compratori a cui vendere la propria forza-lavoro.

Un ruolo importante in questo processo è assunto dalle leggi sulle recinzioni emanate dal parlamento inglese tra il 1700 e il 1810. Queste leggi danno l’obbligo ai proprietari terrieri di recintare i campi. Ad essere colpiti dai provvedimenti furono sia i piccoli proprietari terrieri che non erano in grado di recintare i campi, sia coloro che li utilizzavano come fonte aggiuntiva di sussistenza.

Con la rivoluzione industriale si ha la fine di una società in cui i poteri e le risorse economiche erano basate esclusivamente sulla proprietà terriera ed erano monopolizzate da gruppi sociali i cui ideali erano la guerra, la caccia e la preghiera. Emerge così una società basata sull’attività mercantile e manifatturiera, ispirata a ideali di praticità e di guadagno. Con la Rivoluzione francese, si delegittima il potere feudale e si stabilisce un nuovo tipo di legittimità del potere fondato sul consenso della società civile e su leggi razionalmente stabilite, e su governanti liberamente eletti.

Le due rivoluzioni vanno considerate in modo complementare per l’individuazione delle cause ed effetti sociali che hanno portato all’affermarsi della società moderna. Tra il 19sec. e 20sec., sulla base delle condizioni venutesi a creare tra il 16sec. e 18sec., e come conseguenze delle due rivoluzioni, le scienze sociali iniziano a svilupparsi sul piano dello studio teorico e della ricerca empirica (pratico).

Il pensiero sociologico

Il pensiero sociologico inizia a muovere i primi passi nel momento in cui l’Europa è sconvolta dagli effetti sociali delle rivoluzioni economiche e politiche della fine del 19sec. e la società è investita da rapidi mutamenti. I primi studiosi furono Karl Marx, Émile Durkheim e Max Weber. Il desiderio di studiare le forme della vita sociale trae dalla percezione del mutamento una spinta formidabile: di fatto, si comincia a studiare la società quando essa non può più essere data per scontata. Essa cambia in modo rapido e apparentemente inarrestabile e pone, così, il problema di comprendere le ragioni e le direzioni di questo mutamento per controllarlo, criticarlo o per provarlo a dirigere.

Comte e Durkheim

Con la nascita della sociologia nel 19sec., Comte fu uno dei primi, insieme a Marx, Tocqueville e Spencer, a porre le fondamenta del pensiero sociologico contemporaneo, visti come i padri della nuova disciplina, ognuno dei quali propone una descrizione ed interpretazione della società industriale e delle sue trasformazioni. Nella formazione di Comte il paradigma positivista, nonché lo studio della realtà sociale utilizzando gli apparati concettuali, le tecniche di osservazione e di misurazione, gli strumenti di analisi matematica ed d’inferenza delle scienze naturali, rimane soprattutto a livello teorico e concettuale; si deve a Durkheim la traduzione di questa opzione in una prassi di ricerca empirica (pratica): questo porta a ritenere Durkheim il primo scienziato sociale e il primo sociologo positivista.

Il metodo induttivo di Durkheim crea legge a partire dall’osservazione dei fatti mediante una generalizzazione dei comportamenti osservati; compie una sorta di generalizzazione senza che possa giungere a dimostrazioni delle leggi tramite la logica. Il metodo induttivo classico si compone di tre fasi procedurali:

  • La formulazione delle ipotesi;
  • La verifica delle ipotesi;
  • La formulazione di leggi e teorie generali.

Il metodo Durkheim è induttivo, causale e funzionale. La sociologia di Durkheim è un programma di ricerca che parte della constatazione che il mondo sociale è costituito da fatti indipendenti da ogni singolo individuo. È un fatto sociale ogni modo di fare più o meno fissato e capace di esercitare una costrizione esterna sull’individuo. Il fatto sociale è, per Durkheim, l’oggetto scientifico dell’investigazione sociale. Per Durkheim, l’ambiente sociale esercita una funzione di coercizione sull’ordine individuale e tale coercizione si impone come forza esterna che determina l’orientamento ed il cambiamento dell’azione.

Per il sociologo francese i fatti sociali hanno caratteri e cause che sono esterni all’individuo, persistono nel tempo indipendentemente dall’esistenza biologica delle persone, hanno vita propria e si impongono agli individui (quando assolvo il compito di fratello, marito o cittadino, io adempio a doveri che sono definiti nel diritto e nei costumi). I fatti sociali, intesi come forme coercitive e costrittive, orientano e indirizzano desideri e inclinazioni delle persone.

I fatti sociali sono cose che offrono resistenza all’intervento dell’uomo, condizionano e lo limitano in modo che il comportamento risulta orientato con diversi gradi o dimensioni di valori, credenze, norme giuridiche, politiche, ecc. e con cui gli individui entrano in relazione nelle attività di vita quotidiana. La visione positivista porta il sociologo francese a ritenere che la società e le leggi naturali ne definiscono il funzionamento. Il fatto sociale è l’oggetto dell’analisi di Durkheim ed è così individuato:

  • È un modo di fare capace di esercitare sull’individuo una costrizione esterna ad agire in un determinato modo;
  • Si impone all’individuo in modo indipendente dalla sua volontà;
  • Non può essere facilmente modificato dal singolo individuo;
  • Ha un’oggettività e un’esistenza indipendenti dall’individuo che lo osserva.

La causa determinante di un fatto sociale deve essere cercata tra i fatti sociali antecedenti e non tra gli stati della coscienza individuale. La funzione dei fatti sociali, secondo il sociologo francese, va sempre esaminata rispetto alla società e all’organizzazione che la società esprime in un determinato momento, e NON rispetto al singolo individuo. Il metodo Durkheim, per l’analisi e la spiegazione dei fatti sociali, si sviluppa sulla base di alcune fondamentali regole:

  • Quando si vuole spiegare un fenomeno sociale bisogna ricercare spontaneamente la causa che lo produce e la funzione che esso assolve;
  • La causa determinante di un fatto sociale deve essere cercata tra i fatti sociali antecedenti e non tra gli stati della coscienza individuale;
  • La funzione di un fatto sociale deve venire sempre cercata nel rapporto in cui si trova con qualche scopo sociale;
  • L’origine prima di ogni processo sociale di una certa importanza deve venir ricercata nella costituzione sociale dell’ambiente interno.

L’approccio del sociologo francese è oggettivo e, in quanto empirico ed eduttivo, rifiuta ogni influenza filosofica e psicologica.

Weber e gli ideal tipi

Il programma di Weber si colloca in una prospettiva diversa rispetto al paradigma positivista di Durkheim; egli assegna alla disciplina il compito di interpretare l’agire sociale delle persone e le interazioni sociali. Il metodo di Weber è diretto all’interpretare l’agire sociale dell’individuo in relazione al senso soggettivo, intenzionato dalla persona o dalle persone che agiscono. Secondo Weber, l’oggetto di studio della sociologia deve comprendere il senso e il significato che l’individuo attribuisce alla propria azione sociale. Un altro fondamentale aspetto di differenza del metodo di Weber rispetto a Durkheim è che il sociologo tedesco pone al centro della ricerca l’individuo, capace di: pensare, sentire e partecipare mentre le collettività non sono in grado di fare ciò.

Le strutture sociali costituiscono solo il risultato di processi e connessioni dell’agire sociale di singoli individui. Il ricercatore deve centrare le analisi sull’individuo e deve comprendere i significati soggettivi che, in concreti contesti sociali, questo conferisce alle proprie azioni. Il metodo di Weber è formato da due momenti: la comprensione e la spiegazione. Per comprensione si fa riferimento al processo attraverso cui viene individuato il significato dell’agire sociale, ossia il modo in cui vengono comprese le motivazioni dell’attore sociale ad agire in un determinato modo. Per spiegazione s’intende l’individuazione delle cause che sono alla base dell’agire sociale.

Nella sociologia di Weber non ci sono fatti sociali ma azioni sociali. L’agire sociale è l’agire dell’individuo riferito all’atteggiamento di altri individui e che si svolge secondo il senso intenzionato dall’agente ed è orientato da questo senso. Weber distingue tra atteggiamento umano esterno e interno, precisando che: la contemplazione buddistica e l’ascesa cristiana della coscienza è legata da oggetti interni; mentre la cura economica razionale di un uomo che si dedica ai beni materiali è legata a oggetti esterni.

L’agire sociale che interessa la sociologia è un particolare atteggiamento:

  • Riferito all’atteggiamento di altri;
  • Determinato insieme da questo riferimento dotato di senso;
  • Può essere spiegato in base a questo senso.

L’attenzione va quindi al senso soggettivo che gli individui danno alle loro azioni quando sono riferite all’atteggiamento di altre. L’ideale-tipo è un termine coniato da Weber per indicare un modello astratto con il quale è possibile comprendere i tratti essenziali di una realtà sociale. Questo perché i tipi di agire sociale non sono distinzioni analitiche che rimandano ad una classificazione esaustiva ed esclusiva dalle azioni, ma sono tipi puri o ideali di azione che consentono al ricercatore di vedere quanto una concreta azione sociale possa essere ricondotta ad una delle quattro fondamentali determinanti, ovvero l’agire rispetto allo scopo, al valore, tradizionalmente e affettivamente.

L’agire rispetto allo scopo è determinato dalla valutazione dello scopo, dai mezzi e dalle conseguenze concomitanti; è un’azione basata sul rapporto mezzi-fini. L’agire rispetto al valore è determinato da imperativi ed esigenze che l’individuo crede gli siano stati posti sul piano etico, estetico e religioso, prescindendo dalle conseguenze. Le azioni tradizionali sono quelle determinate dall’abitudine e dai comportamenti acquisiti; l’agire rigorosamente tradizionale si pone al limite dell’agire orientato in base al senso. Anche il comportamento rigorosamente affettivo è un agire al limite, orientato da affetti o da stati attuali.

Differenza tra Durkheim e Weber

La sociologia di Durkheim si propone come scienza positiva, l’obiettivo è di individuare non solo leggi a validità generale, ma anche patologie e correttivi sociali. Weber privilegia il metodo interpretativista e, sotto questo profilo, il sociologo tedesco può essere considerato l’ispiratore dell’individualismo metodologico e degli approcci misosologici. Mentre il sociologo francese opta per un metodo olistico o collettivistico (il fulcro delle analisi è costituito dalla struttura sociale) dove l’agire dell’individuo è esaminato come conseguenza dei fatti, Weber considera le istituzioni come conseguenza delle azioni sociali degli individui.

La sociologia di Weber si presenta con un duplice metodo e con un duplice obiettivo, ovvero:

  • Comprendere l’essere umano quale portatore di senso, e cioè deve attribuire un significato soggettivo alla sua azione;
  • Deve spiegare l’azione nel suo corso e nei suoi aspetti.

I due metodi presentano differenze anche in funzione della diversa idea di generalizzabilità dei risultati scientifici ottenuti. Dunque, se il comportamento individuale della sociologia di Durkheim dipende da costrizioni esterne, in Weber l’azione trova la ragion d’essere nell’individuo stesso e che agisce sulla base del senso soggettivamente attribuito all’azione. Da queste due posizioni deriva la necessità di metodi di indagini differenti:

  • Variabili soggettive e motivazioni in Weber;
  • Variabili oggettive di Durkheim.

Concetti centrali

Azioni sociali e fatti sociali

Elementi distintivi

Senso inteso e esteriorità e coercizione

Approccio

Soggettivo e oggettivo

Metodo

Comprendente e positivista

Nessi causali

Probabilistici e certi

Gli ambiti di applicazione della sociologia

La sociologia si sviluppa nel corso del 19sec. ma è solo alla fine del secolo che acquisisce le caratteristiche istituzionali e metodologiche che le conferiscono lo status di disciplina scientifica, separandola dalla filosofia sociale e dalla saggistica letteraria. La sociologia si occupa di ambiti di studio diversi, a volte in modo esclusivo e a volte in modo complementare ad altre discipline. Tali ambiti vanno dall’analisi dei piccoli gruppi allo studio di intere comunità: dalla scuola alla famiglia, dalla religione alla cultura. L’attenzione è concentrata soprattutto su oggetti di studio spesso non esclusivi della sociologia. In questi casi può sembrare che la disciplina non abbia confini ben definiti rispetto a quanto accade invece per altre scienze sociali come l’economia, il diritto e la psicologia.

Tuttavia, gli ambiti di applicazione sono diversi ed investono sia il micro che il macro-sociale. Dunque se le scienze sociali (economia, diritto, psicologia sociale) analizzano aspetti settoriali della società, la sociologia estende il campo di interesse al complesso dei fatti e dei fenomeni che si osservano nei contesti di interazione micro e macro-sociali. Sono oggetto della sociologia: la soluzione di problemi organizzativi dei sistemi micro e macro, i processi di strutturazione, la loro ottimizzazione, la diagnosi dei problemi di una comunità, di un’organizzazione pubblica e privata, la progettazione degli interventi e le loro valutazioni in termini di effetti e risultati.

Sociologia pura e applicata

La sociologia lavora su due ambiti di conoscenza: descrive, spiega e interpreta i fenomeni allo scopo di aumentare la conoscenza del mondo sociale e, inoltre, mette a disposizione la conoscenza sul mondo sociale in modo da tradurre tali conoscenze in modelli e progetti di intervento funzionali alla soluzione di problemi. Possiamo inoltre distinguere la sociologia tra: sociologia pura, sociologia applicata e sociografia.

  • Per sociologia pura s’intende la ricerca diretta a far avanzare la conoscenza;
  • La sociologia applicata è la sociologia speciale;
  • Per sociografia s’intende la descrizione dei vari aspetti della vita sociale di una comunità.

La sociologia applicata riguarda lo studio dello sviluppo della società e l’analisi dei problemi riscontrati.

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher keeevinloop di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di sociologia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Corsi Vincenzo.
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